Cima Fertazza (Val Fiorentina)

La prima di una nuova Primavera


Ebbene si, una nuova boccata di ossigeno. Dopo l’ennesimo e forzato stop, si torna finalmente sui monti, a riprendere nuovamente quella linea di sentiero abbandonata per un po di tempo.

Giornata di Primavera straordinaria, le previsioni meteo non sbagliano e questa Natura mi regala l’ennesima occasione di riscatto di questi lunghi mesi così difficili da affrontare. Scelgo la bella e solare Val Fiorentina, la vetta del Fertazza che domina a 2080m.

La Civetta, già illuminata dal sole di primo mattino lungo la Val Posedera

Bella e solare si, perchè della Val Fiorentina nutro ricordi in diversi periodi dell’anno in cui il sole è sempre stato dominante lungo i suoi versanti. Mi piace quindi ricordarla e menzionarla in questo modo.

La vetta del Fertazza è sicuramente il punto panoramico più blasonato dell’intera valle. Dai suoi 2080m di quota, e dalla sua posizione geograficamente ottimale, è possibile avere la visuale completa dei suoi gruppi montuosi presenti.


La Val Posedera

Il punto di partenza di questa mia lunga giornata.

In Val Posedera

Piccola valle che si allunga ai piedi del Monte Crot (2158m), baluardo boschivo che si innalza nelle vicinanze del Passo Staulanza (1766m), confine geografico tra la Val di Zoldo e la Val Fiorentina. E’ dal suo versante Sud che mi allungo verso la Posedera seguendo il sentiero 568, linea escursionistica che rientra all’interno dell’Alta Via n°1 e del rinomato Anello Zoldano.

Caratteristica vallata boschiva, costante è la presenza del versante Est della Civetta che mi accompagna imponente in questa prima parte di sentiero. Il Pelmo, el Caregon del Padreterno, mi segue alle mie spalle. Imponente e massiccio, visto da questo angolo geografico dimostra tutta la sua mole rocciosa. Rimane ancora all’ombra di quel sole che lentamente si alza alle sue spalle. La temperatura rimane ancora sotto lo zero.

La Civetta

Il Pelmo, nasconde ancora a se il sole

L’intera valle è composta principalmente da boschi che sembra profumino già di Primavera. Mattinata tranquilla e spensierata. Il sentiero è di facile cammino, ancora ben ricoperto di neve. Sembra quasi di sentire questa Natura muoversi lentamente e il cinguettio degli uccellini è buona musica da ascoltare.

Due i punti tra i più interessanti lungo la valle. Parlo di Malghe, di cui la Posedera ne custodisce due di grande risalto: Casera Fontanafreda e Casera Vescovà. La Prima, la Fontanafreda, si raggiunge dopo circa 20 minuti di facile escursione, mentre la Vescovà la lascio momentaneamente sulla sinistra. La ritroverò al rientro, parte finale.

Indicazione di sentiero per Fertazza

Spalla della Pala da Storf, in lontananza spunta la vetta della Civetta


Casera Fontanafreda – 1768m

Malga tipicamente estiva, durante il resto dell’anno rimane chiusa seguendo quella tradizione di ospitalità abbinata unicamente alla stagione degli alpeggi. La trovo così solitaria e in quella fase di lento risveglio. La neve si è molto diradata in queste ultime settimane, e i grandi cumuli che la rivestivano ora lasciano spazio alla sua forma più tradizionale.

Durante la sua regolare funzione diventa un ottimo punto di riferimento per semplici passeggiate o escursioni che si allungano verso i territori circostanti. La sua ospitalità cordiale e di umili tradizioni di montagna, ti accoglie con la sua semplice cucina e con la possibilità di acquistare prodotti tipici ricavati dai pascoli estivi. A km0.

Vista verso la Civetta da Casera Fontanafreda

Ottimo e piacevole il suo punto di vista che guarda verso la Civetta, che di questo primo versante rimane il punto di riferimento principale dell’itinerario. Lascio la Fontanafreda dopo una piccola sosta. Un leggero vento inizia a risalire lungo la valle. E’ così piacevole sentirlo così fresco e invitante, va in contrasto con quel tiepido calore del primo sole di giornata che lentamente inizia ad illuminare l’intera Val Posedera.

Il Pelmo ha così lasciato libero di brillare nel cielo questo nostro e vitale satellite naturale. Sento il bisogno di alleggerire il mio vestiario, ed iniziare finalmente a godere di questo clima caratteristico di inizio Primavera. Caspita caro lettore, non puoi immaginare quanto io stia così bene in questo preciso istante. E’ ciò che la Natura mi trasmette, come se tra me e Lei si fosse instaurato un dialogo di reciproco piacere. Sto molto bene, ma devo salutare la Casera ed iniziare una nuova parte di sentiero.


La Crepa delle Salere

Come dicevo la neve è ancora ben presente in questo periodo. Tutto ha così un seguito facile e piacevole. L’intera base nevosa è così talmente indurita dal gelo, che la mia scelta di lasciare in auto le ciaspole fino ad ora risulta azzeccata.

In direzione di Forcella Pecol e la Crepa delle Saliere

Lentamente mi lascio alle spalle l’area territoriale della Fontanafreda. La Val Posedera inizia così ad innalzarsi leggermente, con quel dislivello che da inizio alla lunga salita verso la Fertazza. La prima presenza della Val Fiorentina la accolgo una volta giunto in Forcella Pècol (1786m), dove il primo sussulto panoramico mi permette di guardare verso quel versante montuoso che sta alla base del centro abitato di Pescul (1409m).

Da Forcella Pècol (1785m), il Cernera (2657m – sx), il Piz del Corvo (2383m – centrale)

Giunge forte e dirompente il vento direttamente dalla valle. Appena giungo alla sommità della forcella vengo così raggiunto da forti abbracci naturali, che sembrano quasi un benvenuto dall’intera valle. Quella baciata da questo tiepido sole di inizio Primavera.

Mi guardo alle spalle, lascio dietro di me quello che è il punto di vista verso la Civetta più incantevole. Da questo punto mi sembra di poterla raggiungere allungando semplicemente la mano. Una mia immaginazione temporanea che vivo con piacere.

Immensa, la Civetta…

Indicazioni da Forcella Pècol

Su sentiero 568 in direzione della Ferrazza

La Crepa delle Saliere è una media spinale formata da boschi e da qualche presenza di scura roccia. Si eleva ad una quota massima di circa 1900m, il sentiero mi abbandona definitivamente e ciò che sarà il proseguo si allungherà attraverso le piste invernali.

La spinale mi tiene nuovamente nascosta la valle. Solo in qualche frangente delle piccole forcelle naturali danno luce a ciò che si trova oltre, a quello che ancora mi viene tenuto nascosto, quasi a riservarmi il meglio come una sorpresa finale.

Il Sella (3152m – sx), il Col di Lana (2462m centrale) e lo Spiz de Pore (2405m – dx)

Lo Spiz de Pore (2405m – sx), il Cernera (2664m centrale) e il Piz del Corvo (2383m – dx)

Devo dire che la presenza delle ampie piste invernali toglie leggermente quel fascino di escursionismo al naturale. La mancanza di quel sentiero, quello che si innalza attraverso i boschi, è un monito ed un riferimento molto importante. Il sentiero mi trasmette quella sensazione di positività dettata dalla “Via Maestra”, quella linea che offre sicurezza, pace e quella spensieratezza che vive all’interno della mia anima escursionistica. E’ come se mancasse quel contatto, quella piccola sensazione dove percepisco la positività di ciò che io chiamo “Madre Terra”.


Costa del Conte

L’ultimo strappo, quello finale. Quello che compone gli ultimi 150m di dislivello, la parte più impegnativa di tutta la giornata. Dovendomi adattare alle piste invernali, devo accettare anche quella ripidità resa naturale dagli impianti del Comprensorio Sciistico del Civetta (SkiCivetta). Grande centro sportivo invernale, un vero Paradiso bianco per gli amanti della lunga stagione con gli sci ai piedi. Guardandomi attorno devo comunque dar merito a chi ha creduto e sviluppato in maniera così precisa ad un progetto che colloca questo comprensorio come uno dei più grandi delle Dolomiti.

La Costa del Conte è una lunga spalla che ospita il Ristoro Belvedere, un punto di accoglienza elegante e punto di osservazione che vede nelle due vallate, la Val Fiorentina ad Est e l’Agordino a Ovest, come il punto fermo dove poter abbracciare per intero queste due frazioni territoriali.

E’ il mio arrivo, la vetta del Fertazza dista solo 200m dal Belvedere e dalla sua terrazza elegantemente rivestita in legno, posso già avere un assaggio di ciò che mi aspetta in vetta. E questo non delude le mie aspettative. Ancora pochi passi, lasciandomi alle spalle il Belvedere, una piccola salita sulla sinistra e la croce di vetta che mi porta a 2080m.

Ristoro Belvedere. Ad Ovest guarda verso l’Agordino…

…ad Est verso la Val Fiorentina


Dal versante Agordino

Il punto di vista tra i più belli che unisca la Civetta con il centro abitato di Alleghe, il suo lago e l’intero Agordino che si allunga verso le Pale di San Martino. Un passo più in la, e le vette del Trentino si perdono lungo un orizzonte infinito.

La croce di vetta del Fertazza (2080m)

La Civetta (3220m – sx), il centro abitato di Alleghe e il suo Lago (966m – dx)

In lontananza l’Agordino e le vette che si allungano verso le Pale di San Martino (centrale)

E’ un punto di vista che guarda verso un paese, Alleghe, di cui mi sento molto legato. Molti luoghi mi riportano indietro nel passato, luoghi che hanno fatto parte di tempi andati e spensierati. Da ragazzino Alleghe è stata meta della mia famiglia per molti anni. Alleghe e la Civetta sono stati i miei primi passi lungo i loro sentieri. I miei primi Trekking, quelli che seguendo le orme di mio papà hanno sviluppato in me questa grande passione e rispetto per queste montagne. Cose così non si dimenticano….


Dalla Val Fiorentina

Si apre il cielo lungo la Val Fiorentina. I versanti della valle sono più lontani e portano lo sguardo che va oltre alla valle stessa. Da questo versante ad Est arrivi fino alle Dolomiti d’Ampezzo, dove il Lagazuoi, il Gran Lagazuoi e la Tofana di Rozes risultano belle e nitide nella loro naturale formazione geologica. Che spettacolo caro lettore…

Il Col di Lana (2462m – sx), lo Spiz de Pore (2405m) – il Lagazuoi (2835m) – e il Gran Lagazuoi (2752m) centrali, la Tofana di Rozes (2828m) e il Cernera (2664m) sulla destra

Immobile in questo punto fermo, mi godo questi momenti di completa spensieratezza. E’ una di quelle giornate in cui sembra che a nessuno sia venuta la mia stessa idea, quella di salire fin quassù. Questo è un grande vantaggio che sfrutto al pieno delle sue possibilità. Si cade in modo quasi naturale a quello che è stato il passato, il mio.

Una delle qualità migliori che possiamo avere noi esseri umani, sono i ricordi. Quelli più belli e che da ragazzino, come già menzionato, mi hanno visto muovere i primi “passi escursionistici” lungo questi boschi, questi immensi prati, e guardare con gli stessi occhi di allora vette e montagne che oggi non sono cambiate in nulla. Il tempo si è fermato…


Rientro verso Casera Vescovà (o Bela Mont)

Il tempo, quello mentale si è fermato, ma è quello solare che scandisce il tempo odierno. E’ tempo di scendere, di completare un giro ad anello che mi riporti nuovamente verso il Crot seguendo una linea di sentiero immaginaria, guardando verso le infinite distese bianche che compongono le piste invernali di questo comprensorio.

E’ un momento piacevole, non solo dettato da questa lunga discesa che ora mi attende, ma anche perchè non esiste una linea di sentiero ufficiale e ben marcata. Devo solo guardarmi attorno, tenendo delle piccole baite come punto di riferimento e guardando al maestoso Pelmo come il mio punto di arrivo. Impossibile sbagliarsi, tutto viene ben definito da questa Natura che mi regala dei riferimenti impeccabili.

Devo solo gestire il tutto nella massima tranquillità. Nessun pericolo e la libertà di poter scendere o risalire nuovamente lungo i vari versanti che dalla Costa del Conte mi accompagnano nuovamente verso la Val Posedera, posta ai piedi del “Caregon”. Questi punti mi regalano la possibilità di vedere in lontananza ciò che liberamente posso scegliere. Se girare di quà o se deviare per di là…

Sembra che la spensieratezza di questi momenti brucino i tempi in maniera improvvisa. Rimanendo leggermente più a monte rispetto dell’andata, mi avvicino maggiormente alla “mia” Civetta. Dal Col dei Baldi (1922m) è questione di pochi minuti di cammino e raggiungere la base della Roa Bianca (1960m) è il punto che più mi avvicina al versante Est del massiccio. Ma devo soffermarmi solo per pochi minuti, mentre in lontananza la sagoma di Casera Pioda (1816m) sembra volermi inviare un debole saluto. “Sei troppo lontana da me, passerò sicuramente a trovarti più avanti”.

Casera Vescovà (1734m) e il Pelmo (3168m)

Il tempo sta cambiando, le lievi velature del primo pomeriggio stanno dando vita a frammenti cumuliformi che anticipano ciò che le previsioni per l’ennesima volta danno ragione al mio meteo. Casera Vescovà (o Bela Mont – 1734m) l’avevo salutata il mattino, prima di giungere in Fontanafreda. La promessa di rivederci al ritorno viene così mantenuta.

Struttura tipicamente stagionale. D’Estate il suo alpeggio è monito di accoglienza ed ospitalità. Occasione unica per ammirarla nel cuore della sua stagione in piena attività, e approfittare della sua buona cucina per giornate in grande armonia con questa Natura così semplice ma dai valori immensi.

La vedo così, in pace con se stessa. Quella sua veste bianca che per mesi l’ha tenuta nascosta, inizia piano piano ad esporla alla luce di questo tiepido sole. E’ questione di un paio di mesi, la neve scomparirà per lasciare spazio all’erba fresca, agli animali che la renderanno nuovamente viva e pronta da ospitare chiunque si presenti, in pace.

Mi allontano da lei un po alla volta, fermandomi a guardarla più volte e a percepire quella sensazione di lontananza. Più mi allontano e più diviene piccola all’interno di questo suo immenso territorio che la ospita. “Un arrivederci pure a te, saprò viverti nel pieno della tua stagione quando arriverà il momento. Promesso…”.

Il Pelmo, verso casa….

Fine della giornata. Il Pelmo rimane il mio punto di riferimento e chiudere così questo fantastico anello primaverile. Ascolto i miei pensieri, il mio fisico dopo questa lunga giornata. Percepisco quella leggera fatica muscolare dovuta ad una neve che si mantiene dura e in certi frangenti pure ghiacciata. Questo, ora dopo ora, appesantisce un cammino sicuramente non agevole. Ma anche questo fa parte di ciò che cerco, ed ora sto bene…


Note Tecniche

Questo itinerario lungo la Val Posedera non lo identifico come un vero sentiero naturale. Unicamente la prima parte, quella che arriva in Forcella Pècol (1786m), ti immerge all’interno di un contesto boschivo. Dopo la forcella il sentiero 568 si addentra all’interno dell’area invernale della Val Fiorentina e SkiCivetta, e tale rimane sia fino alla vetta del Fertazza che per il rientro verso Casera Vescovà. Un cammino in prevalenza attraverso le piste da sci che non deludono comunque nessuna aspettativa. Panorami fantastici e un contesto naturale che creano un fascino particolare per un’escursione da affrontare con grande spirito escursionistico.


Cima Fertazza – La Mappa


Cima Fertazza – Il Video

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Location: Fertazza – Belvedere (BL)

Area Geografica: Val Fiorentina

Regione: Veneto

Accesso: Val Posedera su sentiero 568, lungo la Provinciale che da Palafavera (Val di Zoldo) sale al Passo Staulanza

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