Cima Coldai – Agordino

Poco conosciuta, panoramica unica verso il Lago del Coldai e la Civetta.


Quella del Rifugio Coldai e dell’omonimo lago è sicuramente una delle escursioni più tradizionali all’interno di questo angolo delle Dolomiti tra la Val di Zoldo e l’Agordino. Vuoi per la facilità del sentiero stesso, per la storica figura del Rifugio e per quella forcella che apre la vista ad uno dei laghi più belli delle Dolomiti, il Coldai diviene di stagione in stagione mete di migliaia di escursionisti.

La Civetta si compone di un territorio naturale di grande maestosità. Lunga, enorme e con quella possanza che la rende una delle mete più ambite non solo dal mondo dell’escursionismo ma anche dall’alpinismo, quello più estremo e che gela il sangue al solo pensiero di un essere umano in libera ascesa tra quelle irte ed infinite pareti rocciose.

Oltre al Rifugio Coldai il Rifugio Tissi, che dista meno di 2h dal precedente, è la ciliegina sulla torta per la classica TransCivetta per dare così vita ad una lunga escursione che si può tranquillamente racchiudere in una lunga giornata estiva. Ma tralascio queste classiche all’interno di questo territorio, per quello che io definisco come uno dei punti panoramici più idilliaci e fuori della normalità escursionistica.

Il Monte Coldai, un dente roccioso che svetta a 2403m di quota, che si pone alla base di Forcella Coldai e che guarda verso l’intero versante ad Est della Civetta in un unico ed ineguagliabile punto di vista. Da quassù, oltre al Rifugio Coldai e al Lago omonimo, l’intera visuale della Val Civetta che con il Tissi in lontananza guarda oltre la Marmolada e alle Dolomiti Agordine.


Palafavera – 1550m

Ma per arrivare fin lassù, dove solo in pochi osano (e che conoscono), il sentiero da seguire è lo stesso che dalla località di Palafavera, in Val di Zoldo, sale in direzione di Casera Pioda e successivamente del Rifugio Coldai. Mattinata fresca e asolata. Il Pelmo da questo versante rimane ancora una grande e mastodontica ombra di colore blu che si mimetizza con l’azzurro di questo cielo di prima mattina.

Partenza del sentiero 564 da Palafavera

Vista verso Palafavera dalla forestale 564

La calma a Palafavera regna da sovrana al mattino presto. Sarà questione di qualche ora per sfatare questa magica atmosfera, che con l’avvento del traffico veicolare avrà la meglio a questa pace e tranquillità. Il sentiero 564 parte da una quota di 1550m di altitudine. Segue una lunga serpentina formata da una comoda carrozzabile che sale dolcemente all’interno dei boschi del Cornia, la stessa che durante l’Inverno si trasforma in una delle piste da discesa del comprensorio dello Ski Civetta.

Ampio e facile cammino…

Il Pelmo ancora in ombra alle prime luci del nuovo giorno…

Non c’è niente di meglio che dare inizio con quella giusta spensieratezza e tranquillità di cammino, con la consapevolezza che il dislivello totale di +853m sarà maggiormente concentrato nella parte finale per raggiungere la vetta di Cima Coldai. In effetti questa prima parte di sentiero si innalza leggermente lungo questa panoramica carrozzabile. Il Pelmo per ora rimane il punto panoramico che guarda così verso la Val di Zoldo con disinvoltura ed interesse.

Sentiero 564, durante l’Inverno una delle tante piste da discesa…

Vista verso la Val di Zoldo…

Pochi spunti di vero interesse. A dire il vero camminare all’interno di un sentiero completamente allestito per gli impianti invernali non è il massimo che richiedo da questa mia Natura, ma dopotutto bisogna anche accettare ciò che il territorio stesso offre e andare avanti guardando a quelle che saranno le prospettive dell’intera giornata. Ed è così che con questo pensiero giungo in Casera Pioda in circa 1h di cammino.

Lascio definitivamente la Val di Zoldo, Pelmo compreso, per entrare così all’interno del territorio geografico dell’Agordino. L’intero versante a Sud della Civetta, l’opposto della classica cartolina del versante Nord, si compone di un lunghissimo ed alto massiccio di roccia straordinariamente selvaggia. Una serie di spalle rocciose che a monte danno vita alle principali vette che nel contesto formano questa grande montagna.


Casera Pioda – 1816m

L’arrivo in Casera Pioda, a 1816m, segna la fine della carrozzabile. Una vecchia Casera che da diversi anni non viene più utilizzata per gli alpeggi estivi dove, come ben ricordo, i suoi verdi e lussureggianti prati accoglievano decine e decine di mucche e qualche libero cavallo. Ciò che in questi anni mi ha sempre trasmesso un po’ di malinconia è di vederla sola e quasi abbandonata, ricordandone ogni minimo particolare di ciò che era a quei tempi.

Ma comunque sia i ricordi vanno vissuti con quella giusta mentalità, con quella visione delle cose che nella mente mantiene vivo tutto ciò che è stato, per l’eternità. Ma su questo però dovrò più avanti ricredermi, e sarà una bella s ed emozionante sorpresa.

Pausa di dovere in Casera.

Rifornimento d’acqua presso la sua fontanella estiva per avere così un riciclo continuo di acqua fresca. La prossima sarà comunque al Rifugio Coldai. Posizione magica, ampi spazi coronati da verdi prati. Una sensazione di libertà e di pace infinita.

Casera Pioda a 1816m

Cambio di sentiero per un nuovo dislivello. Il sentiero 556 diviene ora la via da seguire, più sentiero rispetto al precedente sebbene composto di un’ampia careggiata con gradoni rocciosi a rendere più agevole il cammino. Mi innalzo attraverso i bassi boschi della Pioda, guardando verso le Crepe di Sotto Pioda e Sora Pioda (1969m) che da un punto di vista geografico formano il versante ad Est della Civetta, quello terminale. Una curva dopo l’altra, aumento il livello di quota e nascono nuovi punti di vista.


Rifugio Coldai – 2131m

Se dalla Casera il Pelmo era completamente nascosto dalla lunga schiena erbosa del Col de la Traversa, con l’innalzamento di quota il “Caregon” torna nuovamente padrone del mio panorama che guarda verso la Val di Zoldo. Ad ogni mio passo, ad ogni curva di questa serpentina la sua possente mole sembra aumentare con lo spazio stesso che riesce a procurarsi. Con esso non solo la Val di Zoldo, ma guardando verso Nord/Est una serie di vette e creste che uniscono la Zoldana con la vicina Val Fiorentina. Ma di questo ne parlerò strada facendo.

Sentiero 556, parte dell’Alta Via n°1

Vista verso le Crepe di Sotto e Sora Pioda…

Questo sentiero mi porta indietro di così tanti anni che nell’immediato nemmeno ricordo quanto. Il Rifugio Coldai, dai Piani di Pezzè, è stato il mio primo vero Trekking da ragazzino. Da quel momento Dolomiti per tutta la vita. Questo è un tratto molto coinvolgente. Sale di quota raggirando le Crepe di Sotto e Sora Pioda, che con sorpresa mi fanno udire un suono tanto famigliare quanto amato. Pecore al pascolo. Il loro belare mi giunge quasi improvvisamente, ben nascoste dai bassi pini presenti lungo questo versante.

È una di quelle sorprese che mi fanno ben pensare che Casera Pioda abbia da questa Estate riaperto i loro pascoli. Non le mucche consuete ma queste umili e pacifiche pecore che danno così maggiore vita a questa mia parte di cammino. Bene, sono molto contento di questo e rimando il mio appuntamento a loro nel pomeriggio durante la fase di rientro.

Una forcella che gira leggermente sulla destra, una delle ultime occasioni di ammirare da questo versante la maestosità del Monte Pelmo, per camminare alla base di una irta e liscia parete che da vita alla Busa del Toro, una spalla rocciosa che si impone a 2268m nella sua parte più estrema. Una bella vista verso la Val di Zoldo lungo una vallata rocciosa e franosa impraticabile da un punto di vista escursionistico. Una serie di spalle e torri di roccia che danno il via all’ultima parte di sentiero prima di raggiungere il Rifugio Coldai.

Panoramica verso la Val Fiorentina e le sue vette rocciose…

Risalendo leggermente la Busa del Toro…

Strappo finale prima del Rifugio Coldai..

Vista verso il “Caregon”…

Bella ed interessante serpentina rocciosa…

Non molto ma che comunque impegna. Il dislivello che divide Casera Pioda al Rifugio Coldai è di +316m, di cui una parte di questi sembra concentrarsi su questo strappino finale. Roccioso, franoso in certi punti ma con un dislivello che si sente sulle gambe. Una bellissima e panoramica serpentina che raggiunge in breve tempo l’arrivo della teleferica del Rifugio Coldai, per proseguire per un centinaio di metri su facile sentiero ed esser così al cospetto del Rifugio a monte della Val de le Zoliere.

Il Rifugio Coldai, a 2131m di altitudine…

Struttura esclusivamente estiva, apre i battenti a metà Giugno per ospitare escursionisti durante il periodo che scorre verso la fine di Settembre. Storica struttura che guarda direttamente verso la Val di Zoldo, costruita ai primi del ‘900 e che riesce ad ospitare Trekker con una capienza massima di 88 posti letto.

Vista verso la Val de le Zoliere…

La porta della Civetta che guarda verso questo versante, da dove prendono il via diversi sentieri di medio e difficile impegno lungo l’enorme spinale rocciosa della Civetta. Non solo il lago del Coldai e il Rifugio Tissi (2250m), ma anche l’aggancio alla famosissima Via Ferrata degli Alleghesi direttamente dal sentiero Tivan, con numerazione 557, per raggiungere da questa ferrata da brividi il Bivacco Torrani a 2984m.


Cima Coldai – 2403m

E se dal Rifugio Coldai la Civetta lascia solo l’imbarazzo della scelta, per salire in vetta di Cima Coldai, la mia destinazione finale, devo porre un po’ di attenzione. Infatti nessun, o quasi, mappa escursionistica evidenzia questo sentiero che sale in cima alla mia vetta. I punti di partenza per questa via, non numerata ma raramente segnalata da bollini rossi ed ometti, sono due.

Verso Forcella Coldai 2191m

Direttamente al fianco del Rifugio Coldai, sulla sua destra salendo vertiginosamente su di un sentiero abbastanza marcato in terra e che si innalza attraverso una composizione rocciosa e leggermente franabile. Da questa via ci si innalza verso il versante più a monte della Busa del Toro, dove ometti e una traccia ben evidente accompagna in tutta sicurezza.

La seconda alternativa invece, quella che io scelgo, è di salire su sentiero 556 in direzione di Forcella Coldai, che a 2191m anticipa l’arrivo al Lago del Coldai. Una bella serpentina rocciosa e in certi tratti franosa, dove appena lasciato il Rifugio si trova una fontanella di acqua fresca per un valido rifornimento idrico. La Forcella si raggiunge in circa 20 minuti, occasione che io prediligo per ammirare non solo il lago presente ma per quel punto di osservazione verso la Marmolada di grande effetto visivo.

Il Rifugio Coldai da Forcella Coldai…

Il Lago del Coldai e il versante ad Est della Civetta…

 È una delle copertine più suggestive di questo luogo. Questo mi permette di avere anche l’opportunità di ammirare il lago e il suo intero versante, con la piena consapevolezza che salendo la via per la vetta del Coldai avrei avuto così l’opportunità di un costante cambio di visuale del lago stesso e del suo intero bacino geologico. Il sentiero per la vetta si pone sulla destra dalla Forcella. Non segnalato da tabelle indicative o numerazioni di sentiero, ma ben marcato e ben visibile. Guarda direttamente alla vetta del Monte Coldai.

Si sale in direzione della vetta del Coldai…

Primo tratto roccioso…

Panorama idilliaco verso il Lago del Coldai…

Un primo tratto leggermente in salita fino a raggiungere un crostone roccioso e franoso. Una serie di serpentine che escono in breve tempo da quel loro contesto roccioso per inoltrarsi in verdi e lussureggianti prati. Di tanto in tanto mi guardo dietro. Sia il Lago che la Forcella cambiano continuamente forma. Il forte dislivello che sto affrontando offre una visione in 3D del bacino con continui cambiamenti visivi molto particolari. Improvvisamente l’ambiente sembra mutare come per magia.

Se la mia giornata è stata per buona parte concentrata su sentiero roccioso, all’improvviso cammino su un tratto molto facile con quel profumo che sa di alpeggio. Verdi prati, fioriti e con quella vitalità resa tale da insetti, api, farfalle e tutte quelle piccole e minuscole creature che di norma fanno parte dell’habitat degli alpeggi. Tutto sembra così perfetto, manca solo l’anima dell’alpeggio. Nessuna mucca o altro nei paraggi. La seconda parte più difficile ora ha i minuti contati.

Dal piacevole cammino lungo questo sentiero che improvvisamente spalanca la vista verso la Val di Zoldo, la buona marcatura inizia a salire.

Dal sentiero verso il Rifugio Coldai…

Dalla roccia ai verdi prati…

La mia destinazione finale, la vetta di Cima Coldai…

I verdi prati si fanno più impegnativi. Una serpentina che con grande forza innalza la mia quota, fino a giungere al cospetto di quei ultimi 150/200m di sentiero dove improvvisamente il verde lascia spazio alla bianca e selvaggia roccia. Ogni tanto una piccola pausa, giusto per ammirare così il fantastico panorama che ad Est apre verso nuove prospettive. Incrocio un escursionista in fase di discesa. Il sentiero è così talmente difficile che il suo proseguo lo affronta in retromarcia. Un paio di info e poi attacco alla vetta.

Lascio di spalle il Pelmo…

La Civetta…

Verso la Val Fiorentina…

Il Pelmo nascosto dalle nuvole…

Così talmente ripido da affrontarlo in certi frangenti con l’ausilio delle mani e dei piedi sulla roccia. Mi sembra quasi di salire lungo una gola rocciosa classica delle vie ferrate, dove devo utilizzare sia le mani e i piedi per avanzare. Lo faccio anche per un senso di sicurezza. Rimanendo ritto sulla schiena lo trovo in certi punti un sistema abbastanza rischioso, essendoci difficoltà di equilibrio e alcuni tratti leggermente esposti. Risalgo quindi tenendo questa mia tecnica nei punti meno sicuri. Giungere alla vetta e portare a termine questo tratto che completa il dente roccioso è questione di pochi minuti, sebbene adrenalinici.

Inizia la parte finale per la croce di vetta…

Sentiero roccioso…

Con il Rifugio Coldai più a valle…

Ed è di 2403m la sua quota. Due croci in acciaio quasi completamente divelte che nell’immediato mi fanno pensare a quanto più significativo sia la presenza di una sola di queste e magari in posizione retta. Lo spazio disponibile non è molto, sebbene una linea di sentiero si muove in un paio di diversi punti panoramici. La vista è una di quelle come poche. Un 360° che sembra raccogliere a se il meglio delle Dolomiti Bellunesi. A capo di tutte la magnifica visione dell’intera Val Civetta e delle grandi pareti che svettano da questo versante. Una vista sublime, che dal Lago del Coldai si innalza verso Ovest, dove il Rifugio Tissi si contrappone al Sasso Bianco e alla quasi vicina Marmolada.

Cima Coldai, 2403m di altitudine

Vista verso i Piani di Pezzè (in basso a dx) e in lontananza la Marmolada

La cartolina perfetta da Cima Coldai

La Val Fiorentina, le sue vette che dal Col di Lana alla Spiz de Poure si innalzano verso il Lagazuoi, il Cernera, il Lastoi de Formin che con Forcella Ambrizzola e il Becco di Mezzodì aprono le danze verso le Dolomiti d’Ampezzo e le vette rocciose della Valle del Boite. Rimane saldo, come un capostipite, il maestoso Pelmo. Purtroppo semi nascosto da una coltre nuvolosa che per tutta la giornata lo renderà per metà invisibile. Ma questo passa completamente in secondo piano.

Il silenzio, quelle raffiche di vento che mi fanno percepire un luogo dove la forza della Natura è incontenibile, incontrollabile. Qualche Gracchia che si libera nel cielo e la mia mente che prende il volo di fronte a così tanta maestosità, a così tanta bellezza terrena. Quando si parla della Natura e di tutto ciò che il tempo è riuscito a plasmare, non posso che prendere esempio da tutto ciò che mi circonda per confermare questo pensiero. Viene naturale sedersi, guardarsi per bene attorno alla ricerca di quei punti di vista esclusivi da questo luogo.

Dal guardarsi prendono poi posto i pensieri propri. Se ami questa Natura, questi contesti volte così difficili ma unici, non puoi non connetterti con l’ambiente che ti circonda senza esprimere un minimo pensiero. Ed io, fatto apposta per questo, inizio così il mio ennesimo viaggio all’interno di questi miei pensieri, alimentati maggiormente da questo Paradiso terreno. L’esperienza è forte, sicuramente più dell’impegno che la salita stessa impone. Una bellezza unica, vorresti scender mai da questo luogo che il mio pensiero e la mia energia interiore vede come il faro del mondo intero.


Rientro al Rifugio Coldai

Rientrare verso il Rifugio Coldai mi pone ora questo tratto di dente roccioso da compiere nel senso di marcia opposto. Facendo memoria dell’escursionista incrociato in fase di discesa, non trovo molto utile l’idea di affrontare questo tratto in “retromarcia”. Preferisco affrontare i tratti più ripidi ed impegnativi guardando in avanti, appoggiandomi con mani e piedi in modo molto più sicuro ed avere così più facilità nel sedermi e valutare il passo successivo. L’idea è perfetta, scendo e raggiungo i primi strati erbosi senza particolare fatica, ma con l’inevitabile caduta di qualche pietra ponendo l’attenzione a qualche possibile escursionista in salita.

Per rendere la cosa più interessante decido di non scendere nuovamente in Forcella Coldai e al lago. Ai piedi del dente roccioso di Cima Coldai, nel cuore dei verdi prati, scendo in direzione della Busa del Toro, la prima alternativa per salire quassù direttamente dal Rifugio Coldai. Anche in questo caso il sentiero non è segnato da tabelle o marcature su roccia. Dal tratto di discesa dalla vetta si può benissimo vedere la lunga linea di cammino marcata sull’erba, che si addentra all’interno del versante più roccioso della Busa del Toro.

La si trova con grande facilità. È ben evidente il passaggio di altri escursionisti soprattutto in questa prima parte attraverso i prati. Raggiunto il primo frangente roccioso ometti in pietra e l’evidente marcatura di passaggio mi guidano in totale sicurezza lungo una ripida serpentina, dove il Rifugio Coldai mi attende per una bella pausa ristoratrice. Posso ora dedicare il mio tempo per una pausa ad hoc.

Ottime tagliatelle al ragù allietano questa mia fantastica giornata, che vede nel sentiero 556 affrontato il mattino, la via da seguire per rientrare così in Casera Pioda e a Palafavera.

Casera Pioda e il suo gregge di pecore in alpeggio. Altra pausa di dovere per ammirare queste adorabili e pacifiche creature godersi questa loro totale libertà. Rientro così a Palafavera dopo una lunga discesa di circa un paio d’ore dal Rifugio Coldai, soste incluse. Palafavera è già immersa nel suo caotico via vai di stagione.

Da come l’avevo lasciata al mattino, ora sembra presa d’assalto da un’indefinita quantità di auto e di escursionisti in continuo movimento. Guardo lassù, vedo a stento una delle due croci divelte. La riconosco come ben riconosco il dente roccioso di Cima Coldai. Ero lassù, magnifica visione.


Cima Coldai – Note tecniche

Meravigliosa ascensione, un Trekking che merita l’impegno richiesto per tutto ciò che la vetta regala. Dall’abituale sentiero che da Palafavera sale al Rifugio Coldai, per quella deviazione selvaggia e poco frequentata per la vetta di Cima Coldai. Un dislivello complessivo da Palafavera alla cima di +853m, suddiviso in +266m da Palafavera a Casera Pioda, a +316m da Casera Pioda al Rifugio Coldai e +271m dal Rifugio Coldai alla vetta di Cima Coldai. Da un punto di vista tecnico salire in vetta alla cima è la parte più impegnativa, mentre il resto segue la comune via di sentiero per il Lago del Coldai. Per il rientro consiglio la deviazione per la Busa del Toro/Rifugio Coldai, mentre il proseguo lungo la stessa linea di sentiero di salita. Tempo di cammino complessivo in circa 7h, soste incluse e ovviamente individuali.



Cima Coldai – La Mappa


Cima Coldai – Il Video

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Location: Cima Coldai 2403m di altitudine

Area Geografica: La Civetta, Val di Zoldo e Agordino Dolomiti

Regione: Veneto

Accesso: Dalla Località di Palafavera, Val di Zoldo, su sentiero 564 per Casera Pioda

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