Monte Piana – Auronzo Misurina

Unire una storia da non dimenticare ad un Trekking panoramico.


Chi conosce il Monte Piana ha ben definito sulla propria mente che in tutto questo la Grande Guerra diviene il principale obbiettivo. Linee di trincee, gallerie esposte sui versanti più rocciosi ed esposti dell’intero monte, e la meravigliosa escursione che prende vita.

Se possibile da affrontare durante un periodo meno affollato. Magari durante la settimana, e con quelle prime belle giornate di sole. Tutto questo per poter vivere in assoluto silenzio questo luogo meraviglioso. Il Monte Piana è storia e paesaggi da togliere il fiato.


Lago Antorno – 1880m

E parte tutto da qui, da questo piccolo angolo, da questo lago che si pone tra Misurina e le Tre Cime di Lavaredo. Credo che dal punto di vista escursionistico salire in direzione del Monte Piana non ci sia luogo e posto migliore per iniziare questa escursione.

Certo, se devo essere sincero addentrarmi tra i boschi che costeggiano il Col de la Selva ed uscire quasi nell’immediato dal traffico composto lungo la strada privata che sale al Rifugio Auronzo, la considero come la scelta più logica e “naturale”.

Dal Lago Antorno verso il Sorapis…

… e verso le Tre Cime di Lavaredo.

La bella stagione già iniziata induce ovviamente a sfruttare tutte le possibili comodità per giungere nei luoghi più idilliaci di questo territorio. Per chi come me conosce bene la zona, giungere comodamente al Rifugio Auronzo per poi immergersi nella facilità assoluta verso le Tre Cime di Lavaredo, compone questa piccola strada interna di un traffico veicolare a volte indescrivibile.

Un pensiero mio, personale e che non vuole dare vita ad una possibile polemica, ma quanto bello sarebbe se tutti utilizzassimo le gambe a favore di un ambiente più silenzioso.

Ed è il sentiero 122, lo si trova sulla sinistra dopo aver lasciato il lago Antorno e il suo Chalet omonimo. All’altezza di una delle prime serpentine stradali che salgono in direzione delle Tre Cime. Da questo punto immergersi attraverso questi meravigliosi boschi è questione di un’attimo, lasciandomi alle spalle il traffico e tutto ciò che ne consegue.

Un repentino cambiamento ambientale che accolgo con molto piacere. Il Col de la Selva è un monte di 1921m di quota, ponendosi in modo perfetto tra il Lago Antorno e la base del Monte Piana. Questa linea di sentiero riduce per buona parte quella lunga strada forestale che, partendo dal lago di Misurina, con l’ausilio delle comode Jeep navetta salgono direttamente al Piana.

Ecco, un altro spunto interessante da cogliere come consiglio. Infatti, il servizio navetta è a mio modo di vedere la più facile soluzione per giungere al Piana, il che va completamente contro a ciò che la mia logica, per l’ennesima volta, va a definire in modo completamente negativo la comodità che questi sevizi offrono. La montagna va vissuta ed affrontata con le proprie gambe, un passo dopo l’altro.

Il piacere di questo pacifico cammino, un sentiero con leggeri e facili dislivelli dove i boschi nascondono tra questa fitta vegetazione una fauna composta da uccellini e picchi impegnati nella loro frenetica quotidianità. Un suono che percepisco con grande piacere, e che mi giunge in lontananza, è quello dettato dal tintinnio dell’alpeggio della vicina Malga Rinbianco.

Un momento piacevole, dettato dai miei passi in pacifico contrasto con questi suoni naturali.

E’ questione di una ventina di minuti per uscire da questo mondo boschivo ed incrociare la strada forestale principale. Questa non la si abbandona fino al raggiungimento del versante più a monte del Monte Piana, fino al Rifugio Maggiore Bosi.

Per un primo tratto sterrato per poi essere completamente coperta dall’asfalto. La sensazione che provo non è proprio da escursione vera e propria, ma ciò che è di grande impatto lungo questa strada è dato dai panorami che, curva dopo curva, ampliano sempre più il mio campo visivo.

Il sentiero rimane sempre il 122.

Sulla forestale, sentiero 122

Verdi spazi aperti al sole…

Dietro di me lascio il versante Ovest delle Tre Cime di Lavaredo

Il perno centrale di questa salita si abbraccia in direzione della Val de Rimbianco. Una luna e verde vallata che guarda verso Est, una lunga linea naturale che trattiene a se l’alpeggio di Malga Rinbianco e le imponenti vette rocciose che vanno dalle Tre Cime di Lavaredo (versante Ovest), i Cadini di Misurina, le Marmarole e una buona parte del Sorapis.

Tutto questo, man mano che si sale, amplia sempre più il panorama all’interno di questo versante, con qualche spunto che guarda verso Misurina e il suo lago e un primo aspetto rivolto verso la Val Popena Bassa, il Cristallo e il Cristallino di Misurina. Fantastici punti di vista che in un certo modo toglie quell’effetto negativo dell’asfalto che mi accompagna lungo la via.

Verso le Tre Cime di Lavaredo…

Le Tre Cime di Lavaredo (sx), Malga Rinbianco (centrale) e i Cadini di Misurina (dx)

Dai Cadini di Misurina (sx), alle Marmarole (centrale) per finire con il Sorapis (dx)

Si può benissimo dire che questo luogo si identifica già come quel punto nevralgico per panorami che, una volta raggiunta la sua croce di vetta, spazieranno verso altri territori. Quelli limitrofi a Misurina come le Dolomiti di Sesto e Fanes Sennes e Braies. Ma tutto ha suo tempo…

nel frattempo mi godo questa salita. Scorci che spuntano all’improvviso, basta seguire questa serpentina per trovarsi a ridosso di quella curva a gomito che apre il mio sguardo in direzione di altri massicci rocciosi che compongono questo territorio. Il Cristallino di Misurina per esempio…

Verso Misurina con uno scorcio al Sorapis…

Dalla Val Polena Alta (centrale) al grande massiccio del Cristallo e del Cristallino (dx)

Ed è così che da un punto all’altro, con la massima spensieratezza che questa facile salita mi regala, raggiungo il Rifugio Angelo Bosi al Monte Piana a 2205m di altitudine.


Rifugio Angelo Bosi al Monte Piana – 2205m

Questo è un luogo molto particolare. Non solo dettato dalla presenza di questa struttura tanto accogliente quanto posta su una terrazza panoramica di grande effetto. Da qui si da inizio ad una storia vera, legata al contesto principale per cui il Monte Piana attrae così turisti e ciò che per l’ennesima volta dovrebbe essere monito per un qualcosa che non si deve ripetere.

Ciò che fino ad ora ha accompagnato il mio spirito escursionistico, da questo punto subentra questa seconda situazione. Il Monte Piana, nella storia di un secolo fa, è stato teatro per tutto il periodo della Grande Guerra di aspri combattimenti durante il primo conflitto mondiale, qui persero la vita più di 14.000 soldati.

Ma prima di entrare nel cuore di questo nuovo scenario, momenti di riflessione da riservare alla piccola chiesetta alpina adiacente al Rifugio Bosi. Il contesto che la ospita merita sicuramente un pò del nostro tempo. Per questa sua semplicità, per quella sensazione di umile dimora che raccoglie a se la testimonianza vivente di ciò che è stato il prezzo pagato da migliaia di giovani vite.

Un primo impatto di grande importanza all’interno di questo luogo così sacro. Un luogo che ora mi accingo a conoscere in modo molto più diretto, a stretto contatto con ciò che la realtà mantiene viva nel tempo. Per raggiungere la croce di vetta del Monte Piana e delle sue trincee, dal Rifugio Bosi si prosegue seguendo una strada carrozzabile ben segnalata da ottime indicazioni turistiche.

Adiacente al Rifugio infatti, un grande pannello geografico da le prime indicazioni ed informazioni sul territorio che compone il pianoro del Monte Piana. Il sentiero da seguire rimane il 122 che rientra in questo suo tratto all’interno del Sentiero Italia. Lascio finalmente l’asfalto per iniziare questa seconda parte di giornata su sentiero roccioso.


Monte Piana – 2324m

Una sbarra orizzontale che chiude definitivamente il traffico anche ai pochi mezzi autorizzati a muoversi in questo luogo così sacro. Ora il sentiero sembra unirsi al cielo. Non più boschi ma solo il colore di questa bianca roccia che si abbraccia all’azzurro di questa giornata meravigliosa.

Il Monte Piana scopre le sue carte, offre alcuni itinerari ben segnalati e la storia prende vita.

Essendo un territorio quasi completamente composto da trincee e punti di osservazione starsi su tutta l’area, nel giro di pochi minuti si giunge ad un primo bivio. Il sentiero centrale crea una deviazione sulla sinistra per il Sentiero Storico del Monte Piana, che sulla mappa è segnato con la numerazione di 6b.

Un sentiero un pò impegnativo e con qualche tratto esposto reso più agevole da cordini attrezzati. Vengo nell’immediato rapito dalla curiosità. Lascio quindi il sentiero centrale, il 122, e tengo la sinistra per il Sentiero Storico. Non molto frequentato, ma che a differenza del centrale mi accompagna all’interno di una meravigliosa Natura e la dura realtà di un lungo conflitto bellico.

Sulla sinistra segnaletica per il sentiero 6b, il Sentiero Storico…

Primi scorci panoramici verso la Val Popena Alta

Ampi prati erbosi, ampi spazi panoramici..

Spettacolari passaggi rocciosi…

Panorama verso il Cristallo e il Cristallino di Misurina…

Una lunga serpentina che improvvisamente inizia a muoversi sul bordo della montagna. Cordini d’acciaio nei punti più esposti e più ripidi e vari esposizioni che guardano verso la Val Popena Alta e la Val Popena Bassa. Muri rocciosi che scendono vertiginosamente verso valle, salti che spiccano il volo ben oltre i 400m. Passaggio meraviglioso, da vivere in ogni suo minimo particolare.

Dal sentiero i primi settori dedicati alla Grande Guerra. Numerati e con delle tabelle informative che aiutano a immedesimarsi e capire il luogo che si sta visitando. Cunicoli e gallerie che si addentrano all’interno della montagna. Si entra da un lato e se ne esce da un altro, seguendo delle linee di camminamento sotterranee realizzate durante il conflitto bellico dall’Esercito Italiano.

Una dimensione completamente al di fuori dalla realtà attuale. Il mio pensiero si muove su diverse prospettive, su diversi ragionamenti di come possa l’essere umano aver realizzato progetti così folli e vivere all’interno di questa dimensione per un intero conflitto bellico soprattutto durante i lunghi ed interminabili inverni.

A tal proposito mi torna in mente una mia escursione invernale del 2k21 proprio quassù al Monte Piana. Una giornata di sole ma dalle temperature terribili, arrivando a toccare in -25° durante un giorno del mese di Febbraio. Pensare alle difficoltà incontrate in quel giorno e mettendo tutto a confronto con più di tre anni di Guerra, penso a tutto questo come ad una forza disumana…

Leggi il mio articolo dedicato al Monte Piana in Inverno

Il Museo all’aperto del Monte Piana nasce alla fine degli anni Settanta, per mano del Colonnello austriaco Walter Schaumann. In questo luogo, oggi memoria storica, persero la vita circa 14.000 soldati di entrambi gli schieramenti, italiani e austriaci. L’itinerario “Le Vie della Pace” è sviluppato tra l’Italia e l’Austria, che ora prende poi nome come “Fondazione Monte Piana” che si prende cura della tutela e del ripristino di questo luogo sacro.

A partire dal 1983 iniziano gli interventi di recupero degli elementi danneggiati. Vengono ricostruiti i ricoveri distrutti e si esegua la pulizia e la manutenzione dei sentieri di accesso. Il Luogo di Guerra, caratterizzato da trincee, gallerie, osservatori di appostamento, comandi di compagnia, magazzini e posti vedetta, si incrementa con il passare degli anni con nuovi percorsi e ritrovamenti.

Uscire dal Sentiero Storico è giungere così alla sua croce di vetta. Ora si ammira per intero questo grande pianoro, con dei punti panoramici che dal Cristallino di Misurina si allungano verso la Valle di Landro, le Dolomiti di Fanes Sennes e Braies e la lunga catena montuosa che dalla Tre Cime di Lavaredo da vita al massiccio della Croda dei Rondoi nelle vicine Dolomiti di Sesto.

Al centro vista verso la Valle di Landro…

Il Cristallino di Misurina…

La Croda Rossa (sx), il Picco di Vallandro (centrale) e la Valle di Landro (dx)…

Le Tre Cime di Lavaredo (dx)

La giornata è perfetta, il cielo limpido come l’aria che offre punti di vista che sembrano allungarsi verso l’infinito. Ma ora mi attendono le trincee e i lunghi camminamenti.


Le trincee – 2320m

Una fitta ragnatela che si scompone all’interno del pianoro. Una serie di collegamenti che scorrono al livello terreno completamente costruite utilizzando la bianca roccia ricavata in loco. Durante i tre anni di conflitto, uomini e giovani ragazzi dell’Esercito Italiano hanno vissuto all’interno di questi budelli rocciosi. E’ affascinante potersi muovere tra queste vie, tra questi cunicoli scavati sulla terra e toccare con man o le stesse pietre che ancora oggi testimoniano un evento tragico.

L’emozione è tanta. L’aria che si respira è carica di quell’energia che sembra sprigionata da dei tempi e da un’epoca che al giorno d’oggi sicuramente facciamo fatica a capire. Gli eventi di questo 2k22 sono monito che tutto ciò che rimane a testimoniare il sacrificio e la morte di centinaia di “ragazzi” non serva assolutamente a nulla. Di Guerra in Guerra, di generazione in generazione.

Vivo questi momenti con grande rispetto e con quel silenzio che ne conviene, a differenza di chi approfitta di questo luogo per esprimere per l’ennesima volta la maleducazione e quella mancanza di rispetto che un luogo come questo richiede. Intere famiglie che sfruttano ogni possibile monumento, come la Piramide Carducci, per organizzare banchetti e distendersi al sole per la tintarella di rito.

C’è poco da fare, l’ignoranza e la mancanza di rispetto si ripete di anno in anno.

La Piramide Carducci. Finalmente dopo più di un’ora lasciata libera dai turisti della Domenica. Presa d’assalto come possibile tavolino da picnic, come possibile parete per arrampicarsi fino alla sua punta e luogo perfetto per raggruppare una decina di arroganti “selvaggi” senza una minima attenzione a ciò che questa rappresenta.

Una vergogna….

Ed è in prossimità della Piramide Carducci e di Capanna Carducci che giungo così al termine di questa escursione. Dopo aver vissuto di prima persona le grandi emozioni provate attraverso buie e gelide gallerie, trincee che guardano verso panorami idilliaci, è giunto il momento di una lunga pausa.

Come sempre cerco il mio punto perfetto, magari tenendomi abbastanza lontano dalla confusione che primeggia nel cuore del pianoro. Esco leggermente dal sentiero centrale, guardando verso le Tre Cime di Lavaredo e la Val de Rimbianco come un riferimento per quel mio angolo solitario.

Immensi prati che si contemplano al calore del sole di questa imminente Estate in arrivo. Tenendo come riferimento geografico i margini della Val dei Castrade, che scende ripida verso la Val de Rinbianco, trovo una lunga libera linea di sentiero che si incammina dolcemente attraverso questi prati. Il panorama offerto da questa posizione e da questa quota massima per il Monte Piana, sono il regalo più bello che potessi chiedere.

Finalmente la mia libertà assoluta, dispersa attraverso spazi infiniti…

Prati completamente invasi dai Crocuses, che con il loro blu intenso rappresentano il fiore di Primavera d’eccezione. Ampie colonie di queste meravigliose creature che danzano al cospetto delle correnti d’aria che a questa quota sono più rilevanti. Sembrano un’infinità di ballerine che si muovono liberamente seguendo lo steso ritmo dell’erba più alta.

Poche piante e nessun albero a contrastare questa parte del Monte Piana in tutta la sua bellezza ed espressione così naturale. Sembra che per un’attimo tutto ciò che sta intorno, trincee, gallerie e postazioni militari, non siano mai esistite. Come se improvvisamente dalla mia mente tutto ciò che ricorda un periodo buoi della nostra storia non sia mai capitato….

E’ tutto così meravigliosamente intenso. Un cammino che nella mia più totale spensieratezza e meravigliosa solitudine mi avvicina alla piccola chiesetta alpina al Rifugio Bosi. Rientrando nuovamente al Rifugio questa misticità, questa sensazione di benessere interiore improvvisamente sparisce. I turisti della Domenica, quelli che salgono quassù utilizzando comodamente il servizio Jeep, che in modo quasi inevitabile si rifanno nuovamente riconoscere.

Ma su questo è inutile spendere ulteriori parole o giudizi…

In prossimità del Rifugio evito la prima parte di strada utilizzata al mattino. Una ripida serpentina scende direttamente dal Rifugio, inoltrandosi all’interno dei boschi della Val de Rimbianco per congiungermi ugualmente alla strada principale, ma per lo meno evitandone la prima parte.

Ritorno quindi sui miei passi. In senso opposto scendo per il sentiero 122 per giungere così nuovamente al Lago e Rifugio Antorno, punto di partenza di questa lunga e meravigliosa giornata.


Monte Piana – Note Tecniche

Escursione molto piacevole e di grande interesse storico. Il Monte Piana e il suo Museo Storico all’aria aperta della Grande Guerra racchiude a se sentieri affascinanti ed avventurosi. Ottimo spunto per chi vuole abbinare un Trekking perfetto all’interno di un contesto storico.

Partendo dal lago Antorno e arrivare alla croce di vetta del Piana impone un dislivello di +514m con un tempo di cammino di circa due ore, soste escluse. Una volta giunti al pianoro del Piana, consiglio vivamente di seguire il Sentiero Storico, che sulla sinistra abbandona la sterrata centrale.

Ovviamente quello che poi rientra all’interno della storia passata di questo monte, è un capitolo nuovo che si apre da sè. Non approfittare di tutto questo e ricercare in ogni possibile deviazione di sentiero è un’opportunità persa. Da porre attenzione alle esposizioni presenti sul Sentiero Storico.


Monte Piana – La Mappa


Monte Piana – Il Video

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Location: Monte Piana (BL)

Area Geografica: Auronzo Misurina (BL)

Regione: Veneto

Accesso: su sentiero 122 dal Lago Antorno

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