Col Quaterna (Val Comelico)


Ogni qualvolta mi accingo a scoprire qualcosa di nuovo l’emozione è forte. Quella sensazione di pura energia che mi accompagna verso un qualcosa che è ancora ignoto, un qualcosa che vedo con i miei occhi per la prima volta nella vita. Il Quaterna ho avuto l’occasione di passarci vicino solo per un paio di volte, girarci attorno per raggiungere altre mete con quella promessa di arrivare alla sua croce di vetta appena possibile. Da questa mia promessa sono passati circa due anni, e con la nuova Estate in arrivo quella croce è stato uno dei miei obbiettivi prefissati con la priorità che si pone alle situazioni più importanti.

La sua locazione geografica lo posiziona nella parte più a Nord dell’interno Comelico, la Val Comelico per la precisione. Ai suoi piedi la Val Lorera è quella perfetta linea che si divide questo verde e rigoglioso territorio con le vicine Dolomiti di Sesto e l’Alto Adige per eccellenza. Il verde, una caratteristica naturale che spesso rincorro nelle mie scelte escursionistiche. Un colore che mi trasmette tanta positività, tanto calore e quella meravigliosa sensazione di lunghe camminate immerse nella spensieratezza. E di tutto questo la Val Comelico ne fa un regalo dove nulla è lasciato al caso.

Comelico o Alto Adige?, un po di qua un un po di là

Sebbene per una prima parte mi muovo oltre confine regionale, dove ogni minima situazione mi fa ben capire di essere ancora lontano dalle mie Dolomiti Bellunesi, ciò che la mia mente raccoglie rimane ugualmente all’interno del verde Comelico perchè è dentro di esso che il Col Quaterna sta aspettando il mio arrivo. Il Passo di Monte Croce Comelico, punto di partenza a 1636m di altitudine, mi trattiene ancora per pochi metri all’interno di quel lembo territoriale delle Dolomiti Bellunesi. Il sentiero 131, che risale i boschi del Federaviero, in pochi passi conduce già oltre confine, pochi attimi per uscire teoricamente dalle mie predilette Dolomiti Bellunesi per trovarmi così già “catapultato” in territorio atesino. Difatti questa sua prima parte mi porta dall’altra parte, e le varie indicazioni presenti fanno già intendere la cosa.

La piccola chiesetta di St. Michael

Punto di vista verso il Popera

Il Federaviero mi accompagna in questa prima parte di sentiero con quella tranquillità che mi fa stare bene passo dopo passo. I boschi che mantengono ancora l’aria fresca di primo mattino e le prime tracce di quel debole sole che inizia a illuminare i miei occhi. La giornata è perfetta, nemmeno una nuvola su questo cielo incredibilmente azzurro e quella spensieratezza che mi fa sentire vivo, forte.

Essendo quindi all’interno del territorio delle Dolomiti di Sesto, devo giustamente abituarmi ad ogni situazione a cui vado incontro. Predominando la lingua di origine tedesca devo annotare bene ogni singola informazione. Segnaletiche di sentiero, territoriali ed altro sono abbastanza difficili da percepire alla prima lettura. Le Dolomiti di Sesto portano con se una forte tradizione Ladina e la vicina presenza del confine austriaco marca maggiormente questa sua caratteristica.

Deviazione di sentiero, qui si deve tenere la sinistra

Questa prima parte di territorio mi è molto famigliare. L’intera area del Passo Monte Croce la conosco molto bene essendo un punto di partenza che in passato mi ha condotto verso varie destinazioni. Anche questo sentiero, il 131 che si innalza all’interno dell’Oberkreuzmoos, è un posto molto abituale. Le sue ampie vedute che guardano verso i grandi e verdi prati del Sausbeerwald e del Federaleite, sono per me il monito di tanti ricordi legati al passato. I suoi odierni passaggi facilitati da lunghi pontili in legno che permettono di oltrepassare le Torbiere presenti lungo l’Hochmoos. Torbiere che rientrano all’interno di un progetto che valorizza la tutela di queste paludi e che mi rimanda a quando questi passaggi non erano ancora facilitati da queste comode strutture, ma bensì da tratti marcati che imponevano molta attenzione ai differenti acquitrini presenti.

Passaggio con vista verso il Sausbeerwald

Comodi e facili pontili in legno

La Torbiera, progetto Biotopo per la salvaguardia e la tutela di queste aree naturali

Vista sul Roteck (Monte Rosso 2390m)

Vista sulle Dolomiti di Sesto

Un po alla volta i boschi iniziano a diradarsi. La presenza del sole si fa sempre più accentuata e per la mia direzione di marcia, verso Est, è un gran colpo di fortuna. Baciato continuamente dal suo calore e da quei colori che grazie alla sua presenza prendono sempre più vita, quel spessore di grande importanza. Ormai mi sento padrone di tutto ciò che mi circonda, con quella sensazione di confidenza e quelle campanelle tanto famigliari che in lontananza cominciano ad entrare in scena. L’ampia strada sterrata che risale direttamente da Sesto, un piccolo torrente che costeggia il cammino e quel piccolo ponticello in legno da attraversare e che preannuncia l’imminente arrivo all’Alpe di Nemes Hutte.

Punto di passaggio molto particolare, momenti che uno dopo l’altro vanno assaporati in pieno

Da mia convinzione da sempre, il punto panoramico più bello che si possa incontrare lungo la Val Lorera. L’Alpe di Nemes Hutte è quell’occasione perfetta per una prima sosta, magari con una bella tazza di caffè abbinata a quella fetta di torta fatta in casa e quella straordinaria vista verso il Popera e le Dolomiti di Sesto direttamente dal suo alpeggio.

Avvolto dal silenzio non devo guardarmi troppo attorno, ciò che ho di fronte è come avere l’opportunità di guardare l’intero mondo a 360°, perchè solo in un unico punto di vista riesco a valorizzare per intero tutte le bellezze terrene.

Alpe di Nemes Hutte, Rifugio e Malga con le stalle adiacenti per la produzione diretta di prodotti caseari a km0. Poco o nulla arriva direttamente dai centri abitati, la sua cucina abbinata ad un eccellente cordialità la rendono uno dei luoghi più belli alle porte della Val Lorera.

Cavalli in assoluta libertà attorno all’Alpe

Ed è proprio da qui che tutto ha inizio. Si perchè tutto ciò che è stato in precedenza, sebbene con tutte le emozioni del caso, rimane il prologo di tutto quello che più mi interessa. Rientro così all’interno delle Dolomiti Bellunesi, lascio quella piccola parte di Alto Adige ringraziando per tutto ciò che per l’ennesima volta sono riuscito a raccogliere. Ora mi aspetta la Val Lorera, mi aspetta la croce di vetta del Col Quaternà ma prima di arrivare fin lassù ancora tante cose da vedere, da respirare con anima ed occhi sempre ben aperti.

La Val Lorera

Guardarmi sempre indietro. Certo perchè questo momento così importante non impone di guardare solo in avanti. Man mano che mi allontano dall’Alpe di Nemes Hutte devo valutare molto bene ciò che lascio lungo il cammino. Il panorama verso Ovest inizia a prendere forma, mi alzo leggermente di quota e questo mi permette di guardare ciò che mi accompagna da diverse ore in un modo continuamente diverso. Un susseguirsi di attenzioni da parte mia ad un qualcosa che, sebbene mi risulti famigliare, rapisce ogni mio istante e le foto che seguono non sono di rito, ma bensì un qualcosa dettato dal cuore come a voler fermare questi momenti così particolari.

L’Alpe di Nemes Hutte si allontana, ma quanto ha inizio sin da ora

Quel tronco, quasi a voler fermare il corso del tempo

Indicazioni per le vicine Malga Coltrondo e Rifugio Rinfreddo

La Val Lorera si compone in una lunga linea quasi perfettamente orizzontale. Qualche leggero sali e scendi che divide in due le vette a Sud della Val Comelico, e quelle a Nord con la lunga Cresta Carnica in alta quota a fungere da linea di confine con l’Austria. Uno dei suoi punti di vista più caratteristici è dato dalla figura piramidale del Col Quaterna che svetta brillando nel cielo lungo il versante più ad Est dell’intera valle

Vista sul Col Quaterna

Il sentiero di appartenenza, il 146, è ben precisare che si snoda per intero all’interno delle Dolomiti di Sesto. Il torrente Padola, leggermente più a valle, indicativamente è la perfetta linea di confine tra le due regioni alpine. Una delle sue caratteristiche più rilevanti è la presenza di liberi animali al pascolo. Le mucche, le leader per eccellenza, sono libere all’interno del territorio dell’Alpe di Nemes Hutte mentre lungo la valle uno dei spettacoli più belli che si possono incontrare è dato da un certo numero di cavalli e di capre. La loro libertà di movimento è data da quella sensazione che vivano quasi allo stato brado, fuori da qualsiasi limitazione divisa da recinzioni o altro.

Punto di vista della Val Lorera

La libertà…

Indisturbate nel loro pacifico Mondo

E si possono perfino permettere un gran bel panorama

Quanta pace e quanta serenità. Ad ogni mio passo vengo rapito da quelle situazioni che alimentano sempre di più ogni mia sensazione positiva. Sono molto felice, non solo per il fatto che mi trovo per l’ennesima volta all’interno di un Paradiso voluto, cercato. Sono felice perchè stimolato dal fatto che avrò per la prima volta l’opportunità di ammirare tutto questo da una visuale diversa.

L’unico rumore presente non è dettato dal vento. Lui soffia in maniera molto tenue, quasi a volermi accompagnare con quell’umiltà dettata da quella sua leggera presenza. Il Torrente Padola è la vera colonna sonora di questa mia prima parte di giornata. Quel suono che si alterna grazie alle distanze che il sentiero mi separa da lui. A volte così vicino e altre volte leggermente più lontano. Ma ora inizia la prima delle due parti più impegnative.

La semplicità raccolta in una sola immagine

Il versante più a Nord del Frugoni. Oltre di esso l’Austria

Ricordo perfettamente quella piccola baita privata che si innalza leggermente rispetto alla base della valle. Hirtenhutte, posizionata a 2030m come primo punto di vista più elevato che guarda verso la Val Lorera. I suoi pascoli che rendono vita a questa piccola dimora che sembra abbandonata a se stessa. Da qui le mucche possono tranquillamente abbeverarsi lungo le limpide acque dei piccoli torrenti che scendono direttamente dalla Montagna di Ferro (Eisenreich) 2665m, uno dei diversi torrenti che scendendo lungo la valle danno vita al Torrente Padola. L’ultimo punto per una piccola pausa, prima di intraprendere la lunga serpentina che innalza nuovamente le quote.

Heirtenhutte verso la Val Lorera

Heirtenhutte verso la Val Lorera

Se ne faccio ora una considerazione tecnica, da questo punto mi divide circa 300m di dislivello dal Passo Silvella, l’ultimo punto di passaggio prima di intraprendere la croce di vetta. Una lunga serpentina che si muove ai piedi del Frugnoni, vetta storica durante il primo conflitto bellico per aver ospitato importanti prime linee dell’esercito austriaco dove un fortino d’epoca ne testimonia un passato che per sempre rimarrà scritto sulle nostre pagine di storia. Le Marmotte si fanno sempre più sentire. L’intero territorio è un po il loro regno per antonomasia, e ben si sa che dove la formazione geologica compone vasti prati per loro rimane sempre l’habitat perfetto per la loro vita.

Vista sulla Sella dei Frugnoni (sx) e il Col Quaternà (dx)

Ora il sole è già in alto nel cielo, quel tepore delle ore precedenti si trasforma in quella giornata calda che, visto l’impegno attuale, rende sicuramente più impegnativa questa salita. Ciò che ho sempre trovato utile e di grande importanza nei momenti più impegnativi è il fattore che io considero di “osservazione”. Affrontare la parte più impegnativa di un sentiero guardandosi attorno con maggior interesse a qualsiasi minimo particolare. Soffermarsi verso le panoramiche che a queste quote iniziano ad allungarsi con continuità spaziando verso infiniti orizzonti in maniera graduale. I fiori, le Marmotte stesse che si muovono in continuità attratte dalla mia presenza e i pensieri che queste situazioni alimentano nella nostra mente in maniera più espansiva. Tutto serve, tutto aiuta ad affrontare i momenti più impegnativi nel modo migliore.

Le quote aumentano, la Val Lorera si completa sempre più

L’arrivo al Passo Silvella (Kniebergsattel) 2329m è un vero colpo al cuore. Non più solo la Valle e le Dolomiti di Sesto, ora posso tranquillamente sedermi e spaziare il mio sguardo verso il verde Comelico, quello che da questo punto di vista guarda verso Sud. Riuscire a nominare vette e luoghi che riesco a percepire da questo punto di vista è quasi impossibile. Sembra di arrivare a toccare con mano territori che si diradano lungo le Dolomiti Friulane, le Dolomiti che guardano oltre il Cadore e tutto questo a fatica si riesce anche a raccontare, bisogna viverlo.

Vista verso il Comelico dal Passo Silvella

Vista verso le Dolomiti di Sesto dal Passo Silvella

La croce di vetta e il Quaterna dal Passo Silvella

Varie destinazioni dal Passo Silvella

Il Quaternà è un vecchio vulcano che durante lontane Ere Geologiche era in piena attività. Da studi viene provata la teoria in cui le sue eruzioni laviche abbiano trasformato nel corso dei secoli buona parte del suo territorio circostante. La sua naturale formazione geologica difatti è composta esclusivamente da rocce vulcaniche di colore scuro, e lo stesso territorio che si pone alla sua base circolare riporta testimonianze di questo passato così lontano e quasi incalcolabile.

La piccola Madonnina posta alla base del suo versante a Sud, guarda con un senso di speranza verso la Val Padola e la Silvella, versante opposto che scende verso il Comelico Settentrionale. E’ lei che anticipa la salita finale, quella che porta direttamente in vetta al Quaternà, ed in questo caso diviene per me l’occasione di porgere a Lei dei miei pensieri personali.

La Madonnina del Quaternà guarda verso la Val Padola


Il Quaterna sarà pure un residuo vulcanico, ma si offre anche in gran stile

Raggiungere la sua vetta è questione di nemmeno mezz’ora. Impegnativa e con un bel dislivello certo, ma l’opportunità di avere a portata di mano la sua croce di vetta è quella carica di adrenalina che ti conduce ai suoi piedi. Arrivato in cima ciò che mi gira attorno è uno spettacolo a 360° di straordinaria Dolomia.

La vetta…manca poco ormai…

Col Quaterna (Knieberg) 2503m

Verso la Valle di Sesto

Verso la cresta del Frugnoni, in lontananza la forma piramidale del Rosskopf 2603m, vetta austriaca

Vista verso la Val Padola, il Popera e l’abitato di Padola

Vista lungo il Comelico Settentrionale con la Costa della Spina sulla destra

La Val Lorera per intero, sulla sinistra le Dolomiti di Sesto

Vista del blocco completo delle Dolomiti di Sesto, e a valle il Passo Monte Croce

Per non dimenticare i figli della Grande Guerra, quei figli portati alla morte per una Guerra mai voluta

Avete presente quel certo languorino che ti prende e che ti fa ricordare che sarebbe anche ora di mettere qualcosa di sano e gustoso sotto i denti?. Beh!, allora se lo avete presente ciò che mi induce in questo momento è il desiderio di mettermi seduto ben comodo con le gambe sotto ad un tavolino giustamente imbandito per quelli che sono i miei gusti e abitudini alimentari.

Saluto la mia nuova croce di vetta, da quassù ho già vissuto quelle emozioni e quei momenti che hanno coronato alla grande questa mia lunga giornata. Rifugio Rinfreddo o Rifugio Malga Coltrondo?. Si perchè una delle due sarà il luogo ideale per quel pranzo di metà giornata che ora mi merito come la medaglia di un’atleta uscito vittorioso da una grande impresa. Ma come ben si sa, la fame quando attacca nel punto giusto è ben difficile da gestire. Scendendo lungo la Val delle Pere, sentiero 149, punto alla prima (Rifugio Rinfreddo) gestendo la seconda (Rifugio Malga Coltrondo) per il caffè che segue un lauto pranzo.

Rifugio Rinfreddo 1887m per il pranzo

Buon appetito…

Rifugio Malga Coltrondo 1879m per il caffè..


Col Quaternà – La Mappa


Val Lorera Col Quaternà – Il Video


Location: Val Lorera – Val Comelico – Dolomiti Bellunesi (BL)

Area Geografica: Alta Val Comelico – Col Quaterna (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Dal Passo Monte Croce Comelico 1636m su sentiero 131 per L’Alpe di Nemes Hutte 1877m.

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