Le Crode de Pena (Val di Zoldo)


Piccolo raggruppamento di Crode che stanno alla base di Cima Pena, lungo quel sentiero che parte da Zoppè di Cadore in direzione del Pelmo e del Rifugio Venezia.

Le Crode sono parte di un contesto montuoso che fanno da cornice a quello che è il cammino di avvicinamento verso il Venezia. Molto più evidenti e con un punto di vista più ampio se le si guarda dal versante opposto, che tenendo sempre come punti di riferimento il Rifugio, parte dal Palafavèra muovendosi ai piedi del Pelmo stesso.

E’ la mia prima volta durante l’Inverno, la prima volta non solo in questa mia particolare destinazione all’interno di quest’area geografica che ha come riferimento il piccolo centro abitato di Zoppè. Sono nel cuore della bella Val Zoldana, una valle che frequento molto durante il periodo che va dalla Primavera all’Estate, tenendo solo delle puntate speciali durante le due stagioni rimanenti. Ecco che la cosa mi porta a vivere determinati itinerari come le mie “prime volte”, prime esperienze al di fuori di quello che abitualmente faccio.

E come ogni scoperta, ogni situazione analoga è occasione per vedere ed imparare sempre cose nuove legate a nuove panoramiche, prospettive e situazioni.

Capire al montagna è anche imparare da essa i cambiamenti da una stagione all’altra

Di Zoppè (1460m) ne ho avuto occasione di parlarne recentemente all’interno di un mio precedente Post. Piccolo centro abitato in quota maggiore rispetto alla valle, molto solitario e immerso in quel suo silenzio che fa star bene, che rilassa e che permette di vivere a pieno la serenità. Il sentiero estivo è quello più conosciuto e che con più facilità ti avvicina al Pelmo. Seguire le sue tracce durante l’Inverno è una situazione molto diversa, sebbene sia ben battuto per una buona parte e quindi con quel particolare di riferimento che lo rende più facile. Dire facile ancora prima di iniziare il cammino è un po come partire con il piede sbagliato, non sai mai cosa può accadere nel corso della giornata e le motivazioni posso essere di diverso tipo, compreso un cambiamento di programma.

Si, perchè quello che sin dall’inizio doveva essere il mio obbiettivo (Rifugio Venezia) nel corso delle ore è stato rocambolescamente cambiato per quella situazione in cui ho dovuto mettere in pratica quel famoso piano, il B che in ogni contesto che mi lega alla Natura e alla montagna bisogna sempre avere a portata di mano.

Tagliando subito la testa al Toro devo dire che il piano B è scattato nel preciso istante in cui ho dovuto desistere nell’idea di raggiungere il Rifugio. I tre giorni precedenti alla mia uscita sono stati caratterizzati da abbondanti nevicate e io mi sono trovato in quella che è stata poi la prima e limpida giornata di sole dopo quel periodo e in quella situazione in cui la neve stessa mi ha portato a desistere in quello che mi ero prestabilito.

Ma voi direte: ma come Stefano, impossibile proseguire lungo quel sentiero che durante l’Estate è di una facilità immensa??. Si rispondo, impossibilitato non solo io ma a quanto pare anche chi nelle ore precedenti aveva anticipato il mio cammino.

Il fatto è che sin dalla partenza del sentiero in quel di Zoppè la marcatura di altre persone era ben evidente, una marcatura che mi ha accompagnato fino all’altezza di quel passaggio che sta tra le Crepe di La Varalla e il versante più a Nord delle Crode. Una marcatura che all’improvviso si ferma diventando una serie di stato confusionale con impronte che si seguono in un continuo girotondo, alla disperata ricerca di un punto di proseguimento più idoneo e meno impegnativo. Il sentiero naturale è ovviamente perso, dove va in scena quel meccanismo in cui quel riferimento, anche se sbagliato, lasciato da chi ci ha preceduto diventa l’unica traccia da seguire per tutti quelli che seguono. me compreso!!.

Errore madornale, come trovarsi imbottigliati tutti all’interno di un’unica strada che improvvisamente si fa chiusa. Questa è una mia piccola osservazione che comunque deve insegnare, per l’ennesima volta ma deve insegnare. Ciò che si capisce da queste situazioni è il fatto di quel cambiamento che io spesso nomino all’interno dei miei Post. La Natura cambia il suo modo di essere, di esprimersi e di presentarsi di anno in anno. Non è mai come l’anno prima, qualcosa che cambia c’è sempre e a volte non ce ne rendiamo conto. Come le stagioni che cambiano in modo repentino i riferimenti, dove tutto ciò che sembra logico diventa un possibile problema. Questo imbuto casuale diventa il motivo in cui mettere in atto il sopra citato piano B. Si perchè la neve è così alta che diventa impossibile proseguire ciaspole ai piedi.

E di questa situazione mi fermo qua, taglio corto con la stessa velocità in cui decido di muovermi diversamente e la soluzione sembra, inizialmente, quella magia uscita dal cilindro di un mago. Ritornando sui miei passi faccio memoria di un tratto geografico incrociato poche ore prima e che improvvisamente accende la mia ispirazione per guidarmi verso un qualcosa di differente, ma che nella sua semplicità diventa un’importante fonte di energia.

Dei piccoli Tabià che guardano il panorama verso la Civetta direttamente dal Prà Rossito, un’ampia pianura per buona parte al di fuori del bosco ai piedi di Cima Pena.

Il luogo disegna la sua particolarità in modo molto accentuato perchè la data è quella del 7 Marzo 2020. Una data molto particolare, quel Sabato di inizio Marzo che segna l’inizio del periodo peggiore che l’Italia sta per incontrare dal dopo Guerra e che scatta in maniera inevitabile la notte stessa, con grande apprensione per tutti. Il lungo periodo (ancora in atto mentre scrivo questo Post n.d.r.) in cui ci viene tolta la libertà, dove la gente inizia ad ammalarsi e a morire in maniera disarmante. Una libertà tolta per una giusta ragione, una libertà che viene a mancare per far in modo che tutto possa avere una soluzione veloce e la meno dolorosa possibile. Ma la realtà dei fatti la conosciamo tutti….

Chissà perchè non andare oltre, chissà perchè ad un certo punto non è più stato possibile proseguire verso quel sentiero che mi avrebbe accompagnato fino ai piedi del Pelmo, all’altezza del Rifugio Venezia. Chissà perchè l’aria che si respirava quella stessa mattina era così particolarmente pesante. Una giornata con il sole splendente e il cielo di un colore motivante, ma chissà perchè tutto tutto dava l’impressione di trovarsi sul ciglio di un burrone dalla caduta incalcolabile. Magari tutto questo dettato da una situazione che stavo vivendo già da qualche giorno, una situazione premonitrice di quello che sarà poi nei giorni successivi, a partire dal giorno dopo nell’immediato.

Il mio è stato un piano B dettato da un situazione che si è venuta a creare e che ha dimostrato una grande differenza rispetto ai miei consueti piani B adottati in passato, che sentivo dentro, che maturavo in me stesso ora dopo ora…strana sensazione.

Indipendentemente da tutto questo vado comunque alla ricerca della positività, ignaro di quello che sarà dopo ma comunque sempre positivo quando mi trovo in mezzo alle mie montagne. Da questi Tabià raccolgo dei momenti molto particolari, panorami che si allungano verso la Civetta e le cime che si raggruppano attorno alla Val di Zoldo. Mi muovo all’interno di questa immensa piana stracolma di neve dove le mie ciaspe sprofondano fino alle mie ginocchia rendendo alcuni passaggi abbastanza impegnativi ma che mi regalano dei momenti che identificano quel cambiamento di programma proprio azzeccato.

Sono felice per questo, all’insaputa che quella sarebbe stata la mia ultima escursione stagionale senza darmi l’opportunità di poter godere come non mai di questi miei momenti così spensierati e carichi di libertà. Sono felice ma ora, mentre scrivo, devo comunque sia guardare in faccia la realtà e portarmi appresso quella sensazione di libertà lasciata su quella piana lungo l’Anello Zoldano un sabato di inizio Marzo.

Le Crode de Pena – Punti di Vista

Vista sulla Civetta

Vista sull’Antelao

Panoramica che scende verso la Val di Zoldo

Punto di vista

Attraverso i boschi

Tabià ai piedi di Cima Pena

Malghe e Tabià

Tabià

Il Pelmo

Il Pelmo

Spettacolare Pelmo


Le Crode de Pena – Il Video


Location: Crode de Pena – Pelmo – Rifugio Venezia (BL)

Area Geografica: Val di Zoldo (BL)

Regione: Veneto

Accesso: dal centro abitato di Zoppè di Cadore su sentiero 493 in direzione di Casera Rutorto e Rifugio Venezia

Link: Val di ZoldoVisitVeneto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.