Ai piedi del Pelmo – Val di Zoldo

Dai Tabiai di Coi alle pendici del Monte Pelmo.

Rimango anche per questa settimana in Val di Zoldo, tengo come riferimento un piccolo paese alle pendici del maestoso Monte Pelmo. Coi, il paese dei Tabiai.

E’ un medio ed interessante anello che vi propongo. Nulla di impegnativo, ma con quella giusta dose di impegno per dare un perfetto senso di preparazione fisica e tecnica in vista della nuova stagione escursionistica in arrivo. Un bel allenamento, una bella e facile escursione in Val di Zoldo.


Coi – 1500m

Coi, Brusadaz e Costa. Tre piccoli centri, tre piccole borgate che si posizionano più in quota rispetto la valle su due diverse spalle che dai verdi prati si addentrano nei boschi. Costa è stato il punto di partenza della mia precedente escursione in vetta al Monte Ponta, e di Coi mi ha colpito la sua posizione osservandolo direttamente dal sentiero di rientro dal Ponta.

Brusadaz più a valle e Coi più a monte, di spalle alla Civetta (foto escursione del 16/04/2k22)

Ciò che ha attratto la mia curiosità è nell’osservare lungo quella bellissima terrazza panoramica verso la Civetta. Quelle sue case e quei Tabiai che ne delineavano la fisionomia perfetta di un piccolo centro immerso in un vero Paradiso. Ritorno quindi a Coi, incuriosito dalla sua posizione e da ciò che da un punto di vista escursionistico ne posso ricavare.

Da qui trovare l’idea di un bell’anello, che da Coi sale direttamente ai piedi del Pelmo.

Da Coi verso la Civetta

Dopo aver lasciato la valle, in località Rutorbol le indicazioni che danno come riferimento i tre piccoli paesi. Ci si inerpica in auto lungo una comoda ma stretta strada asfaltata che dopo Brusadaz – Costa arriva direttamente a Coi, leggermente più alto di quota rispetto alle prime due.

Già su quella piccola stradina si respira aria di un nuovo mondo, dove le ore di un’intera giornata si compongono unicamente di una tranquillità e di un silenzio meraviglioso. Dopotutto le sensazioni sono le stesse che ho descritto per Costa, nella mia precedente escursione.

A Coi, paese dal bel panorama sulla vallata, è di notevole rilievo Casa Rizzardini, collocata infatti in un borgo costituito soprattutto da abitazioni in legno. E’ un edificio storico imponente, che riporta sulla facciata esterna un affresco del 1713. Ma di storico in Coi non ci si limita solo a questa struttura.

Il paese dei Tabiai, una serie di medie e grandi strutture che guardano direttamente verso valle. Una meraviglia che testimonia un tempo lontano, molto ben conservati e di cui alcuni adibiti come unità abitative ancora funzionanti.

E’ da qui che parte questa mia escursione, che come obbiettivo dicevo guarda il Pelmo.


I Piani della Solferina – 1800m

Per quanto riguarda i Tabiai ne riparliamo al rientro. Per ora devo salire in direzione dei Piani della Solferina, che in questo caso sono il mio punto di riferimento per dare così il via a questa mia giornata. Una bella stradina asfaltata che dal centro del paese si innalza immediatamente in direzione dei Tabiai. Una tabella escursionistica di riferimento che indica Palafavera.

Uno sguardo veloce ai Tabiai che mi sembra di dovere. Al termine di questo storico raggruppamento l’asfalto lascia spazio finalmente al sentiero naturale, una forestale che non pone indicazioni di sentiero numerato, ma unicamente un paio di tabelle che rimangono fisse su Palafavera come indicazione di cammino.

Difatti, da Coi è possibile giungere in poco meno di 1h di marcia alla località di Palafavera, punto più a Nord della Val di Zoldo prima di entrare in Val Fiorentina. Per darne un riferimento in merito, questa bella e lunga forestale si collega al termine con il sentiero 474 dell’Alta Via delle Dolomiti numero 1.

Il mio sentiero da seguire è invece il 473.

L’inizio è molto piacevole. La forestale impegna leggermente, lasciandomi alle spalle il paese per entrare così all’interno delle prime formazioni boschive di questo versante. Alcune piccole baite lungo la strada e un bivio che dopo circa 30 minuti si raggiunge.

Da qui bisogna effettuare il cambio di direzione. Due sentieri, il primo che segue la linea da me percorsa, e un secondo che sulla destra inizia a salire con una perfetta indicazione sulla parete di una bella baita per il Rifugio Venezia e per il sentiero 473.

Al bivio. Sulla sinistra si scende verso Palafavera, sulla destra si sale per il Rifugio Venezia

Per il Rifugio Venezia. Tabella indicativa e marcatura bianca e rossa sulla pietra

Di questo primo tratto di sentiero, una bellissima panoramica che guarda verso la Val di Zoldo. la Civetta rimane sempre il punto di riferimento visivo che mi accompagna lungo il cammino. Immancabile presenza sebbene offuscata per buona parte da nubi minacciose.

Le prime ore del mattino danno un tempo buono, ma la mia esperienza in alta montagna mi ha insegnato a capire le nuvole. Infatti, la costante presenza di grandi e grigi banchi nuvolosi che rivestono completamente l’intera sommità della spinale rocciosa della Civetta, non promettono nulla di buono. Il Pelmo per ora rimane ancora splendente al sole di primo mattino.

I Piani, inizia la parte dedicata al vero sentiero.

Qualche tratto leggermente in pendenza su di una forestale che passo dopo passo si inoltra all’interno di questi boschi. Le varie panoramiche che hanno caratterizzato la parte inziale di questa escursione, vengono lentamente nascoste da questi fitti boschi.

Arrivo così ad un cambio di sentiero su cui porre molta attenzione. Su di una improvvisa curva a gomito, che sulla destra raggiunge una bella baita, sulla sua sinistra tiene una nuova indicazione che, come nelle precedenti, non tiene numerazione ma unicamente l’indicazione per il Rifugio Venezia.

Proseguo tenendo come riferimento questo stretto sentiero che sembra quasi volermi dare in pasto ai meravigliosi boschi. Ora tutto cambia, saluto così la comoda forestale per inoltrarmi maggiormente su di un vero sentiero di montagna, giusto per entrare finalmente in contatto con questa meravigliosa Natura che per l’ennesima volta mi ospita.


Sas del Drago – 1820m

E questo è un incontro che oltre ad essere una sorpresa è anche una mia personale scoperta. Conosco molto bene le famose impronte di Dinosauro presenti lungo il versante ad Ovest del Pelmo, quel versante che lungo i ghiaioni del Pozat rendono onore e conoscenza di quell’enorme masso roccioso con su “stampate” le orme del Dinosauro più famoso della Val di Zoldo.

All’interno di questi boschi, in località Sas del Drago, scopro con grande piacere quello che potrebbe identificarsi come il fratello, o il cugino, del più famoso dei Dinosauri residenti in passato lungo le sponde del Caregon. Un grande masso di granito grigio con delle meravigliose impronte lasciate di sicuro da un vertebrato, che potrebbe essere ben paragonato al cugino dei piani alti.

Si tratta di un’ipotesi che fino ad ora non ha trovato nessuna conferma di ciò che potrebbero essere queste impronte. Non sono ne un Paleontologo e nemmeno un esperto in materia. Osservandole da vicino la loro fisionomia sembra proprio guardare verso le impronte lasciate da chissà quale essere vivente, che di sicuro ha solcato questi territori milioni di anni fa.

Una bella scoperta, un bel momento di condivisione con un passato sicuramente straordinario.

Nuvole minacciose all’orizzonte. Effettivamente le previsioni meteo non promettevano bene già da un paio di giorni prima. Ciò che mi dispiace in questo frangente, è constatare che oltre la Civetta nemmeno il Pelmo mi permette di ammirarlo in tutta la sua grandezza. Sarà così purtroppo per tutto il giorno. Me ne faccio una ragione ma vado avanti lo stesso, il piacere che provo all’interno di questo mio Mondo va oltre alla possibilità di qualche goccia di pioggia.


L’Anello Zoldano – 1908m

Mi collego così all’Anello Zoldano, questo fantastico e lungo sentiero che abbraccia a se buona parte della Val di Zoldo con la vicina Val Fiorentina. Raggira l’intero perimetro roccioso del Pelmo per allungarsi verso altri territori e formare così uno dei Trekking più belli da affrontare lungo questi immensi territori.

Finalmente ai piedi del Pelmo. Il sentiero 472 inizia a scorrere leggermente in orizzontale rispetto al tratto che da Coi sale fino quassù. Oltre che rientrare all’interno dell’Anello Zoldano, questo tratto finale che mi accompagna fino i Lach fa parte di un breve tratto dell’Alta Via N°1, in direzione del Rifugio Venezia. Un tratto che ora mi suona molto famigliare, affrontato sin d’ora tante volte.

Ora mi sento sempre più vicino alla grande montagna. Sebbene coperta per buona parte da nuvole nere e minacciose proseguo ugualmente nel mio intento. Onestamente mi senti attirato nel raggiungere il Rifugio Venezia, che all’altezza di questo bivio dista circa 1h 30m di cammino, ma i continui cambiamenti meteo sempre meno confortanti non stimolano la mia curiosità.


I Lach – 1982m

Quello che già da inizio di giornata è il mio obbiettivo. Un bellissimo punto panoramico immerso in quelli che tra breve saranno dei rigogliosi e verdi prati. Questo luogo offre uno dei punti di vista più belli di ciò che è il versante Sud del Pelmo, ponendo dei punti di vista verso il Pena 2196m e la Val d’Agnel molto suggestivi.

I Lach, vista sul Pelmo…

… verso il Pena…

… e la Civetta.

E che pausa sia allora, con la fortuna di un paio di tronchi adibiti a panche posizionati in un luogo strategico. Mi godo così questo mio lungo momento di riflessione con un bel panino e la frutta che in questo contesto completano la mia perfetta ricarica di forze ed energia.

Un piccolo ristorante con una terrazza panoramica senza eguali. Indipendentemente dai grandi nuvoloni presenti, che alternano piacevoli e calde schiarite, mi godo questo territorio. La pace e il silenzio che sono un qualcosa di straordinario.

Ne approfitto così di qualche bella passeggiata libero dal peso dello zaino. Cerco negli angoli più nascosti quei momenti da fermare con le mie foto e da memorizzare nella mia mente. Il contrasto che queste nuove nere creano con la roccia imponente del Caregon, sono un qualcosa di affascinante.

La sensazione che provo è meravigliosa. Forti folate di vento salgono direttamente dalla Val d’Agnel, piccola vallata che si collega con il Passo di Rutorto e le Crode de Pena, territorio maggiormente conosciuto per la presenza di Casera Rutorto.

Momenti di grande pensiero personale, dove riesco ad avere così quel perfetto contatto con la montagna, e con l’intero habitat che mi ospita. Dopo questa ennesima esperienza carica di positività, proseguo nel mio intento. Il mio anello mi porta nuovamente verso Coi. Sentiero 526.


Coi e i suoi Masi

Certo, perchè se devo rientrare nuovamente nel punto esatto che possa così congiungere questo mio perfetto anello, rispetto al sentiero di salita è in quello di discesa che devo trovare l’alternativa migliore.

La linea di sentiero 526, che partendo da i Lach rimane lungo una spalla ancora coperta di neve, scorre lungo questo nuovo versante dei Piani della Soferina ad una quota più elevata. La grande quantità di neve presente in questo frangente fortunatamente si compone di un minimo tratto nevoso ma incredibilmente ghiacciato. Devo porre un po di attenzione in certi frangenti.

Ma mi basta scendere nuovamente di un centinaio di metri per tornare a camminare lungo un sentiero primaverile. Alcuni bei passaggi su un basso bosco prima di rientrare nuovamente sul sentiero 473, all’altezza del Sas del Drago, il mio amico e presunto Dinosauro.

Scendendo da questo versante trovo una bellissima baita che beata e solitaria ammira la Civetta da un suo personale punto privilegiato. Si tratta di una struttura privata, molto ben tenuta ed elegante all’interno di questo suo ambiente naturale che la ospita.

Si presenta con la sua caratteristica muratura alla sua base, per poi ammirarla in una raffinata e tipica lavorazione in legno che merita sicuramente qualche istante di pausa. La mia è un’intrusione che guardo con rispetto, non vedo nessuna indicazione che ne delimiti una proprietà privata con divieto di accesso annesso, ma questo non toglie quel principio legato ad un luogo non mio.


I Masi di Coi – 1500m

Non è la prima volta che all’interno dei miei Trekking ne parlo con grande interesse. Da sempre sono attratto da queste tipiche strutture che fermano il tempo all’interno di un epoca lontana. Questi grandi Masi sono quell’occasione perfetta per quel viaggio a ritroso nel tempo.

In un epoca molto lontana, Coi era formato da questa piccola comunità di montanari che dell’agricoltura e della pastorizia ne facevano la loro unica risorsa di vita. Questi Masi sono ciò che rimane come testimonianza di una montagna lontana nei tempi.

Tutte ben tenute, restaurate a dovere dove non manca nessun particolare alla tradizionale cultura con cui queste enormi abitazioni venivano costruite. Tutto in un perfetto equilibrio tra uomo e animale, in cui gli spazi dedicati erano parte di un unica unità abitativa.

Al piano terra tutte le stanze adibite alla quotidianità di queste popolazioni di alta montagna. Adiacenti allo stesso piano le stalle e dal primo in successione i fienili e i granai, dove custodire il fieno e i vari prodotti raccolti nelle stagioni precedenti.

Si trovano nella parte più a monte del paese. Si raggruppano vicine l’uno con l’altro quasi a formarne una piccola ed affascinante borgata. Le loro facciate come per tradizione porgono il loro sguardo verso valle, quasi a volere cercare il sole ammirando l’intero panorama che guarda verso la valle sottostante.

Un finale perfetto, quella parte di storia che all’interno di una semplice escursione come questa rende merito a questa bellissima valle. la Val di Zoldo, che per l’ennesima volta non delude nessuna delle mie aspettative, sebbene in una giornata dalle nubi minacciose.


Ai piedi del Pelmo – Note Tecniche

Sentiero quasi interamente boschivo. Dal centro di Coi un dislivello totale di +480m, fino a raggiungere i Lach, che si raggiunge in circa 1h 30m. Parte leggermente impegnativa da Coi fino alle orme preistoriche, dislivello maggiore dell’intera escursione.

Il rientro a Coi richiede circa 1h di cammino su sentiero 526. Un anello che si completa in circa 3h soste escluse. Bellissima visuale del versante Sud del Pelmo, dove primeggia la Spalla Sud 3061m e la Pala Sud che svetta a 2500m.


Ai piedi del Pelmo – La Mappa


Ai piedi del Pelmo – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Coi – Pian della Soferina – I Lach – Dolomiti Bellunesi (BL)

Area geografica: Val di Zoldo (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Da Coi su sentiero 473 per il Rifugio Venezia

4 Risposte a “Ai piedi del Pelmo – Val di Zoldo”

  1. Ti faccio anch’io i miei più sentiti complimenti per la qualità del sito e per il modo di esporre gli itinerari. Continua così!

  2. La scorsa settimana per fare un po’ di gamba ho fatto questa deliziosa passeggiata.
    Ottime indicazioni per le quali ringrazio l’autore.
    Mi affiderò presto ed ancora a questi post sicuramente validi e ben documentati.
    Grazie Stefano!!!

    Roberto

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