I Piani Eterni – Dolomiti Bellunesi

La prima neve, il cambiamento e il nuovo che arriva.


Ritorno a distanza di un anno in Val Canzoi, una bellissima e lussureggiante vallata che si colloca in un angolo del Feltrino, all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Ritorno attratto dalla curiosità di poter ammirare nuovamente, e a distanza di 12 mesi appena, questo grande territorio che a differenza dell’Autunno del 2k21, ora si presenta completamente rivestito di bianco.  I Piani Eterni come non avevo mai visto prima, con l’emozione che prende il sopravvento.


Lago della Stua – 660m

Mi ritrovo nuovamente lungo le sponde del Lago della Stua, questo grande bacino d’acqua che dai suoi 660m di quota si pone nella parte carrozzabile finale della Val Canzoi stessa. Come un anno fa nulla di diverso. Primeggiano ancora i colori di stagione, mentre il bianco candore della neve lo posso notare unicamente nei versanti più alti, gli stessi che ora sono in procinto di risalire.

La lunga salita in direzione dei Piani non è molto semplice. Per quanto si componga per l’80% di un’ampia strada bianca, il suo dislivello finale è di +1050m, senza l’opportunità di camminare su alcuni punti più agevoli. Una lunga salita, immersa all’interno dei boschi che dalla Val Canzoi si innalzano in direzione della Val Slavinaz. Si parte dal Lago della Stua, sul sentiero 806 che si trova all’altezza della centrale dell’Enel per un primo tratto molto semplice e che porta nell’immediato alla migliore spensieratezza.

In Autunno già inoltrato per buona parte di questi boschi in bassa quota gli alberi presenti hanno già terminato quel periodo di spogliatura. Infatti l’ampia forestale si compone di ampie pozzanghere ricoperte da quel fogliame generico a formarne in certi punti una base melmosa e fangosa. Il lago lo trovo così prosciugato che faccio fatica a crederci a distanza di un anno. Questa situazione mi permette di valutare la profondità del lago stesso, ben visibile in quei frangenti di secca naturale e che ben mi fa capire la sua profondità. Nei confronti dei laghi ho sempre nutrito un certo timore, non è come il mare che per un motivo che non conosco mi da quella sensazione di maggiore sicurezza. Vedo il lago come un pericolo costante.

Considerazione a parte proseguo con molta calma il mio cammino. Per quella stessa esperienza vissuta meno di un anno fa, so bene che le energie e le forze saranno molto importanti per il mio proseguo. Giornata fredda ma limpida e con un cielo che promette l’azzurro migliore per questa mia prima uscita guardando alla stagione bianca. Oltrepassato il ponte che si pone nel versante più a Nord del lago inizia così quel tratto in continua salita e che fino ai Piani non mi darà più tregua.

È strana questa mia consapevolezza che per ora mi vede in cammino all’interno di un habitat ancora completamente sommerso dall’Autunno più caratteristico, per giungere poi alla sommità della mia meta con quello stesso habitat completamente diverso. Il sentiero rimane sempre con numerazione 806 fino a raggiungere un bivio con il cambio di direzione da seguire. Mi trovo in una località meglio conosciuta come Frassen. Il sentiero 806 prosegue in direzione di Case Frassen, mentre io seguo la curva a gomito che sulla destra prosegue la sua salita ma con numero di sentiero 802 che, come da comode tabelle indicative presenti, identifica i Piani Eterni e Malga Erera come corretta linea di cammino.

Non cambia nulla rispetto a ciò che a tempo dovuto avevo già affrontato. La lunga serpentina prosegue attraverso i boschi regalando pochi punti di osservazione particolari. Vengo attratto da alcune spalle boschive che si innalzano dalla Val Slavinaz, e da quelle prime tracce di neve sulle ampie cimi della Covolada Bassa. La fitta vegetazione presente, sebbene spoglia del suo naturale fogliame, non permette di guardare oltre se non in quei frangenti che denotano l’ambiente selvaggio che mi circonda. Alcune baite, alcuni masi che si possono ben osservare ma nulla di più.

È comunque un’esperienza più che positiva. Per l’ennesima volta mi confronto con quelle che sono le mie capacità fisiche, e questo sentiero è una di quelle perfette occasioni per valutare la mia condizione considerando che questo 2k22 è fino ad ora un anno dove posso ben dire di non essermi mai fermato per un periodo ben definito. Ma indipendentemente da una buona condizione fisica, questa è una salita che non regala e non concede nulla. Punti dedicati a qualche sosta sono solamente dettati dall’istinto e non da una situazione naturale di cui approfittare per qualche istante.

La strada bianca comunque sia mantiene sempre quella sua particolarità. Ben battuta e in certi punti facilitata dalla presenza di tratti ben cementati per rendere più agevole il cammino anche agli animali che a fine Primavera vengono accompagnati fino ai Piani, per uno degli alpeggi estivi più belli dell’intero territorio che si raggruppa in questo Parco Nazionale.

Il primo strato nevoso non tarda ad arrivare. Più che nevoso lo trovo ghiacciato al punto tale che nei tratti di strada cementata devo stare un po attento a non scivolare. È la prima neve dopo così tanto tempo, la prima vera sensazione che ora tutto sta nuovamente cambiando. A dire il vero porta con se anche un po di malinconia, dettata da quei ricordi che mi riportano indietro di qualche mese quando tutto questo era completamente immerso nel caldo estivo, e con quella sensazione di maggiore vitalità che da un sentiero all’altro si toccava con mano. Ora mi trovo solo, completamente solo al cospetto di una nuova e fredda stagione.

Ma la giornata continua, anzi sembra appena cominciata. A differenza dell’anno precedente mi sento meno stanco e meno provato da questa sua lunga salita. L’esperienza già vissuta ora insegna, e questo è sicuramente un punto a mio favore. Tempo di cambiare nuovamente linea di sentiero. L’802 infatti si divide in due rami completamente differenti. Se la forestale prosegue sempre più ripida in direzione del Monte Covolada, sulla sinistra un sentiero di montagna inizia una via di cammino tutta sua.

Come da tabelle indicative rimane sempre come numerazione 802, una variante che permette di raggiungere in minor tempo i Piani e che vede nel tratto abbandonato, quello che guarda verso il Covolada, la via del ritorno per dare così vita a questo mio anello. Ma lasciare la forestale ben battuta per un sentiero interno sempre più sommerso dalla neve non si traduce certamente in una situazione favorevole. Passo dopo passo la neve aumenta di volume, evidenti tracce di chi nei giorni scorsi mi ha preceduto semplificano forse la giusta direzione da seguire. Un passaggio su alcuni scalini e cavo d’acciaio per facilitare il superamento di un tratto leggermente esposto, ma che non crea nessun pericolo.

La battitura presente mi permette così di avere il giusto riferimento da seguire. Qualsiasi traccia del sentiero originale ora è completamente coperto dalla neve, solo dove in pochi frangenti qualche indicazione colorata sugli alberi è ben visibile. Tutto questo mi permette di districarmi con più facilità all’interno di questo sentiero boschivo e completamente sommerso da questo candido bianco. Il passaggio è molto interessante, un cammino che improvvisamente lascia l’Autunno per immergermi nell’immediato all’interno di un contesto completamente invernale. Come passare da una stagione all’altra in meno di mezz’ora.

Sembra quasi di non uscire mai da questi boschi. Mi sembra un tratto di sentiero infinito e che non porti da nessuna parte. Nessun punto di osservazione se non nei frangenti più a monte, c’è così tanta neve tra gli alberi che la possibilità di poter scrutare qualcosa all’orizzonte diviene quasi impossibile. Ma quando il sole inizia a far brillare questi monumenti naturali di ghiaccio, è ben evidente che la sommità maggiore di questa lunga salita è ormai raggiunta. E con essa i Piani Eterni.


Piani Eterni – 1700m

Ancora un centinaio di metri completamente pianeggianti. Il sole illumina l’intero versante che guarda verso Ovest, dove primeggia la lunga spalla che dal Col Sparvier (1757m) si allunga verso Le Piazzole. Completamente ricoperta di neve e con alcuni frangenti che tengono ancora in vita alcuni fazzoletti composti da quell’erba con quella sua caratteristica e calda colorazione resa così forte dal gelo. Durante l’Estate tutto questo si compone di un verde brillante, ma ora tutto varia da ciò che ancora resiste dell’Autunno in corso alle prime nevicate del nuovo che arriva. L’immensità non si fa attendere, una piccola forcella mi concede qualche istante di pausa per ammirare i Piani Eterni da quello che io considero il punto di osservazione più bello e significativo. Da questo punto tutto ha un senso, acquisisce quel valore che rende eterno tutto ciò che ora mi circonda.

Scendo con molta calma lungo una battitura già presente. E fortunatamente è così, perché sarebbe stato difficile districarsi su quei 40cm di neve farinosa che ora invadono i Piani. Una discesa che mi mette a stretto contatto con l’immensità di questo territorio. Spazi così ampi e privi di qualsiasi interferenza. Persino i boschi rimangono lontano da questo mio Paradiso in terra. Loro si inerpicano nei versanti opposti ai Piani, permettendomi così di percepire perfettamente quella sensazione in cui la terra si unisce direttamente al cielo. Una perfetta alchimia, un tutt’uno tra la terra e il cielo.

Da lontano intravedo un paio di figure, due escursionisti che sono saliti quassù il giorno prima. Hanno passato una fantastica notte nel ricovero invernale di Malga Erera ed ora, dopo un’esperienza sicuramente indimenticabile e al cospetto delle stelle più brillanti dell’Universo, stanno rientrando a valle. Un piacevole scambio di saluti, di opinioni e qualche accenno della notte appena trascorsa. Come non invidiarli, come non percepire in loro la soddisfazione di aver vissuto un’esperienza come poche, e con la prima neve di stagione.

L’intera piana che compone gli Eterni vede la presenza di due malghe. Casera Brendol (1686m) e la vicina Malga Erera (1708m), due diverse strutture all’interno di questo quadro perfettamente eterno. Se la prima, la Brendol, si dedica unicamente come alpeggio estivo, la seconda, la Erera invece si occupa principalmente al ristoro per gli escursionisti di passaggio o per chi sale fin quassù appositamente per loro. Casera Brendol è magnifica e molto ben tenuta. Quella sua lunga stalla formata da un considerevole numero di archi a farla sembrare di un’architettura di altri tempi. La sua origine infatti è datata addirittura nel lontano ‘700, con un completo restauro eseguito alcuni anni fa e renderla così luminosa ai nostri giorni.

Malga Erera invece è la seconda struttura “eterna” presente in questo Paradiso terrestre. Ambiente accogliente, offre ai visitatori la possibilità di acquistare i suoi prodotti caratteristici e di degustare qualche piatto tipico. La struttura, completamente in pietra come la “cugina” Brendol, ospita la cucina, i servizi, il caseificio e il bivacco sia estivo che invernale con otto posti letto. Tutto questo all’interno di un territorio che comprende 100 ettari di pascolo dove mucche e cavalli vivono la loro Estate in completo stato brado.

La semplicità che racchiude le cose più belle sento di viverla ora, lontano dalla quotidianità più sfrenata e a stretto contatto con un mondo che ora rimane fermo ed inerme al nuovo Inverno in arrivo. Tutto ciò che offre durante la stagione estiva ora rimane in pace con il mondo intero. Libero una panca e un tavolo esterno della Erera dalla coltre nevosa. Trovo così il mio spazio per il mio pranzo a sacco immerso nel silenzio assoluto, guardando l’intera piana illuminata da un sole tiepido e meraviglioso.

Il rientro segue una linea di cammino diversa rispetto a quella affrontata per la salita. Ora devo guardare nuovamente verso valle, seguendo inizialmente le indicazioni di sentiero 851 per il Passo Forca e Forcella Intrigos. Difatti solo alcune mappe escursionistiche segnalano il sentiero 802 che ora tiene come riferimento il Monte Covolada e la sua omonima forcella, mentre dalla Erera nessuna indicazione di riferimento 802. Ma è un sentiero che durante la stagione estiva si compone della strada bianca interna, mentre durante l’Inverno è facile, come nel mio caso, trovare una battitura già presente e che da come riferimento il giusto cammino da seguire.

Scende leggermente verso il versante più ad Est dei piani, trovando poi la segnalazione 851 che giustamente prosegue verso le Piazzole e il Col del Vallonetto, mentre tenendo leggermente la via verso Sud guardo direttamente al Covolada che in questo frangente è il mio riferimento geografico primario. Cammino praticamente lungo il versante opposto dei Piani, guardano ora la Brendol e la Erera da un punto di vista più lontano, e che raccoglie a sè tutta la bellezza della lunga spinale montuosa Occidentale che delle due Malghe forma la cornice perfetta.

Un cammino che prosegue completamente in orizzontale, un bel tratto di passeggiata comoda e silenziosa per iniziare ad innalzarmi leggermente di quel centinaio di metri e guardare in quella sua piccola forcella l’ultimo punto impegnativo della giornata prima della lunga discesa verso valle. Per quanto sia presente una marcatura di sentiero, questo versante è colmo di tanta di quella neve da rendermi conto che avere ora le ciaspole a disposizione sarebbe la soluzione migliore. Ma la situazione si fa ancora più difficile in quel tratto di salita che guarda verso il Covolada. Questo versante infatti è il punto con più neve, farinosa e che in certi tratti arriva oltre alle ginocchia.

Ma il proseguo è completamente emozionante, avventuroso. Quel primo confronto personale con la prima neve che dopo tanto tempo si riprende questi sentieri e questi luoghi così particolari. Arrivato in forcella non nascondo di essere abbastanza stanco, sudato al punto giusto ma illuminato da un meraviglioso sole che colora questi boschi innevati di un’energia vitale. Sembra di essere parte di un Presepe vivente, dove la capanna più famosa della storia della chiesa in questo momento diviene Casera Pinea (1663m).

O meglio ciò che resta di questa piccola Casera che, sebbene quasi sommersa dalla neve, riesco ad individuare e guardarla con una certa malinconia. Ora tutto si compone di una lunga discesa. La neve non molla la presa in questo versante che comunque sia è illuminato dal sole per quasi tutto il giorno. Alcuni tratti in cui quei 40cm di neve farinosa, nascondono alla base delle lastre ghiacciate su cui fare un po di attenzione, con la severa complicità di alcuni passaggi molto ripidi che tradiscono all’improvviso.

Raggiungo il bivio incrociato al mattino, quella variante del sentiero 802 che lasciando questa forestale sale in direzione dei boschi verso il Col Sparvier. Da qui è questione ancora di poco. Un paio di serpentine infatti sono ciò che basta per diradare completamente il manto nevoso e per ritornare nuovamente all’interno dell’Autunno classico. Quello del fogliame color fuoco, del fango e di quei tratti cementati che rimangono sempre ripidi e che confermano l’impegno che i Piani Eterni chiedono per arrivare fino a loro. Il torrente che scende lungo la valle torna a fare da colonna sonora a questo mio finale di giornata, e il Lago della Stua, ormai già nascosto al sole, mi riporta nuovamente dove tutto ebbe inizio.


I Piani Eterni – Note Tecniche

Una meraviglia. Credo che almeno una volta e indipendentemente dalle stagioni si debba salire fino lassù. Non è una passeggiata, quei +1050m di dislivello si affrontano appena lasciati i margini del Lago della Stua. Una bella ed ampia forestale certo, ma che in quasi 3h di cammino non lascia minimamente tregua. Arrivati al bivio con la variante sulla sinistra ciò che consiglio è di seguire le indicazioni (sempre su sentiero 802) ma che lasciano la strada bianca per salire attraverso i boschi. Da questo punto si arriva ai Piani in circa un’oretta di salita decisamente meno impegnativa.

Per il rientro, e per creare così l’anello perfetto, da Malga Erera seguite per un breve tratto il sentiero 851, come già descritto, per seguire poi la linea di sentiero 802 in direzione del Monte Covolada. Dalla piccola forcella, tenendo poi come riferimento i ruderi di Casera Pinea (1663m), tutto rientra nuovamente sulla forestale, o strada bianca, principale per scendere nuovamente sulla stessa via di cammino utilizzata al mattino. Da Malga Erera al Lago della Stua una tempistica di circa 2h30m in completa discesa. Un’escursione da poter affrontare tutto l’anno, Inverno compreso ma con ciaspole in dotazione.


I Piani Eterni – La Mappa


I Piani Eetrni – Il Video

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Location: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (BL)

Area Geografica: Alta Val Canzoi (BL)

Regione: Veneto

Accesso: dal Lago della Stua su sentiero 806 in direzione di Frassen – Malga Erera – Piani Eterni

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