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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

I Laghi della Val d'Inferno - Lagorai

Una nuova scoperta, per una Natura meravigliosa e selvaggia.

 

Vivo questa mia nuova esperienza con quel grande desiderio di cambiamento, di guardare verso queste montagne ponendomi l’obbiettivo di guardare il mondo Dolomitico che mi ospita sotto diversi punti di vista. Iniziando dalla cosa più importante: me stesso.

Quello del Lagorai è il primo passo in cui ciò che rappresenta il mio futuro e questo mio grande bisogno di “cambiamento”. Nuovi sentieri e nuovi orizzonti dove trovare così la giusta ispirazione e quella perfetta linea di equilibrio, dove la Natura possa essere sempre più partecipe della mia vita.



Il mio cammino guarda verso un sentiero che si pone tra la Valsugana e la vicina Val di Fiemme. La lunga e selvaggia catena del Lagorai prende vita proprio ai margini di questa valle del Trentino, una lunga lingua boschiva che si addentra in quella che per me è una scoperta naturalistica di grande valore: la Val di Caldenave.

Una piccola strada che dalla Valsugana si innalza verso la Val Campelle. Una lunga serpentina che da come riferimento il famoso Rifugio “Al Crucolo” per stringersi sempre di più ed arrivare ai 1400m di quota di Tedon, una piccola comunità in alta montagna. Qualche casa privata, un paio di Rifugi e diversi masi per dare così vita ad un luogo lontano da qualsiasi tipologia di quotidianità. Un silenzio ed una pace che al mattino presto fa respirare quella magnifica sensazione di positività, interrotta unicamente dal suono del Rivo di Caserine che per buona parte di questa mia giornata sarà la perfetta colonna sonora, la voce incontrastata di un magnifico angolo naturale.

 

Val di Caldenave

Il sentiero 332 scorre dolcemente su di un primo tratto di asfalto, per poi diventare quella bellissima strada forestale che costeggia una serie di case private e qualche baita in pieno fermento. C’è aria di cambiamento, di mettere le mani su quelle strutture che portano con sé anni ed anni di vita vissuta al servizio dei legittimi proprietari. Un paio di imprese edili stanno lavorando quel legno così speciale, che andrà a sostituire quello che per decenni ha elegantemente abbellito queste splendide facciate.



Ecco l’unica presenza umana, quel battito di martello che echeggia nell’aria e che con grande maestria da così una nuova e fresca vita a queste magnifiche testimonianze di una montagna di altri tempi. Ma è questione di poco tempo, quel minimo necessario per permettere alla Natura di tornare nuovamente padrona di questa lunga valle. Il Rivo di Caserine è in continuo fermento. Porta con sé il disgelo di un Inverno che nelle alte quote si compone di ampi nevai che sembrano quasi perenni. Piccole e medie cascate riescono a camuffare il lavoro dell’uomo in un continuo scroscio che sembra non dare tregua.

La strada forestale si stringe sempre di più, il sentiero di montagna ora entra definitivamente come parte integrante della mia giornata. Sale di dislivello permettendomi di avere come compagno il Rivo che di tanto in tanto mi offre prospettive sempre diverse, distrazioni che evidenziano anche la possanza e la forza dell’acqua. Tutto è così perfetto. I boschi, questo torrente, il volo di piccoli uccellini che solo in punti ben definiti riescono a contrastare il fragore dell’acqua. Il cielo si apre, i boschi per qualche centinaio di metri si diradano. All’orizzonte, verso Sud, e una grande piramide di roccia granitica sommersa dalla neve nel suo versante maggiore: Il Cimon di Rava (2281m), una delle prime sorprese di giornata.






Come tutte le “prime volte” l’occhio e le emozioni prevalgono su tutto. Come tutte le “prime volte” vengo istintivamente richiamato da quella curiosità di guardare verso ogni minimo particolare, sebbene il mio sentiero più a monte mi permetterà di toccare quasi con mano questa grande vetta di roccia scura. Poi nuovamente i boschi, il Rivo e quella cantilena che Gracchie e piccoli uccellini intonano ad ogni mio passo. La salita lungo la Val di Caldenave prosegue senza sosta, all’improvviso poi tutto cambia nuovamente all’altezza del Ponte Caldenave.

 

Rifugio Caldenave (Rifugio Claudio e Renzo) – 1792m

Un grande alpeggio, una lunga lingua di prati tagliati in due dalla vena acquifera del Rivo, che dai versanti leggermente più a monte trova la sua sorgente naturale. Un punto di vista che in questo frangente mi tiene leggermente più in quota rispetto ai prati, permettendomi così di ampliare maggiormente la prospettiva di questo meraviglioso angolo di Paradiso. Ora tutto si compone in modo ben definito, un meraviglioso puzzle dove ogni piccolo tassello unito ad altri da così forma a tutto ciò che mi circonda. Il Rifugio Caldenave è di poco lontano da questo mio punto che sulla carta è anche il mio primo cambio di sentiero. Ma arrivarci è questione di poche centinaia di metri, riuscendo ad identificare anche del movimento "umano".



Una bellissima passeggiata che mi mantiene sempre in una quota maggiore rispetto ai verdi prati. Una bellissima sensazione di stare bene, di camminare con grande ispirazione e riscaldato da questo meraviglioso sole e giungere così per la prima volta di fronte a questa bellissima struttura. Il Rifugio è in pieno fermento e in piena attività per dare il via alla nuova stagione e ospitare così escursionisti e animali al pascolo che non tarderanno a salire quassù. La struttura è ancora chiusa, “apriamo definitivamente domani (27/05)” mi dice Guido, uno dei Rifugisti e che purtroppo trovo infortunato ad una gamba. Ma la sua è una gentilezza immensa, tanto da offrirmi un caffè e condividere assieme quattro chiacchiere.





Il mio è solo un passaggio, una piccola sosta per quel caffè di metà mattina che serve a caricare maggiormente le “batterie”. Un saluto e quella promessa di vederci nuovamente più avanti, quando l’alpeggio sarà animato dai Cavalli e quel pranzo da gustare in questo luogo indimenticabile. "Ciao Guido e a presto".

 

Laghi della Val d’Inferno – 1958m

Ritorno di poco sui miei passi, rientro nuovamente nel punto esatto dove un’ora fa mi si era aperta la visuale a questo mio nuovo Paradiso. Il Ponte Caldenave diviene quel mio prezioso riferimento per il nuovo sentiero da seguire. Saluto così la Val di Caldenave sebbene temporaneamente. Ora il sentiero 360 inizia quella che sarà l’unica salita più impegnativa dell’intera giornata. Questa parte iniziale mi piace tantissimo. Mi accompagna lungo questi verdi prati inzuppati d’acqua che prima ammiravo da una quota leggermente elevata, con il Rivo di Caserine che ora mi offre una delle sue parti migliori. Quella sua sorgente naturale scende con grande frenesia attraversando una canalina rocciosa ai piedi di una verde spalla, che leggermente più in alto vede nel Rifugio l’eterno guardiano del territorio.


Inizia così la mia salita e con essa tornano nuovamente i boschi.




 

L’Alta Via del Granito

Iniziare questa nuova parte di escursione significa entrare nella leggenda. L’Alta Via del Granito, 28km complessivi per un fantastico anello con un dislivello di +2030m. È proprio salendo in direzione dei Laghi che il sentiero 360 mi collega a questa meravigliosa traversata che abbraccia a sé la singolare isola granitica del gruppo Cima d’Asta - Cime di Rava, nella Catena del Lagorai. L’Alta Via percorre una rete di antichi sentieri ed ex strade militari, risalenti alla Prima Guerra Mondiale, collegando gli unici due rifugi del gruppo. Tre giorni di facile cammino fra stupendi paesaggi naturali, severi ricordi della Grande Guerra, malghe ed alpeggi, testimonianze esemplari dell’antico patto dell’uomo con la natura.


Una bella salita rocciosa, di quelle che mi piacciono tanto. Ora la valle e tutto ciò che mi lascio dietro spariscono al cospetto di questa fitta boscaglia. La salita nel suo contesto non è molto impegnativa, quel suo primo dislivello che non arriva nemmeno a +200m si innalza piacevolmente tra questa fitta vegetazione. Alcuni primi spunti delle vette che guardano verso il versante del Lagorai in direzione delle spinali rocciose che già guardano verso la vicina Val di Fiemme, e una serie di croste frastagliate che si confondono tra gli ampi e verdi spazi dei versanti che guardano verso quella Val di Caldenave per ora nascosta.



Ancora neve nei versanti più in quota. Cima Orsera (2471m), Cima delle Buse Todesche (2413m) e la Tombola Nera (2413m), che nel mio contesto attuale sono tutte una novità e nomi nuovi da dover ricordare, mantengono ancora vasti nevai soprattutto in quei versanti in cui il sole non riesce a penetrarvi in modo diretto. Devo dire che la giornata si presenta improvvisamente fredda. Cumuli nuvolosi iniziano a prendere vita lungo questi versanti nascondendo il piacevole tepore di questo periodo che già guarda ad un imminente termine di questa Primavera, accogliendo delle forti folate di vento che a tutta forza salgono direttamente dalle valli circostanti. Non solo dalla vicina e sempre presente Caldenave, ma anche da quei versanti opposti che dall’Alpe Conseria si allungano nelle quote più alte dei Giaroni del Cengello.



L’acqua rimane l’elemento dominante di questa mia giornata, almeno fino a questo punto. Due bellissimi specchi d’acqua che trovano la pace su questo bellissimo pianoro. I Laghi della Val d’Inferno, si presentano subito e sfoggiando i migliori propositi. Una piccola piana composta da boschi e grandi massi rocciosi che in Natura rappresentano al meglio la “cornice” naturale di questi due laghetti. La mia mappa escursionistica (e pure quelle trovate al Rifugio) identificano questa nuova meraviglia come due laghi indipendenti, lontani di poco l’uno dall’altro ma con quello spazio sufficiente ad identificare due elementi contraddistinti.



Ciò che scopro è che l’acqua per l’ennesima volta ne ha cambiato la naturale fisionomia. Un unico e grande specchio d’acqua, dove il sentiero stesso viene completamente sommerso da questa unica rappresentazione. La parte centrale, quella che in teoria li divide in due, forma un ampio torrente che nel modo del tutto naturale alimenta il secondo lago, quello più piccolo. Al centro di questo fragore il mio sentiero, quelle evidenti tracce bianco e rosse dipinte su delle rocce temporaneamente sommerse. Il luogo è meraviglioso, un piccolo Paradiso che rappresenta al meglio quella che io considero una delle qualità più interessanti dell’intera catena del Lagorai: i suoi laghi.



Una lunga spinale montuosa che da questa sua parte iniziale custodisce decine di laghi dalle più svariate dimensioni e che termina questa straordinaria rappresentazione naturale nel lontano Passo Rolle, con i Laghi del Colbricon al cospetto delle Pale di San Martino. Sosta di metà giornata. Il luogo merita tutti i possibili pensieri e tutte quelle riflessioni che in luoghi come questo trovano la giusta dimensione. Respiro vita, respiro a pieni polmoni guardandomi per bene attorno, in questa dimensione naturale che per me è del tutto nuova. Sono come quel bambino che osserva per la prima volta quel giocattolo così nuovo, solo che questo mio giocattolo prende vita in questo piccolo angolo di mondo dove fino ad ora, oltre a Guido, non ho incrociato anima viva.




Io, l’acqua e il suo leggero fragore, il vento e le nuvole che evidenziano nel loro grigiore la sagoma di Gracchie libere nel loro volo. Tutto è perfetto, quell’alchimia che prende finalmente vita dove togliermi scarponi e calzini si presenta come un rituale quasi d’obbligo. Cammino lungo quei tratti dove l’acqua mi permette di immergermi fino alle caviglie. Fredda, quasi penetrante da sembrare una sottile lama a contatto con la carne. È una passeggiata salutare, di quelle che fanno bene alla circolazione del mio sangue in questi piedi che troppe volte risultano stanchi. Oggi è diverso, non li sento stanchi e gonfi come spesso accade. Li sento attivi, vivi e con quella voglia di accarezzare il suolo di questo spazio benefico di Madre Terra.


Mi guardo sempre attorno, ne approfitto anche per riuscire a trovare quella giusta via di cammino per quel “fuori pista” quasi obbligatorio. Devo raggirare i due laghi cercando quel sentiero immaginario, quel sentiero che deve muoversi tra questa grande cornice formata da questi grandi massi. L’acqua presente tra i due laghi è troppo scorrevole e in certi tratti pure leggermente profonda. Sono solo e questa è una considerazione che non deve assolutamente passare in secondo piano. La mia solitudine a volte mi impone di cercare e trovare la via più sicura da seguire, ed è proprio in questa cornice rocciosa che trova la via più sicura per me.

 

Baito Lastei – 2010m

Inizia così la seconda parte di questa mia meravigliosa escursione. Mi lascio alle spalle uno dei punti chiave di questo anello, per guardare verso la quota maggiore di giornata. Ma prima un passaggio sicuramente interessante, e quando si tratta di baite, malghe o casere, per quanto mi riguarda la cosa diventa più che interessante. Il Baito Lastei, una piccola ed affascinante baita che raggiungo dopo una facile salita, e che in questo frangente mi pone di fronte alcuni tratti dove la neve tenta di contrastare queste temperature che “profumano” già d’Estate. Qualche fazzoletto bianco ma nulla di cui preoccuparmi.



Il baito si posiziona su di una piccola terrazza panoramica che amplia la mia visuale verso Cima Orsera (2471m), e quelle alte creste di roccia scura che continuano a rappresentare quella magnifica cornice naturale dei Lagi della Val d’Inferno. Ammirare tutto questo da questa nuova prospettiva rende l’idea della bellezza e di quel particolare lato selvaggio che queste montagne rappresentano all’interno di questo contesto naturale. Il tempo necessario per guardarmi per bene attorno, e dare così il via all’ultimo strappo di giornata.



Si sale per una cinquantina di metri, rimanendo sempre all’interno di questi boschi che di tanto in tanto mi offrono sempre nuovi spunti per nuove panoramiche. Raggiungo in breve tempo un bivio, con due diverse destinazioni. Il sentiero 360 sulla destra prosegue il cammino seguendo la traccia dell’Alta Via del Granito, che si innalza verso la Cima delle Buse Todesche (2413m) per poi guardare in direzione di Cima Orsera (2471m). La mia traccia invece prosegue sulla sinistra seguendo la marcatura di sentiero L31 che con grande sorpresa da come indicazioni il Lago e il Bivacco Nàssare. E dico con sorpresa perché osservando le mappe escursionistiche sia il Lago che il Bivacco vengono descritti come Nassere.


Va beh! Non è che questo cambi di molto la mia giornata, però è un dato che richiede la sua precisa definizione.


 

La Busa del Lago o Lago di Nàssare – 2063m

Il punto più alto dell’intera giornata. Quei 2063m di altitudine che per oggi è il picco massimo da raggiungere. Il lago appare appena oltrepassata una piccola forcella che apre così un punto di vista verso la vicina Val di Fiemme. Una vista magnifica e che identifica in modo molto chiaro ciò che Vaia si è lasciata alle spalle in quella notte del 2018. Il lago è leggermente più in basso rispetto al mio sentiero di cammino. Questo scorre molto bene lungo questa ampia radura a cielo aperto, scendendo con la dovuta calma per giungere così sulle sponde di questo bacino idrico. L’ultimo di giornata.



 

Bivacco Nassare – 1759m

Ora è tutta discesa. Ora tutto si allunga in una bella camminata che copre questo tratto che scopro porta il nome del Sentiero dei Nomadi. Lascia definitivamente i boschi, con delle bellissime panoramiche che da questo versante guardano verso la Val di Caldenave e la vicina Val Campelle. Profumo di alpeggio, quello che si nota da questi ampi prati verticali che seguono la via di un sentiero che in certi tratti è sommerso dall’acqua che con grande vigore scende dalle vette maggiori del Croz di Consera (2156m). Ancora qualche leggera macchia boschiva e quegli ultimi prati che all’orizzonte danno vita ad una piccola struttura.





È il Bivacco Nassare, su di una bellissima terrazza panoramica che continua a guardare verso le valli circostanti. Arrivato a questo punto è come chiudere definitivamente questo anello escursionistico. Una bellissima Malga, un interessante ricovero per una notte sicuramente molto particolare. Si divide in due parti. Una riservata ai cacciatori locali, mentre la seconda di libero accesso agli escursionisti. Un’enorme stanzone, quel grande tavolone centrale, una stufa a legna ed un grande camino. Tutto l’occorrente per potervi soggiornare grazie ad un ampio soppalco con un paio di materassi da aggiungere al sacco a pelo personale.






Una bella scoperta, quell’ottima occasione da mettere in agenda per un prossimo passaggio notturno. E dopo aver preso tutte le considerazioni del caso, mi guardo bene per quel tratto finale che rientra a Tedon. Il cielo si fa grigio, quel grigiore che tanto richiama la pioggia e che da un paio d’ore minaccia un imminente acquazzone. Il sentiero L37 si addentra nell’immediato all’interno dei boschi. Tabelle indicative che guardano verso nuovi versanti, nuove linee di cammino che si innalzano verso altre vette che danno vita a questi frangenti montuosi del Lagorai.



Piove a dirotto ma questo non è un problema. Ciò che doveva essere è stato perfettamente completato in circa 5h di cammino all’interno di questo mio nuovo mondo, queste mie nuove Dolomiti che in questa prima parte del Lagorai mi hanno emozionato ed affascinato. La Val di Caldenave, il Rifugio omonimo e quei laghi in alta quota che portano il nome della Val d’Inferno. Chiudere con il Bivacco Nassare è completare una perfetta opera d’arte di questa Natura selvaggia e silenziosa, che apre un nuovo sipario all’interno di questo angolo del Trentino: il Lagorai.

 

I Laghi della Val d'Inferno - La Mappa

 

I Lagli della Val d'Inferno - Il Video

 

Location: Val Campelle e Val di Caldenave

Area Geografica: Valsugana e Lagorai

Regione: Trentino

Accesso: dall'abitato di Tedon su sentiero 332 che dalla Val Campelle sale in direzione della Val di Caldenave






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