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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Percorso Laste Ciaspamoon - Agordino

Aggiornamento: 5 gen

Un angolo naturale tra boschi e vasti prati, dove piccoli borghi vivono il silenzio assoluto.

 

La mattina è una di quelle classiche di fine anno. Un cielo leggermente velato e che porta ancora con sé quelle basse temperature di una notte appena passata. L’orizzonte si tinge di un grigio che mescola alcuni tratti di quell’azzurro che a Est mi regala quelle prime luci di un nuovo giorno, di un’alba che ancora per un po’ si farà attendere. È molto presto quassù, in uno di quei luoghi che sembrano riuscire a schivare il turismo di massa. Quel turismo, visto la nuova stagione bianca, che ha già preso d’assalto le località più blasonate e più dedite alle varie attività sportive invernali.


Da Laste verso il Monte Civetta all'alba di un nuovo giorno...


Laste la si può ben definire come un pugno di piccole borgate, di piccoli paesi dove antichi fienili e vecchie case di montagna rendono ancora oggi l’idea di come si presentava la montagna in altri tempi. Quella montagna ricca di tradizioni e di umiltà, proprio come piace a me. Laste de Sora, Laste de Soto, Val, Daghei, Col di Laste, Ronch e per chiudere Moè, che di queste piccole borgate è quella leggermente più in quota. Tutte si raggruppano all’interno di un “piccolo” fazzoletto alpino dove grandi distese di prati danno luce a questi luoghi che nella mia fantasia sembrano fermi e dimenticati dal tempo.

  

Rientrano all’interno del territorio comunale di Rocca Pietore, così vicini alla Regina Marmolada da sentirne quasi il respiro. Da Rocca rimangono più a monte, quasi a volere mantenere le debite distanze da quella trafficata strada che verso Sottoguda conduce a Malga Ciapela, ai piedi della Regina stessa. È il versante più a Nord dell’Agordino, in quel frangente montuoso che guarda verso il Col de Lana, lo Spiz de Poure e qualche spunto ben visibile del Lagazuoi e della Tofana di Rozes. Ma queste prime ore del mattino scandite dal freddo e da una leggera brezza mi donano una meravigliosa vista verso il Monte Civetta.  




Laste de Sora – 1470m


Quella perfetta simbiosi in cui la montagna regala il suo silenzio. I camini fumano di buon’ora tra queste poche abitazioni che guardano in modo del tutto magnifico verso valle, verso il Monte Civetta, e quel pallido sole leggermente velato che lentamente inizia a salire alle spalle della grande montagna. Laste de Sora è una delle piccole borgate presenti, lungo quest’unica strada ghiacciata che collega a sé quei pochi, e fortunati, nuclei familiari all’interno di questa meravigliosa pace. Fa freddo e si sente, sebbene quassù la neve copre unicamente dei piccoli fazzoletti di questi ampi alpeggi.

La neve certo, quella che ha spolverato per bene queste quote ma che con le temperature attuali riesce a sopravvivere unicamente in quei frangenti che durante il giorno rimangono per bene nascosti al tiepido sole.    


Torno in questi luoghi dopo tanti e tanti anni. Camminavo con la mia famiglia lungo questi desolati prati quando da ragazzino eravamo frequentatori di Alleghe e questo versante più a Nord dell’Agordino. Ora a distanza di anni non ricordo con precisione alcuni particolari, se non quello più rilevante e che ora porta l’evidente cicatrice della tempesta Vaia. Mi ricordo quassù i grandi boschi, con quell’intensità da non permettere a un benché minimo spazio erboso brillare al sole. Lunghe spalle boschive che a monte davano vita alla vetta del Col de Lana o dello Spiz de Poure, giusto per citarne due. Spalle che ora lasciano aperti dei grandi spazi lasciando a terra enormi tronchi d’albero come triste ricordo di una forza distruttiva devastante.



E tra quei pochi ricordi che ancora sopravvivono, quello del Ciaspamoon è una di quelle parole, di quei riferimenti, che oggi mi riportano nuovamente quassù spinto dalla curiosità di scoprirne ogni singolo particolare, in un interessante cammino su di un anello che abbraccia a sé l’intero territorio che oggi mi ospita. Tutto ha inizio da un piccolo parcheggio che si trova all’entrata del paese nelle vicinanze di Casa Miramonti, una tranquilla casa vacanze che guarda verso valle, verso la Civetta in tutto il suo splendore.


Tutto rimane fermo al cospetto di una notte appena passata. Quella tranquillità che di tanto in tanto viene inconsapevolmente infranta dai miei ingenui movimenti nella fase di preparazione del mio cammino. Le tabelle indicative presenti evidenziano il mio giusto senso di marcia. Vado all’oscuro essendo per me tutto questo una nuova via di cammino mai affrontata prima. Non si tratta di un sentiero numerato, il Ciaspamoon diviene così un sentiero tematico che comunque sia si dispone di tabelle indicative per quasi tutta la sua completezza, a eccezione di alcuni punti che però diventano importanti riferimenti per la giusta via di cammino.


La neve spunta così improvvisamente, appena qualche centinaio di metri su di un sentiero completamente ricoperto da quell’erba bruciata dal gelo. Laste de Sora si compone di un grande prato che nell’immediato trovo bianco e ghiacciato, guardando verso il suo versante più a monte per ammirare così la bellezza della luna che lentamente si nasconde oltre la chiesa e le prime case di Col de Laste. È un centro abitato che scoprirò a breve, la mia via di cammino scende lentamente lungo una piccola spallina per nascondermi nell’immediato questo primo impatto visivo ma regalandomi già da subito una panoramica che dal Col di Lana si allunga verso il lontano Lagazuoi e un leggero accenno della magnifica Tofana di Rozes.




Col de Laste – 1500m circa


È da questo versante che ora trovo maggiore neve e tratti ghiacciati che richiederebbero almeno i ramponcini per una camminata sicura e decisa. Difatti cammino in un angolo di questo Paradiso che durante il giorno non viene minimamente scaldato da sole, con quella neve presente che di sicuro riporta alla forte nevicata d’inizio Dicembre. Ma è questione di poco per trovarmi nuovamente su di un sentiero pulito. Si apre all’improvviso su di una nuova e ampia distesa bianca dove, se dritto a me Col de Laste mi simboleggia un perfetto presepe nella sua veste invernale, la piccola chiesa di Val porta con sé quel timido sole che lentamente si libera di quella opaca velatura. Ciò che basta per dare luce a questo grande prato che leggermente sale in direzione di Col.   


Punto di vista verso il Col de Lana


Il sole che riflette l'ombra della chiesa di Val...


Col di Laste - 1500m circa

Mi prendo tutto il tempo necessario per visitare e conoscere in maniera molto attenta questo luogo. Una vecchia montagna che porta con sé i caratteristici fienili in legno che si risaltano con quelle tipiche abitazioni e palazzine che danno l’immagine perfetta di una montagna di altri tempi. Incrocio un paio di persone, con quel saluto di rito e quelle due informazioni inerenti al sentiero che tengo di fronte a me. Si muovono a piedi ponendo molta attenzione lungo questa piccola strada asfaltata di collegamento completamente ghiacciata, lasciando spente le auto quasi a voler mantenere ancora integro questo silenzio così surreale.



È una piccola via, stretta e con quella leggera velatura bianca che identifica quel suo elemento naturale che percepisco anche in quei pochi passi una casa dopo l’altra. Devo stare attento, trovarmi con il culo per terra è questione di un attimo e questo preferisco evitarlo. Il paese viene così tagliato in due dalla piccola strada centrale. Una strada che prosegue per qualche centinaio di metri per poi morire nel centro abitato di Moè, che sulla carta è l’ultimo di Laste. Osservo quest’ultimo frangente di civiltà da questo suo versante opposto, quel versante che da Col permette di ammirare questo luogo ora illuminato da una luce solare che per la giornata odierna promette bene.




Moè - 1576m

Ai miei piedi, leggermente più in basso, il Ru de Sela scorre fragorosamente verso valle e questo suono risulta perfetto per questo punto di vista così particolare e che per qualche minuto coglie la mia attenzione. Un coinvolgimento più che un’attenzione. Mi lascio rapire da questi elementi che si uniscono alla mano dell’uomo. Questi boschi, questi ampi spazi ora ricoperti di bianco, e questi due piccoli paesi che si distanziano tra di loro di qualche centinaio di metri, divisi da una profonda gola rocciosa dove il Ru segue il suo corso da chissà quanto tempo. Trovo tutto questo meraviglioso, un primo spunto interessante e che coinvolge ogni mio pensiero e ogni mia sensazione.

   

Ma è tempo di riprendere il cammino. C’è da dire che i 5km di anello totale e le 2h 30m circa di percorrenza mi mettono così la giusta tranquillità, dove potermi prendere tempistiche sufficienti e quelle pause per poter cercare ogni possibile coinvolgimento non solo personale ma anche divulgativo. Non mancano i riferimenti di cammino e lascio Col de Laste entrando leggermente all’interno dei boschi iniziando quella parte di cammino leggermente più impegnativa. Dal bianco e dal ghiaccio di Col per trovare nuovamente altri spazi liberi dalla neve, lungo una strada forestale interna che in certi tratti però non demorde quella sua coltre completamente ghiacciata.


Quel momento molto particolare in cui il contatto con il bosco assume quella sua particolare alchimia. Gli alberi sono esseri viventi straordinari, riescono a trasmettermi quella sensazione che si mescola tra ambiente selvaggio e quella misticità dettata dalla letteratura di un tempo. Un momento storico della nostra esistenza in cui in tempi remoti questi straordinari luoghi custodivano a sé leggende e quelle figure avvolte nel mistero dell’oscurità. È una sensazione che provo spesso, ma non sempre. Capita soprattutto quando, come in questo caso, la luce del sole inizia lentamente a penetrarvi dentro, lasciando dietro di sé quell’alone in cui quella leggera nebbia di primo mattino da vita a quella misticità e leggende. Sono completamente solo all’interno di questo mio luogo così fantastico, con quella sensazione in cui la mia solitudine la percepisco benefica sebbene al cospetto di un ambiente completamente naturale. 








Rifugio Migon al Pian de la Leda – 1560m


Ora la neve è più consistente e ciò che prima riguardava Vaia ora si tramuta in quella triste realtà. Neve ghiacciata, dura e ben levigata da spifferi naturali di quel vento che ora riesce a penetrare tra un arbusto e l’altro. Sebbene da questo versante la stessa tempesta ne abbia “risparmiato” una buona parte, alcuni tronchi abbattuti ora mi permettono di guardare verso questo fitto bosco riuscendo a cogliere un luogo molto particolare. Una piccola baita in legno attrae la mia curiosità. Devo lasciare di qualche centinaio di metri il mio sentiero e raggiungere così questo luogo così particolare. Si chiama “Serenità”, ed è una romantica baita in legno ben curata in modo amorevole dal suo legittimo proprietario. Me la immagino ora, confrontandola con la stagione estiva e le bellissime notti passate quassù nel cuore di questi boschi e il silenzio assoluto. Il mio è un pensiero che comunque mi porta a mantenerne una certa distanza, quasi a non volere violare questa sua solitudine e quel carisma che tanto mi emoziona.   


Baita Serenità

Sono quelle sorprese che la Natura mi regala, ogni volta e sempre con dei contesti diversi. Di tutto questo non posso che dire “grazie” per così tanta benevolenza e soprattutto per le emozioni. I boschi ora tornano a far parte della mia giornata, pochi passi ancora dopo aver lasciato la mia “Serenità” per trovarmi improvvisamente a cielo aperto tra i grandi spazi che ora mi avvicinano al Rifugio Migon. Non lo conoscevo molto se non per parole dettate da altri. È chiuso durante l’Inverno e questo mi permette comunque di approfittare di questa sua solitudine e soprattutto dei grando tavoloni presenti all’esterno. È il mio punto perfetto per la mia pausa di metà giornata, al cospetto, ora, di un panorama meraviglioso.





Tra un boccone e l’altro i miei occhi si perdono lungo questo versante maggiore dell’Agordino, lungo questa sua bellissima valle che da Rocca Pietore scende in direzione di Caprile e la poco lontana Alleghe. Un panorama che ora completa quelle prime avvisaglie del primo mattino, dove il Col de Lana ora si presenta in tutta la sua bellezza, maestro cerimoniere di tutto ciò che ora ne segue. Il Lagazuoi e la Tofana di Rozes da ora si espandono maggiormente in tutta la loro bellezza, come lo Spiz de Poure che con il Cernera guardano già verso la Val Fiorentina. Ma sebbene i boschi cerchino ugualmente di nascondermi i suoi gioielli più importanti, il Monte Pelmo e il Civetta aprono il mio panorama con dei punti di osservazione che mai prima d’ora avevo visto in vita mia.    


Panorama che raggiunge le Dolomiti d'Ampezzo. Il Lagazuoi e la Tofana di Rozes.


Il Lagazuoi (sx) e la Tofana di Rozes (dx)


Vista verso lo Spiz de Poure

Il panorama certo, ciò che ora diviene l’interprete principale di questo anello escursionistico. Questa Natura certo, che come sempre mi riserva sorprese a non finire e che in questo caso vede uno stormo di una decina di uccellini danzare attorno a un grande pino proprio di fronte a me. Un susseguirsi di battiti d’ali dettati da un istinto che noi umani non potremmo mai capire, con quel cinguettio che infrange il silenzio che mi sta attorno. Lo spettacolo è meraviglioso, unico e da non interrompere. Mi fermo perfino nel masticare il mio panino per essere pienamente concentrato su questo concerto e queste coreografie che ora illuminano la mia anima e il mio #spiritolibero.


E come tutte le cose belle, anche ora guardo a quell’ultima parte di escursione che so mi riserverà l’ultima meraviglia naturale di giornata. Un giro zaino a terra attorno al rifugio, per osservare ogni minimo particolare in tutto ciò che mi circonda. In certi frangenti mi muovo anche con una certa difficoltà verso la piccola chiesetta “Regina Pacis” e il monumento dedicato agli Alpini. La neve a questa quota è maggiore rispetto a ciò che mi lascio alle spalle, ma non è un problema quando l’alchimia è così perfetta in cui ogni possibile difficoltà naturale cerca d’intensificare la sua forza. Una chiesetta e un monumento non a caso, all’interno di un contesto perfettamente in equilibrio con l’intero sistema.




 

Sass de Rocia


Me lo sono studiato sul web in un paio di occasioni, attirando nell’immediato la mia curiosità. Quando si tratta di pareti e di roccia Dolomitica l’alchimia si trasforma in una potente calamita, e che rispecchia in questi colossi antichi milioni di anni la perfezione di Madre Natura. Il sentiero ora inizia la sua lunga discesa. Rientro nuovamente tra i boschi per incrociare un’ampia strada forestale interna e che a monte sale in direzione di Malga Laste (1891m). Una serpentina completamente ghiacciata fino a giungere all’altezza di un bivio che sulla destra da come indicazioni questa mia meta finale. Ora la neve mi abbandona lasciando così spazio alla naturale e secca composizione di questi boschi. È questione di pochi minuti per giungere così al cospetto di questo gruppo di massiccia roccia dove scopro, per la prima volta in tutto il giorno, di non essere più solo.


Un grande monolite bianco che si divide in due parti. Bianca Dolomia dalle irte pareti come piace a me e che mi rappresentano perfettamente questo ambiente naturale. Il primo pensiero è lo stesso quando per la prima volta si ammira un qualcosa che è differente da tutto ciò che l’intera giornata mi ha posto di fronte. Per alcuni istanti rimango in silenzio e osservare ciò che la Natura ha saputo abilmente creare in milioni di anni di evoluzione all’interno di questi fitti boschi. Che sia caduto da chissà quale quota superiore, o che sia il lavoro millenario dato da continue evoluzioni dove il vento e lo scorrere del tempo ne ha delineato una forma così particolare.     



Tante cose messe assieme che per questi primi istanti mi distraggono da un gruppo di ragazzi intenti a vivere la loro passione, il loro stile di vita. Questi due monoliti di roccia danno vita a diverse pareti. Altissime e in certi frangenti perfettamente verticali, da dare così vita a una perfetta palestra di arrampicata sportiva di grande valore tecnico. Il Sass de Rocia riflette perfettamente gli ultimi frangenti di un sole splendente che lentamente inizia a nascondersi alle spalle de I Migogn, un versante montuoso che guarda verso ponente, verso la fine di una lunga giornata.





Nel suo interno forma un piccolo canyon ben battuto da un sentiero che prosegue la lunga discesa. È un passaggio di grande effetto visivo, un passaggio che lungo questo tratto di serpentina scorre alla base di queste grandi pareti che si innalzano con grande forza verso il cielo. Toccare la base di questa meraviglia naturale è come accarezzare il corpo di una Donna, vivendo quelle straordinarie sensazioni che solo un momento come questo fa vibrare un uomo di emozioni vere. Guardando verso il cielo mi è impossibile definire il punto esatto dove la roccia termina per entrare in contatto con l’aria. È quasi impossibile da questa posizione riuscire a dare un’altezza, un metro di misura, e questo rende ancora più mistico questo luogo che io trovo così particolare e carico di grande emozione.




“La Natura per quanto possa sembrare selvaggia e pericolosa sa sempre come conquistare il cuore di chi riesce a percepirne ogni sua vibrazione, ogni suo immaginario respiro…”








Il sole ora scompare definitivamente, sebbene dai versanti opposti della valle ancora da luce e vita a quelle piccole borgate che da secoli vivono ai piedi del Col di Lana e dello Spiz de Poure. Piccole realtà che sembrano antiche come la montagna stessa, dove piccole case e baite costruite chissà da quanto tempo portano con loro quella cultura di un’antica montagna, e ben rappresentata da piccole chiesette che con i loro campanili di tanto in tanto fanno eco dello scorrere del tempo. Tutto questo nel più assoluto silenzio. Un ultimo sguardo a tutto ciò che questo angolo di Paradiso mi regala. Un saluto che suona più come un arrivederci, quando con l’Estate tutto questo avrà sicuramente un aspetto completamente diverso.



Ronch – 1519m


Il sentiero scorre lungo queste grandi pareti, una serpentina stretta tra questi meravigliosi boschi. È questione di una decina di minuti per ritrovare nuovamente la strada asfaltata, l’unica che collega a sé tutte queste piccole borgate di Laste. Il sentiero finisce proprio a ridosso di Ronch, l’ennesimo e piccolo luogo abitativo che guarda verso valle con una panoramica verso il Monte Pelmo e la Civetta che già mi immagino come prima vista al mattino presto. La strada termina proprio nel centro di Ronch, l’ultimo avamposto geografico di Laste, proseguendo questa mia discesa che lentamente e nella spensieratezza mi riaccompagna nuovamente al mio punto di partenza. Un ultimo sguardo, quello forte in cui nella mia mente mi rimane ancora oggi impressa la piccola chiesa di Val, che dal lontano 1863 su quella collina rappresenta quella montagna che porto sempre con me. Quella antica e dai valori che tra queste piccole realtà ho avuto l’opportunità di rivivere nuovamente.


La chiesa di Val al tramonto...


Escursione per tutto l’anno dove, di stagione in stagione, entrare in contatto con un’esperienza che deve per prima cosa essere vissuta nel suo aspetto culturale e storico, per poi lasciare spazio alla Natura e a uno stile di vita che inevitabilmente lega l’uomo e la montagna per sempre….


 

Laste Ciaspamoon - Note Tecniche


Lunghezza sentiero: 5km 700m

Dislivello totale: +316m

Tempi di Cammino: 2h 30m (individuale)

Tipologia di sentiero: E - Escursionistico


 

Laste Ciaspamoon - La Mappa





LASTE CIASPAMOON - AGORDINO
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Laste Ciaspamoon - Il Video





 

Location: Laste de Sora - Rocca Pietore (BL)

Area geografica: Alto Agordino

Regione: Veneto

Accesso: dal piccolo parcheggio adiacente Casa Miramonti


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