Monte Cavallino – Comelico

Il primo alpeggio di stagione prima di salire in croce di vetta


Straordinaria escursione di fine Primavera. Dalla bellissima e rigogliosa Val Digon e i suoi verdi alpeggi che finalmente tornano nuovamente ad animare queste alte quote. Dalla bellezza e libertà che queste creature trasmettono, la roccia di Dolomia del Cavallino e la sua croce di vetta.

Una di quelle escursioni che da qualche anno mi prometto di affrontare. Ma come si dice spesso, se non si decide non si sale. Ecco che prendo spunto per la particolarità di questa salita, di un sabato perfetto, dove il sole e il caldo di metà Giugno danno finalmente il via a questo mio Trekking.


Casera Silvella – Val Digon 1833m

Storica Casera nell’alta Val Digon, che da questo suo meraviglioso punto di vista guarda verso valle ammirando in lontananza Cima Vallona (2532m) e Cima Palombino (2600m). Da questa sua posizione i boschi della Val Digon lasciano definitivamente spazio ai grandi alpeggi e alle distese d’erba che simboleggiano il “verde Comelico”. E come potrebbe essere diversamente.

Cima Vallona (2532m sx) e il Palombino (2600 dx)

Casera Silvella (1833m)

Ed è proprio da qui che ha inizio questa mia lunga giornata. Il sentiero da seguire è inizialmente il 147, che sale senza troppa difficoltà su di una panoramica strada forestale che guarda verso il Col Quaterna (2503m) e il Passo Silvella (2329m).

Il verde Comelico dunque, e diversamente non potrebbe essere.

Con le prime luci dell’alba tutto il territorio assume un colore straordinario. Il sole sorge dalla vicina Cresta Carica brillando di luce tutto il versante ad Ovest, dove primeggiano i boschi e i grandi prati più in quota della Costa della Spina. E’ una favola infinita, e quel mio primo alpeggio di stagione.

Partire al mattino presto non è solo un consiglio dettato unicamente dalle ore di cammino che come sempre è bene anticipare. Partire al mattino presto è riuscire a cogliere colori e quell’aria fresca di una notte appena trascorsa di grande intensità.

Ed è così che è. Una piacevole salita lungo questa ampia forestale, quel dislivello minimo che ti consente di guardarti attorno ed ammirare tutte le panoramiche che da una curva all’altra prendono sempre più vita. Quella inspiegabile sensazione di stare veramente bene.

Già da Casera Silvella è udibile quel tintinnio che giunge da lontano. Dai versanti più in alto della Val Digon dove già da qualche settimana sono giunte le prime mandrie. Il primo alpeggio, e l’emozione diventa maggiore.

Questo territorio si divide in due versanti. Ad Ovest che forma la lunga linea di sentiero della Costa della Spina, e quella più a Nord che da vita alla famosa Traversata Carnica e all’Anello del Cavallino, linea di confine tra l’Italia e l’Austria. Un punto di vista che spazia a 360° in modo pregevole.

Il riferimento da seguire sono le tabelle indicative per il Passo Silvella e la vetta del Col Quaterna. Dopo una ventina di minuti su questo primo tratto, sulla destra, a ridosso di una curva che guarda verso sinistra, si trova un tatto di forestale in cui l’unico riferimento consiste in un paletto direzionale con delle tabelle indicative. Lo si trova, almeno attualmente, completamente disteso per terra, ma posizionato in modo tale da notare la deviazione di sentiero per il Monte Cavallino.

E’ tratto leggermente più pianeggiante che cambia numerazione di sentiero, punto di riferimento 146. Qualche centinaio di metri e a ridosso di una curva sulla sinistra Malga Rigoieto. Da questo punto l’alpeggio diventa finalmente una realtà

Da qui si apre un nuovo capitolo di giornata. Certo, perchè se il nostro obbiettivo rimane la croce di vetta del Cavallino, tutto ciò che si trova lungo il sentiero di salita si compone di tante cose che legano questo ambiente con la Natura circostante. Una di queste è data dai pascoli.


Casera Rigoieto – 2080m

Vengo accolto da una situazione che io voglio vedere come un grande abbraccio. La Rigoieto, visto l’orario di prima mattina, ospita ancora una quindicina di mucche che tranquillamente iniziano a prendere piede per la loro lunga giornata al pascolo. Alcune di loro sono già in marcia per i verdi prati che sovrastano la Casera, in un frastuono assordante di campane e campanelle in continuo movimento. Animali docili, piacevoli e molto curiose. Infatti non passa troppo tempo per trovarmi completamente circondato dalla loro pacifica presenza.

Come dicevo è il mio primo alpeggio dell’anno. La sensazione che provo per questi luoghi rispecchia perfettamente quel mio status di #spiritolibero. Il luogo è bellissimo, le lunghe spalle erbose che si inerpicano dando vita ad una serie di vette di roccia scura, di origine vulcanica, che nei loro versanti più estremi danno vita ad un lungo sentiero che dal Frugnoni attraversa l’intero alto Comelico per giungere così nel lontano Friuli. La Traversata Carnica per l’appunto.

In Casera Rigoieto vedo specchiarsi finalmente una nuova stagione in arrivo. In data odierna (11/06/2k22) secondo il calendario stagionale si è ancora in Primavera. Una giornata che con il passare delle ore alimenta temperature sempre maggiori, il preludio di un’imminente Estate.

Ma sebbene queste siano sensazioni che percepisco, dalla valle salgono forti correnti d’aria. In questo frangente, e a questa quota, passano inosservate al cospetto del caldo sole, ma più avanti, salendo notevolmente di quota, andranno a regolare le temperature nel senso opposto.

Dall’alpeggio vista verso il Cavallino

Questo è un pinto geografico che unisce la Val Digon con una piccola vallata interna, la Val Granda. Lasciata la Rigoieto, di cui man mano che il mio cammino prosegue mi porta a vivere le varie mandrie di mucche sparse all’interno del suo territorio, il sentiero 146 inizia leggermente ad innalzarsi. La lunga spinale rocciosa che più a Nord compare è quella che raggruppa il Cavallino, la mia meta finale, ed una serie di guglie e campanili rocciosi al limite di confine con l’Austria.

La lunga spinale rocciosa che da sinistra prende vita con il Cavallino

In questo frangente bisogna porre una certa attenzione. Il sentiero si snoda per una prima parte su di una bella ed evidente battitura. Giunto lungo le sponde del torrente che scende direttamente dalle vette del Cavallino, l’erba domina sul territorio cancellando definitivamente la battitura sul terreno.

A questa incognita paletti bianco e rossi e pitture sulle rocce fanno da riferimento sulla giusta direzione da seguire. Questo perchè improvvisamente sulla destra compare una battitura che segue una linea orizzontale verso una spalla erbosa che guarda verso la Val Granda. Da non seguire.

Questo è un sentiero che scende leggermente verso valle, allungando notevolmente la salita che porta alla base del Cavallino. Sta di fatto che il sentiero giusto sale e poi scorre lungo il punto estremo di questa grande spalla erbosa, andandosi a collegare con il sentiero che giunge dal Vanscuro.

Dalla Val Granda alla Val Digon

Fatta questa premessa, la quota ora si aggira sui 2400m. Questa lunga e bellissima spalla guarda verso la Val Granda e la Val Digon, iniziando a dare vita, ad Ovest delle grandi pareti rocciose che guardano verso la Val di Padola. Cima Bagni (2983m), il Popera (3046m), Cima Undici (3021m) e la Croda Rossa di Sesto (2965m). Le rocciose vette del Comelico che si uniscono a quelle di Sesto.

Le rocciose vette del Comelico che si uniscono a quelle di Sesto

Passaggio questo molto significativo, molto piacevole. Basta infatti raggirare nuovamente questa spalla erbosa, salire leggermente attraverso questo suo stretto sentiero che cammina lungo la sua cresta, ed ecco che improvvisamente ci si trova ai piedi del Cavallino.


Forcella Cavallino – 2453m

Quella linea rocciosa che inizia a confrontarsi con i verdi prati di questo territorio. Il sentiero 146 ora scorre alla base dell’intera spinale del Cavallino, dove le pietre e il grande ghiaione di questo gruppo danno inizio ad una nuova composizione geologica.

Una retta via, leggermente in salita ed eccomi in Forcella Cavallino a 2453m.

Giungere fin quassù, arrivare in Forcella mi aiuta a ricordare una bellissima escursione che ho affrontato durante l’Estate precedente, nel 2k21. Un anello che nella mia fantasia escursionistica ho denominato l’Anello del Cavallino. Una lunga e panoramica escursione che ha visto Casera Silvella come punto di partenza ed arrivo, risalendo la Val Digon fino al Passo Silvella per poi risalire su sentiero 160 in vetta al Frugnoni. Da lì una lunga camminata attraverso la Traversata Carnica per giunge fino alla Forcella. Punto di ristoro il Rifugio Filmoor.

Ed da qui che mi tornano i ricordi di quella indimenticabile giornata.

Dalla Forcella verso il Cavallino…

Dalla Forcella verso il versante austriaco. Il Filmoor leggermente in basso

Tutto come lasciai un’anno fa, ad unica eccezione del Filmoor che in data odierna (11/06/2k22) è ancora chiuso, ma con i giorni ormai contati per l’imminente apertura stagionale. E’ sempre una bella sensazione rivivere per alcuni momenti il passato.

I ricordi e i momenti felici di una lunga e calda giornata d’Estate sono sempre un piacere che condivido con me stesso in modo molto particolare. E’ come toccare nuovamente con mano tracce del mio passato.

Lasciata la Forcella è il momento di ripartire. Soffia un vento fortissimo che sale a tutta forza direttamente dai versanti austriaci di questo punto geografico. Una linea di sentiero secondaria, che sale più a monte del 146 e che si innalza verso la base della lunga spinale rocciosa. Quei +300m di dislivello che dividono la Forcella alla croce di vetta si affrontano da questo punto.

Lo spettacolo di questo passaggio è dato dalle panoramiche che si allargano sempre di più. Aumenta la quota, roccia selvaggia e spigolosa su una via di cammino in certi tratti stretta e franosa. Un meraviglioso momento in qui vivo il respiro di questa lunga linea di roccia.

Ora il passaggio si fa più verticale, il tratto finale dove la presenza di crodini d’acciaio evidenziano l’attacco finale alla vetta. Una scalinata che si compone di roccia naturale, quei cordini che camminano stretti alla parete rocciosa in cui bisogna porre un po di attenzione alle mani.

Un passaggio davvero straordinario, lungo all’incirca duecento metri per poi girare sulla destra verso una nuova spalla rocciosa. Un pianoro ancora completamente sommerso dalla neve e il lontananza, con un dislivello leggermente maggiore la tanto desiderata croce di vetta.

Sulla destra una muratura rocciosa delimita uno spazio che si compone di un piccolo capitello commemorativo della Grande Guerra. Questa linea di sentiero divide oggi come allora la linea di confine tra Austria e Italia. Una linea di confine occupata dall’esercito austriaco, prima linea e luogo di morte di tanti giovani ragazzi.

La croce svetta leggermente più in alto, sembra quasi un tutt’uno con questo piccolo mausoleo roccioso dedicato alla memoria. Ancora qualche serpentina, all’ombra di questa enorme effige cristiana per giungere così in vetta. Spettacolo assoluto.

E come sempre mi accade, giungere così al mio obbiettivo è la grande soddisfazione che apre finalmente le porte ad un mondo completamente nuovo, tutto da scoprire.


Cima Cavallino (Gr.Kinigat) – 2685m

E’ come avere l’intero Comelico e questo versante austriaco ai propri piedi. Una croce enorme, possente e che svetta con una padronanza assoluta su di un cielo azzurro. Un panorama che a 360° spiazza senza una linea di confine. L’emozione è tanta, un forte vento che sale dai diversi versanti, dalle diverse valli ed insenature che a tutta forza spingono verso questa montagna il suo respiro.

In vetta, a 2685m

Vista verso il Konigswand (2685m) e più lontano Cima Vallona (2532m) e il Palombino (2600m) lungo la Traversata Carnica

Verso la Val Digon e la Costa della Spina, Comelico

Il versante austriaco che guarda verso il Cavallatto (2671m)

Raggiungo la vetta in circa 3 ore piccole soste incluse. Giusto il tempo per muovermi attorno questo fazzoletto roccioso e guardare verso montagne mai viste prima, come quelle austriache e scrutarne così ogni minimo particolare. Qualche traccia di neve che riesce ancora a respingere le prime calde e assolate giornate estive. Tutto va che è una meraviglia, giornata idilliaca.

La via del ritorno si snoda attraverso lo stesso sentiero di salita. Ripasso nuovamente di fronte al piccolo mausoleo in pietra della Grande Guerra (tedesco) per affrontare nuovamente quel tratto attrezzato con il cordino d’acciaio. In fase di discesa chiede molta più attenzione rispetto alla salita, la sua forte pendenza e la composizione franosa ne impone una maggiore attenzione.

Alcuni punti visivi, spuntoni rocciosi che mi permettono nuove panoramiche.

Ritorno così nuovamente tra i verdi prati della Val Granda, lascio la roccia selvaggia e seguo nuovamente le indicazioni per Caresa Rigoieto, il primo alpeggio dell’anno.

E’ stata una giornata da incorniciare, l’ennesima come da sempre. Salgo al Cavallino per la prima volta sebbene per diversi itinerari mi sia mosso spesse volte lungo questi sentieri. La sua croce di vetta è stata la ciliegina sulla torta, ciò che mi mancava e che ora va a completare una conoscenza ed un’esperienza in un territorio tutto da vivere.


Monte Cavallino – Note Tecniche

Prima parte di strada sterrata che sale su sentiero in direzione del Passo Silvella. Sulla destra però una deviazione su sentiero 146 per Casera Rigoieto. Dalla Casera si lascia definitivamente la forestale per affrontare così il puro sentiero di montagna fino alla croce di vetta.

Tempi approssimativi: circa 3h (piccole soste comprese) per giungere in vetta al Cavallino. Il rientro su stesso sentiero in circa 1h30m soste escluse.



Monte Cavallino – La Mappa


Monte Cavallino – Il Video

Guarda i miei video all’interno del mio Canale YouTube


Location: Monte Cavallino (Gr Kinigat) Comelico Superiore

Area Geografica: Comelico Superiore (BL)

Regione: Veneto

Accesso: da Casera Silvella su sentiero 146 per casera Rigoieto

3 Risposte a “Monte Cavallino – Comelico”

  1. Mi sembra una splendida escursione complimenti per le note sempre precise ed invitanti a salire.. chiedo solo un dettaglio logistico: Casera Silvella – Val Digon, la partenza.. sul massimo zoom di Google Map sembra ci sia un parcheggio ma poi usando lo Street View il parcheggio non si vede per niente. Tu dove hai lasciato l’automobile? Grazie mille.. Roberto

    1. Ciao Roberto, scusami se ti rispondo un po in ritardo ma in questo periodo sono tra i monti. Allora, arrivi tranquillamente con l’auto in Casera Silvella, attraversando la Val Digon per intera. La strada, soprattutto nella parte finale che anticipa la Silvella è sempre ben asfaltata ma abbastanza sconnessa. Arrivi fino a li tranquillamente e il parcheggio lo trovi a un centinaio di metri dalla Casera stessa. Per un fattore riguardante gli animali liberi presenti, il parcheggio è chiuso da una barriera di legno, devi solo alzarla, entrare con l’auto e poi chiuderla nuovamente per evitare che gli animali escano dal territorio di pascolo.

      Ciao Stefano

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