Cima Fertazza – Val Fiorentina

In un unico anello l’Agordino, la Val di Zoldo e la Val Fiorentina.


Si, perchè non si tratta solo della bellissima e solare Val Fiorentina. Questa mia escursione ad anello va ad unire tre diversi territori per tre diverse località Dolomitiche. Un tassello della mia vita molto importante, che racchiude a se ricordi lontani e persone di oggi.

Escursione autunnale lungo questi luoghi per me indimenticabili, fermi in un tempo passato che segna delle tappe molto importanti della mia vita. Tutto gita attorno a due montagne che esprimono questo mio pensiero così particolare. La Civetta e il Monte Pelmo.

Ed è proprio dalla Civetta che inizia questa mia escursione ad anello, questo lungo abbraccio a queste tre diverse vallate Dolomitiche. Da quel di Piani di Pezzè che vede nell’abitato di Alleghe il centro turistico di riferimento e nella Civetta stessa la montagna di casa.


Dai Piani di Pezzè 1452m (Agordino)

Importante centro invernale che vede in questo luogo uno dei punti di collegamento principali all’interno del maestoso Comprensorio Sciistico della Civetta, lo Ski Civetta. In questo periodo autunnale fervono i preparativi in attesa della neve e di una stagione ancora un po lontana. Si guarda ad un futuro positivo, con la speranza che l’Inverno porti con se non solo fiocchi di neve ma l’opportunità di poter riprendere un’attività turistica così importante come quella invernale.

Il Lago di Alleghe visto dai Piani di Pezzè

Sia d’Estate che come in Autunno i Piani sono il punto di partenza escursionistico che guarda verso la maestosa Civetta. Da questo luogo immerso nei boschi di Fontana Boa e del Col de Frene il sentiero 564 è quello che si innalza seguendo in modo naturale l’ampia pista invernale.

Distese quasi infinite di verdi prati a creare delle serpentine all’interno di questi boschi. L’Autunno fa sentire a queste quote le temperature già più fresche, quelle alimentate dalla possanza d’ombra che crea la Civetta impendendo nelle prime ore l’ingresso al sole.

La Civetta, si intravede nascosta dai boschi

Zone d’ombra e il sole chi inizia ad illuminare i boschi del Pian de Ciaval

Tutto rimane ancora fermo, rinchiuso dal gelo di una notte appena terminata ma che non è ancora monito di iniziare una normale giornata lavorativa. I camini dei vari locali presenti fumano già di quel calore necessario per iniziare al meglio la giornata, aspettando che la nostra stella primaria e di vitale importanza inizi a dare il via ad una nuova giornata lavorativa.

La mia giornata escursionistica invece ha già inizio. Arrivo ai Piani comodamente in auto direttamente dal centro abitato di Alleghe, e quel suo meraviglioso lago monito di tante storie e leggende tramandate dai locali e vecchie quasi come il mondo. Quella piccola Chiesetta degli Alpini posta al centro dei Piani, uguale come ai tempi in cui da bambino davo inizio ai miei primi Trekking.

Lascio i miei ricordi ad altri momenti. La mia giornata inizia molto presto, l’anello completo comporta diverse ore di cammino con altrettanti diversi livelli di salita. Appena passata la Locanda Fontanabona inizia la lunga salita sull’ampia via invernale dedita alla discesa. Ora ha inizio il mio Trekking vero e proprio, risalendo questo versante che guarda nell’Alto Agordino.

Locanda Fontanabona e le indicazioni di sentiero per i Rifugio Coldai e Tissi

D’Inverno pista da sci, il resto dell’anno un tratto di sentiero

Salendo lungo il sentiero 564 in lontananza vista sulla Marmolada

Iniziare bene per proseguire nel migliore dei modi. In effetti questo primo approccio lungo questo tratto rende di per se quel piccolo livello di impegno che fa differenza. Un cammino che guarda verso questo versante ad Est della Civetta in modo molto forte. La mia destra è abbracciata dall’immensa mole delle Crepe di Falconera, mentre se mi guardo dietro a questa quota si eleva in lontananza la bellezza indiscutibile della Marmolada.

Verso il Pra Marcon

Il sentiero prosegue la sua lunga salita. Si rientra nuovamente nei boschi mentre una prima e tiepida fascia solare illumina i pini del Prà della Costa che dista ad una quota maggiore rispetto al mio senso di marcia. Guardo quel sole che splende lassù, mentre io rimango “prigioniero” di questa lunga ombra e del gelo che ancora è ben presente nei prati circostanti.

Ritrovò così le prime baite lungo il sentiero. Dico ritrovo perchè sono le stesse che da decenni fanno parte di questa linea di sentiero. Alcune di loro le vedo risistemate a dovere e pronte per portare avanti questa loro tradizione. Questa loro immancabile presenza che segna in tutti noi non solo un bel vedere ma anche quei miei famosi ricordi che passo dopo passo tornano nuovamente in vita.

Arrivo così in una quota più elevata. Ora la prospettiva inizia a cambiare notevolmente. Il sentiero mi allontana in modo del tutto naturale le varie insenature rocciose delle Crepe di Falconera, che in modo del tutto naturale formano una serie di crepe e sezioni minori unificando in un unico massiccio questo versante roccioso. Arrivare in Forcella d’Alleghe 1800m è come arrivare al cielo aperto, quel cielo che finalmente mi regala il sole e il suo tiepido calore in queste prime ore di giornata.

Verso Forcella d’Alleghe al sole…

Da Forcella d’Alleghe 1800m verso la Marmolada

Il massiccio delle varie Crepe da Forcella d’Alleghe 1800m

E’ il mio momento perfetto per una prima pausa. Trovo quel masso bianco ideale per sedermi al cospetto di questo fantastico sole. E’ uno dei pochi punti dove poter trovare un po di riposo fisico, tutta l’erba essiccata dalla nuova stagione è molto umida e non concede quel lusso in cui potersi sedere in tutta tranquillità. La pausa i Forcella d’Alleghe mi permette di fare un quadro generale su ciò che ancora mi aspetta, con la percezione che sarà sicuramente una lunga giornata.


Casera Pioda 1816m (Val di Zoldo)

Seguendo la numerazione di sentiero 564 dalla Forcella si lascia definitivamente il territorio dell’Agordino. Entro così in quel piccolo fazzoletto geografico che rientra all’interno della bellissima Val di Zoldo, la seconda delle tre zone turistiche totali della mia intera giornata.

Casera Pioda rientra come il nuovo elemento per questa escursione. La sua posizione a 1816m la vede come la porta di accesso verso i sentieri si innalzano verso i Trekking più importanti e suggestivi dell’intero comprensorio naturale della Civetta.

D’Estate sia il Rifugio Coldai e il Lago omonimo che il Rifugio Tissi attraverso l’immensa Val Civetta, diventano monito per lunghe giornate da medio e lungo raggio immersi nel cuore più selvaggio di questo gruppo montuoso. Leggi la mia escursione estiva dedicata.

Casera Pioda appare improvvisamente, dopo un semplice e facile cammino seguendo un’ampia strada sterrata. Tutto il territorio che mi circonda durante l’Inverno si trasforma in ampie e lunghe piste da discesa che collegano a se tutte e tre queste vallate. Lo Ski Civetta per l’appunto.

Una Casera che in questi ultimi due anni non mi ha offerto lo spettacolo dei suoi alpeggi. Di questo ne sono stato molto dispiaciuto, me la ricordo anni fa in cui questi prati erano resi vivi dalla presenza delle mucche al pascolo a rendere questo ambiente naturale unico nel suo genere.

Ora, sebbene in Autunno, la vedo ugualmente ferma nel tempo. Questo mette un po di malinconia sebbene la stagione in corso sia resa vitale da molti escursionisti che approfittano di queste bellissime giornate per salire al Coldai prima che la neve fermi nuovamente tutto.

Ma non è solo questo grande versante della Civetta a creare magia in questa stagione. Sebbene siano ben visibili da questo angolo le sue vette maggiori come La Civetta 3220m imbiancata di neve, la mia attenzione si porta al massiccio “cugino” di questa. Il Monte Pelmo.

Casera Pioda e una delle prime immagini del Pelmo

Per poter focalizzare al meglio questo straordinario panorama si deve risalire per un breve tratto il sentiero 556 che sale verso il Rifugio Coldai. Tra questi secchi prati è possibile avere così un’idea di quanto grande sia questo massiccio, il “Caregon del Padreterno”.

Si risale l’alpeggio de La Pioda, magari anche senza seguire la linea del sentiero. C’è la libertà e la possibilità di camminare all’interno di questo territorio per carpire gli angoli e i panorami più suggestivi. Panorami che spaziano verso l’infinito….


La Pioda 1820m – Punti di Vista

Prati resi secchi dal primo gelo autunnale…

Il Pelmo dalla Pioda

Dalla Pioda verso la Busa del Toro 2268m

Casera Pioda verso la Roa Bianca 1960m

Il “Caregon”….

Piccola e abbandonata a se stessa, da molti anni ormai….

Guarda verso la Pioda e il Pelmo

Panoramica de La Pioda e il Pelmo

Vista verso la vetta della Civetta, la neve a 3220m

Dopo questi miei momenti dedicati all’ambiente che mi ospita e a tutte le bellissime panoramiche offerte, riprendo così il mio cammino. Devo salire ancora in quota, salutando la Val di Zoldo per camminare al centro di una sottile linea di confine tra l’Agordino e la Val Fiorentina, la nuova valle che mi attende per questa seconda parte di escursione.

In direzione del Col dei Baldi


Cima Fertazza 2101m (Val Fiorentina)

Prima di giungere al Fertazza c’è ancora un lungo sentiero da affrontare. Lasciata la Val di Zoldo il sentiero 561 segue per un tratto un’ampia strada sterrata che risale alla base della Roa Bianca 1960m. Inizio così ad ammirare le prime avvisaglie panoramiche della nuova valle che sta per ospitare la mia giornata. Ancora dei punti suggestivi che guardano verso i Piani di Pezzè molto particolari.

Il sentiero prosegue in modo molto semplice e per nulla impegnativo. Diviene così monito per una bella passeggiata in alta quota dove poter guardare in ogni particolare dei punti di osservazione molto interessanti. Il Pelmo rimane ancora uno di questi punti. Di tanto in tanto sbuca fuori offrendo così dei punti di vista sempre diversi.

Sbuca il Pelmo da una piccola forcella

Anche nella Civetta un punto di osservazione molto particolare

Una piccola sulla sinistra e il sentiero 561 inizia una lunga discesa per proseguire così il corso naturale dell’Anello Zoldano. Nel mio intento invece abbandono questa nuova direzione per rimanere a monte, e seguire così le indicazioni per il vicino Col dei Baldi.

Originalmente si prosegue lungo la sterrata iniziata già dalla Pioda, ma io consiglio di mantenere il cammino lungo i prati che stanno leggermente a ridosso della sterrata stessa. Vi porteranno ad ammirare la solare bellezza della Val Fiorentina da un punto molto privilegiato.

Per rendere l’idea, lungo i prati mentre la sterrata è leggermente sulla sx (non visibile)

Un primo punto di vista verso la Val Fiorentina

Ed è proprio dal Col dei Baldi che finalmente si apre il sipario su di una delle più belle vallate delle Dolomiti. La Val Fiorentina, la valle del sole come io amo spesso nominarla. Da questo tratto di sentiero un punto di osservazione che va a coprirne la prima parte, quella che guarda in direzione della Crepa delle Salere e di Casera Fontanafredda da qui ben visibile e da questa sua posizione ancora ai margini della Val di Zoldo.

Più a valle nel centro vista di Casera Fontanafredda

Dal Cernera (2657m sx) al Mondeval (centrale) per finire con il Pelmo (3168m dx)

Col dei Baldi si posiziona a 1922m di quota. Un ottimo passaggio escursionistico ma, a mio parere, molto lontano da quel pensiero che lega un sentiero di alta montagna alla Natura più libera e selvaggia. Si tratta di un luogo dove sono presenti numerosi impianti di risalita invernale e nodo di collegamento nevralgico tra la Val Fiorentina e l’Agordino all’interno del grande contesto turistico dello Ski Civetta.

Dopotutto questa è un’area di grande interesse per gli sport invernali, e questo rende sicuramente merito a questi territori uniti per un unico interesse e un settore turistico che dal punto di vista economico è una grande fonte di opportunità e di lavoro per migliaia di persone. E’ un dettaglio il mio molto marginale, appena lasciato il Col dei Baldi si ritorna su normale sentiero.

Basta seguire nuovamente un tratto sterrato che costeggia le piste invernali, scendere vertiginosamente verso un boschetto che tiene sulla sinistra La Tiezza e giungere così ad un bivio che divide questo unico sentiero su diverse destinazioni.

Diverse destinazioni su due sentieri, sullo sfondo in lontananza il Becco di Mezzodì

Si tiene sulla sx l’indicazione per Cima Fertazza e Ristoro Belvedere

Si segue quindi verso sinistra, seguendo il sentiero che scorre attraverso i prati e non quello composto dalla sterrata limitrofa. Quella porta a La Tiezza, nel senso opposto di marcia, mentre la mia destinazione deve rimanere come riferimento per il Ristoro Belvedere e Cima Fertazza. Ricordo che queste parti di sentiero che scendono dal Col dei Baldi fino a salire ai margini della Costa del Conte non sono numerati ma ben visibili come orientamento.

Sempre seguendo i prati per rimanere a contatto con la Natura il più possibile

Per esperienza già vissuta ora inizia quella che è la parte più impegnativa dell’intero itinerario. Sono in cammino da diverse ore e questo è causa anche di una leggera stanchezza. manca ancora un’oretta circa per il pranzo di mezzogiorno e il mio obbiettivo per questo momento molto interessante è nell’esaudire questo mio desiderio culinario al Ristoro Belvedere, dalla Michela.

Si sale nuovamente dunque. Un primo tratto attraverso boschi e alcune belle baite e fienili che fanno bella impressione all’interno di questo contesto naturale. Sono momenti che vivo con grande intensità, visitare queste antiche dimore ricche di storia e culture passate mi rende sempre una piacevole emozione. Come tornare indietro nel tempo…

Antiche dimore dei pastori…

Vista verso la Civetta…

Seguendo un sentiero di salita…

Sebbene si costeggi le vicine piste invernali, rimane sempre un piacevole cammino. Non mancano punti di vista che spuntano improvvisamente da queste aree boschive mescolandosi con gli ampi spazi erbosi. Ancora un paio di Baite prima della salita finale per la cima, una salita che si innalza direttamente da una delle piste invernali presenti.

Ancora un ultimo sforzo, circa 300m di salita che si collega con il sentiero 568 che sale direttamente dalla Crepa delle Salere. Un tratto finale su sterrata che comunque non diminuisce la sua forte pendenza e che mi fa tornare in mente una delle mie prime escursioni della scorsa Primavera.

In quel periodo infatti sono risalito al Fertazza seguendo il sentiero 568 che da Casera Fontanafredda risale verso la Crepa per poi congiungersi in questo bivio e proseguire quindi per la stessa linea di cammino. Leggi la mia escursione in una Primavera ancora piena di neve.

Dopo questo tratto così impegnativo, e pure l’ultimo, finalmente raggiungo una piccola forcella. La sterrata si snoda per qualche centinaio di metri dove tengo sulla mia destra un panorama verso la Val Fiorentina nella sua immensa completezza. Un punto panoramico dove viene per l’ennesima volta svelato ogni angolo segreto di questa bellissima valle. Arrivo così al Ristoro Belvedere, il mio pranzo ideale e come sempre omaggiato dall’ospitalità di Michela e il suo Staff.

Piacevole tratto finale verso il Fertazza

Un minuto dedicato sempre a chi conta nella vita…

Il Ristoro Belvedere 2080m

Buon appetito a me…

Magnifica giornata autunnale, degna della terrazza esterna del Ristoro Belvedere

La soddisfazione di sedermi comodamente su questa solare terrazza che guarda verso le Dolomiti è immensa. Il Ristoro Belvedere è quello che all’interno di questa mia escursione è l’ombelico del mondo. Si pone a 2082m di quota dove, tra un primo e un secondo, vengo completamente abbracciato da queste tre grandissime vallate. Il cuore pulsante di questo mio Trekking.

N.B. Il Ristoro Belvedere è aperto tutto il periodo dell’anno. In Autunno e in Primavera nei fine settimana di bel tempo.

Saluto così questo magnifico Paradiso al centro del mondo, con l’arrivederci alla prossima stagione con le ciaspole sotto i piedi. Arrivare in vetta è solo questione di cinque minuti, un piccolo tratto in salita per giungere alla croce di vetta del Fertazza. Com’è stato in Primavera ed in Estate, l’ennesimo colpo al cuore.

Giungere fin quassù è quell’emozione che si ripetutamente mi lascia senza parole. I grandi panorami di alta montagna sono per me da sempre stimolo di pensieri positivi, di riflessioni che mi congiungono verso le persone a me più care e nei confronti di questa Natura. Uno scenario visto e rivisto, ma ciò non ha importanza quando ogni volte è come se fosse sempre la prima.


Vetta del Fertazza 2101m – Punti di Vista

Il Lago di Alleghe 983m che spunta leggermente sulla sx, la Marmolada invece sulla dx

Immagine più nitida dalla croce al Lago di Alleghe

La Civetta, Regina dominante di questo versante verso l’Agordino

Il lago di Alleghe e in lontananza la Marmolada

Da questo punto di vista sembra di avere l’intero Agordino a portata di mano. Questo versante si riversa verso questo suo territorio dove, in una lontananza quasi imprecisa, perfino le Pale di San Martino sembra vogliano dimostrare la loro presenza all’interno di questo meraviglioso quadro così naturale, così vero!


Tabiai Forcella 1840m (Agordino)

Ora inizia per me quella parte finale che diviene l’unica incognita di giornata. Incognita certo, sebbene io sia salito quassù diverse volte in diverse stagioni, il proseguo di questo mio anello si addentra all’interno di un territorio che continua a scorrere lungo questa sottile linea di confine tra la Val Fiorentina e l’Agordino.

Indicazioni per i Tabiè Forzela, i Tabiai Forcella…

Già la scorsa Estate arrivato fin quassù era mia intenzione proseguire per questa nuova parte di sentiero. Come indicazioni negative ricevute dal Michela del Ristoro Belvedere (sentiero interrotto per alberi sradicati dal recente Inverno), ho dovuto desistere da questo mio obbiettivo. Stavolta però tutto è in ordine e quindi a mio favore per proseguire nel mio intento.

Il sentiero verso il Ciminèl 2077m

Il sentiero da seguire è il 566, ma solo per un breve tratto. Le tabelle indicative si trovano proprio in corrispondenza della vetta del Fertazza. Il 556 è un percorso che si incammina completamente in orizzontale in direzione del Ciminèl, una collina boschiva a 2077m di quota.

Passaggio molto interessante, piacevole e senza richiedere nessun impegno. Da questo suo versante si cammina ammirando il bellissimo panorama che guarda verso la Val Fiorentina. Le Rocchette di Prendera, il Mondeval, il Cernera fino ad arrivare al Col di Lana e lo Spiz de Pore.

Giornata autunnale che vede questo tratto dove vengo colto dalla spensieratezza più bella. Mi sembra di essere coccolato da questa Natura così silenziosa e quasi abbandonata. In effetti questo nuovo tratto esce completamente dalle normali vie più conosciute e battute del territorio. Questo è il sentiero che porta direttamente ai Piani di Pezze, punto di partenza, ma è quella parte secondaria che devo seguire per i Tabiai.

Immense distese di prati che rispecchiano i tipici colori di stagione. Dalle panoramiche riservate alla Val Fiorentina ritorno nel versante che guarda l’Agordino. E’ la mia prima lungo questo territorio e questo alimenta maggiormente la mia voglia di sapere, di conoscere ed ammirare le lontane vette che conosco da altri punti di vista ma non da quassù.

Pronti per il cambio di direzione? quello che non segue il sentiero 566 che scende direttamente ai Piani di Pezze? Bene allora, guardate le foto di seguito e come le tabelle stesse indicano non si deve tenere in considerazione la parte del sentiero che scende verso sinistra ma unicamente il lato del sentiero che prosegue sulla destra.

In poche parole proseguite sempre dritto…

Lascio dietro di me la Val Fiorentina

Da questo punto si saluta definitivamente la Val Fiorentina, il proseguo si snoda all’interno del territorio del Comune geografico di Alleghe e quindi l’Agordino per questa parte finale. L’ambiente non cambia. Proseguo attraverso questi infiniti prati completamente a cielo aperto dove tutto, passo dopo passo, è un mondo nuovo per me da scoprire. Si raggiungono così i boschi a monte della Sfessa dove ha inizio una vertiginosa discesa in cui raccomando un po di prudenza. Nessun rischio come nessuna esposizione. Tutto segue un sentiero boschivo ma di notevole pendenza con alcuni tratti anche franosi.


Tabia Forcella 1840m

Affrontato questo tratto così particolare, che sembra non avere mai fine, improvvisamente tra questi boschi ciò che rimane di questi tabiai. Un paio ancora ben conservati e altri invece in stato di completo abbandono se non addirittura diroccati.

Sapevo di trovarli in queste condizioni ma era mio interesse arrivare fino a loro per dare un valore simbolico alla loro presenza all’interno di questo mio anello. Fanno parte di un passato dove le vere culture di montagna vivevano questi ambienti. Mi fa piacere renderle parte di tutto questo.

Pronti per il gran finale? Ammirati e reso onore a questa loro immancabile presenza dai tabiai ci si ricongiunge con il sentiero 556 in direzione del Col di Davagnin attraverso questo versante dove i boschi saranno di compagnia fino al termine dell’escursione. Ora è tutto diverso, solo qualche spunto panoramico verso il Lago di Alleghe e qualche raro scorcio verso la Civetta che da questo punto risulta ancora lontana. Ma ciò che mi incuriosisce è un luogo che avevo visitato tantissimi anni fa, quando ancora alcune di queste sue case erano abitate: Fernazza.

Dai tabiai su sentiero 566

Passaggio su di una forcella nel Col di Davagnin

Piccole baite ai piedi del Col di Davagnin, in lontananza spunta la Civetta…

Non le vedevo da parecchi anni, forse una delle ultime volte che sono salito quassù ero ancora quel ragazzino che si muoveva tra questi sentieri interni con le sue scarpe da ginnastica e quella piccozza in legno regalata da mio Papà.


Fernazza 1566m

Se risali dai Piani di Pezzè raggiungere Fernazza è questione di pochi minuti. Arrivare invece da questo versante di montagna è come scoprire un piccolo regno solitario che dai boschi improvvisamente da vita ad uno dei punti di vista più belli che guardano verso la Civetta.

Fernazza è una piccola località in alta montagna. Raggruppa a se un pugno di case per una buona parte abbandonate. Le poche ancora attive sono utilizzate come “rifugio” estivo e per qualche possibile alpeggio. Sono parte di una storia che racchiude a se una vecchia cultura di montagna, dove piccole comunità abitative sorgevano lungo i pendii di queste vette boschive.

Camminare all’interno di queste piccole strade ormai completamente ricoperte dall’erba è un vero e proprio tuffo nel passato. Quella tipica tecnica di costruire queste solide case utilizzando la roccia più resistente, per un’unità abitativa fresca d’Estate e calda d’Inverno. Ora anche Fernazza fa parte di quella parte di questi piccoli borghi d’alta montagna abbandonati per sempre.


Fernazza 1566m – Punti di Vista

Ed è da qui che termina questa mia lunga giornata. Questo fantastico anello che abbraccia a se l’Agordino, la Val di Zoldo e la Val Fiorentina. Lungo e di medio impegno che vede nei Piani di Pezzè il mio punto di arrivo, con la Civetta nel tardo pomeriggio ben illuminata da questo meraviglioso sole che ha coronato al meglio questa mia splendida giornata autunnale. Il mio “Triangolo d’Oro”.


Cima Fertazza – Note Tecniche

Dal punto di vista tecnico sono tre i punti che consiglio di tenere presente per quanto riguarda l’intero itinerario. Dai Piani di Pezzè per salire in Casera Pioda un dislivello complessivo di +450m. Seconda parte abbastanza impegnativa è risalire quel tratto di pista invernale che da La Tiezza sale al Ristoro Belvedere. In questo caso il dislivello di salita è di +250m, molto concentrati unicamente lungo la pista invernale. Il terzo punto si guarda dall’opposto. La lunga discesa boschiva che dalla base del Ciminèl scende verso Tabiai Forcella. Il consiglio che vi do è di porre un po di attenzione, molto ripida e, considerando le diverse ore di cammino, la stanchezza potrebbe creare dei brutti scherzi. Per il rimanente l’itinerario è uno spettacolo panoramico indimenticabile.


Cima Fertazza – La Mappa


Cima Fertazza – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Cima Fertazza 2101m

Area Geografica: AgordinoVal di ZoldoVal Fiorentina (Dolomiti Bellunesi)

Regione: Veneto

Accesso: dai Piani di Pezzè su sentiero principale 564 per il Rifugio Coldai

Link: Ristoro BelvedereAgordinoDolomitiVal di ZoldoVal FiorentinaVenetoMontagna

InfoDolomiti

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