L’ultimo Alpeggio – Comelico

L’ultimo di una lunga Estate, l’ultimo per un arrivederci.


Con un po di malinconia saluto l’Estate a modo mio, nella maniera che più simboleggia la bella stagione e le lunghe giornate tra sentieri e Rifugi. L’alpeggio è stato quel mio perfetto compagno di viaggio. La presenza di queste meravigliose creature sono state il colore e la libertà che nessun altro essere vivente esprime all’interno di questo contesto naturalistico.

Questa mia giornata così particolare ha inizio all’interno di un territorio che geograficamente si divide in due parti. Dal Passo di Monte Croce in Comelico per attraversare l’Alpe di Nemes e iniziare così una bellissima escursione all’interno della Val Lorera.

Ma non si tratta della Val Lorera in se che vi voglio parlare. Di questo potete trovare un articolo dedicato a questa verde valle dell’Alto Comelico, leggendo questo mio articolo già reso pubblico diverso tempo fa. Questo momento è dedicato a loro, e al loro mondo.

Mi congedo dall’Estate con quel pizzico di malinconia guardandomi indietro, alla ricerca di ciò che la bella stagione mi ha regalato in tutte le sue sfumature. Scelgo quindi questo bellissimo alpeggio che si divide tra le Dolomiti di Sesto e l’Alto Comelico. Ho bisogno di stare solo, di vivere l’ennesima giornata di sole a modo mio, a stretto contatto con questa antica cultura dedita ai pascoli.

Tutto si racchiude in una manciata di ettari di territorio. Tutto ha inizio dal passo di Monte Croce in Comelico, punto di partenza di tante avventure all’interno di questi due territori. La giornata è serena, fresca e soprattutto solare, e le previsioni per la giornata sono a mio favore. La fine perfetta per dare il benvenuto al nuovo nel migliore dei modi.

Ciò che desidero in questo mio articolo è di non essere ripetitivo, di non divulgarmi troppo su cose già dette e raccontate come le mie esperienze nei diversi periodi dell’anno. In effetti questo itinerario che sale in direzione dell’Alpe di Nemes (sentiero 131) lo potrete scoprire dal mio archivio, guardando a questo territorio geografico sia d’Estate che d’Inverno.

In questo momento così particolare voglio ricercare quei primi accenni di quel colore che sta completamente cambiando la fisionomia della Val Lorera, verde e lussureggiante durante la stagione più calda. Devo dire che in certi frangenti riesce a contrastare molto bene le prime escursioni termiche che in particolar modo di notte creano quelle prime velature di brina.

I prati che scorono lungo l’Oberkreuzmoos risaltano maggiormente questo primo cambiamento, mentre i boschi rimangono ancora immersi nella loro colorazione stagionale. Verdi e rigogliosi come se nulla dovesse ancora iniziare. Il sentiero 131 si muove all’interno di questa parte territoriale di competenza delle Dolomiti di Sesto. Si deve arrivare all’Alpe di Nemes Hutte per scavalcare così quella linea immaginaria che divide l’Alto Adige dalle Dolomiti del Veneto.

L’alpeggio lo si raggiunge in circa 1h di facile cammino. Boschi e ampi spazi di un erba ormai poco utilizzata, la totale assenza degli animali in questo frangente ne testimonia la scarsa qualità. Il tintinnio, quello inconfondibile inizio ad udirlo lungo quel pacifico tratto di sterrata che precede l’arrivo all’alpeggio. Durante l’Estate si è abituati a trovare i pascoli già presenti lungo le sponde del torrente che scende inesorabilmente verso valle. Ora però l’assenza totale, ma con quell’inconfondibile richiamo che mi fa intendere ugualmente la loro presenza.

Arrivare all’Alpe di Nemes Hutte è come aprire un libro a cielo aperto. Da questa splendida struttura la mia memoria inizia un lungo viaggio a ritroso, a tutto quello che l’Estate mi ha regalato nelle occasioni in cui la mia curiosità e i miei obbiettivi mi portavano lungo questi sentieri, a stretto contatto con un’alpeggio straordinario.

Di quello che ne rimane ora porta la presenza di alcuni cavalli in assoluta libertà. Il tintinnio che sentivo in precedenza è dettato dalle campane che alcuni di loro portano addosso. La loro posizione si colloca in una delle terrazze più belle che guardano verso i massicci rocciosi del Popera e della lunga spinale che compone la Dolomia delle Dolomiti di Sesto.

Rimangono solo loro, a testimoniare l’ultimo frangente di un’attività che per tutta la stagione è stata frenetica e piena di vitalità. Le lunghe e calde giornate passate hanno ospitato tra questi verdi e lussureggianti alpeggi un numero elevato di mucche, capre e loro, questi bellissimi purosangue a farne l’ultimo baluardo di vita animale prima che il gelo fermi tutto nuovamente.

Quello che segue poi è la Val Lorera. Bella e infinita, resa viva da queste verdi spalle erbose che si innalzano verso le Pale del Decano per poi sconfinare con la vicina Austria. Ed è proprio su queste sue alti spalle che c’è del movimento quasi inatteso. Quel tintinnio che non fa più parte dei quadrupedi che ormai mi sono lasciato alle spalle, e troppo lontani per percepire quel rumore così famigliare. Si tratta di una manciata di mucche, si muovono su di una ripida spalla sconnessa alla ricerca dell’erba migliore.

Con molta probabilità quella che sta più a valle non è così tanto preferita. In effetti ampi strati erbosi sono coperti da una leggera velatura di brina, mentre quella lungo queste spalle identifica una qualità che per il loro istinto è sicuramente migliore. Risalgo questa spalla, non c’è un sentiero o una possibile segnavia che mi permetta di giungere a loro con facilità. In certi frangenti devo guardare molto bene ogni mio passo, immerso in improvvisi acquitrini e zone fangose.

Ma è qui che le trovo, sono solo cinque esemplari presenti. Il loro piccolo angolo di pace e di libertà, quella che mi trasmettono in ogni momento ed in ogni mio pensiero. Ma la valle è ancora lunga, scendo nuovamente per il sentiero principale che in maniera del tutto spensierata eleva leggermente il dislivello ai piedi delle verdi spalle delle Pale del Decano.

Lungo questi prati vigila silenzio e solitudine. La giornata si mantiene perfetta per chiudere nel migliore dei modi questa stagione. Questa bellissima valle durante la stagione calda è un punto di transito escursionistico molto importante. Lasciato l’Alpe di Nemes si entra all’interno del territorio del Comelico, rientrando così nelle Dolomiti Bellunesi, le Dolomiti del Veneto.

Questo lungo sentiero che attraversa l’intera Val Lorera sale in direzione del Passo Silvella, che io amo definire la porta d’ingresso del Comelico. Da questo Passo si sale al Col Quaterna, roccaforte a forma piramidale che dell’intera valle ne è il simbolo, per poi proseguire verso una rete di sentieri che oltre al Comelico si Allungano in direzione del Friuli e della vicina Austria.

Improvvisamente quel silenzio e quella solitudine vengono interrotte per l’ennesima volta da un eco che a monte della valle risuona verso di me. Ai piedi della piccola insenatura che precede la serpentina per il Passo Silvella l’ultimo alpeggio. Un numero quasi incalcolabile di pecore dal pelo chiaro e scuro. Si muovono liberamente attraverso i prati ai piedi di una piccola Malga, la Hirtenhutte a circa 2000m di quota.

Su di loro vigila l’immancabile figura del pastore e dei suoi cani. Mi fermo a parlare con lui per cinque minuti, parla poco l’italiano ma il necessario per capire che anche per lui è arrivata la fine di una lunga stagione vissuta per mesi e mesi all’interno di questa valle, di questo straordinario silenzio. Il suo viso e i suoi lineamenti testimoniano una certa libertà ed autonomia, ma è forte la presenza di una vita sicuramente non facile a queste quote per lunghi mesi.

L’intento per queste adorabili creature è quello di cercare l’erba migliore, quei rami di queste basse piante ancora rigogliose e nutrienti per il loro fabbisogno giornaliero. Dalle quote più alte echeggia l’inconfondibile fischio delle Marmotte, che lungo queste spalle erbose hanno creato delle vere e proprie comunità abitative. Anche per loro il tempo stringe. Devono sperare che l’Autunno non porti quella neve in anticipo come accadde lo scorso anno. Sono in fermento, devono terminare al più presto quel loro lungo lavoro prima che la stagione invernale non chiuda definitivamente le loro tane.

Mi siedo pacificamente nel prato che ospita la piccola Malga dell’Hirtenhutten. La vedo un po in disordine, poco curata rispetto a qualche mese fa. Sembra quasi abbandonata a se stessa e questo, per il fascino che queste strutture da sempre emanano, mi dispiace molto.

Da questo suo punto così privilegiato ho una visuale per intero della Val Lorera, con in lontananza l’Alpe di Nemes e le imponenti rocce del Popera e delle Dolomiti di Sesto. Un luogo straordinario, perfetto per quei momenti di riflessione e confronto tra me e la montagna.

Nel silenzio più assoluto. Solo il vento mi onora della sua presenza con quel suo inconfondibile fruscio che si scaglia sui pini che costeggiano le spalle laterali. Porta con se la freschezza di una nuova stagione in arrivo e l’ennesimo tintinnio, la voce di questi animali liberi nel loro habitat più naturale.

Per un paio d’ore mi impossesso della mia libertà, quella tanto cercata in ogni occasione. Saluto l’Estate che termina nel modo migliore, senza voler pretendere troppo ma restando a fianco di queste pacifiche creature.

E’ l’ultimo alpeggio, l’ultimo giorno di una lunga Estate che giunge così al termine. Loro rientreranno a valle per le loro stalle, e noi inizieremo a vestirci in modo più pesante cercando di contrastare al meglio ciò che la Natura a noi esseri umano non ha donato.


L’Ultimo Alpeggio – La Mappa


L’Ultimo Alpeggio – Il Video

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Location: Alpe di Nemes (BZ) – Val Lorera (BL)

Area Geografica: Dolomiti di Sesto – Comelico Superiore

Regione: Alto Adige – Veneto

Link: Alto Adige da VivereDolomiti di SestoComelico TurismoVisitVenetoVenetoMontagna

Alpe di Nemes Hutte

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