Col di Lana – Agordino Dolomiti

Unire in un unico Trekking la Natura e la storia passata.


Il territorio che circonda il Col di Lana si compone di straordinari panorami e punti di vista che uniscono due Regioni (Veneto e Trentino) e diverse vallate completamente comunicanti tra di loro. Dall’Agordino all’Ampezzano, dall’Alta Badia alla Val di Fassa.

Ma non solo Trekking, l’occasione di affrontare questo anello così particolare porta a visitare luoghi dove la Grande Guerra ha lasciato dei tristi ricordi. Un modo molto particolare per non dimenticare, per rendere omaggio a dei giovani soldati periti per la nostra libertà odierna.


Dal Castello di Andraz – 1738m

Ciastel da Andrac, in lingua Ladina. Antico torrione medievale dove i primi rilievi storici si anno addirittura in un periodo che precede l’anno 1.000. Anche se si dovrà aspettare ancora per almeno 200 anni per avere documentazione certa della sua origine storica. Dominava le vie che transitavano dal Falzarego in stretta comunicazione con altri fortilizi come Rocca Pietore, Selva di Cadore e Avoscan, garantendo il totale controllo sui traffici tra l’Agordino e la Val Pusteria.

E’ da qui che parte questa mia lunga giornata che vede nel Col di Lana, in Cima Sief e nei verdi alpeggi del Federe un anello escursionistico che unisce a se le Dolomiti dell’Alto Agordino e la storia che il Col di Lana ancora oggi testimonia della Grande Guerra: La Guerra al Col di Lana. La giornata è perfetta, il periodo di fine Agosto mi riserva momenti dove il sole di primo mattino è di buon auspicio per quella perfetta dose motivazionale, dove tutto ha inizio all’interno di un angolo di Paradiso formato da una piccola comunità abitativa.

Il Castello di Andraz. Primi cenni storici addirittura nell’anno 1.000

Una piccola comunità composta da ampie ed ordinate unità. Quella di Castello sembra uno di quei angoli remoti dove la figura dell’antico castello ne da le sembianze di un mondo di altri tempi. Qualche fienile adiacente a un pugno di case ancora immerse nel silenzio delle prime ore del mattino. Quanta pace e quanta tranquillità dove un fantastico equilibrio domina questo luogo fermo nel tempo.

Un’ambiente reso perfetto dalla cura e dalla passione dell’uomo. Una perfezione che io evidenzio anche dalla presenza di una piccola colonia di Marmotte che condividono le loro tane con questa comunità a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Segno evidente di un’abitudine reciproca ma anche di un rispetto per queste tenere creature.

Le indicazioni per la vetta del Col di Lana da questo punto di partenza danno il sentiero 21b come via da seguire. Giusto riferimento anche se ad un certo punto si dovrà seguire un cambio di numerazione per poi riprendere nuovamente il 21b sin da qui segnalato che, stando alle mie mappe aggiornate, non combacia come informazione.

Ma andiamo con ordine. Si lascia la comunità di Castello per iniziare subito a salire attraverso la spalla boschiva del Ciamplo, che rientra all’interno di una serie di aree territoriali che si dividono questa parte geografica dell’Alto Agordino. Appena entro nei boschi inizia da subito un’impegnativa salita su di ampio sentiero. Ancora poco tempo da dare spazio al panorama che mi circonda per venire così “rapito” da questi fitti boschi e da un sentiero che impegna in modo continuativo.

Affronto questo sentiero con quel spirito della prima volta. Non sono nuovo alla vetta del Col di Lana avendolo già raggiunto dalla sua parte più estrema da Nord, quella che sale direttamente dal Set Sas lungo il sentiero attrezzato di Cima Sief. Da allora sono passati un bel po di anni e questo mio ritorno in vetta lo voglio affrontare da questo versante per me tutto da scoprire.

Per questa occasione voglio disegnare un anello perfetto che dal Castello di Andraz mi porti in quota verso la vetta del Col, per scendere al Passo Sief e rientrare nuovamente ad Andraz attraverso i suoi pascoli. L’impegno in questa prima parte è ben consistente, giusto per scaldare bene i muscoli con una giornata che dal punto di vista meteo fino ad ora la ritengo perfetta.

Arrivo così alla prima deviazione, quella che ho anticipato prima e che porta ad una nuova numerazione di sentiero. Un bivio che si compone di un sentiero, il 37, che prosegue verso Sud con indicazioni per Pieve di Livinallongo, ed un sentiero che sulla destra, con numerazione 38, prosegue per il Col di Lana. Da come si vede il cambio di numerazione è abbastanza strano soprattutto per chi lo affronta per la prima volta, e crea un po di confusione rispetto a quello che le mappe segnano come numerazione.

Ma questa è solo una mia osservazione personale, la cosa importante è che le indicazioni siano chiare e intuitive per non rischiare di sbagliare via. Il 38 dunque, che prosegue la sua lunga salita ininterrottamente. Qualche tratto libero dai boschi per qualche secondo di pausa ed ammirare così ampi spazi di panorama che si allungano verso la vicina e solare Val Fiorentina. Bella giornata di sole, bei panorami che offrono orizzonti carichi di ricordi soprattutto quando personalmente parlo della Val Fiorentina. Tanti anni sono passati…

Improvvisamente un cambio di scenario. Ci vuole dopo aver affrontato buona parte della prima mattinata attraverso i boschi. Il Cenglèi è una vetta che sale a 2221m di quota, ai suoi piedi si trovano ampi e verdi prati che non mi danno l’impressione di essere utilizzati come alpeggi estivi. Sebbene la presenza di alcun baite che si notano nascoste lungo gli ultimi frangenti boschivi, la sensazione che provo è quello di un territorio dedito solo alla raccolta del fieno.

Vista verso il Col di Lana…

Il primo impatto visivo verso la vetta del Col di Lana finalmente. Sbuca improvvisamente, quasi a voler dare il benvenuto a chi risale questo versante che fa ben capire essere poco considerato dagli escursionisti. Proseguo dopo una nuova indicazione di sentiero, il 21b, che segue in verticale la base del Cenglèi e che, vista la debole marcatura e l’erba abbastanza alta lungo il cammino, mi conferma come linea di un cammino di poco interesse.

Si segue l’indicazione di sentiero 21b

Debole marcatura verso questo versante…

A dire il vero questo tratto non è che mi entusiasmi troppo. Abbastanza in pendenza verticale verso valle e in alcuni tratti reso sconnesso da delle improvvise pietraie. Un buon punto panoramico che guarda verso l’Agordino e una leggera salita finale in direzione di una forcella dove la marcatura sparisce proprio del tutto. In questa ultima fase sono ben visibili dei paletti segnaletici che per lo meno sono di riferimento.

Vista verso le valli adiacenti…

Paletti di riferimento per risalire in forcella…

Ancora pochi passi e il sentiero svanisce. Utilizzo i paletti di riferimento per salire in forcella…

Tutto riprende poi la sua normale efficienza. Mi basta infatti arrivare su questa piccola forcella posizionata a 2207m di altitudine e finalmente ritrovo il piacere di ammirare panorami e punti di vista che riaccendono così la mia giornata. La forcella guarda verso Nord ampliando la visuale verso gli alpeggi che stanno a valle del Set Sas, che splende in lontananza padroneggiandosi del territorio con la sua completa mole rocciosa.

Il punto di vista da questa mia attuale posizione è grandioso, merita una pausa per recuperare un po di energie prima della parte più impegnativa dell’intera giornata. Da questo punto infatti oltre alla presenza del Set Sas, una nuova tabella indicativa mi segnala che il sentiero 21b prosegue verso il versante ad Est del Col di Lana e la sua relativa croce di vetta. Questa sarà la parte più difficile, non molto lunga ma segna decisamente il dislivello finale.

Spettacolare vista verso il Set Sas

Ceppo commemorativo della Grande Guerra

Sentiero 21b verso la vetta del Col di Lana


In vetta del Col di Lana – 2452m

Che sia un tratto abbastanza breve lo si percepisce con uno sguardo, ma è la sua effettiva pendenza che fa capire che il proseguo va affrontato con passo lento. Il dislivello da questa forcella è di circa +245m, e quindi senza troppe pretese. La giornata tende ad un cambiamento, dalle valli dell’Agordino iniziano a salire delle nubi che fortunatamente non sono preavviso di pioggia o altro. Ma questo lo ritengo a mio favore, visto l’impegno da affrontare in così poco tempo.

La salita infatti si fa sentire, fortunatamente è una serpentina su fondo abbastanza solido con qualche presenza di pietre ma nulla di particolare. Man mano che salgo mi guardo attorno, il dislivello porta con se la magia di punti di osservazione che cambiano passo dopo passo, e questo è un ottimo stimolo per guardare i diversi angoli di questi territori da prospettive sempre diverse.

L’aria che si respira è di quelle che si percepiscono in maniera diversa. Arrivare in vetta al Col è sempre un’amozione del tutto particolare. Si crea un atmosfera che porta in maniera naturale al “pensare”. Non passa inosservata quella piccola chiesa che tanto ha da raccontare, come non passa inosservato quel ceppo roccioso con impresso una targa in marmo commemorativa e che in poche righe riassume una tragedia umana di grandi proporzioni.

Questo luogo è l’ennesimo testimone di mille domande senza una risposta. La Guerra si compone di tanti perchè, di tanti pensieri che si legano tra di loro come se la ricerca della libertà sia un risultato impossibile da raggiungere senza prendere in mano le armi. Ma cosa si porta dietro guardando alla Grande Guerra il Col di Lana, e queste strutture che servono da monito a ciò che è stato per fare in modo che tutto questo non si ripeti.


Breve sintesi fotografica storica

Foto storiche Archivio Danilo Morell – Associazione Storica Cime e Trincee

La Grande Guerra al Col di Lana, rapporto completo – dal sito FronteDolomitico.it


Si torna quindi ai giorni nostri. Arrivo in vetta portando con me tutte quelle informazioni storiche che mi permettono così di assimilare ogni prospettiva con ciò che la storia insegna. Salgono delle nuvole dal versante che guarda verso Livinallongo, creando in maniera del tutto naturale un intensa atmosfera. Sembra quasi che le figure di quei poveri soldati siano ancora presenti, caratterizzati dal movimento di queste nubi così gelide da rappresentarne l’anima dispersa nell’infinito.

La chiesa, le baracche presenti e la croce di vetta vengono così abbracciate da questi elementi naturali. Onde di foschia in continuo movimento per creare un gioco di luci di un sole che con una certa difficoltà riesce a penetrare sulla montagna. E’ solo questione di istanti che vanno e vengono prima che il cielo in pochi attimi torni a dare definitivamente spazio al sole. Il mio è ovviamente un gioco dettato dalla fantasia, ma è così che voglio vedere le cose, mi aiutano a percepire maggiormente le energie dell’ambiente che mi circonda.

Giungere in vetta al Col è un momento del tutto particolare. Dopo aver reso omaggio con un mio pensiero personale a ciò che rimane, ritorno ad essere l’escursionista per antonomasia. La croce di vetta del Col di Lana si pone a 2450m di quota e il panorama che spazia a 360° si definisce come il centro perfetto che guarda verso diversi territori.

Punto di vista straordinario verso il Set Sas, che a Nord si allunga verso le Dolomiti di Badia. Le Dolomiti d’Ampezzo con l’area geografica del Falzarego, le Tofane e il Gran Lagazuoi a farne i porta bandiera. A Sud, una valle che si allunga verso l’Agordino, con in evidenza il centro abitato di Alleghe e la maestosa Civetta.

Croce di vetta e il Set Sas

Guardando verso l’Agordino e in lontananza la Civetta

Nuovamente il Set Sas, più a Nord le Dolomiti di Badia

Tutto questo a metà giornata, perfetto direi. Ma ora si riprende, lascio così questo sacro luogo per iniziare quello che è sicuramente la parte di sentiero più avventurosa e spettacolare di questa lunga cresta rocciosa. Ciò che inizia è un sentiero, il 21, che scorre lungo la cresta rocciosa che unisce a se il Col di Lana con Cima Sief.


Il sentiero attrezzato verso Cima Sief – 2424m

La parte più avventurosa quindi. Questa parte di sentiero cammina lungo il versante che guarda ad Ovest. Un continuo sali/scendi che si snoda tra i vecchi baraccamenti della Grande Guerra, caverne scavate nella roccia e tratti di trincea che portano nuovamente a quel periodo bellico. Un susseguirsi di bellissimi passaggi su roccia con tratti attrezzati con cordini d’acciaio a rendere più agevole questo tratto di sentiero.

Dopo aver lasciato un luogo che io definisco sacro e che tale deve rimanere, quello che ne fa parte è composto da ciò che rimane ancora presente dell’epoca. Il panorama non subisce nessuna variazione, ciò che alimenta la mia voglia di avventura si compone in ogni passo che si affronta. Oltre al sentiero attrezzato fanno buona presenza alcuni punti dove alcuni ostacoli si riescono ad oltrepassare grazie a dei scalini d’acciaio conficcati nella roccia.

I vari passaggi che si hanno di fronte impongono solo una piccola parte di impegno. Nessun rischio e nessuna situazione che possa mettere in difficoltà nemmeno l’escursionista poco esperto. Certo, in alcuni tratti c’è da porre un po di attenzione rispetto ad altri, ma con la garanzia che ad ogni passo si viene così coinvolti che anche ciò che sembra più difficile diventa un piacevole percorso da affrontare.

Vecchie gallerie della Grande Guerra…

Totale agilità e passo sicuro…

I passaggi più belli…

La croce di vetta di Cima Sief

Dopo questi momenti così intensi la croce di vetta di Cima Sief inizia pian piano a prendere fisionomia. Le parti di sentiero più impegnativo iniziano così a terminare e dare più spazio al normale Trekking in vista di questa nuova vetta, che nel contesto del territorio rimane sempre legato alla storia passata.


Cima Sief – 2424m

Questo lungo arco roccioso che nasce al Col di Lana termina la sua corsa in vetta dello Spiz de le Seleghe, o Cima Sief. Se si guarda indietro, verso ciò che si è lasciato alle spalle, è ben evidente questa formazione geologica ad arco. Un grande ed immenso abbraccio che racchiude a se i verdi alpeggi del Cenabona e de La Tavierna, una serie di insenature erbose che conducono a valle e che durante l’Estate sono l’alpeggio per antonomasia che guarda verso questo versante dell’Alto Agordino.

In vetta a Cima Sied 2424m

Punto di vista panoramico verso Badia

Ceppo commemorativo della Grande Guerra in vetta dello Sief

Il sentiero 21a, prosegue verso valle in direzione del Set Sas

A differenza del Col, Cima Sief lascia un’impronta decisamente secondaria dal punto di vista storico. Un ceppo in marmo testimonia comunque il suo valore essendo stata per quel periodo roccaforte dell’Esercito Austriaco, a pochi metri di tiro dal Col. Spettacolare spunto panoramico che finalmente si apre in modo definitivo al versante ad Ovest di questo territorio. In lontananza, dietro alla lunga spinale del Set Sas, il territorio geografico della Val Badia che finalmente entra in scena in questa mia lunga giornata.

Questo luogo, dal punto di vista escursionistico, è il termine delle grandi fatiche della giornata. In effetti dalla vetta seguendo il sentiero 21a inizia la discesa verso il Passo Sief. Particolarità di questo tratto di sentiero è data dal fatto che è possibile scendere per buona parte sfruttando le trincee austriache ancora presenti e ben agibili. Una possibilità interessante tralasciando buona parte del sentiero originale.

Un particolare che fa differenza. Una lunga serpentina che scorre al limite del terreno circostante. Si nota la perfetta linea di trincea costruita a misura d’uomo e con tutte quelle osservazioni per permettere quella sufficiente protezione in caso di bombardamenti di diverso tipo. Muoversi all’interno di questi “budelli” rocciosi con la piena consapevolezza che per diversi anni sono stati casa e luogo di morte per centinaia di giovani soldati fa comunque un certo effetto.

Mi piace rendere omaggio a questo luogo con questi semplici ma coloratissimi fiori…

Discesa poco impegnativa, effetto contrario che noto in altri escursionisti in direzione del Col di Lana che affrontano questa prima parte verso la vetta del Sief con un certo impegno ben visibile nei loro volti. Dopotutto quando si parla di trincee di guerra è ben pensabile alla loro locazione in luoghi impervi e difficili, che rende oggi tutto questo un Trekking che comunque in alcuni tratti impegna.


Passo Sief 2211m e gli alpeggi delle Federe

Un nuovo e repentino cambiamento di scenario. Arrivano gli alpeggi, quel luogo tanto piacevole che dopo la lunga e faticosa giornata sono il ritrovo di pace e tranquillità. Il Passo Sief si posiziona a 2211m di quota, punto di connessione di diversi sentieri che avvicinano i territori dell’Agordino con quelli limitrofi dell’Alta Badia e della Val di Fassa. Bella e di grande impatto visivo la vista che guarda verso la lunga spinate del Set Sas. Arrivato al Passo ci si avvicina notevolmente a questo massiccio roccioso, perfetta cornice naturale per gli animali al pascolo.

Verso il Passo Sief…

Passo Sief 2211m, ai piedi del Set Sas…

Dal Passo vista verso la Val di Fassa con i primo piano il Sella

L’intero territorio si compone di una serie di punti geografici che si allungano verso gli ampi spazi dominati dai prati, regno naturale di questi pascoli. Una serie di piccole spalle erbose tagliate in due da un sentiero inizialmente poco visibile (non numerato), per poi congiungersi con un’ampia strada sterrata che già dal Passo è ben evidente. Basta quindi seguire i punti di riferimento che si muovono all’interno di questo bellissimo alpeggio.

Sebbene non esista numerazione di questo tratto finale che riporta direttamente ad Andraz, una volta raggiunta l’ampia sterrata che scende verso valle il cammino si rende piacevole. Tutto immerso nel verde dove si incrociano diverse baite, alcune private adibite ad unità abitative di stagione e altre dove è frenetica l’attività estiva. Fienili, piccoli ricoveri per gli animali e altre per i vari bisogni durante la stagione estiva.

E’ tutto così pittoresco che sembra quasi di far parte di uno di quei quadri che raccontano e fermano nel tempo momenti dedicati alle attività estive a queste quote. Alpeggi in primis ovviamente. Si rientra così nei boschi, ancora qualche punto di osservazione verso il Set Sas, compagno di giornata indimenticabile, e del Col di Lana che da Sud mi guarda come voler far memoria di tutto ciò che mi ha regalato in questa lunga giornata.

Ed è proprio dai fitti boschi che termina questo mio ennesimo Trekking. Dai freschi boschi ai piedi del Bosch Roncion, un fazzoletto geografico che scorre ai piedi di una collina. Una serpentina che passa attraverso le ultime baite, per ritrovarmi nuovamente al cospetto del Castello di Andraz. Sono passate circa 8h da quando ho intrapreso questo anello, ed ora eccomi al punto di partenza.

Soddisfatto e ben ripagato per tutto. L’ennesima soddisfazione che ha confezionato un quadro naturale di grande spessore. Ho unito una lunga giornata di fine Agosto a quella che è una triste pagina di storia del nostro paese. Credo che le Dolomiti, soprattutto quel versante regionale più ad Est, siano un grande contenitore, un enorme libro storico da mantenere tale. Non serve solo studiare ciò che è stato, vedere e toccare con le proprie mani ciò che i libri raccontano siano la più bella testimonianza del saper e del ricevere tante risposte a tante domande. Ma una sola situazione la ritengo importante: la riflessione, e il Col di Lana è l’occasione perfetta per riflettere.


Col di Lana – Note Tecniche

Lo ritengo un anello fattibile per chi ha una buona preparazione alle lunghe giornate predisposte anche ad un dislivello impegnativo. La parte più difficile è l’inizio del sentiero che dal Castello di Andraz sale verso la vetta del Col (+750m). Raggiunta inizia quella che per oltre il 50% la classifico come una lunga discesa nuovamente verso Andraz. Dal Col di Lana a Cima Sief la parte più avventurosa. Le strutture originali della Grande Guerra anticipano una serie di passaggi straordinari in cresta, tra cordini di sicurezza e alcuni pioli a scala ben posizionati sulle rocce. Nulla di pericoloso, passaggi senza nessuna tipologia di rischio. Dalla vetta di Cima Sief al Passo Sief quella che è la parte finale, che si consolida con l’attraversamento degli alpeggi lungo la Valle del Federe e il rientro ad Andraz.


Col di Lana – La Mappa


Col di Lana – Il Video

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Location: Col di Lana – Agordino (BL)

Area Geografica: Agordino Dolomiti (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Dal Castello di Andraz seguendo il sentiero 21b

Link: Agordino DolomitiCastello di AndrazInfoDolomitiVenetoMontagnaLivinallongo Col di Lana

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