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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Il Gores de Federa - Dolomiti d'Ampezzo

Da un punto di vista naturalistico, il Gores è un viaggio nel regno dell’acqua in un piccolo angolo di Paradiso delle Dolomiti d’Ampezzo.

 

È una Primavera che continua tra mille sorprese. Quella dei prati rigogliosi dei primi Crocchi di stagione che finalmente faceva respirare quell’aria nuova, dove il caldo sole tornava a brillare lungo il mio cammino all’interno di questi sentieri. La neve rimane protagonista di tutto ciò che mi circonda nelle quote più elevate, anche se lungo le valli l’aria è decisamente diversa. Un’aria che profuma di Primavera.



Una leggera nebbiolina scorre tra i boschi di Campo di Sopra, alle porte di Cortina d’Ampezzo. Una leggera foschia che si illumina di luce da quel primo sole che dai versanti del Sorapis riesce a prendere posto all’interno di questa nuova giornata. L’atmosfera che si crea è carica di quella misticità che sembra uscita da un perfetto libro delle fiabe, dove i boschi danno vita a quelle creature che viaggiano all’interno della nostra fanasia. L’inizio è perfetto, con la consapevolezza che tutto ciò che d’ora in avanti mi attende è una perfetta immersione all’interno di un sentiero naturalistico dove il confronto sarà tra me e questa meravigliosa Natura del Federa.




Il Lago Pianozes e la sua baita omonima rimangono fermi nel loro silenzio dettato da quella stagione in cui l’attesa per ora guarda a Primavera inoltrata. Il sentiero 432 si compone di quella stretta strada forestale (asfaltata) che dal Pianozes sale in direzione di Malga Federa.

I boschi che mi circondano danno vita ad un concerto senza fine, dove uccellini e Picchi intonano una sinfonia che profuma di vita e di energia per la mia mente. Un leggero, ma proprio debole, scroscio d’acqua prende il suo posto all’interno di questo ambiente così piacevole e sereno. È il Ru de Federa che in questo punto vede il suo tratto finale, dopo aver percorso un lungo viaggio che prende vita a monte, lungo le rive del Lago Federa a 2044m di quota.



All’interno di questo suo lungo viaggio il cuore pulsante di questa mia nuova escursione. Un viaggio dentro al viaggio, il mio nel cuore di questo torrente che racchiude a sé il Gores de Federa.


Questa stradina interna sale leggermente ai bordi di piccole diramazioni del Ru, piccoli ruscelli dove alcune solitarie fioriture attirano nell’immediato la mia attenzione. Colori vivi e forti, con quel calore che richiama perfettamente la nuova stagione in arrivo. Piccole cose che racchiudono a sé dei grandi valori, dove la vita viene rappresentata dall’acqua che alimenta queste tenere creature e l’ambiente naturale che le accoglie, le fa vivere e le accudisce per un tempo sebbene limitato.



La strada interna la lascio dopo circa 300m di cammino. Sulla mia sinistra una prima deviazione ben segnalata da una serie di tabelle in legno (sempre sentiero 432) che si differenziano da quelle classiche di sentiero. Questa tipologia e colorazione saranno il riferimento visivo da tenere per seguire il percorso completo del Gores. Non è la mia prima lungo questo cammino, dove due estati fa l’ho affrontato sotto una prospettiva completamente diversa da quella attuale. Si, perché il Gores de Federa di stagione in stagione si presenta con abiti sempre diversi, con punti di vista e valori naturali che meritano di essere vissuti in tutti i periodi dell’anno.


Non è una ripetitività, non un qualcosa che di volta in volta potrebbe rappresentare sempre la stessa cosa. Il Gores, stagione dopo stagione, ha mille cose da raccontare sempre diverse. La magia di questa Natura.


Da questa prima deviazione la certezza di viverlo per intero, di assorbire pienamente tutta quella sua energia che nelle prossime 3h di cammino faranno parte della mia vita, di ciò che amo fare per davvero. Camminare, ascoltare e guardare tutti i lati selvaggi di questo sentiero naturalistico.



Dico questo perché tenendo come riferimento la strada interna centrale, il Gores presenta diversi punti di accesso collegabili l’uno con l’altro e che solo in un paio di occasioni mi riporta, sebbene per un centinaio di metri, sulla stradina asfaltata per poi immergersi nell’immediato nei boschi circostanti.

Quella mia prima “porta d’accesso” promette bene già nell’immediato. Prosegue quel piacere di camminare finalmente sul sentiero naturale, dove la strada asfaltata lascia il posto alla terra e alla roccia. L’inizio è subito di grande effetto, come il sole che riesce leggermente a penetrare all’interno di questa fitta boscaglia, i Boschi del Pianoze, ricchi di vita e di un silenzio paragonabile al piacere della carezza di una Donna.



L’acqua per il momento attenua il suo fragore. Viene leggermente portata verso valle da leggeri aliti di vento che ne fa da perfetto trasmettitore. I boschi, qualche catasta di legname ben sistemato da abili boscaioli. Leggeri sali e scendi che sono piacevoli per queste mie gambe che camminano tra queste montagne da più di cinquant’anni, e quel primo ponticello che compare dopo una leggera curva di sentiero sulla destra. Con esso l’inizio di un concerto che fino a Malga Federa sarà il mio unico compagno di cammino.

Ora il Ru de Federa mi accoglie lungo questa sua ampia via di forte discesa. Lui verso valle mentre io che ne risalgo le sue sponde verso monte. Piccole gole che formano delle piccole cascate naturali, dove l’acqua stessa, chissà da quanto tempo, ne ha scalfito e lucidato ogni singolo millimetro. È un po’ come leggere un libro storico, uno di quegli annuari che in un modo tutto suo racconta epoche passate e che testimonia quella sua parte di esistenza che tu non hai potuto conoscere. Viene spontaneo per me bere, affondare le mie mani su quest’acqua gelida e pura per quelle sorsate di energia, dove la montagna sembra entrare all’interno del mio corpo.





Questo racchiude a sé solo l’inizio di un qualcosa che mi ritorna in mente. Le mie due precedenti esperienze al Gores (Autunno 2k21 ed Estate 2k22) ora riaffiorano solo in certi e piccoli particolari. Uno di questi è dato proprio dall’acqua, da questo suo interminabile fragore e da quella sua freschezza che di stagione in stagione non sembra minimamente cambiare come temperatura naturale. Per il resto mi guardo bene attorno, come se tutto ciò che ora mi tiene stretto a se si componesse di una Natura selvaggia mai vista prima.

Per l’ennesima volta l’ennesima lezione, in cui queste montagne e questa Natura hanno sempre qualcosa di nuovo da regalarti. Come se fosse sempre una prima volta.

 

Il tratto attrezzato del Gores de Federa


Buona gestione del sentiero, ben segnalato e ben mantenuto soprattutto in quei punti che saranno più esposti alle gole rocciose presenti. Una perfetta gestione di questo sentiero tematico, dove paratie in legno e passaggi su pontili garantiranno la massima sicurezza al mio cammino. Come in quel tratto definito “attrezzato” del Gores, che trovo dopo aver salito il Canalin del Diedo, che del Gores stesso divide in due il proseguo e che vede ora la presenza dei primi punti completamente, e ancora, innevati. Il sentiero attrezzato del Gores de Federa prosegue sulla sinistra, lasciando sulla destra il tratto “facile” (segnalato da tabelle).



Il mio consiglio? Ovviamente proseguire per il sentiero attrezzato, e questo per quattro validissimi motivi.

Il primo perché completa per intero il Gores.

Il secondo per il passaggio, sebbene breve, su scalini in ferro e la roccia che diviene punto naturale di appoggio.

Il terzo per la bellissima cascata posta a monte del sentiero attrezzato

Il quarto perché la deviazione su sentiero “facile” abbrevia moltissimo l’intero anello riportando quasi subito alla stradina asfaltata principale.


Detto questo mi immergo guardando al tratto attrezzato all’interno di una gola selvaggia e completamente fuori dal mondo. Una gola completamente innevata, passaggi stretti a raso del torrente che prosegue la sua corsa verso valle, grandi massi rocciosi creano delle piccole insenature dove l’acqua stessa trova sfogo per un’infinita moltitudine di piccole cascate, cariche di quella forza ed energia scaturita da questo prezioso e vitale elemento naturale. La neve su questo primo stretto passaggio non rende facile la cosa. Crea dei punti molto scivolosi che per ora potrebbero solo regalarmi la sorpresa di cadere con i piedi a mollo, ma quello che potrebbe diventare un’insidia maggiore è in quel prossimo tratto attrezzato, sebbene breve, dove porre molta attenzione.



Il primo tratto sale di circa un metro dal livello del torrente che poco a poco inizia a scorrere sotto ai miei piedi. Un cordino d’acciaio per una buona presa su di uno stretto passaggio orizzontale completamente ricoperto di neve e ghiaccio. La grande spalla rocciosa che mi sovrasta ad un certo punto bisogna raggirarla, tenendo sempre il torrente bello carico di forza e di acqua ad un livello inferiore.

Arrivano così le prime scalette (sempre orizzontali), ben posizionate e distanziate l’una dall’altra con quell’attenzione da permetterti di affrontare qualsiasi piccolo ostacolo in massima sicurezza. Le scalette lasciano spazio ai naturali spuntoni di roccia che continuano a raggirare la grande spalla rocciosa di questo tratto. Una naturale formazione che in alcuni tratti li rende perfetti per l’appoggio del piede, mentre in altre situazioni quel poco spazio necessario per appoggiare e fare forza unicamente con la punta dello scarpone. Tutto questo potrebbe sembrare di poco conto, ma la presenza di ghiaccio nella roccia crea quel livello di difficoltà che richiede attenzione e passo sicuro. Scivolare vorrebbe dire cadere per mezzo metro in questo torrente pieno d’acqua e di grandi massi rocciosi che non attenuerebbero di sicuro la caduta.





Il tratto attrezzato lo si può benissimo racchiudere in circa 50m perfettamente orizzontali, muovendosi al di sopra del Ru de Federa con l’acqua che a tutta forza scorre sotto ai piedi. Un paio di passaggi su questi appoggi in ferro e quei tratti su roccia che chiede la giusta attenzione.



Tutto poi torna normale, tutto rientra all’interno di questo sentiero che prosegue la sua leggera salita all’interno di questa meravigliosa gola resa selvaggia dalla roccia e dall’acqua. la gola termina all’altezza di un ponte in ferro che sale seguendo poi il sentiero che porta in quota e offre l’intera panoramica di ciò che mi sono lasciato dietro, al cospetto di quel terzo valido motivo descritto poco fa: quella bellissima cascata che prende così vita nel versante a monte della gola. In questo punto la pausa di metà mattina. Quel tronco d’albero dimezzato dove per sedersi basta pulirlo dalla neve presente e restare inermi dalla bellezza, dalla forza e dall’armonia di questo luogo.



 

Il Gores de Federa – Seconda Parte


Una leggera salita che prosegue sempre attraverso il bosco. La neve aumenta gradualmente mentre mi collego per la seconda volta con la strada principale. La seguo per un centinaio di metri fino a raggiungere un ponte di transito che delimita pure l’alpeggio di Malga Federa. Volendo si può raggiungere la Malga tramite la strada in circa 15 minuti, ma facendo questo si eviterebbe la seconda parte del Gores, che in prossimità di questo ponte sulla destra prosegue il suo cammino. Rientro così nuovamente all’interno dei boschi, su quel sentiero che rimane il 432.



In questo secondo tratto qualche passaggio su comodi ponti che attraversano gole profonde ed insidiose, dove l’acqua prosegue quel suo concerto tra cascate e punti di osservazione verso la Valle del Boite che iniziano così a prendere piede. Bisogna porre molta attenzione, il sentiero nasconde dei punti di vista molto particolari che potrebbero essere non visti. La segnaletica bianca e rossa è perfetta, anche con la neve e sentiero non battuto da ottimo riferimento sulla via da seguire. La quota aumenta gradualmente rispetto alla prima parte a sua volta più battuta rispetto all’attuale.




Il paesaggio inizia lentamente a cambiare, a prendere forma in modo completamente diverso. Ormai sono nella parte finale del Gores, quella parte che guarda verso il suo versante più a monte. Riesco a percepirlo dai boschi che lentamente si diradano, lasciando sempre più spazio al cielo azzurro che ora inizia a fare la sua parte. Quell’ultima leggera salita, dove la neve in certi tratti forma un sottile strato di ghiaccio su cui porre la giusta attenzione. Tutto ora profuma di diverso, profuma di quell’aria che lentamente sento soffiare con una certa forza sul mio viso. Si apre un nuovo capitolo, quello finale e che guarda direttamente all’alpeggio di Malga Federa.




 

Malga Federa – 1816m


L’alpeggio per antonomasia, come sempre capita a ridosso di Malghe e Casere in alta quota. Un grande pianoro che per il momento si tinge ancora di bianco dopo qualche giornata che sembrava riportasse nuovamente all’Inverno. Il panorama è straordinario, prende vita dall’immensa spinale rocciosa della Croda da Lago che dal Ciadenes (2222m) prende la spinta per Cima Bassa da Lago (2538m) e la vetta omonima (Croda da Lago 2700m) per chiudere questa possanza in Cima Ambrizzola (2715m). Ed è proprio da quest’ultima che si chiude questa prima parte di spettacolo, da quella forcella che porta il nome di Forcella Ambrizzola (2227m) e che nell’immediato si lancia verso il cielo dando così vita al grande “dente” di roccia del Becco di Mezzodì (2603m).




Mi basta giusto il tempo di entrare all’interno di questo bianco pianoro per uscire definitivamente dai boschi. Quel che serve per puntare lo sguardo verso Est, verso la Valle del Boite che ha visto la mia partenza al mattino presto. Mi basta poco per iniziare ad ammirare questo nuovo versante Dolomitico e tutte le vette che da questo punto privilegiato posso ammirare da una prospettiva completamente diversa. Tutto inizia con il versante che guarda verso l’Ampezzano del maestoso colosso del Sorapis (3205m) e del Faloria (2362m), per avere una maggiore definizione di ciò che sovrasta dal punto di vista naturale Cortina d’Ampezzo, la “perla” delle Dolomiti. Il Pomagagnon (2450m) per poi chiudere questo scenario con i campanili rocciosi e le vette frastagliate del Gruppo del Cristallo (3221m).





Raccolgo tutto questo unicamente da questo alpeggio, mentre cammino seguendo una bianca via immaginaria con riferimento in Malga Federa (1816m) placidamente assorta e abbandonata dal silenzio di stagione. Tutto questo in un punto ben preciso, in una vista che amplia maggiormente ogni mio punto di osservazione su tutti i versanti che da lontano danno vita a nuove prospettive. Malga Federa è chiusa, da poco ha terminato la sua stagione invernale ed ora sembra quasi nel diritto di riposarsi dopo mesi di ospitalità e di accoglienza turistica. Ora tutto questo rimane preso da quella lunga attesa, un’attesa scandita dalla neve che a breve terminerà il suo corso per quest’anno, per dare vita ai nuovi pascoli che saliranno fin quassù e passare l’ennesima Estate tra questi verdi prati ed in assoluta libertà.






Mi godo questo momento, vengo rapito dalle nuvole bianche che con grande intensità scorrono libere nel cielo azzurro creando delle ombre che si disegnano perfettamente sui grandi spazi bianchi. Quegli stessi spazzi che tra un po’ lasceranno posto all’erba fresca di stagione. È tutta poesia, è un insieme di sensazioni che mi donano quella libertà acquisita dal silenzio del vento e dalla completa solitudine in cui ora mi trovo. Sono il “padrone” assoluto, padrone con quella libertà di muovermi senza dovermi confrontare con nessun altro e rispettare tutto ciò che ora, sia la Natura che la Malga stessa, mi mettono a disposizione.




Il sole è caldo, la temperatura è buona e questo porta ad un repentino cambio di maglia intima. Tolgo quella termica, sudata e fastidiosa per indossare qualcosa di più leggero e asciutto. Mi siedo al cospetto di questo meraviglioso tepore che con il riflesso del bianco candore della neve riscalda ogni singolo centimetro della mia pelle nuda. Ora l’obbiettivo è raggiunto, ora metto da parte ogni fatica ed impegno fisico per concentrarmi ad occhi chiusi a tutto ciò che mi ospita, a questa meravigliosa Natura libera e selvaggia del Gores de Federa e di Malga Federa. Vengo raggiunto in breve da altri escursionisti, hanno preferito raggiungere la Malga seguendo la strada forestale interna, senza minimamente rendersi conto di cosa si sono persi.

 

Il Gores de Federa – Note Tecniche


Selvaggia, unica ed emozionante. La voglio considerare così questa escursione che per una giornata esce definitivamente dai Trekking abituali. Un’alternativa di grande spessore per raggiungere Malga Federa evitando così la strada forestale interna tenendo sempre come riferimento il sentiero 432 che però in questo caso si evidenzia da una segnaletica molto attenta e ben visibile. In salita lo si copre in circa 3h (tempi individuali) con un dislivello totale di +635m. Il tratto attrezzato del Gores non chiama l’utilizzo del kit da ferrata (casco + imbrago). È un breve tratto che si completa in cinque minuti (d’Inverno e tarda Primavera attenzione alla neve e al ghiaccio ancora presente) ma che comunque necessita nella giusta attenzione. Per il rimanente è un susseguirsi di cascate, pontili e un sentiero ben preparato e curato in ogni punto di vista.

Per il rientro le opzioni vanno per il Gores in senso opposto oppure per la strada forestale interna che da Malga Federa riporta al Pianozes in circa 1h 15m.

 

Il Gores de Federa – La Mappa


 

Il Gores de Federa – Il Video


 

Location: Federa - Dolomiti d'Ampezzo (BL)

Regione: Veneto

Accesso: da Pianozes su entiero 432 per il Gores de Federa e Malga Federa

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