I Piani di Vissada – Comelico

Meraviglioso anello che costeggia la Val Visdende, nel verde Comelico.


Una bella insenatura erbosa che si innalza in direzione di Forcella Longerin, ai piedi dell’omonimo gruppo montuoso. Una bella ed entusiasmante scoperta, un alpeggio completamente esposto al sole, dove regnano indisturbate delle meravigliose colonie di Marmotte.

Una di quelle escursioni che anticipa l’imminente arrivo dell’Estate. Si respira già quell’aria fresca che dalle valli circostanti porta il calore del sole fino a rinvigorire questi verdi prati, all’interno di un meraviglioso contesto naturale.


Forcella Zovo – 1608m

Una bella avventura che ha inizio lungo il versante del Comelico che guarda verso la Val Visdende. Personalmente sono un assiduo frequentatore di questa bellissima valle. Di anno in anno mi muovo all’interno di quei territori che confinano con quest’area geografica, che, come molti sanno, nel suo estremo versante Nord è linea di confine con la vicina Austria.

Diamo il via a questo lungo anello, che dai Piani di Vissada vedono nel Monte San Daniele lo scenario meraviglioso per questa lunga giornata.

Rifugio Forcella Zovo – 1608m

Si parte direttamente dal Rifugio Forcella Zovo, situato nell’omonima Forcella. Il punto di partenza si raggiunge comodamente in auto, seguendo una stradina asfaltata che da San Pietro di Cadore sale in direzione del Monte Zovo e di Forcella Zovo.

Per quanto riguarda questo tratto carrabile, la via è molto stretta e a doppio senso di marcia. Questo comporta delle possibili difficoltà nel caso in cui nel senso opposto ci si incroci con un altro veicolo in carreggiata. Basta avere solo un pò di fortuna e trovare quel poco spazio sufficiente per il transito.

In data odierna (27/05/2k22) il Rifugio lo trovo ancora chiuso, per cui mi devo accontentare di dare inizio a questa mia giornata soffermandomi per qualche minuti all’interno di questo bellissimo punto di vista. Ne approfitto per respirare un pò di aria sana e fresca, quella che di primo mattino rinvigorisce corpo e anima.

Ottime indicazioni di sentiero poste ai piedi del Rifugio. Essendo un territorio che confina con la Val Visdende, da questo punto è possibile scende in pochi minuti all’interno di questa valle per altre destinazioni lungo questo verde territorio.

Sentiero per i Piani di Vissada 169, che oltre per i Piani stessi da indicazione per Forcella Longerin.

Da un punto di vista escursionistico, la Val Visdende è molto interessante per facili e tranquille passeggiate all’interno della sua valle. Malghe e abitazioni private formano una scenografia interna meravigliosa, colorata dagli innumerevoli alpeggi e animali al pascolo in assoluta libertà.

Per chi invece all’interno della valle vuole proporsi per una lunga e panoramica escursione, il Sentiero delle Malghe è quella perfetta simbiosi tra Trekking in alta quota e un ambiente completamente distaccato dalla reale quotidianità. Lungo ma se ben allenati fattibile in una giornata estiva.

Tabella indicativa della Val Visdende

Sulla sinistra il sentiero 169 per la Vissada, sulla destra la forestale per la Visdende…

Ad un centinaio di metri dal Rifugio delle tabelle geografiche identificano l’entrata territoriale per la Val Visdende. Adiacente a queste tabelle il nostro segnavia da seguire per i Piani di Vissada. Se sulla destra la forestale scende verso la Visdende, sulla sinistra un sentiero tiene leggermente a monte per seguire la linea 169 per Forcella Longerin.

Ed inizia così una piacevole passeggiata all’interno dei boschi.

Questa parte iniziale è molto facile e allo stesso tempo piacevole. Un sentiero boschivo completamente pianeggiante, con leggeri sali/scendi che mettono quel pizzico di pepe al mio cammino. I fiti boschi non permettono di ammirare il panorama che sulla destra si allunga verso la Visdende. In effetti questo primo tratto rimane ben coperto da questa meravigliosa vegetazione.

Da un punto di vista geografico, questa prima parte inizia lentamente ad avvicinarsi alla base di una serie di spalle rocciose che più a monte danno vita al Monte San Daniele, che nella fase di rientro sarà protagonista di questo mio anello escursionistico.

Basta iniziare a girare queste piccole spalle per trovare il bosco che inizia un pò alla volta a diradarsi, fino a permettere di ammirare da questo versante una parte della Val Visdende. Brilla ad Est, in direzione del sole che con i dovuti tempi inizia ad illuminare questa mia fantastica giornata

Leggera e facile salita…

Vista in direzione dei boschi in Forcella Zovo…

La Val Visdende…

Ed arriva quella prima parte di dislivello. Nulla di particolare ma che a differenza della prima parte cambia il modo di impegnarsi fisicamente. Sebbene questa ora sia l’unica via presente, la segnaletica non manca anche per il fatto che, risalendo verso i Crostoni della Vissada è possibile visitare un sentiero militare, dedicato ad una linea di trincea della Grande Guerra.

Un rumore leggermente acuto inizia a farsi sentire. L’acqua non manca all’interno di questo territorio, i Piani sono attraversati da un bel torrente centrale che da questo punto da vita alla bellissima cascata del Rio de Visada. Scivola con molta delicatezza lungo una spalla di roccia bianca e liscia.

Quel suono che interrompe un silenzio, una parte di Natura che parla ad alta voce.

Cascata del Rio de Visada

Roccia granitica nel versante opposto…

Inizia da qui un tratto più impegnativo

Inizia da questo punto questa parte più impegnativa. Il sentiero si compone di ottima battitura, dove la naturale presenza di sassi rocciosi diventano un valido motivo per rendere un passo decisamente più tecnico. Parte dei +500m di dislivello per raggiungere Forcella Longerin si affrontano proprio da questo punto.

Ottima occasione per rinfrescarsi per bene, e soprattutto per un adeguato e possibile rifornimento di acqua che una volta raggiunta la Forcella non sarà più disponibile fino al termine dell’anello completo. Bella fresca, un’occasione perfetta magari per una piccola pausa.

Sarà dopo aver attraversato il Rio che il sentiero torna ad essere più dolce e lineare. Ciò che è ben evidente è il fatto che la valle e i suoi piani ormai sono alla portata di mano. In effetti tutto cambia, non più roccia e boschi ma un territorio che si apre a cielo aperto. I Piani di Vissada.


Piani di Vissada – 2000m

Già da questo primo punto di vista immensi prati che si aprono d’innanzi. Verdi e rigogliosi, dove una vasta fioritura di Margherite, di Papaveri Alpini, Narcisi e soprattutto di Botton d’Oro, creano un vero Paradiso dove varie tipologie di Farfalle volano in assoluta libertà da un fiore all’altro.

Che spettacolo di Natura…

Con calma verso i Piani…

Botton d’Oro…

Il Paradiso mi attende…

Narcisi…

Meraviglioso benvenuto dei Piani di Vissada…

I Piani, uno splendore unico. Un grande alpeggio formato da verdi e rigogliosi prati, regno indiscusso di diverse comunità di Marmotte. L’emozione è forte, è la prima volta quest’anno che ammiro queste adorabili creature che finalmente riprendono la loro naturale attività di stagione.

Il loro fischio è inconfondibile, così potente da raggiungere ogni angolo di questo meraviglioso luogo. Corrono veloci da una tana all’altra, si vede che devono ancora prendere quella giusta confidenza con la presenza dell’essere umano. Dopo tanti mesi in solitudine, alcune abitudini vanno perse.

E’ un caloroso e meraviglioso benvenuto, mi piace tradurre questo loro atteggiamento in questo modo. Il vento soffia dando così vita alle piante e ai fiori che finalmente regnano dall’interno di questi luoghi così indescrivibili. Ci sono due punti che rapiscono il mio interesse. Infatti lungo i Piani è possibile visitare due luoghi che sono un pò il simbolo dell’intero territorio.

Seguendo sempre la linea di sentiero 169, seguendo il Rio Vissada, si nota da subito un piccolo particolare. Dista un centinaio di metri sulla sinistra del sentiero stesso, ed è il cippo commemorativo della Grande Guerra. Una deviazione d’obbligo, che mi porta fuori dal sentiero ma che merita la mia attenzione sia per un fattore di rispetto che storico.

Il cippo vuole ricordare quel periodo legato alla Grande Guerra dove, tra il 1915 e il 1918, lungo questi Piani perirono sotto i bombardamenti decine di Soldati italiani, di giovani ragazzi. La vicinanza con il confine austriaco rendeva questo territorio una prima linea di fronte sia difensiva che offensiva. Trincee e linee d’assalto, battaglioni che si dividevano lungo una linea ben definita e che copriva per intero questa parte del Comelico a stretto contatto con l’esercito Austriaco.

Dopo questa fermata d’obbligo non rientro nuovamente verso il sentiero principale. Proseguo la salita in direzione di Forcella Longerin mantenendomi in linea retta tra questi prati. Infatti tengo con grande facilità come riferimento una piccola baita che dista poca distanza da questo cippo. Tralascio quindi la via 169 e dopo una serie di piccole spalline erbose, sempre costeggiando il Rio Vissada, giungo al Cadon de Visada.

Che meraviglia. Una bellissima struttura che si pone in un versante dei Piani più a monte. Il Cadon de Visada è un bellissimo e rifornito bivacco aperto tutto l’anno, che lo vede però durante l’Estate come punto abitativo dei pastori durante il lungo periodo degli alpeggi. Lo trovo aperto, basta girare la chiave ed entrare all’interno di questo suo mondo che odora di montagna, di pace e serenità.

Un punto di vita assolutamente unico…


Cadon de Visada – 2072m

Di tutto ciò che potrebbe essere utile non manca proprio nulla. L’interno pulito ed in ordine, un grande tavolo con comode panche in legno, una stufa a legna che guarda verso una dispensa ben rifornita e un piano superiore con delle comode cuccette.

Bellissima espressione di ordine e rispetto, dove non deve mancare quella sensibilità che si deve porre come principio nei confronti di strutture come queste. Anche in questo caso vale la regola primaria dei bivacchi: rifornirli sempre con alimenti di prima necessità.

Il suo esterno si completa con questo quadro naturale così perfetto. Da questa sua piccola terrazza si guarda verso valle, andando a coprire quasi per interno i Piani e il meraviglioso habitat di cui sono composti. Si prosegue, Forcella Longerin non è lontana.


Forcella Longerin – 2044m

Lasciato il Cadon si riprende il cammino dal sentiero centrale, il 169. Per fare questo devo risalire attraverso i prati, senza una ben definita linea di sentiero da seguire ma tenendo come riferimento il 169 stesso che in questo frangente si trova leggermente più a monte.

In questo caso consiglio di focalizzare una linea di salita meno impegnativa, che vede il Cadon leggermente più a valle rispetto al sentiero originale. Ritornato sulla retta via il panorama che lascio alle mie spalle è un qualcosa di meraviglioso.

Riprendo così il cammino sul sentiero principale. Alcuni piccoli passaggi leggermente in salita e sempre in buona compagnia. Le Marmotte sono sempre attente ad ogni mio movimento o cambio di direzione. Fischiano e filano velocemente da una tana all’altra, che osservarle in questi loro naturali atteggiamenti è veramente piacevole.

Ora però si deve tenere un pò di attenzione. Difatti giungo ad un cambio di direzione e di sentiero. Il centrale, il 169, si unifica con il sentiero 165, che sulla carta è quello che accompagna in direzione del Monte San Daniele. In questo frangente è facile fare un pò di confusione, ma essendo un territorio privo di boschi il consiglio che do è quello di tenere come riferimento visivo la Forcella stessa.

Infatti è possibile vederla, come è possibile camminare liberamente anche al di fuori del sentiero sui liberi prati. La presenza delle tabelle indicative presenti in Forcella sono così talmente visibili che muoversi senza l’ausilio del sentiero diviene una semplice e facile passeggiata.

Le Crode dei Longerin dal sentiero 169

Fioritura stagionale…

Forcella Longerin si pone a 2044m, punto di osservazione superbo. Da questo suo punto così privilegiato brillano imponenti le pareti delle Crode dei Longerin e dei Torrioni omonimi. Una bella panoramica verso il versante più a Nord della Val Visdende (molto vicina da questo frangente) e il Monte Schiaron che riporta il mio sguardo nuovamente verso Sud, verso valle.


Forcella Longerin – Punti di Vista

Punto panoramico di grande spessore. Il verde Comelico

Le Crode dei Longerin (2305m – sx) e i Torrioni del Longerin (2405m – destra)

Vista verso la Valle del Palombino e parte della Val Visdende. Da questo punto sono ben visibili Casera Campobon e Casera Manzon

La vetta del Monte Schiaron (2246m)

Il Monte San Daniele (2250m)

Infinita prospettiva, un abbraccio gigantesco a questo bellissimo angolo del Comelico. Arrivato a questo punto posso benissimo considerare di essere giunto a metà dell’intero anello. Ora inizia la fase del rientro, quella parte che vede nel Monte San Daniele il prossimo obbiettivo di giornata.


Monte San Daniele – 2250m

Scendo verso valle, per un centinaio di metri cammino sui passi già fatti. In effetti per iniziare la salita in direzione del Monte San Daniele, devo agganciarmi al sentiero 165 che inizia la sua via leggermente verso i Piani. Anche in questo frangente cammino senza seguire il sentiero principale. Basta infatti coprire qualche centinaio di metri di questi prati e trovarmi facilmente a ridosso del 165.

Il sentiero 165, che accompagna senza ombra di dubbio verso il Monte San Daniele…

Un bel sentiero che da questi prati offrono una nuova visione dei Piani, una serie di punti di vista che completano così il grande territorio su cui ho camminato per buona parte di questa mia giornata. Bel risalto della gialla fioritura presente e il basso bosco di questo versante che un po alla volta inizio così ad incontrare.

Salita poco impegnativa. Mi riporta leggermente su di un livello di quota maggiore, attraverso questa nuova vegetazione ed una bella parte di cammino che si snoda su di una piacevole e panoramica serpentina. Questa è la seconda parte dell’intero anello, quella parte che io considero la più impegnativa da un punto di vista di tipologia di sentiero che ora si va ad affrontare.

Arrivo ad una forcella, in modo del tutto meraviglioso si apre su di una bellissima vista panoramica che vede nella Val Digon una delle principali situazioni che maggiormente attraggono la mia curiosità. Guardando bene in lontananza verso valle, noto la lunga e verde schiena erbosa della Costa della Spina, riportando alla mente un’altra bella escursione all’interno di questo territorio del Comelico.

Vista verso la Costa della Spina e di spalle l’intera spinale rocciosa del Popera

Ma tutto non si ferma unicamente a questo. Oltre la Costa la grande spinale rocciosa del Popera che con grande eleganza si collega alle vicine vette della Croda Rossa di Sesto. Cima Padola, Cima Bagni e la Croda Rossa, tutte ben visibili e da ammirare sebbene da questa loro loro lontananza.

Ciò che ora mi attende è una fase di attraversamento molto particolare, quella situazione che ho già menzionato e che per un fattore di sicurezza mi sento di dover segnalare in caso di un livello di esperienza escursionistico molto basso.

Da questa piccola forcella vista verso le Crode dei Longerin…

… e il versante ad Ovest di Cima San Daniele.

Circa 300m di una parte di sentiero che scende ripido lungo la base del versante Ovest di Cima di San Daniele. In certi tratti abbastanza ripido, franoso e da tenere come linea corretta di cammino le bandierine bianco/rosso disegnate in certi frangenti. Sbagliare linea di cammino è molto facile, questo comporta uscire di sentiero e trovarsi a dover “arrancare” tra la roccia franosa per rientrare lungo la linea di sentiero principale.

Non è molto esposto, se non in quei tratti in qui la roccia franosa è più presente. Durante l’Inverno la complicità del disgelo e la ripidità di questo versante montuoso, produce una serie di smottamenti rocciosi che inevitabilmente cancellano la battitura originale, rendendo quindi il proseguo abbastanza impegnativo. Da porre molta attenzione, si tratta di un tratto che ne richiede molta per evitare così spiacevoli e preoccupanti ruzzoloni.

Una delle emozioni lungo questo versante è la vista di due Camosci lungo la parte più a monte.

Se fatto con calma e bene, rimanendo sempre con occhi aperti sulla giusta battitura da seguire, alla fine sarà un passaggio molto avventuroso che una volta raggiunto il bosco guarderete come uno di quei momenti che di questo anello è bene valorizzare e ricordare.

Il bosco, quello che finalmente segue un cammino molto più piacevole e senza nessun rischio da correre e dove la discesa diventa più accentuata. I boschi sono quelli del Colle dei Pradetti, una spalla lussureggiante che vede al suo interno un piccolo gioiello di montagna…


Malga Pradetti – 1800m circa

Un piccolo gioiello incastonato tra questa fitta vegetazione. Una Malga non proprio in buone condizioni ma che ispira per una piccola pausa, l’ultima prima della discesa finale in direzione di Forcella Zovo. Una piccola perla, mi fermo in questo luogo a mangiare il rimanente del mio pranzo a sacco godendomi questo momento di spensierata solitudine…

Osservando con molta attenzione, il suo attuale stato di conservazione è stato penalizzato dalla tempesta Vaia che anche in queste zone boschive lascia segno del suo passaggio. Una parte di questa Malga è di fatto travolta da grossi tronchi sradicati dalla furia esplosiva di questa tempesta. E questo è ben evidente su questa nuova parte di sentiero.

Rimanendo sempre come riferimento il 165, mi addentro all’interno di una seconda parte di questo territorio dei Pradetti, dove in certi frangenti il sentiero stesso è ostacolato da enormi tronchi e dove la mano dell’uomo è riuscita ad arrivare per aprire alla meglio il passaggio degli escursionisti. Ma lo spettacolo rimane ugualmente devastante…

Ma comunque sia questa fase di cammino è ben praticabile. Da tenere sempre come riferimento le marcature colorate di rosso per avere così la sicurezza di muoversi seguendo la giusta via. Difatti dopo una serie di piccole serpentine e di passaggi in bilico tra i grandi tronchi di traverso, raggiungo la strada forestale. Il sentiero ora diviene il 154, che sulla sinistra da come indicazione Forcella Zovo.

E ormai si è quasi alla fine. Si cammina in modo piacevole all’interno di questo tratto finale. Una bella e lunga discesa, ampia e a tratti formata da una serie di serpentine che scendono sempre più nel cuore dei boschi che attorniano il Monte Zovo, fino ad arrivare ad una serie di tabelle direzionali di sentiero. Da qui infatti si sale verso il Monte Zovo e il Rifugio De Doo (sentiero 165), due punti escursionistici molto interessanti da prendere in considerazione.

Arrivo in Forcella Zovo, ritrovando così il Rifugio omonimo e punto di partenza di questa escursione. Un anello perfetto portato così al termine.


I Piani di Vissada – Note Tecniche

Bellissima escursione con un dislivello di +438m considerando il punto di partenza con il punto più alto (Forcella Zovo-Forcella Longerin). Da Forcella Zovo prima parte prevalentemente attraverso un facile sentiero tra i boschi. Entrati in Val Vissada leggermente distaccati dal sentiero principale, il cippo commemorativo militare e il Cado de Visada. Il tratto più difficile ed impegnativo quello che guarda il versante roccioso del Monte San Daniele.


I Piani di Vissada – La Mappa


I Piani di Vissada – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Piani di Vissada – Dolomiti Bellunesi

Area Geografica: Comelico

Regione: Veneto

Accesso: dal Rifugio Forcella Zovo su sentiero 169

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