Il Picco di Vallandro – Dolomiti di Braies

Un notevole dislivello per un grande Trekking in alta quota.


E’ come definisco raggiungere una vetta per me così importante. La sua quota finale, 2839m, acquisisce un grande valore personale se all’intera escursione do come punto di partenza il sentiero 37, che partendo dalla località di Carbonin (Cortina d’Ampezzo) si eleva con un dislivello di +1480m che potrebbero sembrare infiniti.

L’escursionismo impone delle valutazioni e dei valori che si devono ritenere puramente personali. In questo mio caso il Picco di Vallandro rientra all’interno di un particolare contesto escursionistico. E’ un po come se la fatica aumentasse determinati valori.

Tutto ha inizio all’altezza di un ampio parcheggio che si trova lungo la Statale 51 che collega Cortina d’Ampezzo a Dobbiaco, frazione di Carbonin a poche centinaia di metri dal centro residenziale Ploner. Il sentiero 37, una lunga ed ampia serpentina molto amata anche dagli appassionati di MTB, che lungo questa sterrata sale verso i verdi spazi di Prato Piazza.

Il sole viene ancora nascosto dai lunghi versanti che costeggiano la vicina Valle di Landro. Solo in certi tratti la sua luce riesce a penetrare attraverso i boschi della Val di Specie. Angolo naturale che appartiene ancora all’area geografica del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Devo dire che affrontare questo primo tratto mette un po di noia, ma si tratta di un piccolo “disturbo” mio personale dovuto alle decine di volte in cui mi sono imbattuto lungo questa sterrata.

Un valido motivo per una valida alternativa. Basta accedere direttamente al sentiero laterale che dopo un paio di curve di sterrata si innalza attraverso questi boschi. Rende sicuramente la salita più impegnativa ma mi permette di staccare definitivamente dalla ripetitività della sterrata stessa. Questa semplice soluzione riesce a mettermi a più mio agio attraverso il sentiero vero e proprio, quello vissuto direttamente da quel suo lato più selvaggio. Il sentiero, come da tabelle indicative, rimane sempre il 37.

Esco quindi da questa mia monotonia. Trovo così il mio bosco, l’ambiente che più mi si addice. Certo l’impegno richiesto è maggiore rispetto alla serpentina sterrata che allunga notevolmente l’itinerario. Ma devo fare ciò che mi fa sentire più a mio agio, e questo è un mio consiglio e non una considerazione che tutti devono seguire.

Seguo la segnaletica del sentiero 37 attraverso i boschi…

L’impegno è maggiore certo, ma io sto bene così….

Il contesto panoramico è da ritenersi di poco conto. La densa vegetazione presente composta unicamente da pini ad alto fusto non è che permetta di andare oltre a ciò che mi circonda. In alcuni rari spazi aperti riesco ad ammirare senza troppa difficoltà l’intero lato roccioso che forma il versante a Nord del Gruppo del Cristallo.

Ma oltre a questo non è ben visibile altro. La pace e la serenità del bosco mi accompagna così, con i suoi rumori e quei profumi dettati da una recente notte di pioggia appena passata. I vari torrenti che si formano nel giro di poche ore e che riportano a valle ciò che la notte ha scaricato su questi boschi.

“Ti sei mai fermato ad annusare in silenzio il profumo degli alberi dopo la pioggia…?”

Vista sul versante Nord del Gruppo del Cristallo

A monte della Seeland Tal, la Val di Specie

Una piccola alchimia di inizio giornata che scompare appena raggiungo il versante più a monte della Val di Specie, che già viene identificata come Seeland Tal. Certo, sono già uscito dal territorio delle Dolomiti d’Ampezzo (Dolomiti Bellunesi – Veneto) e mi sto già muovendo all’interno delle Dolomiti di Braies (Alto Adige), che mi suonano già familiari quei nomi che si identificano in quella loro lingua originale. Mi sembra così corretto identificare ciò che incontro seguendo la lingua tradizionale locale.


Val di Stolla (Tolla Tal) in Prato Piazza (Platz Wiesen) – 2000m

Entriamo dunque all’interno di questo nuovo contesto. Entro quindi all’interno del territorio geografico delle Dolomiti di Braies. I nomi di qualsiasi itinerario o contesto cambiano la loro espressione. Ciò che fino a poco tempo prima risuonava più seguendo la logica della mia lingua naturale (Italiano), ora ci si deve adeguare e confrontarsi con questo nuovo contesto linguistico.

Di tradizione molto forte, che si salda nella loro cultura in maniera inossidabile. Quel loro accento in cui percepisci un cambiamento radicale dell’ambiente in cui ti trovi e quel confronto con persone che comunque sia sono molto lontane dalla mia di cultura in maniera incalcolabile. Tutto ciò mi piace, mi interessa dialogare con loro e cercare di immedesimarmi nei loro pensieri e nelle loro valutazioni culturali.

Ultima parte di serpentina sterrata, imminente l’arrivo in Prato Piazza con sullo sfondo il Cristallo

E’ un luogo straordinario. Esco definitivamente dai boschi e tutto ciò che mi attende è una distesa di immensi verdi prati che durante l’Estate divengono uno degli alpeggi più belli della stagione. Il suo forte, quello della Grande Guerra, il Forte Villandro (Werk Platzwiese) ancora ben tenuto e testimone di una storia molto lontana, ma che non deve essere dimenticata. Il suo Rifugio omonimo, il Rifugio Vallandro (Durensteinhutte), posizionato ad hoc per una sosta di metà mattina e quella straordinaria panoramica che ad Ovest guarda verso il grande massiccio roccioso del gruppo della Croda Rossa (Hohe Gaisl 3146m).

Il Forte Villandro (Werk Platzwiese 2040m)

Lasciato il Forte Villandro, indicazioni per Il Picco di Vallandro (Durrenstein 2839m sulla sx)

Il Rifugio Vallandro (Durensteinhutte 2040m sx) e il Forte Vallandro (Werk Platzwiese dx)

La vetta della Croda Rossa (Hohe Gaisl 3146m) con ai piedi i pascoli della Val di Stolla (Tolla Tal)

Decido però di proseguire, mi piace di più la calma e la tranquillità di Malga Prato Piazza (Almhutte Platzwiese 2000m), più distaccata dalla sterrata principale che attraversa l’intera Val Stolla. Mi da così la sensazione di trovare quella pace che tanto desidero in momenti così miei, così particolari.

Malga Prato Piazza verso il Knollkopf 2179m

Malga Prato Piazza, alle sue spalle la vetta del Picco di Vallandro…

Completamente abbracciato dalla mia pace e serenità…

Centro turistico all’interno delle Dolomiti di Braies di grande intensità. La Val Stolla si raggiunge comodamente in auto risalendo una sterrata ben battuta e agevole per le auto direttamente dal Lago di Braies. Questo comporta un notevole afflusso di turisti praticamente per buona parte dell’anno. Il Rifugio Prato Piazza e il lussuoso Hotel Gaisl Croda Rossa completano questo bellissimo quadro turistico di grande interesse.

Ottima valle per facili passeggiate che si snodano all’interno di interessanti circuiti tra malghe, fienili e i pascoli che liberamente si muovono all’interno di questi lussureggianti prati. Ottimo punto di ristorazione la piccola Malga Stolla (Stollaalm 1977m) che si trova ben nascosta ai piedi dei Sassi della Croda (Gaislkopfe 2112m). Si raggiunge in circa 20 minuti di cammino dall’Hotel Gaisl Croda Rossa su sentiero 18.

E’ tempo di ripartire, inizia la parte più difficile. La vetta del Picco di Vallandro e i suoi +840m di dislivello che da valle mi dividono alla sua croce di vetta.


Picco di Vallandro (Durrenstein) – verso la vetta a 283m

Una linea di sentiero ben definita che dalla valle si guarda quasi per intero, fino a raggiungere la sommità e la croce di vetta ben visibile del Picco. Sembra così vicina che cercare di calcolarne un tempo di percorrenza approssimativo diviene quasi naturale. Ma la situazione è ben diversa, l’intera parete è completamente a cielo aperto e in balia del sole che nelle giornate più calde rende il proseguo abbastanza impegnativo.

Pure il suo dislivello in salita è qualcosa che guardando dalla valle tradisce. Me ne rendo conto appena lascio il sentiero principale per puntare l’attenzione e il mio passo verso l’unica via che mi porta in vetta. Un colpo quasi a bruciapelo considerando che devo ancora arrivare ad uno dei suoi primi cambi di direzione, e nulla a serve conoscere bene il sentiero avendolo già percorso altre volte. La montagna non fa sconti a nessuno.

Sentiero n°40, inizia la lunga salita…

Inizio a spingere sulle gambe. Ho appena affrontato si e no un paio di centinaia di metri di questa nuova parte di sentiero (il n°40), ma quei primi sintomi del mio respiro che si allunga fa ben capire che ora tutto diventa un confronto tra me e questa montagna. Vivo da sempre questo senso di faccia a faccia con quelle vette che già in passato mi hanno messo a dura prova, trovando in tutto questo quella forma di rispetto che la montagna stessa pretende.

Convivo con la fatica tra questa Natura in maniera completamente libera, accettando qualsiasi possibile “sfida” che essa mi riserva. La montagna è come la vita, se vuoi raggiungere i tuoi obbiettivi e realizzare così i tuoi sogni, devi per forza affrontare qualsiasi tipo di salita. Questo mi insegna la montagna, spingere con le gambe per arrivare alla sua croce di vetta ed avere ai miei piedi il mondo intero.

Questa parte finale l’ho sempre vista come una piccola ma grande prova che si ripete. Non ho molto spazio dove poter trovare anche quel piccolo metro di sentiero che mi permetta di respirare. Per recuperare di tanto in tanto la fatica, mi vedo dovermi fermare e cogliere così l’occasione per guardarmi attorno. Il panorama che si presenta diviene sempre più immenso, e la complicità dell’aumento di dislivello è complice di questa mia immensità.

Trovo a sorpresa (cosa mai capitata nelle mie varie escursioni al Picco) i pascoli della Val di Stolla più a monte rispetto ai verdi e lussureggianti prati della valle stessa. Sembra che questi pacifici animali abbiano trovato nelle quote più alte una qualità di erbe a loro più consone. La loro intelligenza fa guidare il loro naturale istinto verso luoghi che a volte sembrano quasi impensabili, ma nessuno come loro sa quale sia la scelta giusta da fare.

La giornata inizia a scaldarsi. Il sole di metà giornata picchia con grande insistenza lungo questo versante a circa 2400m. I verdi pascoli lasciano così spazio alle prime avvisaglie rocciose, il sentiero prosegue questa sua lunga serpentina e uno dei componenti più importanti per affrontare il Picco è quello legato all’acqua. Ricordo come fosse ora, quell’Estate del 2008 alla mia prima al Vallandro. Uno dei giorni più caldi di quella stagione estiva. Uno dei temi affrontati quell’anno dai media era dato dalla forte siccità che aveva stretto come una morsa l’intera Europa.

Questo sentiero, lo stesso di allora e con le stesse difficoltà, completamente arso dalla calura che perfino le bianche rocce del suo versante più a monte sembravano colarsi al sole. Quella scorta di acqua che per esperienza doveva sembrare più che sufficiente e l’unica fonte di rifornimento (circa metà salita) completamente a secco. La consapevolezza da parte mia nel dover risparmiare acqua il più possibile, ma questo suo sentiero continua a salire e la salita richiede anche quel naturale rifornimento dettato dall’acqua stessa.

Fortunatamente alcuni miei pensieri vengono così percepiti da qualcuno. La giornata non è da paragonare fortunatamente a quel lontano 2008, e improvvisi ma leggeri addensamenti nuvolosi creano quel leggero scudo naturale che permette al sole di filtrare un po meno. Le nevicate dell’Inverno passato sono state oltre la media e queste risvegliano rigogliosi torrenti che portano a valle rinfrescanti cariche di acqua. La presenza degli animali a quote più elevate testimoniano la presenza di questo nostro vitale e naturale elemento.

La salita è ancora lunga, mi incrocio con chi sta già scendendo a valle. Il loro passo è molto diverso, più agevole e con quell’espressione in viso di grande soddisfazione. Mi piace guardare le persone, incrociare il loro sguardo e notare dal loro modo di salutare quella forma di positività che ben mi fa capire la loro gioia. Noto nel loro abbigliamento alcuni particolari che mi fanno già capire che in croce di vetta quasi sicuramente si “respira” un aria più fresca, rispetto a quella che il mio attuale e leggero abbigliamento permette.

Appena giungo alla sommità del Picco, alcune sporgenze rocciose che guardano verso la Valle di Landro mi riportano in mente che la vetta è ormai vicina. Una serie di serpentine che si muovono lungo grandi e sporgenti terrazze rocciose, con delle imponenti gole che sembrano quasi volermi attrarre verso di loro. Il momento è magico. Ciò che non riuscivo a vedere verso il versante ad Est, ora inizia a delinearsi verso un orizzonte panoramico di grande intensità.

Ancora qualche passaggio che chiede un po di impegno. Dopotutto il sentiero ora è completamente composto da grosse pietre di roccia bianca, e questo impone un po di attenzione per non rischiare spiacevoli situazioni che potrebbero così rovinare questa mia grande giornata. Ecco la croce, la vedo da uno dei punti panoramici che guardano già verso le immense Tre Cime di Lavaredo. E’ li, questione di pochi minuti…

Mi basta espormi leggermente, per poi sparire nuovamente appena riprendo la linea del sentiero. Un piccolo passaggio su roccia attrezzata da una catena di ferro (poco impegnativa), l’ultimo strappo e lei che ad ogni mio passo si avvicina sempre di più. Il tempo sta cambiando, il cielo lentamente si arma di minacciosi cumuli nuvolosi neri e quel vento forte e freddo che mi riporta a quel mio pensiero in merito a chi stava scendendo a valle.

L’effetto visivo della croce di vetta è spettacolare. La guardo rimanendo fermo alla sua base, lei è immensa e il contrasto con le nuvole spinte con forza dal vento in quota le da quella forma di movimento, quasi a volersi librare nel cielo. Il panorama si muove in un perfetto 360° dove nulla manca all’appello se non alcune vette coperte da una serie di formazioni nuvolose che improvvisamente interessano buona parte del territorio.

Un passo dopo l’altro, ormai ci sono…

Il tempo sta cambiando, sembra quasi minaccioso…

Il Picco di Vallandro (Durrenstein) a 2839m

Arrivare fin quassù per me è l’ennesima soddisfazione. Poco importa se ho già camminato lungo la cima di questa vetta già diverse volte. Sono quelle situazioni che si ripetono e non cambiano mai di valore, di intensità. La montagna quando diventa un punto nevralgico la puoi salire centinaia di volte, le emozioni e le sensazioni rimarranno per sempre le stesse, come fosse la prima volta.

Nel centro foto le Tre Cime di Lavaredo

Dopo quel panino che va giù alla grande e che ricarica per bene le mie batterie posso finalmente godermi tutto ciò che mi sta attorno. Il risvolto della seconda parte di giornata non mi è proprio favorevole, le nuvole aumentano di intensità con qualche raro spiraglio di questo sole che ora mi manca tremendamente. L’aria fredda che sale con forza dalla Valle di Landro crea quella condizione che rende un pò difficile una lunga sosta in vetta. Nessun riparo, lo spazio che mi circonda padrone totale di qualsiasi elemento naturale.

Denti aguzzi di roccia lungo la spalla Ovest del Picco…

Straordinari riflessi dorati di questa bianca roccia

Racchiudo nel mio sguardo l’intera Valle di Landro, il centro abitato di Dobbiaco e l’intero versante roccioso che rientra all’interno delle Dolomiti di Braies. Arrivo perfino nel bellunese, dove riesco ad intravvedere tra la foschia i Cadini di Misurina, preceduti dall’imponente mole delle Tre Cime di Lavaredo. Dell’Ampezzano riesco ad osservare la grande cattedrale rocciosa che forma il gruppo del Cristallo, fino a guardare un bellissimo primo piano della Croda Rossa (Hohe Gaisl 3146m) purtroppo completamente avvolta da nubi temporalesche.

Questa è quella situazione che capita spesso durante l’Estate all’interno di questo ambiente naturale. I repentini cambiamenti di tempo che nel giro di poco tempo stravolgono progetti e obbiettivi prefissati. La quota è molto alta, la mancanza di qualsiasi possibile riparo induce a dover caricare nuovamente lo zaino in spalla per intraprendere così il sentiero di discesa. Lo stesso sentiero utilizzato per l’andata e il tempo di fermare nella mia mente secondi per me preziosi che saranno indelebili nei miei pensieri e ricordi più cari.


Il rientro in Val di Stolla

Come rientro verso valle mi prende quell’idea così particolare, che mi porta a diversificare in modo alternativo il ritorno e il rientro verso il Rifugio Vallandro. L’Alpe di Vallandro, l’intera spalla che compone il Picco è composta nella sua parte più alta prevalentemente di roccia, mentre quella che porta più verso valle è quella verde e variegata già descritta nella fase di salita.

I suoi pascoli che in pace e serenità dominano il panorama si aprono improvvisamente a favore del sole. Man mano che scendo ampi riflessi del cielo azzurro iniziano così a riscaldare questa mia seconda parte i giornata. Il piacere che inizio a sentirmi addosso mi da energia e il desiderio di uscire per un po dagli schemi. Lascio il sentiero 40 all’altezza delle prime avvisaglie in cui la bianca roccia lascia posto ai verdi prati.

La perfetta visibilità che ho dell’intero territorio che mi aspetta mi dona quella tranquillità di proseguire il cammino in totale sicurezza, e lasciare così la garanzia che il sentiero da ad ogni escursionista. In questa mia fase di rientro sono attratto dall’alpeggio, dagli animali che all’interno di questo straordinario contesto simboleggiano la pace, la tranquillità ma soprattutto la libertà!!. E’ un piacere vivo che sento addosso, avere quel senso di spensieratezza nel muovermi in totale sicurezza all’interno di spazi aperti che sembrano quasi infiniti. Gli animali al pascolo fanno il resto, e a me non resta che condividere tutto questo nel più assoluto silenzio.

Le nuvole fredde e minacciose trovate in vetta, quaggiù in valle sembrano un qualcosa di sconosciuto. Regna quell’armonia dettata da una giornata dove l’Estate sembra non essere mai svanita, abbracciati dal caldo sole di stagione. E’ una percezione che trova conferma nelle mie lunghe riflessioni, comodamente sdraiato su questo caldo tappeto erboso e coccolato dal tintinnio delle campanelle di queste adorabili creature.

E’ un bel momento, di quelli intensi e vissuti con gli occhi spalancati e pieni di vita di un bambino. Quando capita a noi uomini di essere rapiti dai fiori, da improvvise terrazze naturali dipinte dai mille colori?. Quando capita a noi uomini di essere così talmente coinvolti dalla semplicità e naturalezza di questi straordinari momenti tanto da dedicare loro un paio d’ore della giornata. L’alchimia, la mia, si ripete per l’ennesima volta. Fantastico!.

E come ogni favola, ogni sogno, tutto arriva ad una fine. Ma la mia è una favola speciale, l’ennesima, in cui ho potuto sentire l’odore dell’erba, degli animali al pascolo e della roccia selvaggia che in alta quota mi stava attendendo sotto il turbinio di nuvole fredde e minacciose. Il rientro verso il Rifugio Vallandro prosegue in questo modo, fuori dal sentiero di riferimento e libero di camminare con la massima disinvoltura lungo questo straordinario territorio.

Lasciato il Rifugio Vallandro riprendo così a scendere in maniera definitiva. Seguendo il sentiero 37 che mi riporta lungo la vallata ampezzana all’altezza di Carbonin, lo stesso punto di partenza di questa mia escursione. E pure qui, come all’andata, lascio la lunga sterrata scegliendo di rientrare nuovamente lungo quel sentiero secondario che mi ingoia lungo la Val di Specie e i suoi meravigliosi boschi.

E’ una discesa carica di spensieratezza e di pensieri da parte mia, che si collegano ad ogni momento di questo sentiero che mi ha accompagnato verso la croce di vetta del Picco di Vallandro. Ogni situazione naturale come il sole, il freddo vento delle quote più alte e quei cumuli nuvolosi e minacciosi, hanno fatto la loro parte essenziale. Hanno unito in un unica giornata i vari aspetti che in montagna identificano la Natura.


Picco di Vallandro – Note Tecniche

Escursione da punto a punto. Partendo dalla frazione di Carbonin (Cortina d’Ampezzo) a 1438m, si affronta un’unica salita fino a giungere alla vetta del Picco di Vallandro posta a 2839m. Dislivello complessivo di +1401m continuativo. Raggiunta la Val di Stolla consiglio una buona pausa presso la bellissima Malga Prato Piazza (Almhutte 2048m) e la sua bellissima terrazza esterna che guarda verso la Stolla e l’imponente mole della Croda Rossa. Per salire in vetta al Picco, dopo aver lasciato la Malga, si prende la deviazione su sentiero 40 che sale in vetta con un dislivello di +791m.

Questa è la parte più impegnativa della giornata. Il sentiero prosegue la salita mantenendo sempre alto l’impegno fisico. Durante le giornate più calde consiglio di avere con se una scorta di acqua maggiore rispetto alla media abituale. L’intero versante dell’Alpe di Vallandro è completamente privo di alberi e in balia delle giornate più torride, e non sempre è garantita la presenza dei torrenti che scendono dai versanti più alti del Vallandro. Raccomandazione che faccio sempre a chi mi chiede info in merito a questa escursione (Estate 2008 per esperienza…) .


Picco di Vallandro – La Mappa


Picco di Vallandro – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Alpe di Vallandro (BZ)

Area Geografica: Val di Stolla – Dolomiti di Braies (BZ)

Regione: Alto Adige

Accesso: Dalla frazione di Carbonin su sentiero 37 in direzione di Prato Piazza

Link: Dolomiti di BraiesSuedTirol

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