L’Anello della Rozes (Dolomiti d’Ampezzo)

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Il “Classico”, l’anello per eccellenza che permette di abbracciare a 360° l’intero massiccio roccioso della Tofana di Rozes. Enorme muro dolomitico che svetta lungo il Falzarego con quella sua sagoma inconfondibile, che racchiude nella sua vetta a 3225m uno dei punti di vista sicuramente tra i più straordinari di questo intero angolo delle Dolomiti del Cadore, del Parco Naturale delle Dolomiti d Ampezzo. Il giro ad anello rimane ben steso lungo l’intera base della Rozes. Mettere da parte per questa occasione il raggiungimento della sua vetta più estrema si traduce nel tempo necessario per completare l’intera escursione che si snoda successivamente lungo la Travenanzes.

Amo molto iniziare le mie lunghe escursioni muovendomi già dalla valle. La Rozes e il suo intero itinerario può in alternativa richiamarne la partenza dal vicino Rifugio Angelo Dibona (2037m), e di conseguenza recuperare minimo un’ora di marcia. Ma ciò che mi completa maggiormente è il riuscire ad unificare un’intero tragitto nel suo 100% di possibilità di movimento. Partire dall’Alpe di Sotecordes, lungo la strada che sale al Passo Falzarego su sentiero boschivo 414, è per me quell’antipasto che in maniera piacevole assaporo immerso tra questi boschi e ai piedi della possente Tofana di Rozes.

Vista della Tofana di Rozes dall’Alpe di Sotecordes

Il Cason de Sotecordes

Vista sull’Averau dal Cason de Sotecordes

Vista sul Nuvolau dal Cason de Sotecordes

Perchè privarmi di così tanta Natura, tanto spettacolo attraverso un sentiero che impone poca difficoltà, torrenti e fitti boschi che mi conducono ad una baita privata, il Cason de Sotecordes, con le prime panoramiche che dal bosco guardano verso il versante opposto del Falzarego, quel versante riverso all’Averau, al Nuvolau e alle Cinque Torri.

Da qui è un susseguirsi di facile salita fino a giungere ad un bivio che su sentiero 412 mi indica l’imminente arrivo al Rifugio Angelo Dibona. Gli spazi si aprono verso le Dolomiti Ampezzane in maniera immensa, ora il punto di vista è più chiaro e nitido e il Dibona diviene quel mio personale consiglio per quel caffè di metà mattinata che non deve assolutamente mancare. Dopotutto si tratta di una leggera deviazione che porta via solo 10 minuti in più di sentiero, ma credetemi ne vale proprio la pena.

Il Lastoi de Formin (sx), il Cernera, il Nuvolau e le Cinque Torri (centrali), l’Averau (dx)

Vista lungo il Valon de Tofana

Il Rifugio Angelo Dibona 2037m verso la Croda da Lago (sx) e il Lastoi de Formin (centrale)

Rifugio Angelo Dibona 2037m

Il Rifugio Dibona, alle sue spalle la grande parete della Tofana di Rozes, versante Sud

Tabella indicativa del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo

Bene, pausa ben rifornita ed ora si torna leggermente indietro. Quei 10 minuti di deviazione che meritano da tutti i punti di vista, ritornando così al sentiero 403 e alle indicazioni che mi indicano la fantastica risalita lungo il Valon de Tofana.

Nel cuore del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, sguardo verso il Valon de Tofana.

Per chi come me ama fare sul serio questo è il momento in cui tutto improvvisamente cambia. La lunga salita verso il Valon de Tofana cambia completamente le carte in tavola. Non più boschi, sentieri facilitati o altro, il Valon apre le porte alla roccia più dura e selvaggia dell’intero territorio. Quella resa arsa dal sole estivo, da quella pendenza che fino all’ex Rifugio Cantore è calcolata in circa 540m solo dove un piccolo lembo di Punta Anna (2731m) favorisce in un solo istante un pò d’ombra. Ciò che mi rimane è la completa esposizione a questo versante che nell’ambito del Trekking d’eccellenza si concede tutti i meriti del caso.

Salire il Valon è come essere ingoiati da questo grande gruppo, il Gruppo delle Tofane che con Tofana di Mezzo (3244m) e la Tofana di Dentro (3281m) completano con la Rozes queste che io piacevolmente nomino da sempre come le “Tre Sorelle”. Una lunga serpentina ai piedi di Punta Anna, quel tratto direzionale verso la parete de Il Pilastro (2820m) per finire con la piccola gola rocciosa che si stringe tra guglie e campanili prima di raggiungere i resti dell’ex Rifugio Cantore (2557m).


Il Valon de Tofana

Guglie e campanili rocciosi lungo il Valon de Tofana

In primo piano la parete della Tofana di Rozes, in lontananza la Regina Marmolada

Ai piedi del Pilastro (sx)

Quel poco di ombra a disposizione….

Vista verso il Lastoi de Formin (sx), il Cernera (centrale) con alle sue spalle la Civetta e il Nuvolau (dx)

L’arrivo ai piedi dell’ex Rifugio Cantore

Un piccolo transito tra queste vecchie mura. Il vecchio Rifugio Cantore (2557m) è stato il padre di tutti i Rifugi presenti all’interno di questo territorio. Durante la Grande Guerra (1915-1918) fungeva da fortino e punto logistico per l’Esercito, al termine del conflitto bellico fu ripristinato dal Club Alpino come vero Rifugio escursionistico fino a che, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, riprese nuovamente l’attività legata alla Guerra e successivamente distrutto dai potenti bombardamenti. Ora ciò che si vede è ciò che realmente rimane come un triste ricordo per un evento che mai più dovrebbe ripetersi.


Ex Rifugio Antonio Cantore

Ex Rifugio Cantore 2557m, ai piedi di Punta Marietta 2973m

Due delle strutture ancora integre, sebbene pericolanti, dell’ex Rifugio

Ruderi che guardano verso Punta Anna 2731m

“Camera con vista” verso Punta Giovannina 2936m

Il Rifugio Camillo Giussani in Forcella Fontananegra

Eccomi al giorno d’oggi, lascio alle spalle ciò che il passato ricorda in modo molto chiaro, uno dei più gravi errori dell’essere umano. Lascio il Cantore con quell’immagine di Rifugio Alpino dedito al Trekking, immagine che è durata solo per pochi anni ma che per me sono sufficienti per mantenerlo vivo come quella casa di tutti gli escursionisti.

Il mio viaggio prosegue, ingoiato sempre più da questa roccia che ora inizia ad innalzarsi verso il cielo.

Osservavo in precedenza dalla mia “camera con vista”, quella che dalla mia foto guardava verso la parete di Punta Giovannina 2936m.

Eccezionale punto di riferimento per chi ama avventurarsi lungo le vie alpine più belle delle Dolomiti, liscia e grande parete che si innalza a quasi 3mila metri di quota dove ogni “ragno” delle Dolomiti può affrontare e sfidare alcuni dei passaggi più estremi e spettacolari lungo la sua linea di arrampicata.

Poco prima di raggiungere Forcella Fontananegra sento arrivare dall’alto delle voci, dei fischi che sembrano quasi dei segnali di riferimento. A primo impatto scruto ogni singolo particolare, voglio effettivamente sapere se ciò che sto pensando in questo momento sia realmente legato a questi straordinari “ragni”. Effettivamente non mi sbaglio, a circa metà della parete due minute figure (minute dovute alla distanza), un’uomo e una donna impegnati lungo questa vertiginosa performance. Riesco a vederli meglio utilizzando l’obbiettivo della mia telecamera, ad occhio nudo è estremamente difficile ma man mano che mi avvicino alla Forcella l’immagine diventa sempre più chiara e perfetta ad occhio nudo.

Rimango fermo per qualche minuto ad osservare quella loro performance, ne vale la pena e da questo per l’ennesima volta ne scaturisco quel pensiero in cui la visione da quel punto di vista deve essere straordinaria, il massimo del contatto tra Uomo/Natura al limite estremo. Lassù non puoi sbagliare nulla..

Grandi e forti emozioni. Mi sembra quasi di vivere sulla mia pelle quella loro stessa sensazione, dove il vuoto che ti accompagna deve avere una risonanza così forte da farti capire veramente quanto difficile, o addirittura impossibile, possa essere la linea di confidenza con la Natura.

Punta Giovannina 2936m dal Rifugio Giussani

Emozioni a non finire dunque. Al Rifugio Camillo Giussani 2580m è come cambiare completamente pagina ad un libro. Ora la mole della Tofana di Rozes cambia nuovamente aspetto. Termina così la sua parete più conosciuta, per iniziare a presentarsi con quella sua forma piramidale che da questo versante, il versante Nord, da inizio alla seconda parte di questa mia grande giornata.

Sia chiaro, non è la mia prima volta lungo questo anello. Torno di anno in anno per il piacere e le emozioni che questo itinerario mi trasmette. Torno da sempre perchè le Dolomiti hanno sempre qualcosa di nuovo da offrirmi, anno dopo anno. La Rozes, da questo versante per esempio, in questa Estate 2020 è completamente spoglia dalla neve e questo è uno dei particolari che istigano maggiormente il mio desiderio di raggiungere la sua croce di vetta, senza troppi problemi legati alla neve stessa e nei suoi completi 3225m di quota. Questo però comporterebbe un cambio di programma. Risalire verso la sua croce di vetta vorrebbe dire abbandonare definitivamente l’anello in corso e dedicarmi unicamente alla sua quota più alta. Ma il mio obbiettivo rimane ugualmente questo anello, sebbene tentato da quella sua forma piramidale mai raggiunta in vita mia.

Nessun problema, sarà sicuramente un’obbiettivo futuro…

Rifugio Camillo Giussani 2580m

Il Rifugio Giussani e all’estrema sinistra la vetta piramidale della Tofana di Rozes

Vista sulle Dolomiti di Fanes dal pennone del Rifugio Giussani

Piacevole ospitalità al Rifugio Giussani


Il Masarè

Il sentiero 403, rimane ancora lui l’unica via da seguire. Come un’arteria autostradale che ti accompagna verso quel viaggio che senti vivo dentro di te. Questo frangente geografico è quello più misterioso in assoluto lungo questa escursione. Non solo il Giussani, ma anche questo tratto del Masarè è quella parte che non è visibile da valle, nemmeno dalla Tavenanzes. Il Masarè è un’ambiente lunare, il sentiero si snoda attraverso enormi massi di roccia Dolomitica caduta da chissà quale punto più in alto. Enormi macigni che fanno da via naturale in questo tratto nascosto. Torrenti che da Le Maraje, gruppo montuoso che formano il Nemesis 2755m, scendono verso la Travenanzes divenendo un punto di rifornimento di liquidi ad hoc. Il Masarè è la roccia più selvaggia che si può incontrare lungo questo anello che si confonde con una cartolina panoramica di straordinaria profondità. Dalla sua base inizia a prendere vita il versante più a monte della Val Travenanzes, che con le Dolomiti di Fanes e il Gran Lagazuoi ne formano la cornice di questo quadro perfetto.

Il Masarè, in lontananza panoramica verso le Dolomiti di Fanes

Il Masarè, sulla destra la punta più estrema del Nemesis

Muri rocciosi che si innalzano verso il cielo

Quando parlo di cambiamento questa mia riflessione nasce da quella serie di punti di vista che cambiano con quella forza ed improvvisazione che lasciano senza respiro. La giornata è calda, una metà di Agosto dove il sole cocente si scaglia a tutta forza riversandosi su queste rocce bianche. L’impegno è minimo essendo questa parte del dopo Giussani che inizia a scendere verso la valle, ma ciò non basta per farti capire che questo ambiente lascia pochissima tregua ad ogni difficoltà.

Ora ciò che ho di fronte inizia nuovamente a colorarsi di verde, la Val Travenanzes inizia ad entrare in scena con nuove prospettive in arrivo.

Vista sul Piza Sud di Fanes 2980m

Il versante verso Nord della Val Travenanzes

Il versante verso Sud della Val Travenanzes. Si innalza verso il Col dei Bos 2559m (centrale) e il Gran Lagazuoi 2835m (dx)

Se identifico l’impegno affrontato sin d’ora (+ 850m di dislivello dall’Alpe di Sotecordes) guardando il sentiero 403 che risale direttamente dalla Travenanzes, non è nulla rispetto alla fatica di risalire verso il Giussani dal versante opposto. Ripido, franoso, scosceso e in alcuni tratti con l’appoggio di scalinate in legno per facilitarne la salita (e anche la discesa…onestamente). Panoramico e ampio nelle sue vedute ma, guardando per bene in faccia altri escursionisti in fase di salita opposta, decisamente impegnativo.

Però, come dico sempre io, la montagna per essere conquistata e per poter apprendere il meglio da Lei bisogna per prima cosa conquistarla.


La Val Travenanzes e la Cascata della Tofana

Pronto per la parte finale, arriva uno dei spettacoli più incredibili ed immaginabili. Si perchè ora la Natura regala un fine itinerario che merita tutte le possibili fatiche d’Ercole. Un regalo, una presenza che di anno in anno è sempre un incognita. La Val Travenanzes presenta sulla carta un’unico sentiero, il 404 che taglia di netto l’intera vallata. Ma non è così difficile scrutare per istinto un sentiero che rimane leggermente più a monte verso sinistra, un sentiero ben marcato e visibile che costeggia al limite massimo l’intera parete delle Tre Dita (2696m) e dell’intero versante ad Ovest della Tofana di Rozes. E’ un susseguirsi di sali e scendi, di passaggi sotto parete che danno quella sensazione in cui la montagna stessa ti stia per cadere addosso. Nulla di difficile e se guardi bene già da lontano inizi ad osservare una lunga linea bianca, una specie di coda di cavallo che scende da una parete nascosta tra le Tre Dita e la Rozes. Un miracolo di Natura, la Cascata della Tofana.

La si nota già da lontano, inconfondibile coda bianca di cavallo…

Ancora non percepisco il suo inconfondibile rumore, sono leggermente lontano e il vento che risale dal Falzarego per “inondare” l’intera Travenanzes ne nasconde il suo inconfondibile frastuono. La precede una timida ma ugualmente alta cascata, ci passo leggermente al di sotto provando una fresca sensazione che da benessere al corpo in questa calda giornata. Poi arrivo d’innanzi a lei, ai suoi piedi per guardarla da questo mio punto di vista così immenso….

Potenza della Natura…

Straordinario esempio di Natura, le Dolomiti per eccellenza…

Momenti così racchiudono mille pensieri, istanti che non puoi vivere solo per qualche minuto. Mi siedo cercando il punto più alto lungo questo sentiero, ora osservo e cerco di capire tutto ciò che questa meraviglia naturale riesce a trasmettermi. E’ difficile, le emozioni sono tante e i desideri da condividere lo sono ancora di più.

Spesso parlo di ciò che mi è influente da parte di questa Natura. Il punto perfetto dove potersi immergere con la mente e dare incarico agli occhi nell’elaborare qualsiasi pensiero personale. Trovo al cospetto di questa meraviglia quel mio piccolo fazzoletto di terra dove poter pensare, quasi a voler confidare sogni, progetti e richieste a questa enorme coda di cavallo bianco in attesa di quella risposta che possa esaudire ogni mio pensiero. Non so a voi ma a me tutto questo non solo funziona ma mi fa sentire anche bene.

Verde natura rigogliosa lungo la Travenanzes


La Val Travenanzes

La mitica, lunga vallata che prende forma ai 2332m di Forcella Col dei Bos. Verde lingua naturale che scende verso Nord con a destra il territorio delle Dolomiti d’Ampezzo (Tofane e Nemesis), con la parte sinistra il Gran Lagazuoi (Dolomiti d’Ampezzo) e le Dolomiti di Fanes in estensione verso il vicino Alto Adige. Punto di riferimento per diversi Trekking che si allungano verso questi territori, la sua verde e rigogliosa base attraversata per intero dal Ru de Travenanzes e il Col dei Bos 2558m che nel mio caso diviene il punto finale di questo anello Ampezzano. Ritorno ad ammirare l’intero versante Dolomitico del Falzarego. Il Lagazuoi 2752m che per la prima volta in tutta la giornata si lascia ben guardare, e ciò che durante le prime ore della mattinata brillavano alle prime luci di un nuovo giorno in arrivo.

Seguendo la traccia del Ru de Travenanzes

Segnavia sulla roccia del sentiero 404

Versante ad Ovest della Rozes dalla Travenanzes

Il Gran Lagazuoi da Forcella Col dei Bos

Da Forcella Col dei Bos, in lontananza le Dolomiti di Fanes e sulla destra le Tre Dita e la base della Rozes

La Croda da Lago (sx) il Lastoi de Formin, le Cinque Torri e in lontananza uno spunto del Pelmo (centrale), il Cernera, il Nuvolau e l’Averau (dx)

Il rientro è nuovamente quella confidenza con l’intera base della Rozes. Inizialmente il sentiero 402 che si congiunge con il 412 per l’attraversamento completo attraverso i boschi dell’Alpe di Sotecordes, gli stessi boschi che più di 7 ore prima sono stati l’inizio di tutto questo.


L’Anello della Rozes – La Mappa


L’Anello della Rozes – Il Video


Location: Gruppo delle Tofane – Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo (BL)

Area Geografica: Dolomiti d’Ampezzo – Dolomiti Bellunesi (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Su sentiero 414 dal Cian Zopè (Alpe di Sotecordes) per il Rifugio Angelo Dibona. Su sentiero 403 verso Rifugio Giussani e Masarè -> Val Travenanzes. Si segue sentiero 404 Val Travenanzes -> Forcella Col dei Bos. Su sentiero 402->412 per Rifugio Angelo Dibona e l’Alpe di Sotecordes (Cian Zopè)

Tempi di Percorrenza: Cian Zopè 1730m (Alpe di Sotecordes) – > Rifugio Angelo Dibona 2037m 60 minuti

Rifugio Angelo Dibona 2037m -> Rifugio Giussani 2580m 1h 45 minuti

Rifugio Giussani 2580m -> Cascata della Tofana 1940m 1h 45 minuti

Cascata della Tofana 1940m -> Forcella Col dei Bos 2332m 1h 45 minuti

Forcella Col dei Bos 2332m -> Cian Zopè 1730m ( Alpe di Sotecordes) 1h 45 minuti

Dislivello Totale: Cian Zopè 1730m (Alpe di Sotecordes) -> Rifugio Angelo Dibona 2037m +307m

Rifugio Angelo Dibona 2037m -> Rifugio Giussani 2580m +543m

Rifugio Giussani 2580m -> Cascata della Tofana 1940m -640m

Cascata della Tofana 1904m -> Forcella Col dei Bos 2332m +392m

Forcella Col dei Bos 2332m -> Cian Zopè 1730m (Alpe di Sotecordes) -602m

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One thought on “L’Anello della Rozes (Dolomiti d’Ampezzo)

  1. Ciao Stefano ,perdona la curiosità. Ho notato che hai compiuto il giro in senso antiorario, decisione presa per compiere il dislivello più elevato in salita ? Sarei tentato di percorrerlo in senso inverso cosi da potermi allungare per il rientro dal sent attrezzato Astaldi-rif. Pomedes-Dibona-Alpe di Sotecordes, ma pecco sicuramente di ingordigia ?
    Di nuovo…Buona giornata.

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