Malga Coltrondo – Alpe di Nemes

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Anello perfetto che unisce il Comelico alle Dolomiti di Sesto


Una Primavera che proprio non vuole partire. Giornate che rimangono ancora fredde per buona parte di questa stagione, che portano con se ancora neve nelle quote più alte e quelle temperature che non permettono il regolare scioglimento dei nevai. La complicità di un Inverno sicuramente lungo e abbondante di neve.

E di questo ne sanno sicuramente qualcosa i gestori di Malghe e Rifugi che di norma aprono nuovamente i battenti già dai primi di Maggio. Una situazione sicuramente di disagio, ma che impone continui ed improvvisi cambiamenti di programmi per quanto riguarda la loro attività dedita all’ospitalità in media quota.

Passo Monte Croce in Comelico (1636m). Confine tra il Veneto e l’Alto Adige

Una giornata (l’ennesima) che dalle previsioni non è dalla mia parte. Le prime avvisaglie di maltempo già si fanno sentire lungo i boschi del Federaviero, al Passo di Monte Croce in Comelico. Decido ugualmente di sfidare le previsioni ed affrontare questo interessante anello che abbraccia a se due territori: Il Comelico (Veneto) e le Dolomiti di Sesto (Alto Adige).


Dal Passo Monte Croce a Malga Coltrondo

Passo Monte Croce in Comelico, linea di confine tra queste due regioni. Un sabato mattina molto tranquillo, dove alle prime luci di questo nuovo giorno mi trovo solitario all’interno di un contesto che di norma risulta movimentato dai turisti che si muovono tra una regione l’altra.

Questo è un bellissimo anello che ho compiuto la scorsa Estate ampliandone maggiormente il suo territorio geografico: il Col Quaterna. In piena stagione estiva le opportunità sono maggiori. Malga Coltrondo e Malga Rinfreddo erano nel pieno della loro attività stagionale. Ma ora, in questa nuova Primavera tutto è ancora fermo.

La piccola chiesetta di St. Michael, caratteristica all’interno di questo territorio

Il sentiero di riferimento è il 131. Il classico, che rientra all’interno della rete di comunicazione del Sentiero Italia e quello più pratico per raggiungere l’Alpe di Nemes, che in questo periodo è già aperto al pubblico. Una facile carrareccia che si snoda all’interno dei boschi che si dividono le due regioni. L’Oberkreuzmoos, dalla parte delle Dolomiti di Sesto, e il Federaviero dalla parte del Comelico. Una spartizione territoriale che risulta molto interessante e che ne delinea la giusta linea di confine.

Tutto ciò che mi circonda viene improvvisamente preso d’assalto da questa fitta rete boschiva. Il Passo e il relativo albergo, l’Hotel Passo Monte Croce, passano così in secondo piano e il proseguo lungo il sentiero diviene una facile e tranquilla passeggiata. Parlando di stagione invernale prolungata e abbondanti nevicate, la neve è ancora presente in buona parte del sentiero stesso. Ciò che mi auguro è di trovarne poche tracce lungo il sentiero più interno e che sale verso Malga Coltrondo.

Indelebili tracce di Vaia, tra i boschi del Oberkreuzmoos

Dopo questa prima parte composta da questa rilassante serpentina, si giunge al bivio che apre in due il territorio per le due diverse destinazioni. Tenendo la mia destra, il sentiero 149 inizia la sua leggera salita che gira attorno al Col della Croce (Kreuzhohen 1796m), mantenendo il mio cammino all’interno del Comelico e offrendomi maggiori spunti panoramici con i boschi che in alcuni frangenti si diradano maggiormente. Ottimi stimolo per il proseguo.

Al bivio. A sinistra per l’Alpe di Nemes (131), a destra per Malga Coltrondo e Malga Rinfreddo (149)

Una delle caratteristiche di questi territori di montagna è data dai variegati nomi che contornano questi boschi, queste verdi radure di media quota. La migliore espressione di Natura selvaggia ed incontaminata. L’intera valle che guarda verso la Val Padola è contornata da questa tradizione, che vede in ogni appezzamento territoriale un suo nome, dettato sicuramente da antiche tradizioni popolari di cui gli stessi risultano legati.

Dal Col della Croce (Kreuzhohen 1796m), sede di vecchie fortificazioni austriache della Grande Guerra ancora presenti, il susseguirsi dei boschi che ospitano il sentiero (149 del Sentiero Italia) di salita portano i nomi di Federaviero, Drio Pissandolo, Ciandazè, solo per citarne alcuni. Sembra che tutto possa nascere da nomi senza senso, ma sicuramente in ognuno di loro si celano storie e leggende legate a queste tradizioni di alta montagna.

Vista verso la Cresta Carnica (sx) e il Col Quaterna (Knieberg 2503m dx)

Passaggio esclusivamente boschivo. Per chi ama lunghi tratti di sentiero completamente assorto dai grandi e robusti alberi che ne compongono questa naturale vegetazione, il piacere è garantito. Vista la stagione di disgelo avanzato molti acquitrini, piccole insenature vibranti di improvvisati torrenti che trasmettono la loro vitalità unicamente per questo breve periodo, alimentando così muschi e prati in erba che da li a poco invaderanno pacificamente ogni singola zolla di terra.

E parlando di torrenti e disgelo, l’attraversamento del Torrente Padola che si scarica a piena forza direttamente dalla Val Lorera. Carico di quella neve ormai sciolta che scende direttamente dalle vette circostanti del Col Quaterna (Kniegerg 2503m) e della lunga Cresta Carnica di cui la Val Lorera ne accoglie una buona parte. I nevai delle quote più alte danno così vita a questa nuova stagione. Le abbondanti distese d’acqua alimentano buona parte dei boschi della Val Padola, donando così quell’essenziale elemento vitale per il nuovo che arriva.

Nelle zone d’ombra la neve persiste, al sole torna a risplendere il verde di questi prati

Da ciò che rimane della vecchia stagione, il nuovo che prende vita…


Il Lago dei Rospi

Caratteristico specchio d’acqua, piccola sorgente che risulta ben marcata sulle carte geografiche escursionistiche. Ed il motivo deve essere veramente valido, considerando che affiora quasi per miracolo attraverso i fitti boschi del Drio Pissandolo. Splende all’interno di un’insenatura a 1731m di quota.

In prossimità di un bivio che divide in due il mio sentiero ma che in ambedue e casi si raggiunge ugualmente Malga Coltrondo. Una tabella indicativa segnala ad un centinaio di metri la presenza di questo piccolo specchio d’acqua, una piccola deviazione che merita la mia attenzione. Ora il periodo è ancora prematuro, ma durante l’Estate diverse comunità di rospi invadono pacificamente le sue rive. Da qui il suo particolare nome.

Da un punto di vista tecnico da questo piccolo lago inizia quella che è la parte più impegnativa dell’intero anello di sentiero. Lasciato il lago dei Rospi si inizia a salire, rimanendo sempre su sentiero 149 che si innalza attraverso i boschi delle Ciandazè. Qui l’amara sorpresa di trovare un tratto di Natura devastata dai forti venti e dalle grandi nevicate.

Una stagione quella passata che sicuramente lascia un forte segno. Enormi fusti completamente divelti e che in diversi frangenti ostruiscono il passaggio lungo il sentiero. Difficoltà che aumentano dovendo trovare delle alternative per poter così evitare complesse manovre attraverso grandi fusti e ramificazioni sparpagliate un po dappertutto.

Ma a tutto c’è una soluzione. Basta armarsi di calma e buon senso di orientamento, dover abbandonare per qualche decina di metri il sentiero è un facile pretesto per perdere leggermente il senso di marcia, che vede nei fitti boschi circostanti un pericoloso alleato.


Malga Coltrondo – 1879m

Ecco la mia Malga, uno dei miei obbiettivi della giornata. Riesco ad uscire da quel groviglio di alberi divelti e fitte ramificazioni senza comunque particolari problemi. Ora i boschi si diradano, inizio a guardarmi ben attorno e finalmente focalizzare il panorama che mi circonda. I verdi prati a cielo aperto sono il miglior benvenuto da parte di Malga Coltrondo 1879m.

Malga Coltrondo verso il Col Quaterna (Knieberg – 2503m)

In data di escursione (29/05/2021) la struttura è ancora chiusa al pubblico. L’aria che si respira è di imminenti pulizie di stagione per poter così accogliere nuovamente gli escursionisti che transitano all’interno del territorio, e che giustamente vedono nella Malga l’occasione migliore per una sosta di metà giornata.

Ma va bene anche così, ho a mia disposizione l’intera terrazza panoramica e un paio di tavolini esterni per organizzare una mia piccola sosta prima del proseguo. Sto molto bene, devo recuperare un pò di energie spese lungo i boschi del Ciandazè e la giornata ancora tiene per un tempo ancora variabile.

La stalla esterna

Dalla sua terrazza vista verso il Popera 3046m, e Cima Bagni 2983m

Un debole sole illumina la Malga…

Le lontane vette che compongono i grandi massicci rocciosi della Val Padola portano con se ancora l’abito invernale. E’ di qualche giorno fa una condizione di maltempo che ha nuovamente riportato la neve a quote oltre i 2000m, e da questo punto di vista panoramico la situazione è ben evidente. Ma questa non è l’unica cosa che attrae la mia attenzione. La Coltrondo, come la vicina Malga Rinfreddo, durante l’Estate risuona della vitalità degli animali al pascolo. Situazione questa che farebbe pensare il periodo attuale come ancora “orfano” di queste adorabili creature. Ma qualcosa nei paraggi della Malga rende più vitalità ai prati circostanti.

Splendidi esemplari di Highlander dal pelo lungo di razza bovina che con tutta tranquillità pascolano liberi. Una manciata di questi straordinari esemplari che sembrano isolati dal mondo stesso chissà da quanto tempo. Si muovono liberamente attraverso questi ampi spazi, senza minimamente preoccuparsi della mia presenza. Fanno parte dell’alpeggio estivo della Malga, ma questo mi fa intendere che forse forse hanno pure passato l’Inverno quassù.

E’ sempre una grande emozione entrare in contatto con questi esseri viventi. La loro calma e tranquillità è ciò che io vorrei si rispecchiasse maggiormente nei confronti dell’uomo. Regalano quelle forti sensazioni in cui nel loro modo di fare, e nella loro stessa presenza, sembra quasi riescano addirittura a fermare il tempo che inesorabilmente scorre.

Devo dire che trovarmi al cospetto del primo alpeggio di stagione, sebbene composto da pochi esemplari, è quel messaggio augurale di positività, che vede nella nuova ed imminente stagione estiva tante cose da fare e tanti obbiettivi Dolomitici da raggiungere. “Mi piace pensarla così, desidero vederla in questo modo e tutto ciò lo ritengo personalmente importante”.


L’Alpe di Nemes – 1877m

Si cambia regione, dalle Dolomiti del Comelico (Veneto) inizia il sentiero che mi conduce alle Dolomiti di Sesto (Alto Adige). Si sconfina dunque sebbene l’ambiente circostante rimane tale.

Parlando di disgelo primaverile, il tratto di sentiero che ora sto per affrontare, il 156, si dirige in maniera molto agevole in direzione della vicina Val Lorera e l’Alpe di Nemes, ma non senza qualche difficoltà. Completamente inzuppato di acqua e nei tratti più interni del bosco ancora completamente innevato. In effetti la traccia di sentiero improvvisamente sparisce, ancora imprigionata da frangenti nevosi e senza nessun riferimento possibile.

Quanto basta per muoversi all’interno di questa fitta boscaglia un po a casaccio. Fortunatamente conoscendo bene il territorio decido così di prendere l’iniziativa per un’inaspettata deviazione. Lascio quest’ultimo tratto di bosco per scendere leggermente più a valle del sentiero stesso, seguendo in tutta tranquillità il corso di un fiume che il disgelo stesso ha creato come per magia e che si collega direttamente con il Torrente Padola.

Il Torrente Padola e la Val Lorera

Eccolo il Padola, compare improvvisamente regalandomi i primi scorci della Val Lorera. Uno dei suoi pochi punti di passaggio, composto dal suo ponticello in legno, lo trovo molto disastrato. Ancora agibile come punto di passaggio ma che porta con se le tracce di una stagione invernale sicuramente difficile. In Val Lorera ci sono stato l’Inverno scorso, uno dei particolari che ricordo perfettamente era questo suo ponticello completamente sommerso dal ghiaccio e dalla neve. Il risultato di questa forza della Natura ora lo si può ben vedere, ma sicuramente la mano dell’uomo sistemerà a breve ciò che la Natura stessa ha drasticamente danneggiato.

Il piccolo ponticello del Torrente Padola

In direzione dell’Alpe di Nemes

La Val Lorera mi porta a tanti bei ricordi personali. L’Estate domina questi luoghi ricchi delle più svariate sfaccettature, dove il verde prevale lungo questa vallata immersa nel silenzio più assoluto. I suoi pascoli di stagione, i suoi animali liberi all’interno di una Natura senza tempo. Il Col Quaterna (Knieberg 2503m), antico vulcano di un era preistorica ed ora racchiuso nel suo eterno silenzio, custode millenario di epoche così lontane che non possiamo minimamente immaginare.

L’ambiente che mi accoglie ora è ancora leggermente lontano da quelle lunghe estati che porto nella mia mente. I suoi intensi prati assumono provvisoriamente quel colore di quell’erba secca, bruciata dal gelo e che ora sta lentamente ritrovando il calore del sole in una nuova stagione in arrivo. Guardo le imponenti vette ad Ovest, quelle che compongono il raggruppamento del Popera e delle “cugine” della Croda Rossa di Sesto.

La Val Lorera in direzione del Frugnoni

Il Popera (sx) e la Croda Rossa di Sesto (dx)

La giornata cambia notevolmente il suo aspetto. Quel debole sole e quei lunghi tratti di cielo sereno ora lasciano spazio a formazioni nuvolose minacciose. Tutto ciò che mi circonda si tinge di un colore freddo, forte e con quella sensazione di un diluvio quasi imminente. In tutto questo trovo quella vena di positività.

Questa formazione di nuvole che mi sovrasta è un perfetto acquerello formato da sfumature intente a formidabili giochi di prestigio. Addensamenti nuvolosi che si intrecciano tra di loro, abili movimenti dettati dal vento che, come per magnetismo, unisce tra di loro diverse tonalità di grigio.

Il vento. Lo sento spingere maggiormente su me stesso e questo mi porta al dover appesantire un pò il mio abbigliamento. Tutto questo mi regala delle belle sensazioni, dove posso unire in un unico abbraccio diversi elementi di questa straordinaria Natura.

“Lo spazio che mi circonda è privo di qualsiasi ostacolo. E’ tutto così penetrante.”

Eccola la mia Malga, il mio punto di riferimento per il mio ristoro quotidiano. L’Alpe di Nemes è territorio delle Dolomiti di Sesto, una volta attraversato il Torrente Padola si esce dal Comelico (Dolomiti Bellunesi) e si entra così all’interno di Sesto e quindi delle Dolomiti dell’Alto Adige.

L’Alpe di Nemes (dx)

La trovo in pena attività turistica. Sebbene la giornata non sia delle migliori è ben che viva e vegeta nella sua tradizionale ospitalità. Si pranza in maniera perfetta sulla sua terrazza esterna che guarda verso la Croda Rossa di Sesto e il Popera da un punto sicuramente privilegiato. Ben riparata dal vento che scende direttamente dalla Val Lorera, il piacere di un ottimo e rilassante pasto è il culmine di questa mia lunga giornata.

Trovo altrettanto piacevole vedere un buon movimento di escursionisti che, risalendo dal sentiero 131, l’opposto del mio di giornata, arrivano fin quassù. Percepisco l’allegria e la spensieratezza di tutti loro che, indipendentemente dal risvolto meteo della giornata, affrontano ugualmente il possibile acquazzone in arrivo senza troppo preoccuparsene. Dopotutto amare questa Natura è anche sapersi adeguare a possibili ed improvvise situazioni.

Fantastico punto di vista

Lungo la Val Lorera il Quaterna (dx)

Ma non voglio sprecare troppo il mio tempo, il mio è un movimento che conosce poche tregue. Ho bisogno di fermare il più possibile questi momenti, queste panoramiche che con la complicità di questi ammassamenti nuvolosi mi regalano dei punti di vista straordinari. La zona leggermente più a monte della Malga, quella che durante l’Estate raccoglie a se i pascoli, è un susseguirsi di spazi aperti che sembrano allungarsi all’infinito. Non solo la Val Lorera, ma anche gli altri versanti che vedono nella Malga il perno centrale di tutta questa meraviglia.

Quella piccola baita che sta alle spalle della Nemes è uno di quei luoghi che io definisco così perfetti. Attorno a lei trovo la migliore ispirazione per questi miei punti di vista, per le mie foto e per le mie riprese di rito. Il tempo scorre velocemente, inizia il mio rientro verso il Passo di Monte Croce in Comelico.

Mi separa al mio punto di arrivo poco più di un’oretta di facile cammino attraverso i boschi i prati che si snodano attorno al sentiero 131. E’ un rientro facile e spensierato, completamente in discesa dove le gambe, sebbene stanche, riescono ugualmente ad accompagnami con quell’energia positiva che mi fa stare bene.


Bellissimo e meritevole anello. L’impegno maggiore viene unicamente richiesto in quel tratto di maggiore dislivello mentre si risalgono i boschi del Ciandazè poco prima di Malga Coltrondo, fatto questo è un continuo e facile sentiero. Affrontato in piena Estate è un susseguirsi di freschi boschi e di immensi e verdi prati al cospetto del caldo sole di stagione. Una buona alternativa che vi consiglio lungo questa linea di confine tra questi due territori. Che sia Malga Coltrondo o l’Alpe di Nemes tutte e due sono il punto perfetto per il pranzo di metà giornata.

Dal mio Blog: Col Quaterna (Estate) e la Val Lorera (Inverno)


Malga Coltrondo – Alpe di Nemes – La Mappa


Malga Coltrondo – Alpe di Nemes – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Bosco di Rinfreddo (Malga Coltrondo) – Matzenboden (Alpe di Nemes)

Area Geografica: Comelico Superiore (BL) – Dolomiti di Sesto (BZ)

Regione: Veneto – Alto Adige

Accesso: Dal Passo Monte Croce in Comelico (BL) su sentiero iniziale 131

Link: Val ComelicoDolomiti di SestoVisitVenetoAlto Adige Sud TyrolAlpe di NemesMalga Coltrondo VenetoMontagnaInfoDolomiti

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