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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Malga Klammbach - Dolomiti di Sesto

La Val Pusteria in una delle sue più belle espressioni invernali.

 

Mi piace pensare al Passo di Monte Croce in Comelico come una terra di nessuno, una linea geografica che per quel centinaio di metri non sta né da una e né dall’altra parte. Anche se porta con sé il nome di “Comelico”, il passo rappresenta già una nuova cultura, un nuovo territorio geografico dove la marcatura tedesca si fa più intensa e parte di questa quotidianità. Sebbene Padola e il tipico accento bellunese distino solamente una ventina di minuti di auto, la forte tradizione di una cultura che ancora oggi rimane ben salda a quello che poco più di cento anni fa veniva riconosciuto come l’Impero Austro Ungarico, si impossessa completamente di questa fascia di territorio che io amo definire “neutrale”.





Il Kreuzbergpass (1630m) come ben evidenziano le prime tabelle escursionistiche presenti, è come mettere nell’immediato nero su bianco su tutto ciò che per questa mia nuova giornata invernale mi aspetta lungo il mio cammino. Un ampio parcheggio adiacente al lussuoso Hotel Montecroce (Kreuzberg Hotel) che non dispone di ampi spazi e che, considerando la grande affluenza di sciatori, consiglio vivamente di “occupare” al mattino presto non avendo poi altre possibilità di lasciare l’auto in un luogo sicuro e al di fuori della grande strada trafficata che collega il Comelico (Dolomiti Bellunesi) con Sesto e Moso (Dolomiti di Sesto).



Hotel Montecroce (Kreuzberg Hotel)

Hochmoos – 1802m


Il sentiero 131 si presenta come la strada forestale interna che collega il passo a quello che è uno dei primi riferimenti di giornata. Una serpentina che sale leggermente al cospetto della piccola chiesetta di St. Michael, dove per tradizione i novelli sposi della Val Pusteria realizzano quel desiderio, dalla Primavera in poi, di unirsi per la vita di fronte a questa affascinante e secolare chiesetta. Come sempre affascinante, nascosta da questi primi boschi che dall’Oberkreuzmoos mi accompagnano in questa prima parte di giornata. Sebbene sia mattina presto trovo le temperature molto piacevoli e questa lunga strada forestale ben battuta che agevola di molto il mio cammino.



La chiesa di St. Michael



Il territorio riporta quasi da subito a ciò che la storia porta con sé ormai da più di cento anni. Tornando nuovamente all’Impero Austro Ungarico, questo versante della Val Pusteria durante la Grande Guerra ha visto imponenti combattimenti essendo una linea di demarcazione strategica sia per i contingenti italiani e austro ungarici. Una linea di demarcazione che ancora oggi custodisce all’interno di questi boschi vecchi fortini militari e postazioni di vedetta, che mi porta a pensare ai lunghi inverni passati al cospetto di aspri e violenti combattimenti. Momenti di grande pensiero dove la mia mente ora viene leggermente coinvolta in queste situazioni, che si distaccano per qualche minuto da quello che è il mio intento di giornata per onorare la memoria di quei “giovani ragazzi” e del loro sacrificio per quella che attualmente è la nostra libertà.







L’Hochmoos è quel cielo che finalmente si apre sopra la mia testa. Una grande distesa di prati che si allungano fino a Saumahd, una lingua di territorio che troveremo assieme più tardi. Due punti dove lo spazio che mi circonda durante l’Estate diviene un meraviglioso alpeggio contornato di vita. Da questo punto una comoda panchina e quel tavolo in legno che guardano direttamente verso l’orizzonte. Più lontano, verso Est la lunga cresta che nelle quote maggiori da vita all’infinita Traversata Carnica e linea di confine tra l’Italia e la oramai vicina Austria. Il punto perfetto per quei minuti di raccoglimento, dove, tra l’ammirazione di questo luogo, un forte vento ora trova spazi quasi infiniti per esprimere tutta la sua forza.

  








La mia via di cammino ora si addolcisce maggiormente. Sebbene tutto ciò che mi circonda rimane coperto da un notevole strato di neve, so benissimo che i miei piedi ora mi accompagnano, un passo dopo l’altro, nel cuore pulsante di questo territorio naturale. L’Hochmoos si compone di una grande torbiera che prende vita dalla Primavera fino alla prima neve d’Autunno, dando così vita a una flora e una fauna rigogliosa e piena di energia. Ma la magia dell’Inverno ora vuole che tutto rimanga fermo, come a voler tenere a riposo quella vitalità fermata nel tempo dalla prima neve di questo mio immenso Inverno.


Un passaggio molto particolare, quel crocifisso che dando di spalle al sole sembra focalizzare il suo sguardo verso questa ampia radura dove solo piccoli pugni boschivi ne delimitano quel senso d’infinito. Alle sue spalle una prima avvisaglia rocciosa che dalle vicine vette del Comelico, come il Popera e Cima Bagni, si espandono in quei primi versanti delle Dolomiti di Sesto. Cima Undici (Elfer – 3068m) e la Croda Rossa di Sesto (Sextener Rotwand – 2965m) le definisco le “madri” di una serie infinita di campanili e guglie rocciose che da questo versante danno perfetta dimostrazione della loro possanza. Come primo impatto devo dire che lo spettacolo naturale che mi si presenta mi lascia senza fiato. E come sempre accade, anche lungo questi versanti non è la “mia prima volta”, ma come sempre l’emozione raggiunge il mio cuore come se fosse sempre “la prima volta”.










Alpe Nemes Hutte – 1877m


Guardare avanti senza fermarsi mai. All’Hochmoos lascio le mie prime emozioni, quelle prime sensazioni dove il mio #spiritolibero finalmente entra in contatto con l’intero ambiente che mi circonda. La mia forestale prosegue in direzione dell’Alpe Nemes Hutte dove decido di tenere un sentiero secondario che sulla destra lascia la strada forestale per avvicinarsi maggiormente al torrente Padola. Attivo anche durante l’Inverno il Padola porta a valle l’acqua raccolta dai versanti maggiori, da quella bellissima Val Lorera che in direzione del Passo Silvella conduce con un leggero dislivello in territorio austriaco. Scelgo questa facile deviazione per quel passaggio così particolare su di un pontile in legno che, attraversando il Padola, di li a poco mi pone di fronte l’Alpe Nemes.    

 








Un leggero strappino di poco conto per quei pochi metri dove raggiungere così questa malga che a 1877m di altitudine si pone sui grandi prati del Matzenboden e di quel primo versante della magnifica Val Lorera. L’orario è quello perfetto di metà mattina, quel caffè e quella fetta di torta che a questo punto divengono essenziali, magari seduto comodamente su quella sua meravigliosa terrazza esterna e ammirare all’orizzonte tutto ciò che le Dolomiti della Val di Padola e delle Dolomiti di Sesto offrono in un fermo immagine unico. Il tavolo è essenziale ora su questa sua meravigliosa terrazza, come quel caffè e quella fetta di torta ammirando un panorama che in questo istante viene sono “disturbato” da un forte vento.  











L’Alpe Nemes Hutte è un luogo meraviglioso. Sembra disegnato con cura da una Natura che esprime al meglio la propria bellezza ed eleganza. Amo questo luogo da una vita, indipendentemente dalle stagioni e anche dalle condizioni meteo. In qualsiasi situazione tutto diviene magia, anche se le nuvole o la pioggia interrompono sotto certi aspetti ogni possibile alchimia. La Val Lorera e quella lunga cresta che delimita il confine tra due stati, e che verso Est prosegue un lungo e straordinario cammino che vede nella Traversata Carnica una delle più belle espressioni naturalistiche dell’alto Comelico. A differenza dell’Estate ora anche qui tutto mi sembra fermo, con quelle stesse sensazioni provate all’Hochmoos dove l’Inverno per l’ennesima volta sembra fermare il tempo. 














Malga Klammbach (Klammbach Alm) – 1944m


Silenzio Tempo Misura. Tre parole che spesse volte fanno parte di queste mie lunghe giornate tra questi sentieri, tra questa Natura e montagne meravigliose. Tre parole che ora si intrecciano perfettamente con questa nuova parte di sentiero. Lascio l’Alpe Nemes Hutte seguendo una facile via di cammino, con quell’ultimo sussulto in cui i miei occhi si perdono nuovamente lungo la Val Lorera dove l’inconfondibile sagoma piramidale del Col Quaterna (Knieberg – 2503m) rimane per l’eternità il simbolo di questo luogo così particolare. La strada forestale prosegue su di un bivio che si pone a pochi minuti dalla Nemes. Ciò che inizialmente sembra una ripida salita da seguire, è nel giro di qualche centinaio di metri che improvvisamente addolcisce il mio cammino salendo maggiormente di quota rispetto a tutto ciò che mi lascio alle spalle.





Il Silenzio di questi boschi seguono una via di cammino decisamente meno affollata rispetto alla precedente. Il Tempo che vorrei potesse fermarsi in questi momenti così carichi di energia positiva. La Misura in cui affronto questa parte finale prima di raggiungere la Klammbach. Una piccola baita silenziosa e solitaria guarda direttamente verso quel versante a Ovest e che abbraccia a sé quella lunga spinale di roccia tra il Veneto e l’Alto Adige, dando così vita e forma a nuovi versanti naturali che alla Nemes rimanevano leggermente nascosti. Vaia, che purtroppo guardando questi versanti lascia quella cicatrice indelebile e chissà se marginabile nel tempo e la Traversata Carnica che dalla vetta della Muta (Demut – 2592m) scorre in direzione del Monte Arnese (Hornischegg – 2550m), punto di partenza di quel suo Trekking in alta quota. 





Tutto questo porta nomi che evidenziano in modo perfetto ciò che più di cento anni fa non era minimamente parte dell’Italia ma di quella cultura austriaca che ancora ora rimane salda nelle tradizioni e usanze popolari di questi territori. Zolla, Altherbige e Purnwald solo per citarne alcuni, e che ora rappresentano l’ambiente naturale che mi circonda. Una serie di ampie zone che prima di Vaia brulicavano di fitti boschi e che ora presentano ampi spazi composti da criniere e spalle erbose perfettamente illuminate da questo mio sole e in risalto dalla neve presente. È un proseguo tranquillo e spensierato, di quelli che alimentano maggiormente il desiderio di una buona tavola e di tutto ciò che ora il mio fisico richiede. 


È questione di quell’oretta di facile cammino dalla Nemes alla Klammbach. Un’oretta dove in completa solitudine vivo la mia Natura e questi momenti così intensi. Il vento ora soffia maggiormente, una forza dettata da elementi in continuo contrasto tra di loro e che riversano dalle quote maggiori quei respiri gelidi che sembrano penetrare in ogni singola parte a pelle nuda del mio corpo. La Klammbach mi accoglie così, quasi dandomi il “benvenuto” con quella sua tenera voce espressa dal vento stesso. Un luogo che per la prima volta trovo aperto, in cui in altre occasioni mi ha visto inoltrarmi all’interno di questi territori durante quei periodi dell’anno in cui tutto si ferma per quel breve periodo da una stagione all’altra.





Non trovo molta gente quassù, buona parte dei suoi comodi e panoramici tavoloni esterni sono liberi. Mi siedo tranquillamente al cospetto di quel suo grande pennone dove la bandiera sventola con grande rigore, una grande bandiera con i tipici colori bianco e rosso della vicina Austria. L’Austria certo, sebbene la Klammbach sia ancora in territorio italiano questo definisce ciò che ancora oggi rappresenta in questo angolo più a Est dell’Alto Adige, l’ideologia e la cultura di queste vallate e di queste comunità. Di questo non posso che prenderne atto e accettare in tutta serenità quello che ancora oggi viene definito un mondo lontano dalla mia Italia, e che per tradizione mette sempre la lingua tedesca in primo piano.











Si ripete la tradizione degli alpeggi estivi. Un territorio che guarda a monte verso la vetta del Monte Arnese (Hornischegg), per scendere verso i grandi spazi del Klammbachalm, dell’Harnspiel e verso valle dove il Mooser Walder anticipa di poco i paesi di Moso (Moos) e Sesto (Sexten). Tutto si chiude in questo fazzoletto di territorio montano verso ciò che ora definisce perfettamente la lunga parete rocciosa delle Dolomiti di Sesto. Un panorama che dalla vicina Val di Padola sale in direzione del Passo di Monte Croce in Comelico e avere così una fotografia perfetta del grande gruppo montuoso della Croda Rossa di Sesto. Lo spettacolo ora è perfetto. Il forte vento che sembra voler scuotere ogni mio pensiero, mentre il mio sguardo si perde verso l’infinito e il grande spazio che divide questo mio punto ai grandi massicci opposti.









Una visione che sembra andare oltre all’immaginabile, dove perfino il lontano Monte Paterno sembra voler fare parte di questa mia giornata e su questo da un piccolo particolare vengo improvvisamente attratto. Un riflesso del sole che a occhio nudo tra il candore della neve delinea una sagoma a me del tutto famigliare e che in quel suo inconfondibile, sebbene timido, colore rossastro evidenzia il Rifugio Locatelli alle Tre Cime di Lavaredo. Sebbene lontano dalla mia vista per ora rappresenta la solitudine assoluta, un’immagine che nella mia immaginazione si presenta come il perfetto eremita al cospetto del silenzio assoluto e alla meravigliosa visione delle Tre Cime di Lavaredo che gli si presentando di fronte. Magia nella magia della vita…

  



Saumahd e Hochmoos


È tempo di tornare nuovamente a valle. È tempo di vivere gli ultimi minuti all’interno di questo ampio pianoro che vede nella Klammbach il suo “ombelico” per antonomasia. Un luogo che unisce la magia di una Natura completamente assorta nel silenzio e nella pace assoluta. Una Natura che, oltre alla buona tavola della Malga, mi offre ogni elemento necessario per farmi stare bene con me stesso e con il mondo intero. Perfino il gran numero di escursionisti e sciatori che ora raggiungono questo luogo sembra venire completamente assorto nella serenità di questo perfetto angolo delle Dolomiti di Sesto. È tempo di scendere a valle, in direzione del Passo di Monte Croce in Comelico con la consapevolezza che ora mi attende un nuovo passaggio, quello finale, e che vede proprio in Saumahd e Hochmoos l’ultima emozione di giornata.  











Quella fase in cui il rientro diviene naturalmente piacevole, soprattutto se ciò che mi lascio alle spalle dopo una lunga giornata non impegna così tanto. La strada forestale ora mi accompagna verso una nuova dimensione, costeggiando piacevolmente il Klamm Back, un piccolo torrente che anche da questo versante porta a valle l’acqua fresca di questa giornata che ora profuma quasi di Primavera. Lascio nelle quote superiori il forte vento che in certi tratti mi ha trasmesso il respiro della Terra e che nei versanti più a valle non riesce a dimostrare tutta la forza assorbita più a monte. Saumahd, un lungo pianoro che mi dà il benvenuto all’altezza di questo grande Cristo illuminato dal mio sole che lentamente guarda verso il tramonto.


La lunga strada bianca ora guarda verso l’Hochmoos per la seconda volta. Ampi spazi che sembrano non finire mai, dove la lunga spalla boschiva del Mooser Walder in alcuni tratti mi nasconde dal piacevole tepore di questo straordinario sole. Ciò che basta ber farmi ricordare di essere nuovamente all’interno di un Inverno che a queste quote risulta ancora rigido, ciò che basta per farmi riscoprire il piacere di respirare questa aria fredda e secca. Il mio cammino prosegue tranquillo e spensierato, dove la sensazione di stare veramente bene mi porta a sorridere anche di me stesso, soprattutto in quei momenti in cui penso a chi di questa vita non riesce ad apprezzare nemmeno un singolo momento, una singola e umile situazione.









Questo per me è lezione di vita, un modo per riuscire a percepire maggiormente ciò che in questi ultimi anni è stata la scelta di una vita che esce completamente dagli schemi più seguiti e dalle abitudini che sempre più chiedono senza dare nulla in cambio. Prendo atto di tutto questo man mano che lascio Saumahd per entrare nuovamente all’Hochmoos e fermarmi per qualche istante su quella stessa panchina che nella mattinata ha dato il via definitivo a questa mia giornata. La Traversata Carnica e tutta quella serie di ampi spazi aperti completamente coperti di questo candido manto nevoso. Un ultimo sguardo verso ciò che ora mi porta nuovamente a percepire la forza di quel vento, del respiro della Terra, che lungo La Muta e il Monte Arnese in certi istanti soffocava questo caldo sole di un’improvvisa Primavera.    



 

Invernale in Malga Klammbach - Note Tecniche


Lunghezza sentiero: 13km740m

Dislivello: +505m

Tempi di Cammino: 3h 45m (individuale)

Tipologia di sentiero: E - Escursionistico


 

Invernale in Malga Klammbach - La Mappa





ALPE DI NEMES - MALGA KLAMMBACH
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Invernale in Malga Klammbach - Il Video






 

Location: Alpeggi dell'Hochmoos e del Purnwald

Area Geografica: Val Pusteria - Dolomiti di Sesto (BZ)

Regione: Alto Adige

Accesso: su sentiero 131 dal Passo di Monte Croce in Comelico

Per il mio soggiorno in Comelico: B&B Campitello13 - San Nicolò di Comelico (BL)

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