Anello del Senes

Anello estivo che unisce a se il Rifugio Fodara Vedla e il Rifugio Senes.


Un Trekking che mi riporta all’interno di un territorio a me ben conosciuto e che mi ha visto in diverse situazioni transitarne al suo interno. Il Parco delle Dolomiti d’Ampezzo e il Parco Naturale di Fanes Sennes e Braies negli anni passati sono stati il cuore di lunghi e meravigliosi Trekking che mi hanno portato a varcarne ogni loro soglia, ogni loro tracci di sentiero al cospetto di vette straordinarie.

Ritorno in Malga Ra Stua sempre con piacere.

Questa è una di quelle strutture che riportano in vita tanti bei ricordi, a lei si legano i miei pensieri migliori al Rifugio Biella e alla Croda del Becco, al Lago Grande di Fosses e Casera Lerosa, uno degli alpeggi più belli delle Dolomiti Ampezzane. E camminando sempre più in quota ed entrare così all’interno del meraviglioso Parco di Fanes  Sennes e Braies.


San Uberto – 1440m

Quante volte il Rifugio Senes e il Rifugio Fodara Vedla sono stati i punti di maggior interesse all’interno di questi loro vastissimi e quasi infiniti spazi. Perdo il conto, come si usa dire, di quante volte essi siano stati riferimenti di cammino verso le grandi valli che si allungano verso Marebbe e Plan de Corones. Insomma un insieme di emozioni e di ricordi perfettamente in simbiosi.

Ciò che non ho mai affrontato è questo anello. Partendo da Malga Ra Stua, per salire in direzione del Fodara Vedla e vedere nel Rifugio Senes quel giro di boa che poi mi vedrà scendere lungo la magnifica Val Salata e rientrare così in Ra Stua. L’anello è perfetto, mi manca di visitarlo nella sua versione estiva avendolo però già fatto in pieno Inverno e con un contesto naturale completamente diverso.

Questo Trekking, vista la sua lunghezza, il giorno prima lo avevo declassato da itinerario A ad itinerario B. Le previsioni meteo per la giornata del 21/07 davano forti temporali nelle prime ore del pomeriggio, che mi avrebbero visto ancora in alta montagna. Un rischio che volevo evitare, mettendo da parte in maniera provvisoria questa destinazione. Il mattino stesso percepisco quella sensazione interiore in cui sento che, alla faccia delle previsioni del giorno prima, la cosa si poteva fare.

Giusto il tempo per cambiare all’ultimo le carte in tavola, ed ecco che dopo una sostanziosa colazione allo Sweet Art di Auronzo, alle 08’00 di mattina mi vedo già con l’auto al parcheggio pubblico di San Uberto, vicino alle famose cascate di Fiames. Il cielo è limpido, il sole rimane ancora nascosto dal versante montuoso del Son Pouses e la sensazione di “giornata perfetta” alimenta maggiormente i miei stimoli escursionistici.


Malga Ra Stua – 1695m

Per giungere in Malga Ra Stua un comodo servizio di navette inizia verso le ore 09’00 la spola direttamente dalla località di Faimes, in direzione di Cortina. Come sempre quando mi trovo in questo luogo scelgo le mie gambe come forza trainante per raggiungere la Ra Stua. Evito perfino la strada asfaltata che si snoda lungo Son Pouses seguendo il sentiero 6 che sulle tabelle indicative risulta come percorso pedonale per la Ra Stua.

Tra i boschi su sentiero 6 del Son Pouses

Malga Ra Stua a 1695m

Effettivamente trovo questa alternativa alla comodità dei mezzi di trasporto come un piccolo antipasto dell’ambiente naturale che mi circonda. Inizialmente questo sentiero scorre leggermente più a valle della stradina centrale, muovendosi su delle serpentine attraverso i boschi per rientrare solo in un unico caso sulla stradina principale. Ma solo per pochi passi, per poi scendere più a valle ed iniziare così una bella salita che costeggia l’Aga de Cianpo de Crosc, un torrente tra gole e rocce spettacolari. 

L’alpeggio di Malga Ra Stua

Il Vallon Scuro

Questo denota già un’aria di Trekking più vero. Boschi e torrenti che fanno da colonna sonora a questo mio cammino lungo questo tratto di sentiero dove non incrocio praticamente nessuno. Potrei addirittura spogliarmi nudo e muovermi liberamente lungo questi boschi, senza essere notato da nessuno. Dopotutto la comodità di un servizio a quattro ruote rende ancora più pigri una buona parte di escursionisti.

Malga Ra Stua. Si posiziona a 1695m di quota. La raggiungo in circa 1h seguendo il sentiero 6 da S.Uberto. E’ la porta finale delle Dolomiti d’Ampezzo che guarda verso Braies. Da qui, oltre i Rifugi e le vette in programma per oggi, si sale al Rifugio Biella alla Croda del Becco, che a 2327m chiude definitivamente il sipario di questo versante più a Nord del Parco Ampezzano. L’aria di questa Malga non si smentisce mai, come il suo alpeggio.

La prima impressione è di vedere un numero minore di mucche al pascolo. La sensazione aumenta man mano che seguo il sentiero 6 che dalla Malga si inoltra nel Vallon Scuro. Di solito sia mucche che cavalli facevano già parte di questo meraviglioso scenario naturale. Qualche mucca sparsa sulle spalle erbose adiacenti alla Malga e nulla di più.


Cianpo de Crosc – 1760m

Come mia abitudine esco dalla forestale principale che sale in direzione del Cianpo de Crosc. Seguo un sentiero sulla sinistra, non è indicato dalle tabelle escursionistiche ma è ben evidente la sua marcatura adiacente ad un ponte che attraversa il torrente che costeggia la valle. Preferisco muovermi all’interno di questa via, per nulla trafficata e che si eleva leggermente lungo i boschi del Valon.

Il Cianpo de Crosc

Per giungere al Cianpo de Crosc da questo sentiero interno devo solo seguire alcune marcature di cammino sul terreno, non essendoci nessuna marcatura ufficiale di sentiero. Un passaggio molto spensierato, lungo questa fitta e fresca boscaglia che solo in certi frangenti permette al sole di penetrarvi con quel primo acchito di calore. Il silenzio regna, mentre dalla forestale poco lontana i primi, ed inutili, schiamazzi di comitive giunte comodamente con le quattro ruote disponibili, interrompono vagamente questo mio piacere.

Il Cianpo de Crosc è una delle cartoline fotografiche più belle e famose della Val Salata. La valle inizia proprio in corrispondenza di un ponticello in legno che da il via ad una serie di deviazioni di sentiero per diverse destinazioni all’interno dell’area. Quella sua piccola baita privata che si pone a 773m di quota nel versante più a monte del Cianpo, a guardare queste ampie distese erbose attraversate dal Ra Aga de Cianpo de Crosc, a formarne una serpentina di acqua fresca che si snoda attraverso questo territorio.

Mi aspetto di trovare le mandrie di mucche al pascolo, come è da sempre, a colorare e rendere vita a questo meraviglioso alpeggio che guarda verso la Val Salata e le alte spalle rocciose delle Crepe de Socroda e delle Sote Socroda. Eppure nemmeno un’anima in movimento, se non la mia e quella di altri escursionisti intenti ad iniziare una delle varie vie presenti. Niente pascolo, niente mucche ed un valore aggiunto che manca.

Su sentiero 9 per il Fodara Vedla

Dal Cianpo il sentiero 9 inizia a salire sulla sinistra. Le indicazioni presenti parlano chiaro identificando come primo riferimento il Rifugio Fodara Vedla. È la parte più impegnativa dell’intero Trekking. Dai 1700m del Cianpo bisogna giungere ai 1966m del Fodara Vedla. Cammino sempre su ampia forestale, una serie di serpentine che si innalzano lungo questa spalla boschiva del Bosco de Rudo, evidenziando una curva dopo l’altra, il panorama che mi lascio alle spalle.

Nei pochi tratti liberi dai boschi il Cianpo de Crosc sparisce completamente dalla mia vista, portando alla luce però la bellezza delle Crepe de Socroda e delle Sote Socroda da una prospettiva più in quota per dare così una maggiore fisionomia alla forte possanza della Croda Rossa. L’enorme massiccio roccioso che dal suo versante opposto ospita Prato Piazza e tutta quella serie di vette che guardano verso la Valle di Landro.

Vista verso le Crepe de Socroda

Su sentiero 9

Nella seconda parte dell’escursione la Croda Rossa e tutti quei frangenti rocciosi limitrofi saranno una delle viste più belle che mi accompagneranno verso il Rifugio Senes. Quasi tutti questi +400m di dislivello si snodano all’interno di questa salita. Affrontata con calma non nutre particolari problemi, fino a raggiungere un bel pianoro dove il sentiero stesso si appiattisce maggiormente e dare così termine alla parte più difficile.

Il sentiero 9 ora si muove con più facilità. Recuperate per qualche minuto le forze dopo la salita, il proseguo diventa così una facile e spensierata camminata attraverso bassi boschi e panorami che per ora vedono artefici i versanti che dalla Croda Rossa scendono verso i Piani di Fosses. L’Estate 2k22 è caratterizzata da una siccità come da molti anni non capitava.

Il Bosco de Rudo su sentiero 9

Questo problema giunge fin quassù dove, a mia grande sorpresa, trovo ciò che anni passati era un rigoglioso lago in alta quota in una misera piana di fango essiccato. Il meraviglioso Lago de Rudo (2006m) ora è solamente una grande chiazza secca e polverosa, dove manca l’acqua manca pure quell’alpeggio che per tante estati ha coronato quest’ultimo angolo territoriale delle Dolomiti d’Ampezzo. Devo farmene una ragione, purtroppo molte cose sono cambiate un po dappertutto, e questa ne è una delle conseguenze.

Il Lago de Rudo…

Il lago è il simbolo territoriale che cambia sia il nome che la Regione politica. Da qui le tabelle che indicano l’uscita dal territorio delle Dolomiti d’Ampezzo (Dolomiti Bellunesi – Regione Veneto) e l’entrata ufficiale all’interno del territorio del Parco Naturale di Fanes Sennes e Braies (Dolomiti di Marebbe – Alto Adige). Lasciato alle spalle ciò che per questa nuova Estate non è più un lago, il cammino sul sentiero prosegue.

Dalle Dolmiti d’Ampezzo…

… alle Dolomiti di Fanes Sennes e Braies


Rifugio Fodara Vedla – 1966m

Leggere ondulazioni tra la roccia e verdi prati, un susseguirsi di cambi di osservazione in cui le Ampezzane le lascio alle mie spalle, per guardare avanti e ammirare i primi frangenti rocciosi che fanno parte di questo mio nuovo territorio escursionistico. Raggiungo così il Rifugio Fodara Vedla, a 1966m di quota dopo circa 2h di cammino da Malga Ra Stua. Bello e adagiato su un bellissimo pianoro erboso dove trovano pace mandrie di mucche libere al sole che già svetta a metà giornata.

Il Fodara Vedla

Un angolo delle Dolomiti di Marebbe fantastico. Una grande struttura, e storica, che porta con se una lunga tradizione culturale di alta montagna sebbene recentemente ristrutturata e modernizzata rispetto alla struttura originale. Attorniata da una serie di fienili e piccole baite che portano con se una storia antica, dove l’alpeggio estivo portava quassù una quantità di uomini e mandrie e condividere i mesi più caldi dell’anno completamente distaccati dalla realtà e dalla quotidianità delle valli.

Ucia Fodara Vedla (1966m)

L’alpeggio del Fodara Vedla

Ucia Fodara Vedla

Quella piccola chiesetta che si pone al centro di queste piccole e meravigliose baite, quasi a formarne un piccolo centro abitato dove la chiesa ne era il fulcro centrale della quotidianità dell’epoca. Un luogo straordinario, dove echeggiano le vette bianche e frastagliate che compongono i vari gruppi montuosi che si allungano attraverso il Valun de Fanes.

Dalle Ampezzane a queste si nota una grande differenza. Non solo dettata dalla naturale formazione geologica di queste rocce, ma soprattutto dalla lingua Ladina che primeggia all’interno del Rifugio. Un caffè e quattro chiacchiere con il personale presente, per rimanere ad ascoltare il dialogo tra un cameriere ed uno dei pastori stagionali che quassù vive l’Estate e rimanere completamente conquistato da questa lingua, da questi tipici toni di voce indescrivibili e impossibili da tradurre nemmeno minimamente.

L’Alto Adige nella sua forma più caratteristica, più culturale. E pensare che basta così poco per uscire a un territorio dove il dialetto bellunese è ben comprensibile, da un altro dove il Ladino si esprime in un modo che mi esclude completamente da qualsiasi conversazione. Una netta differenza che si nota anche dagli atteggiamenti, che denotano dei caratteri molto particolari e rigidi sulle proprie convinzioni.

Pausa di rito, una bella passeggiata senza lo zaino in spalla per qualche minuto dedicato a questo luogo, a queste baite e alle mucche presenti che per me sono da sempre uno degli spettacoli più belli che si possano vivere all’interno di queste meravigliose montagne. Come sempre il senso di libertà, che condivido con questo giovane pastore in un dialogo (in italiano) molto interessante e che per l’ennesima volta testimonia la bellezza e la libertà che questa vita regala. Poi, come su tutte le cose, con i pro e i contro del caso.

Via per la seconda parte del mio Trekking. Ora guardo direttamente al Rifugio Senes che come da tabella mi riserva il mio pranzo di metà giornata. Una salita breve ed impegnativa che guarda verso il Fodara Vedla, le sue mandrie e i piccoli fienili da una prospettiva molto diversa e panoramica. Il sentiero 7 diventa quel mio punto di riferimento per questa seconda parte di cammino.


Rifugio Senes o  Ucia de Senes – 2116m

Sale leggermente su questa forestale costeggiando la base del Col Pera Maura (2140m) e i suoi boschi che lasciano sempre spazio ad ampie radure erbose. Un leggero sali/scendi molto piacevole, con il sole a picco ad illuminare di calore i bianchi sassi che compongono questa via. Sulla destra un bivio che indica una via secondaria del sentiero 7, che si inerpica maggiormente lungo il basso bosco accorciando il senso di marcia della via principale ma ovviamente come capita in questi casi molto più impegnativo.

Su sentiero 7

Bellissime le panoramiche che sulla sinistra danno vita alle vette che guardano verso Marebbe e il Plan de Corones. La Furcia dai Fer (2435m), il Piz de San Antone (2655m) e il più basso Loires, che identificano le vette che più ad Ovest danno così vita alle montagne più famose e blasonate che sovrastano l’abitato di San Vigilio di Marebbe all’interno di un territorio culturalmente e puramente Ladino. Un altro mondo….

Passaggio in quota con alcuni tratti che salgono leggermente. Tralasciando la scorciatoia intermedia del sentiero 7, in una curva a gomito tabelle indicative del Parco Naturale di Fanes Sennes e Braies e il sentiero 7/A che sale direttamente dal Rifugio Ucia Pederù che si pone a 1548m di altitudine lungo il Valun de Fanes. Una lunga valle che sale in direzione del Rifugio Lavarella (2042m) e il Rifugio Ucia de Fanes (2060m) per ampliare maggiormente altre destinazioni e gruppi montuosi che vedono nel Sas dale Diesc (Sasso delle Dieci – 3026m) la vetta più blasonata e rinomata.

Ritornando al mio cammino le vicine Dolomiti Ampezzane tornano a rendersi partecipi dei miei panorami. Questo tratto di sentiero scorre a monte del Plan de Laste, una grande pianoro composto da alti fusti e basso bosco che scendono lungo la vicina Val Salata al fianco delle Crepe de Socroda, e del grande massiccio della Croda Rossa che da questa quota si impone maggiormente della sua possanza. Ma tutto ciò non si limita a tutto questo.

Vista verso il Ciamin (2610m)

Il gruppo montuoso della Croda Rossa

Lungo quel versante Ampezzano spicca la Remeda Rossa (2605m) e tutta quella lunga spinale che scende leggermente in direzione del Rifugio Biella (2327m) non visibile da questo sentiero. Ed è da qui che si identifica la mia destinazione prossima, il mio pranzo di metà giornata. Una lunga piana che prende vita all’altezza di un crocefisso, un lungo prato che potrebbe dare le sembianze di una pista di atterraggio.


Ucia de Senes – 2116m

È al termine di questa, in lontananza che il Rifugio Senes si presenta in tutta la sua bellezza. In questa che è stata veramente una vecchia pista di atterraggio e decollo degli aerei della Grande Guerra. Durante il primo conflitto bellico l’esercito Austriaco poneva in questo territorio una vasta area dedita ai rifornimenti e all’assistenza degli aerei durante i feroci combattimenti. Uno dei primi edifici presenti era costituito da una specie di struttura dedita ai soldati e da polveriera che alimentava i vari frangenti posti lungo questa linea di demarcazione tra l’allora Austria e l’Italia.

Di tutto questo rimane questa lunga pista di atterraggio, mentre al cospetto del Col de Lasta Picio (2297m) il Rifugio Senes e una serie di baite e fienili compongono il caratteristico ambiente più conosciuto, a 2116m di altitudine. Dal Fodara Vedla al Senes un cammino di poco più di 1h. Giusto in tempo per un pranzo comodamente seduto su questa magnifica terrazza esterna. Un po di riposo guardando sempre al meteo che fino ad ora ha leggermente sbagliato le previsioni dettate il giorno prima.

Ucia de Senes (2116m)

Da Nord alcune grigie formazioni nuvolose cominciano a farsi vedere, spinte dai forti venti in quota che scendono verso Sud. Trovo comunque il tempo sufficiente per il mio pranzo, per qualche scambio di pensieri con il gestore per riprendere nuovamente il mio cammino. Senza però dedicare una decina di minuti alle piccole baite e ai fienili adiacenti al Rifugio. Alcune di loro in buono stato, mentre altre decisamente dei ruderi barcollanti che danno l’impressione di cedere da un momento all’altro.

D’innanzi a questo che io ritengo ugualmente una testimonianza di un’altra epoca, le mucche al pascolo che pure in questo punto sono di un numero notevolmente inferiore rispetto alla media. E di fronte a tutto questo, lungo quella traccia di sentiero che cammina da una baita all’altra, non potevo certo rinunciare all’appuntamento con la vipera di giornata. Ben evidente tra i bianchi massi dei ruderi di un fienile che improvvisamente, dopo essersi accorta della mia presenza, scatta scivolando veloce attraverso l’erba più alta.

Ovviamente io scatto e scivolo veloce alla sua stessa maniera, tenendo però la direzione opposta.


Malga Ra Stua – 1695m

Si rientra così in direzione dl Malga Ra Stua. Avevo in programma la possibilità di allungare questo anello. Seguendo il sentiero 6/A, che scorre alle spalle del Rifugio allungandosi su di un’area pianeggiante al cospetto del Munt de Senes. Una bella e panoramica traversata che mi avrebbe portato maggiormente in quota e che sarebbe poi terminata alla base della bellissima Croda del Becco e del vicino Rifugio Biella. Purtroppo il tempo sta cambiando.

Lungo la Val Salata

Vista verso le Crepe de Socroda dalla Val Salata

Dal versante Nord che guarda verso Braies si intensifica maggiormente la formazione di addensamenti nuvolosi, neri e carichi di pioggia. Tuoni che risuonano come delle bombe che si espandono lungo le valli, formando un eco intermittente che sembra non avere fine. Accelero i tempi, saluto il Rifugio Senes e su sentiero 6/A inizio la lunga discesa verso la Val Salata. Arriva la pioggia, debole al punto tale da permettermi di proseguire il cammino indossando un normale impermeabile.

Dalla Val Salata il sentiero cambia con la numerazione 6, senza nessuna variazione di cammino, raggiungendo il Cianpo de Crosc e quella famosa baita privata a monte della radura erbosa. Esce il sole, le nuvole si diradano al punto tale da sembrare una perfetta giornata estiva, con il calore del sole che placa i forti venti carichi di pioggia e da maggiore rigore alla vegetazione presente. Dal Rifugio Senes raggiungo Malga Ra Stua in circa 1h di cammino completamente in discesa.

Nuovamente al Cianpo de Crosc…

Un rientro molto affrettato almeno fino al Cianpo, dovuto ai repentini cambiamenti del tempo che a queste quote potrebbero includere delle spiacevoli sorprese.


Anello del Senes – Note Tecniche

Bellissima escursione che ho affrontato per la prima volta seguendo questo senso durante l’Inverno. Una esperienza che mi ha così colpito da volerlo riproporre anche in versione estiva. Due contesti completamente diversi. Da un punto di vista tecnico si percorre in circa 6h soste incluse, con un dislivello tra Malga Ra Stua e il Rifugio Senes, i due punti minore e maggiore, di +412m circa. Punto di ristoro di metà giornata il Rifugio Senes cade proprio a puntino. Da un certo punto di vista escursionistico risulta come il “giro di boa” dell’intero Trekking, e questo fa si a diventare il luogo perfetto per il pranzo di mezzogiorno…anche l’una. Guardando l’impegno fisico il tratto che dal Ciampo de Crosc sale al Rifugio Fodara Vedla impone un dislivello di poco più di +350m, ma su di un’ampia e comoda forestale.


Anello del Senes – La Mappa


Anello del Senes – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Ucia de Fodara Vedla (1966m) – Ucia de Senes (2116m)

Area Geografica: Dolomiti d’Ampezzo (BL) – Dolomiti di Fanes Sennes e Braies (BZ)

Regione: VenetoAlto Adige

Accesso: da Malga Ra Stua su sentiero 6 per la Val Salata

4 Risposte a “Anello del Senes”

    1. Dipende sempre da come si imposta un linguaggio. In italiano è corretto copne due “n”, mentre in lingua Ladina si utilizza spesso una “n” sola. Infatti anche quello che noi consideriamo il Rifugio Sennes, in italiano, in lingua Ladina si identifica come Ucia Senes.

  1. Bellissima escursione; io e mia moglie l’abbiamo fatta con un altro itinerario molti anni fa(1990 circa). Arrivati a malga Ra Stua, dopo poco abbiamo abbandonato la strada principale deviando a dx per un ripido sentiero verso il rifugio Biella; dopo aver mangiato ci siamo diretti verso il rifugio Fodara Vedla (ora cambiato come vedo dalla foto) e da lì verso il rifugio Senes per poi scendere a Malga Ra Stua avendo incontrato il laghetto ora prosciugato. Siamo arrivati stanchi, ma l’età ce lo ha consentito cosa che non sarebbe possibile oggi. Per questo ho molto apprezzato la descrizione dell’escursione, in gran parte in senso inverso

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