La Punta (Val di Zoldo)


Mai come d’Inverno lo scenario si presenta pieno di insidie, con quelle difficoltà che rendono anche una sola giornata difficile e impegnativa. Ti puoi aspettare di tutto, ad ogni passo ogni movimento è dettato dalla fatica, da quel dislivello che aumenta vertiginosamente con la presenza della neve e con esso la fatica stessa. E’ tutto in salita, anche nel senso metaforico perchè la neve cancella ogni minima traccia di quel sentiero originale creando delle linee da seguire che nascono per caso, seguendo l’istinto di chi mi ha preceduto e che di conseguenza diventano la mia linea, il mio riferimento.

Salire nelle quote più alte durante l’Inverno è una delle principali difficoltà che spesse volte incontro, non per mancanza di conoscenza di un determinato territorio ma perchè quei riferimenti essenziali, quei particolari così importanti vengono a mancare. Trovarmi smarrito è questione di un attimo, percepire quella sensazione di “mancanza” io la ritengo una delle situazioni che spesse volte affronto quasi come se fosse un monito, un campanellino d’allarme che mi sta segnalando che con molta probabilità sto per oltrepassare una linea che la Natura stessa mi pone di fronte.

In questo momento il mio discorso sta entrando in una fase molto particolare, molto più avanzata per il mio modo di essere escursionista, perchè dove voglio concentrarmi con queste mie parole è all’interno di un contesto che non lo si può definire “delle quote più alte o estreme”, ma bensì di una vetta poco menzionata ma che con i suoi 1952m è sicuramente uno dei punti di vista più spettacolari dell’intera Val di Zoldo. La Punta è una montagna composta per sua buona parte da un territorio boschivo, dove solo la sua estremità offre improvvisamente quel punto di vista che non penseresti.

Tutto parte da un piccolo paese, Zoppè di Cadore. Una piccola comunità a 1460m formata da poco più di 200 anime dove l’unica strada che risale direttamente dalla valle muore nel centro di questa piccola realtà e che in un certo senso ne delinea questa sua solitudine, questa mancanza di contatto con il Mondo esterno che io invidio perchè è una vera rappresentazione di pace e serenità. Arrivo in paese di mattina presto, tutto è ancora fermo al riparo da una gelida notte appena passata dove l’unico rumore presente è quello “regalato” da una piccola fontanella che, quasi per miracolo, continua a sgorgare dell’acqua quasi a dispetto della stagione in corso. Mi soffermo per qualche minuto in un punto ben preciso dove poter avere una vista del paese e dove nasce un’unica domanda seguita da tanti miei sogni.

La Punta la si raggiunge partendo anche da questo piccolo Paradiso immerso nel silenzio della Valle, seguendo un sentiero che durante l’Inverno lascia qualche debole traccia, ma facendo memoria del sentiero estivo ogni riferimento visivo è ciò che per me è importante. E’ la prima volta che risalgo verso la cima durante l’Inverno, la mia è comunque una sensazione che per buona parte è di “smarrimento” e dove percepisco, per l’ennesima volta, di quanti cambiamenti è composta la Natura da una stagione all’altra. Tutto avviene quasi per caso, tutto nasce e prosegue da quell’istinto in cui una semplice roccia e una tabella segnaletica diventano importanti indicatori della giusta direzione da seguire.

Casere, piccole malghe e fienili stagionali, tutto è fermo nella stessa posizione di chi ci ha messo la mano per l’ultima volta. Qualche attrezzo da lavoro di poco conto e la porta aperta di una piccola stalla che attrae la mia curiosità, cosa normale quando consideri tutto questo come una serie di valori aggiunti che non devono mai mancare nel proprio bagaglio personale.

Sono alcuni momenti di pausa, quei momenti in cui togli l’attenzione su quello che verrà dopo per concentrarti su queste situazioni che incroci lungo il cammino.

Il senso di solitudine che sto provando è molto forte

Il concetto legato alla mia solitudine in Montagna è una di quelle situazioni che spesse volte sottolineo. E’ un mio personale punto di vista che mi lega alla Montagna in modo molto particolare, quasi definitivo, e che crea quella forte saldatura, quella stretta morsa che sviluppa quell’equilibrio che io ritengo indispensabile nel rapporto Uomo/Natura.

Ma da dove parte questo mio concetto di fatica. Da quale presupposto io identifico una normale risalita al di sotto dei 2000m come una “Grande Fatica”.

E’ un insieme di situazioni in cui ogni contesto che incontro lungo il mio cammino raddoppia la mia difficoltà grazie alla complicità di tutti quei elementi che formano questo ambiente. La neve, la trovo alta e farinosa soprattutto lungo quei passaggi a cielo aperto, dove la mancanza di alberi ne ha permesso una caduta maggiore, più consistente. Le mie ciaspe in diversi frangenti non sono sufficienti per una continua ed armoniosa camminata e questo è una parte di situazioni che impegna, mantenendo comunque alta quella sensazione di avventura che in ogni stagione io riesco comunque a vivere. Ad ogni cambio di direzione devo stare molto attento come procedere. La Montagna sta di fronte a me, e seguendo il punto cardinale che guarda verso Sud la cosa si semplifica per buona parte. Nessuna traccia lasciata in precedenza, ha nevicato da circa un paio di giorni e nessun escursionista che abbia anticipato la mia uscita, almeno dalla mia parte geografica. Quella “Grande Fatica” ha inizio appena oltrepassata la “Forzela”, incrocio tra il mio sentiero e quello opposto che risale da Fusine, dove inizia la lunga salita attraverso il fitto bosco. La neve è meno presente rispetto al precedente tratto, è più solida, più dura e questa è la situazione più sfavorevole perchè sottili strati di ghiaccio ne compongano questa sua base naturale. Il mio riferimento estivo, quel riferimento che mi riporta alla lunga serpentina che si innalza verso la vetta, non ha nessun senso a questo punto. Non posso più contare su questo, devo solo seguire quella mia linea immaginaria guardandomi bene attorno e riuscire a gestire al meglio le pendenze meno evidenti, cercando di creare la mia serpentina di fortuna all’interno di questo contesto boschivo e ghiacciato.

Ramponi ai piedi la cosa non cambia nella sua difficoltà

Non cambia, le pendenze presenti mi impegnano sia fisicamente che come attenzione ad ogni passo che segue. Scivolare per mancanza di presa è questione di un attimo. Mi capita una, due e più volte, nulla di particolare ma che comunque sia mi fa capire come quella che io considero una situazione abbastanza tranquilla da affrontare diventi improvvisamente una cosa nettamente sottovalutata e piena di imprevisti. Quasi 300m di dislivello da La Forzela alla vetta de la Punta. Trecento metri in meno di 700m di sentiero affrontato per una buona parte in verticale considerando la difficoltà nel proseguire in alcuni tratti orizzontali.

Bosco, sempre quel bosco dove in alcuni tratti non riesco a vedere nemmeno il cielo e forti raffiche di vento che risalgono direttamente dalla Valle. Il mio corpo sudato e quella situazione di disagio dovuta dal freddo che penetra in viso, quasi a voler scorrere lungo la mia schiena. Arrivo in prossimità della vetta, improvvisamente il bosco si ritira lasciandomi l’ultimo tratto che conduce alla croce baciato da quel sole tanto ricercato.

Ora è tutto diverso. Basta guardarsi attorno e capire come tante cose abbiano un senso, quanto valore abbia essere ripagato di una certa fatica da tutto quello che compone l’ambiente che mi circonda. Fisicamente sono ancora stanco, sudato e con qualche brivido di freddo con quelle stesse raffiche di vento che arrivano dalla Valle a farmi memoria di essere un’essere umano. Dalla Civetta al Pelmo, lungo l’Antelao con quel punto di vista debole che comunque sia arriva fino alle Tofane. Se guardo bene e con attenzione sembra di avere tra le mani tutte le vette più grandi dell’intero Cadore. Devo guardare con scrupolo perchè quelle più dominanti come il Pelmo e la Civetta riescono comunque a darmi l’opportunità di quella sbirciatina tra una forcella e l’altra che mi concede di vedere oltre, dove mai si potrebbe immaginare.

Il seguito è un susseguirsi di pensieri personali, di riflessioni dove ad un certo punto perfino quel forte vento diventa parte di questo spettacolo che sto vivendo. Situazioni che nascono una dopo l’altra e che trovano il loro posto, dentro la mia mente, nella parte in cui raccolgo e mantengo le emozioni più belle.

Scendere nuovamente in paese è ciò che improvvisamente mi incuriosisce. Un senso di curiosità nel volermi confrontare con la gente che ai piedi di questa Montagna vive la sua quotidianità. Rimango abbastanza perplesso dal fatto che una buona parte di solitudine e silenzio lasciata al mattino la ritrovo nuovamente anche a tardo pomeriggio. Mi pulsa nel cervello una domanda: ma dove sono finiti tutti??…

Cima Punta – Punti di Vista

Spettacolare vista sul Pelmo

Il Pelmo

Vista sull’Antelao

Vista sulla Civetta

Ancora pochi passi, un’ultimo sforzo…


Cima Punta – Il Video


Location: La Punta – Zoppè di Cadore (BL)

Area Geografica: Val di Zoldo – Cadore – (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Su sentiero 497->499 da Zoppè di Cadore indicazioni La Fozela. Da Fusine, loc. Brusadàz, su sentiero 497->499 in direzione La Forzela

Link: Val di ZoldoVisitVeneto

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