Incontri di Primavera

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Richiamo a gran cuore la nuova stagione. La Primavera, con i suoi colori, quel caldo sole che tempera il corpo e il nuovo che arriva. La bellezza, la magia di nuove vite che riprendono piano piano il loro cammino, dove la quotidianità è fatta di un continuo e repentino movimento. La Primavera porta con se nuove energie, si toglie di dosso quel manto bianco e gelido per vestirsi di colori e atmosfere che regalano la voglia di immergersi all’interno di questo contesto naturale.

Genzianella Viola delle Dolomiti

La Primavera può essere fonte di tanti pensieri, di tanti desideri che ora non attendono che essere esauditi. Porta con se il bisogno del distacco dalla quotidianità. Di fuggire dalle grandi città per tornare finalmente a respirare l’aria pura al cospetto di una flora e di una fauna che chiede solo di essere rispettata.

Guardo a tutto questo immaginandomi un nuovo e lungo cammino, fatto di tanti momenti di condivisione e solitudine. Un nuovo cammino lungo sentieri e forcelle che alimentano la mia voglia di vivere. Camminare lungo queste sue distese di prati in fiore, accarezzando con una certa attenzione gli ultimi fazzoletti nevosi ancora presenti.

Piccola Baita in Val di Zoldo

Voglio perciò raccontarti una storia, o meglio di raccontarti ciò che la mia immaginazione in questo momento così particolare sta sviluppando. Tutto nasce da ciò che mi lascio alle spalle, ciò che in maniera involontaria mi ha tenuto fermo senza poter liberare la mia passione per queste montagne che non conosce stagione.

Immagina di fare un piccolo viaggio tra questi sentieri. Di essere a mio fianco e di condividere con me due punti geografici completamente diversi. Di farlo a Primavera inoltrata, quando la neve ancora cerca di resistere alla forza del nuovo sole e la Natura continua in modo irrompente il suo nuovo percorso. Perchè così sarà.


Dal Pelmo al Mondeval – Val Fiorentina

Malga Fiorentina 1799m, verso il Pelmo 3168m

Chissà perchè, ma questo territorio della Val Fiorentina è sempre stato ispirazione per l’iunizio di un nuovo ciclo. Durante il primo periodo di Primavera una delle situazioni su cui bisogna porre molta attenzione è il disgelo. Di fatto il momento clou, quello che identifica maggiormente il nuovo che arriva, sciogliendo sotto i primi e caldi raggi del sole quella veste invernale che ormai ha fatto il suo corso.

L’Alta Val Fiorentina . Quel lungo sentiero che dal Rifugio Città di Fiume (1918m), posto ai piedi del versante Nord del Pelmo, si innalza verso il Mondeval, che durante l’Estate è uno degli alpeggi più belli in alta quota di tutto il territorio delle Dolomiti Bellunesi. E’ da qui che immagino questa metamorfosi. Questo nuovo cambiamento climatico che vede in quel fenomeno chiamato slavine come una delle attenzioni da porre con molta responsabilità.

Rifugio Città di Fiume 1918m, verso la Civetta…

Per esperienza in passato ho potuto vedere con i miei occhi quello che anche la più piccola di queste forze naturali possa essere devastante. Scegliere il Mondeval in Primavera è una scelta dettata dal giudizio e dalla sicurezza di una giornata immersa nella spensieratezza, dove l’unica attenzione dovuta è nel panorama e nel contesto naturale in cui ci si trova.

Tutto questo è sinonimo di responsabilità. Dal panoramico Rifugio Città di Fiume rimanere sempre al cospetto del versante Nord del Pelmo. Rrisalendo leggermente verso i boschi del Col de la Puina (2254m). Il panorama inizia ad estendersi, lungo la grande muraglia rocciosa delle varie rocchette, senza prima cogliere quella vista mozza fiato, che guarda verso la Valle del Boite.

Guardando verso la Valle del Boite. Il Sorapis (sx) e l’Antelao (dx)

Spettacolo delle Rocchette. La Prendera (2496m centrale) e la Ruoibes (2458m dx)

E’ un susseguirsi di continue emozioni. In questa neutralità percepisco tutta l’energia di una calda giornata. Il sole arricchisce in modo continuativo ogni mio passo. Il dislivello aumenta, arrivato in Forcella Roan sono già a 1998m, e lo scenario del Mondeval inizia piano piano a presentare quella sua caratteristica fisionomia. Sono fuori dai boschi, ora a cielo aperto posso finalmente guardarmi attorno. La Val Fiorentina e la Valle del Boite diventano un tutt’uno, panorama di grande effetto emotivo.

Il Pelmo (3168m sx) e la Civetta (3220m dx)

Il Col de la Puina 2254m

Forcella Col Duro (2295m sx), il Beco de Mezodì (2603m centrale), la Prendera (2496m dx)

Una delle sorprese più belle le trovo guardando verso quei primi spazi di erba finalmente libera dalla neve invernale. E’ ancora completamente rasa al suolo da quel peso portato per tanti mesi. Sembra quasi bruciata dal sole, secca e ripiegata su se stessa. Il miracolo prende piede. Da questo scenario così rigido iniziano ad allungarsi verso il sole i primi fiori di stagione.

Il Croco Primaverile

Pochi esemplari, i pimi che con coraggio e trepidazione sfidano ancora le miti temperature che soprattutto di notte riescono a scendere abbondantemente sotto lo zero. Devono ancora svilupparsi quei vasti prati completamente invasi da questi tappeti freschi e colorati. Tutto inizia da quel fiore che riesce a dettare legge durante questo cambio di stagione. Il Croco Primaverile che con l’Anemone di Primavera sono i primi a darmi il benvenuto, su dei prati ancora troppo rigidi per colorare all’infinito la mia giornata.

L’Anemone di Primavera e il Croco Primaverile. Uniti in questa nuova stagione…

Mi lascio trasportare da questa lunga giornata, disteso al sole per apprezzare questa nuova aria che sa di rinascita. La Primavera è arrivata, tutto questo mi trasmette una grande energia e positività. Sto molto bene con me stesso, nella mia solitudine, a contemplare tutto ciò che questo porterà nei mesi a seguire.


I Casoni di Valfredda – Agordino Dolomiti

Improvvisamente vengo catapultato alll’interno di un nuovo territorio. La mia immaginazione mi porta a Falcade nell’Agordino, in quella sua parte più ad Ovest che guarda al vicino Passo di San Pellegrino. La Valfredda e i suoi casoni.

I Casoni di Valfredda sono uno dei simboli culturali ed escursionistici di questo vasto territorio. Si trovano al confine con il vicino Trentino, e questo facilita notevolmente punti di vista che si allungano verso questo territorio. La vicina Val di Fassa e il massiccio delle Pale di San Martino sono due degli aspetti oltre confine.

E le Pale di San Martino che stanno a guardare

Tutto è composto da una lunga salita, facile e di poco impegno ma che conduce direttamente alle sponde del Pulpito di Fuciade (2870m) e della sorella maggiore, il Sass de Valfredda (3009m). Tieni come riferimento il Rifugio Flora Alpina (1798m), ci arrivi comodamente in auto direttamente dalla Provinciale che da Falcade sale al Passo San Pellegrino. Ora metti da parte tutti i pensieri, lasciati accompagnare da questo fantastico cammino dove entrare a stretto contatto con un luogo dove il tempo sembra si sia da tempo fermato.

E’ una valle meravigliosa. Vissuta durante il disgelo primaverile assume le sembianze di una nuova rinascita. Tutte le sue piccole baite e i fienili escono finalmente allo scoperto, la neve lascia definitivamente spazio alla loro bellezza e semplicità. Il tutto racchiuso all’interno di un’unica via principale, quasi a tagliare in due un’antica borgata di alta montagna.

Tutto si colora di quella tinta unita, quelle sfumature che compongono questi prati e questa roccia in un unica colorazione. Già, perchè l’erba che per tanti mesi è rimasta nascosta dalla forte pressione del peso della neve, assume, quasi per un miracolo di Natura, la stessa colorazione “frastagliata” di queste sue rocce.

Passeggiare lungo questo suo stretto vicolo è come tornare indietro nel tempo. Ogni singola baita, ogni fienile presente raccoglie a sè testimonianze di una lontana epoca. La montagna come era vissuta, prima dell’avvento del Turismo e della modernizzazione collettiva.

Di anno in anno, di stagione in stagione mi incammino sempre lungo questo suo territorio. Lo faccio come fosse una meta da rivivere anno dopo anno, da una situazione all’altra. Lo faccio perchè questo è un luogo che non tradisce mai le mie aspettative. Quel mio desiderio di ritornare indietro, in quel passato che non ho mai fatto in tempo a vivere di prima persona. Non solo la montagna, ma la perfetta simbiosi tra uomini e animali.

A Primavera inoltrata, quando il fieno era già pronto per alimentare gli animali, dalle valli i pastori risalivano questi crinali montuosi. Allora di strade non si poteva certo parlare, ciò che conduceva questa migrazione lungo questi versanti era quell’istinto, quel forte richiamo della montagna, che univa questi due diversi esseri viventi in un’unica collettività. Qui passavano giorni, notti. Passava il tempo lentamente, senza quella fretta e frenesia che ormai fa parte della nostra quotidianità.

Questa straordinaria sensazione di lentezza la vivo ogni volta che mi assimilo a luoghi come questo. Non ho mai nutrito quel senso di abbandono, sebbene siano strutture che ancora oggi vengono ben mantenute dai proprietari e utilizzate quasi sempre d’Estate. Rimangono ferme e silenziose, quasi a voler trattenere per se antiche leggende e storie che a quel tempo facevano parte dei racconti che si ascoltavano attorno ad un fuoco.

I Casoni mi accompagnano lungo il mio cammino indicandomi la via giusta da seguire. Mi allontanano da loro con estrema naturalezza, quasi a volermi accompagnare più a monte dove i pascoli regnavano liberi e spensierati.

Oltrepassata la piccola chiesa che delimita questo piccolo spazio urbanistico, si aprono grandi distese erbose. Quel regno, spazi quasi infiniti che determinano la loro grandezza una volta giunti ai piedi del grande massiccio roccioso che li attende più a Nord.

Il Sass di Valfredda (3009m – sx) e Cima del Formenton (2931m – dx)

Arrivato fin quassù si è veramente soli. Padrone dell’aria e dello spazio che ti circonda. Guardo con grande attenzione la lunga valle dal suo punto più alto. E’ di uno spettacolo che non concede nessun commento verbale. Solo la mia mente, nel suo silenzio assoluto, riesce a tradurre e a spiegare tutto ciò che mi si pone di fronte.

Cima dell’Uomo 3010m

Ti posso assicurare che tutto questo non te lo devi perdere. Risali questa valle in poco più di due ore, il giusto indispensabile per guardarti bene attorno e decidere come muoverti. Liberamente, trovando un’infinità di deviazioni e possibili scorciatoie. Di pericoli non ne trovi, e questo è un insegnamento che ci viene fornito dai primi pastori che si allungavano verso la Valfredda. Uomini e animali sempre al sicuro, la prima regola per poter così rispettare la montagna e salvaguardare la propria vita.


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