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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Alpe di Nemes e Malga Klammbach - Dolomiti di Sesto.

L’alpeggio ritorna nuovamente a fiorire.

 

È questo il primo pensiero che illumina la mia mente di fronte a questa Primavera, a questi ampi spazi erbosi che dalla Val di Sesto guardano verso due luoghi che ti rimangono nel cuore per sempre. L’alpeggio, che da sempre anima i miei pensieri positivi e che danno da sempre vigore alle lunghe giornate estive nelle alte quote.



Parlare ora di alpeggio, quello vero ed animato da queste adorabili creature, è decisamente presto. È quell’attesa che per il momento mi permette di respirare quel profumo di un nuovo ciclo, con la piena consapevolezza che da qui ai prossimi due mesi tutto avrà nuovamente il sapore dell’Estate.

L’Alpe di Nemes e Malga Klammbach, due bellissime strutture simbolo di questa libertà e di questa spensierata quotidianità che da sempre traduco dai pascoli in alta quota. Due Malghe, due alpeggi che durante l’Estate, ma anche durante specifici periodi invernali, offrono la loro ospitalità e la migliore tradizione culinaria della Val Pusteria, dove gli ampi spazi dedicati al pascolo convivono piacevolmente con la buona tavola.


Il Passo di Monte Croce in Comelico si trova a circa 1600m di altitudine, e collega la Regione del Veneto e l’Alto Adige in quello che io considero l’ultimo fazzoletto territoriale delle Dolomiti Bellunesi prima di entrare definitivamente in Val Pusteria e nelle Dolomiti di Sesto. Il punto di partenza perfetto che vede legare tra di loro in questo anello escursionistico sia l’Alpe di Nemes Hutte che Malga Klammbach.



Non sono alla mia prima esperienza lungo questa via di cammino, ritorno tra questi ampi spazi quasi tutti gli anni e nei vari periodi stagionali, ma in questo caso ciò che incuriosisce la mia conoscenza del territorio prende forma su di una parte di sentiero mai percorso prima, seguendo una sua logica e che mi permette di unire nuovamente questi due punti così importanti. Il sentiero 131 sale nell’immediato ma leggermente, senza dare l’impressione di quell’impegno fisico che a volte si riscontra nei sentieri.


Una bella e ampia strada forestale interna che dal Passo di Monte Croce guarda verso i boschi del Federaviero e dell’Oberkreuzmoos, salutando così nell’immediato il Comelico ed immergersi lungo la Val di Sesto. La notte porta con sé un forte acquazzone, i prati sottostanti al bosco sono ricchi di quell’umidità a creare dei ristagni d’acqua, che per questo ambiente naturale equivale al miglior “nutrimento” idrico per ridare nuovamente vita agli alpeggi.



Respiro un’aria ricca di spensieratezza e pace, la stagione primaverile non porta con sé quel movimento escursionistico che tra un po' ridarà nuovamente vita a questi territori. Sia L’Alpe di Nemes che la Klammbach in questo periodo sono chiuse per la pausa di transizione stagionale, ma la loro riapertura porta un conto alla rovescia che si conta in poche settimane. Questo dato aggiuntivo rende maggiormente merito a questa beata e solitaria giornata, dove mi immergersi all’interno di un ambiente completamente “abbandonato”.


Il cammino in partenza è piacevole. Quella leggera condensa che prende vita dagli acquitrini presenti, da questi stessi prati leggermente riscaldati dalla nostra stella primaria a formare delle figure in movimento del tutto particolari, e seguire con dovuta calma la direzione di un leggero vento. La Natura da il meglio di sé nelle prime ore del nuovo giorno. Quella ripetitività dettata dalla frenesia in cui uccellini e qualsiasi altra tipologia di esseri viventi accompagnano questi miei primi passi nel cuore di questa meravigliosa Natura.


Il mio cammino prosegue, su questa bianca sterrata dove in alcuni punti è ben visibile ciò che resta dell’Inverno che mi lascio alle spalle. Alcuni bianchi fazzoletti che resistono ancora alla nuova stagione, nascosti dal sole e ben saldi alla base degli alberi. Anche la strada forestale mantiene integra alcuni frangenti ghiacciati, ma considerando la loro fragilità ad ogni mio passo, è ormai questione di pochi giorni. Magari con le prime piogge, i primi temporali sciroccosi di stagione.



L’Hochmoos – 1802m


La sua torbiera, o meglio conosciuta come il “Biotopo”. Un fattore del tutto naturale che prendi vita durante il disgelo primaverile. La formazione geologica di questo suo territorio forma delle improvvise paludi formate da acquitrini e piccoli stagni alimentati dalle nevi sciolte al sole e dai torrenti, come il Torrente Padola e l’Almbach, che trasportano a valle ciò che formava i grandi nevai delle quote maggiori. La torbiera è un insieme di vita che inizia a muoversi tra questo ambiente paludoso ed umido. Piccole creature come i girini, a dare così forma e vita a piccole colonie, e una diversità di flora verde e ricca di colori ad abbellire l’intera area.



Dal Biotopo dell’Hochmoos si aprono definitivamente i miei spazi visivi, uscendo definitivamente da quei boschi che in precedenza non mi hanno permesso di guardare oltre. Una prima parte che entra anche all’interno della storia passata, perché se Vaia lascia ancora oggi evidenti segni di distruzione, anche le fortificazioni militari nascoste tra questa fitta vegetazione mi permettono per qualche istante di tornare così indietro nel tempo e a ricordarmi che il territorio che mi circonda disegnava una linea difensiva dell’esercito austro-ungarico.


Un cambio di direzione, che sulla destra prosegue sempre su numerazione di sentiero 131 per attraversare, grazie a comode passerelle in legno, l’intero versante più a monte della Val di Sesto. Una meravigliosa vallata che prende vita dall’abitato di Moso per salire verso il Moschermauren e raggiungermi così nel punto esatto in cui ora mi trovo.

Questa grande piana apre la mia visuale verso quella lunga spinale rocciosa che in quota da vita a quel primo tratto della Traversata Carnica, che prendendo vita proprio da questa vallata accompagna l’escursionista verso il lontano Friuli, seguendo una perfetta linea di sentiero lungo il confine tra l’Italia e l’Austria.





Quella cresta per ora è ancora immersa in quel oramai debole Inverno. Sono ancora presenti vaste aree dove i nevai in quota resistono alle prime tiepide giornate di stagione, concedendomi uno dei primi punti di vista verso la forma piramidale del Col Quaterna (2503m). Prendo con comodità questa occasione di poter osservare tutto questo primo panorama. Una bellissima e comoda panca in legno con quel tavolo da sfruttare nell’immediato per una piccola pausa, e guardarmi per bene attorno senza lasciami sfuggire nessun particolare.




Alpe di Nemes Hutte – 1877m


Visuale d’eccellenza che dai suoi alpeggi unisce a sé parte della Val di Padola e della Val di Sesto, nel cuore dei verdi pascoli che lentamente si innalzano verso la Val Lorera. L’ombelico del mondo, quel punto perfetto dove trovare il proprio spazio ed osservare tutto ciò che mi sta attorno. Perché, se la lunga cresta rocciosa che assimila le Dolomiti del Popera alle Dolomiti di Sesto, la sua posizione geografica guarda verso il Col Quaterna da un punto di vista sicuramente privilegiato.


Come ho già descritto, l’Alpe di Nemes mi riporta a tutte quelle estati passate che per un motivo o per un altro mi hanno visto camminare in questo luogo così meraviglioso ed indimenticabile. Pascoli ricchi di ampi spazi, verdi ed inebrianti creste che innalzandosi danno vita ad una serie di collegamenti in alta quota che prendono il nome della Traversata Carnica, dove il Frugnoni (2563m) e la Montagna del Ferro (Eisenreich 2665m) sono quei primi avamposti in alta quota territoriali.


Quella pausa di rito, quei momenti da dedicare a me stesso. Zaino per terra in modo da muovermi liberamente cercando i miei spazi dove poter scrutare al meglio ogni punto di vista naturale. Fa una certa impressione osservare ciò che da un punto di vista naturalistico la Val di Padola e parte della Val di Sesto riescano a regalarmi da quassù. Una panoramica che a 360° raggruppa il meglio che si possa carpire.



L’erba completamente libera dalla neve (anche se in data in cui scrivo questo articolo – 11/05/2k23 – torna nuovamente la neve sulle Dolomiti...), dove tutto finalmente mi permette di assaporare quei rigogliosi pascoli che tra qualche settimana torneranno nuovamente a vivere la loro libertà tra questi spazi quasi infiniti. L’Alpe di Nemes Hutte la trovo ancora chiusa, sebbene la stagione stia per iniziare nuovamente. Un paio di panche rimaste in quella sua terrazza panoramica e tutto lo spazio a mia completa disposizione.



Credo che quella pausa di riflessione che tanto richiama la mia attenzione in contesti come questo, sia di grande importanza. Come dicevo, zaino per terra e la libertà di camminare all’interno di un determinato spazio dove poter osservare e allo stesso tempo pensare all’ennesima fortuna che le mie scelte, e parte del mio destino, mi mettono nuovamente a disposizione. Mi sento bene e fortunato, con l’umiltà di ringraziare per un regalo così tanto atteso e sicuramente meritato.




Ma è tempo di ripartire, di caricare nuovamente in spalla quel mio prezioso accessorio che vede nel mio zaino escursionistico quella mia buona parte di vita. Tutto ciò che posso avere con me e di cui nutro un certo rispetto, si pone all’interno di questo mio prezioso accessorio, compreso un poncho antipioggia che mi sa tanto a breve potrebbe essermi utile.

Non a caso…

 

Malga Klammbach – 1944m


Il sentiero sale leggermente, lasciandomi così alle spalle l’Alpe di Nemes e guardare verso una prospettiva sempre diversa che mi porterà nelle quote più elevate. Camminando ai bordi del Rio di Pulla (Pullbach) il sentiero 13 ora guarda maggiormente verso il versante più a monte, e che vede nell’Hornischegg una delle vette più blasonate lungo questo versante. Di salire ai margini maggiori della Traversata Carnica non rientra nel mio programma giornaliero. Ancora troppa neve nelle quote più elevate, e in questo periodo di stagione camminare nuovamente al cospetto del ghiaccio o altro non rientra nei miei programmi escursionistici.



Desidero il sentiero, la roccia e i verdi prati che ora godono di quella meravigliosa fioritura dove Crocchi e Genziane colorano questo mio piacevole cammino. I prati del Federaleite sono per una buona parte coperti dalla neve. Formano spalle erbose maculate, dove ampi nevai riescono ancora a contrastare il forte calore di questa nuova Primavera.

Il sentiero prosegue questa sua salita che inizia leggermente ad impegnare. Il frastuono del Rio risulta piacevole, come i punti di vista che lentamente iniziano ad aprirsi lungo l’Untere Pulle e l’Obere Pulle. Un po’ di neve ancora, certamente, ma non da rendere il mio cammino più impegnativo.




Il sentiero 13 trova così una sua deviazione. Sulla sinistra un piccolo pontile di legno porta con sé alcune tabelle di sentiero. Il 13 prosegue sempre sulla sinistra, attraversando così il Rio di Pulla per innalzarsi leggermente verso un bellissimo tratto di cammino che per me ora è del tutto nuovo. Mai percorso questo tratto che dal Zolla scorre alla base di una grande cresta che più a monte prende il nome di Pfandleck (2100m). E' un susseguirsi di piccole vette che unendosi danno così vita ad una serie di piccole spalle dove la roccia scura, di origine vulcanica e che compone gran parte della Traversata Carnica, entrano a far parte di quella mia linea di cammino.



Mi alzo di quota e di conseguenza i punti panoramici cambiano di prospettiva.

Se la Val di Padola e la Val di Sesto da prima davano una certa prospettiva, a questa quota, maggiore rispetto all’Alpe di Nemes, lo spettacolo panoramico prende una piega notevolmente piacevole. Sotto ai miei piedi, un passo dopo l’altro, la roccia vulcanica si tinge di quelle caratteristiche colorazioni bianche e rosse come il classico indicatore per la giusta via da seguire.

Ora cammino su di una piccola cresta che per la giornata odierna raggiunge la quota massima raggiunta. Il Purnwald, altro frangente erboso, scorre sotto ai miei piedi. Guarda verso questo versante della Val di Sesto anticipando di qualche ora quello che diventerà quel tratto di cammino che affronterò nella fase finale, quella di rientro.



Il tempo sta lentamente cambiando. Da questa quota posso avere anche quella prospettiva che mi permette di guardare in direzione dei centri abitati di Sesto e di Moso, dove le grandi pareti di Cima di Sesto (Gsellknoten 2773m), Punta dei Tre Scarperi (Dreischusterspizte 3145m) e della Croda Rossa di Sesto (Sextener Rotwand 2965m) ai miei occhi risultano ancora completamente ricoperte di neve.


Una cosa che colpisce nell’immediato è poter osservare in modo chiaro la sagoma del lontano Rifugio Locatelli (2405m) che affiora come per magia da quella sua piccola forcella che dal versante opposto guarda verso le Tre Cime di Lavaredo. Un bel regalo.


Nuvole minacciose iniziano a salire dalla Val di Sesto. Scure, grigie e decisamente piene di pioggia. Quel tratto finale di sentiero completamente in discesa e che mi permette di focalizzare Malga Klammbach. Faccio in tempo ad arrivare, sedermi comodamente su una panca a riparo da qualsiasi possibile intemperia, e godermi in tutta tranquillità il mio pranzo leggermente accompagnato dalle prime gocce di pioggia.


È stata una bella traversata, non mi sento per nulla stanco ma con quelle energie da poter valorizzare l’intero panorama che mi ospita indipendentemente da questo grigiore di un cielo per ora completamente coperto.




La Klammbach è chiusa pure lei, in attesa di riaprire i suoi battenti per la lunga Estate che non tarderà ad arrivare. È passato poco più di un anno dalla mia ultima visita, durante un periodo di fine Primavera in cui l’ho ugualmente trovata chiusa. Questo mi permette, per l’ennesima volta, di avere libertà di movimento e di trovarmi così privilegiato di fronte a questa meravigliosa struttura costruita completamente in legno. Pure qui mi sento bene, a mio agio e completamente solo in questa giornata che si sta’ lentamente riversando al maltempo.


Ma tutto questo non mi preoccupa. Nemmeno un leggero filo di vento e questa pioggia che cade lentamente quasi a intonare una dolce serenata.




Devo dire che anche questa occasione mi insegna che questa Natura va vissuta anche se il sole e il cielo azzurro si nascondono dietro ad una spessa coltre nuvolosa. Le previsioni per il pomeriggio non sono a mio favore, questo lo so benissimo, ma il piacere che provo mi permette di sentirmi “vivo” e a stretto contatto con questa Natura anche in quei suoi aspetti che potrebbero sembrare di poco conto.


Il mio pranzo a sacco prende il sopravvento. Un morso dopo l’altro alla costante ricerca di cose sempre nuove. I miei occhi osservano, la mia mente assorbe e la mia anima elabora emozioni e sensazioni che rallegrano il mio pensiero.

 

Passo di Monte Croce in Comelico – 1630m


Arriva il tempo per ogni cosa, arriva il tempo per guardare a questo anello di giornata che ora lentamente si sta’ per chiudere. Per rientrare al punto di partenza, al Passo di Monte Croce, è un cammino di almeno un paio d’ore, e la pioggia battente non è per nulla un problema. Anzi devo dire che è ottimo stimolo per alimentare maggiormente quel mio desiderio di libertà.


È un po’ come tornare bambino, come quando ero innocentemente attratto dal fango e da quelle piscine d’acqua che nel mio immaginario di giovane avventuriero erano una delle parti più belle da scoprire.


Poncho addosso, ben coperto anche in quei punti del mio corpo più esposti alle intemperie, e via per la lunga discesa che su sentiero 133 segue una bellissima strada forestale che scende in direzione di Saumahd, che della Val di Sesto guarda il suo versante più a monte. Un bellissimo passaggio che alimenta maggiormente la pioggia, che ora in questa seconda metà del pomeriggio diventa sempre più battente. La sensazione rimane comunque positiva, dettata da quell’assenza di vento che mantiene questa pioggia bella da sentire anche a ridosso del mio abbigliamento che comunque sia mi tiene ben asciutto.



Saumahd e la sua grande croce che ne identifica un passaggio molto particolare. Il sentiero 132 sale di poco a monte di questa vallata che guarda nuovamente verso Hochmoos e che porta il nome di Sausbeerwald. Qui tutto parla una lingua che si allontana del tutto dal dialetto bellunese del Comelico. In questo angolo delle Dolomiti di Sesto prevale la lingua di origine tedesca, dove ogni tipologia di segnalazione ed ogni anfratto di territorio mi mette a stretto contatto con una cultura, sebbene in territorio italiano, lontana dalla mia.




L’Hochmoos, la sua torbiera e quel suo magnifico punto di vista che da questo grande pianoro guarda verso l’Hornischegg, la Montagna del Ferro e quel frangente del Col Quaterna. Un luogo che ritrovo nuovamente dopo diverse ore, sotto questa pioggia che allontana qualsiasi prospettiva illuminata dal sole del primo mattino.


La strada forestale ora scende nuovamente tra i boschi dell’Oberkreuzmoos, formando in certi punti dei piccoli torrenti che danno vita ad improvvisati acquitrini. Il Passo di Monte Croce in Comelico lo raggiungo in un tempo che mi sembra quasi immediato, grazie a quella benefica spensieratezza che accorcia i tempi di marcia, e dove un leggero sole ora illumina improvvisamente quel versante più a monte dove la Klammbach, in questo istante, sembra illuminata dalla nostra stella primaria.


Magia di questa meravigliosa Natura.

 

Alpe di Nemes e Malga Klammbach – Note Tecniche


Uno dei tanti aspetti di una Primavera perfetta. Fiori e quella vitalità che dai boschi si trasporta negli ampi spazi di questi alpeggi meravigliosi. Dal Passo di Monte Croce in Comelico un dislivello che vede nell’Alpe di Nemes Hutte un facile cammino di +241m divisi in circa 2h di spensierata passeggiata. Salire in direzione dell’Untere Pulle mi risulta quasi la parte più “impegnativa” di tutta la giornata, ma forse è solo una mia impressione.


Dall’Untere a Malga Klammbach è maggiore quel suo tratto in discesa rispetto alla prima parte che trasmette solo l’emozione di grandi punti paesaggistici verso la Val di Sesto e la Val di Padola. Dalla Klammbach poi è per la maggior parte un proseguo di quella discesa che vede solo piccoli e leggeri spinti in salita, per chiudere questo mio anello primaverile al Passo di Monte Croce in Comelico in circa 2h.

 

Alpe di Nemes e Malga Klammbach - La Mappa



 

Area Geografica: Val di Sesto - Dolomiti di Sesto (BZ)

Regione: Alto Adige

Accesso: dal Passo di Monte Croce in Comelico (BL) su sentiero 131 per l'Alpe di Nemes Hutte

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