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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Catinaccio d'Antermoia - Val di Fassa

Nel cuore del Catinaccio d’Antermoia, meravigliosa espressione di “mondo quasi alieno”.

 

Quello del Catinaccio è un viaggio meraviglioso, un sentiero che unisce a sé i boschi e i verdi alpeggi della Val de Dona per poi entrare all’interno di un sistema roccioso che vede il Lago Antermoia come il punto di arrivo di questa mia lunga giornata. È una giornata lunga certo, che prende piede da Fontanazzo di Sotto (1400m), una piccola frazione lungo la Val di Fassa tra Campitello di Fassa e Mazzin.



Per comodità mi muovo lungo la valle usufruendo dei comodi collegamenti offerti da Trentino Trasporti, che con un ottimo senso organizzativo percorre tutta la Valle con quella continuità da permettermi di utilizzare ben poco, se non nulla, l’auto personale. Scendo lungo la strada della località di Fontanazzo, ed è questione di due minuti per trovare quel sentiero che nell’immediato mi distacca completamente dalla quotidianità scandita dai piccoli e grandi centri abitati.




Baita Barcia Veja – 1540m


Il sentiero 577 sale nell’immediato, costeggiando inizialmente una serie di abitazioni private su di una strada interna asfaltata. Un’improvvisa impennata che lasca il centro urbano per entrare così tra questi primi fitti boschi del Ponsin, una vetta erbosa che a 2236m di quota da vita ai grandi spazi aperti della Val de Dona. Una tabella indicativa di sentiero da come riferimento Baita Biencin su di un ampio cammino che un po’ alla volta viene illuminato da quel sole che con molta lentezza inizia a spuntare dai versanti opposti della valle.


Il mio spirito ad inizio giornata è ben che positivo. Sono sereno, sia nei pensieri che in quelle che io considero le mie intenzioni per questo che si preavvisa come un lungo cammino, un lungo anello che mi proietterà all’interno di contesti naturali sempre diversi e dall’infinito impatto emotivo. I primi passi di una lunga giornata proiettano già mille pensieri e mille intenzioni, alimentano con una certa continuità la mia fantasia e un mondo tutto nuovo da scoprire.


Cosa troverò lungo il cammino, cosa riuscirò a vedere tra quelle quote maggiori che nella mia mente iniziano già a prendere forma come imponenti massicci rocciosi al cospetto delle grandi vallate in alta quota. Tanti pensieri che si legano l’uno con l’altro su ciò che ancora deve avvenire, un’alchimia con questa Natura che prende il sopravvento tra questi boschi e tra queste meravigliose sfumature che il sole rende maggiormente vivo sebbene il distacco con la quotidianità e la realtà debba ancora avvenire.



Baita Barcia Veja è una piccola struttura turistica stagionale che profuma di quell’ospitalità legata alla migliore cucina Fassana. Adagiata su un ampio prato erboso che improvvisamente prende vita all’interno di questi fitti boschi. Visto l’orario mattiniero tutto rimane fermo come la notte stessa ha lasciato. Un silenzio che ora prende il sopravvento, dove il traffico veicolare della Valle ormai non riesce più a trovare i propri spazi.

Mi piace questo luogo per diversi motivi. Non solo per la sua posizione e per l’ambiente in cui si trova, ma soprattutto per il fatto che non c’è possibilità di raggiungerla in auto. Questo la rende ancora più speciale, con quell’unicità dove il caos e il traffico a quattro ruote non è il benvenuto. Se vuoi ci si arriva a piedi, in circa 15 minuti da Fontanazzo e con un dislivello di un centinaio di metri. Una bella passeggiata, insomma, piacevole tra questi boschi e con la garanzia di un luogo ospitale e famigliare.


Baita Barcia Veja - 1540m

Il mio cammino ora prosegue. Dopo questa mia piccola pausa informativa presso la Baita rimango sempre sulla via di cammino 577 che in pochi minuti si collega con una strada forestale interna e che con poco impegno sale leggermente, per offrirmi di tanto in tanto preziosi spunti panoramici della Val di Fassa che guarda verso i versanti più a Sud e con qualche leggero accenno roccioso che guarda già al massiccio del Catinaccio. Enormi bastioni rocciosi illuminati di vita da questo meraviglioso sole. Riesco ad identificare in quel poco che per ora mi viene concesso il Piz dal Sciarpel (2526m) e alcuni campanili che ne accompagnano la presenza.





Tutto procede a meraviglia, in alcuni tratti di sentiero mi sembra addirittura di scendere di quota rispetto al dislivello che tra un po’ mi aspetta. Alcune tabelle identificano una via di cammino che in circa 20 minuti scende nuovamente a valle lungo la Val de Udai in direzione di Mazzin, da dove è possibile raggiungere il Lavazei, un crocevia che unisce il mio sentiero (577) con il 580 che sale per l’appunto da Mazzin. Tutto arriva in questo punto, dove il fragore di un torrente che scende dalla vicina Val de Udai mi unisce ad altri escursionisti partiti alle prime luci di questa meravigliosa alba da Mazzin.



Val de Dona – 2150m di media


Se fino a questo punto tutto si è racchiuso in una facile passeggiata, quel dislivello iniziale che mi porta a guardare verso la Val de Dona come uno dei primi obbiettivi di giornata ora si concretizza su questa strada forestale che già nell’immediato impegna dal punto di vista fisico. Una forte e brusca impennata su di una serpentina, che per agevolare il transito dei fuoristrada che salgono nelle baite private, in certi tratti è stata addirittura cementata per aumentarne il grip.

È una strada forestale, chiusa al traffico urbano ma utilizzabile unicamente dai proprietari delle baite sparse lungo la Valle e ai gestori del Rifugio omonimo. Fortunatamente la gestione dei sentieri lungo la valle viene in aiuto. Una deviazione che sulla destra indica un sentiero “free” per raggiungere la valle e il Rifugio Antermoia.



All’inizio rimango un po’ incerto. Abituato come sono nell’affidarmi unicamente alle mappe ufficiali, Tabacco come Kompass, per i riferimenti di cammino, questa deviazione non la vedo segnalata sebbene marcata al punto tale da farti capire una certa frequenza di escursionisti. Mi affido al caso, lascio la ripida strada principale e mi addentro nuovamente attraverso questi boschi. La deviazione allunga leggermente la principale via di cammino agevolandone però il proseguo di una serpentina che in certi tratti impegna rimanendo ben lontana dalla fatica maggiore della forestale.


Un passaggio su di una scaletta in legno per arrivare così al cospetto di una piccola Madonnina. Si posiziona a ridosso di una roccia nel Bus de la Giacia, e attira la mia attenzione grazie ad un elemento come il vento che in questo luogo da vita ad un fenomeno molto particolare. La Madonnina stessa tiene alle sue spalle una piccola buca che scende leggermente in profondità. La sua particolarità è data dal fatto che da questa sua profondità sale una leggera brezza di aria fresca che nell’immediato mi lascia sorpreso.

Immagina di essere all’aria aperta e al cospetto di una calda giornata di sole. Immagina di fermarti improvvisamente di fronte ad un potente condizionatore d’aria ed approfittare di questo piacevole refrigerio. Questo condizionatore del tutto naturale invece emana una brezza così fresca che sembra quasi salire dalle viscere della terra più profonda. Effetto naturale meraviglioso.




Ricongiungermi con la strada principale è come tornare un po' alla realtà. Grazie a questa deviazione “free” il tratto più impegnativo della forestale è stato evitato. Ora i grandi spazi del Ciadin tornano a guardare verso nuove panoramiche nella Val di Fassa, dove la presenza di alcune baite e fienili aprono il sipario sui primi verdi prati dell’imminente Val de Dona.

Il sentiero diviene improvvisamente dolce. Tutto torna a quella piacevole sensazione di una bella passeggiata che lentamente ti accompagna all’interno di questo meraviglioso luogo. Lungo quest’ampia strada alcuni fienili sembrano volermi dare il loro benvenuto all’interno di questo meraviglioso Paradiso. L’intera valle di passo in passo si apre così ai miei occhi, con quei primi spunti che da lontano danno vita ai primi bastioni di questo nuovo versante de l’Antermoia, quel versante che rappresenta una delle cartoline fotografiche più belle della Val de Dona.





Entro così in Val de Dona...



Arrivare al Rifugio Dona (2100m) è di un immenso piacere su queste strutture in legno disperse lungo questa valle. Una serie di piccole baite abbraccia il Rifugio e quel torrente che porta a valle questo prezioso elemento che trova vita dai versanti più a monte, quelli più lontani. L’ambiente è straordinario, un’immersione nel silenzio assoluto “disturbato” unicamente dalla vitalità del torrente e da un vigoroso pollaio ben tenuto e con la presenza di una simpatica colonia di polli e galline.

Il contesto è perfetto, come l’unicità di questo luogo che vede nel Rifugio Dona uno di quei luoghi dove vivere per un’intera stagione il piacere e la libertà di questo angolo naturale al cospetto del grande massiccio roccioso del Catinaccio d’Antermoia.


Rifugio Dona - 2100m


Pausa caffè, quella fetta di torta che vivo con quel piacere che nessun altro luogo “civile” potrebbe regalarmi. Rimango seduto per un po’ su uno di quei tavoli esterni. Mentre vivo questa seconda colazione di giornata guardo con molta attenzione tutto ciò che questa valle mi porge. Non solo la profondità della stessa che si scaglia nelle lontane pareti del Catinaccio, ma quelle piccole baite e quei fienili che tra un po' faranno parte del mio cammino, e queste immense spalle che abbracciando la valle danno vita a verdi creste che durante l’Estate divengono regno per le Marmotte.




L’alchimia con questa Natura prosegue con grande perfezione. La mia mente stacca con il mondo esterno, con tutto ciò che per nessun motivo voglio portare quassù. Nulla di tutto ciò che fa parte di quella mia quotidianità lontana dal senso di libertà dovrà fare parte di questi momenti e di queste mie esperienze che al contatto con questo mondo esprime al meglio quella sensazione di rimanere liberi ed accettare unicamente le regole della Natura.

Guardo con molta attenzione una delle ragazze del Rifugio. Osservo il suo modo di fare e la calma con cui si confronta con altri escursionisti. Prevale la pace, quella tranquillità in cui la fretta o altre “diavolerie” del mondo moderno quassù non riusciranno mai ad arrivare. In lei vedo rispecchiarsi la perfetta fusione tra uomo e Natura, dove il tempo è scandito unicamente dal sole e da quelle poche nuvole che lentamente si muovono in questo mio immenso cielo azzurro.



Tutto questo nasce da un caffè, da quella fetta di torta che fa la differenza e da quel perfetto equilibrio che questo ambiente influisce nel genere umano. Dentro di me sento di invidiarla, di provare quella netta sensazione di diversità dove ciò che ci differenzia sono due mondi completamente diversi. Il suo di mondo io lo vivo solo in determinati periodi dell’anno, quando salgo tra queste montagne per i miei Trekking stagione dopo stagione. Lei invece fa parte di questo mondo in modo continuativo, dove nulla riesce a spezzare questo suo prezioso incantesimo ed equilibrio.



Il Camerloi – 2200m


La Val de Dona è un qualcosa di meraviglioso. Ampi spazi che si aprono nel cielo azzurro e dai colori che entrano in perfetta sintonia con tutti gli elementi presenti. Camminare lungo questo suo sentiero, che ora rientra all’interno del famoso Sentiero Italia, si traduce in una pacifica e serena passeggiata costeggiando una serie di piccole baite private. Belle ed eleganti, ben tenute e coronate dalle più belle fioriture di stagione. La Val de Dona rende merito anche ai privati cittadini locali, che con cura e perfetta attenzione mantengono l’ordine e un’attenta pulizia delle diverse aree presenti.








Lungo questa bellissima strada forestale incrocio un anziano signore, che con quella tranquillità da fare quasi invidia con un badile sistema alcuni tratti della stessa strada da piccole buche formate da una serie di rigagnoli cresciuti con le piogge della notte appena passata. Mi fermo incuriosito non solo dalla forma fisica sebbene un’età evidentemente molto avanzata, ma anche per il piacere di scambiare quattro parole e fare tesoro della sua calma e pazienza nello scandire ogni singola parola. Gli chiedo poche informazioni cercando di mantenere un atteggiamento che possa essere paragonato alla sua umiltà, ricevendo piacevoli risposte e una serie di riflessioni di questo suo Paradiso che da più di novant’anni ammira di stagione in stagione.


“Vedi”, mi dice con quella espressione e con quello sguardo che di cose nella sua vita ne deve aver viste tante, “vengo quassù ogni Estate sin da quando ero un bambino. Durante l’Inverno poi con la mia famiglia si passavano tanti fine settimana. Si saliva con le ciaspole aprendo così anche una via di cammino per chi amava salire in Valle anche durante l’Inverno. Da allora sino ad oggi non è cambiato praticamente nulla, perché ciò che è il grande valore personale che ha questa valle, noi lo difendiamo anche con il badile in mano”. Rimango affascinato dalle sue parole. Rimango plagiato non solo dalla sua calma nel confrontarsi con me ma soprattutto con quella sua dolcezza espressa da un viso solcato dagli anni.



He si, questi momenti bisogna viverli anche se la prima impressione potrebbe farmi sembrare curioso e ficcanaso su certe situazioni. Ma tutto sta nel creare quel perfetto filo di congiunzione con un perfetto estraneo, ma che solo da quel suo modo di guardarti tradisce forse forse il desiderio di fare quattro chiacchiere veloci.

Saluto e ringrazio per la preziosa compagnia, l’augurio di tante belle cose viene spontaneo in situazioni come queste. Proseguo il mio cammino verso il Camerloi, punto finale della Valle, sebbene di tanto in tanto mi guardo dietro cercandolo all’interno di questo suo Paradiso con quel suo badile e intento a sistemare ciò che la Natura ha leggermente variato.


Camerloi - 2200m

Il Camerloi è una piccola piana a 2200m di quota. Un’ampia radura erbosa che della Valle è l’ultimo fazzoletto verde. Da qui la possanza di questo versante de l’Antermoia è ben evidente, con il Sas de Dona (2665m) in bella mostra.

Ora i verdi prati della Valle lasciano piano piano spazio alla roccia, il sentiero 580 inizia così a salire leggermente per dare inizio a quei +320m di dislivello finale che servono per raggiungere il punto cruciale dell’intera giornata. Prende così vita una lunga serpentina che diviene sempre più selvaggia, salendo lungo la base del Sas de Dona per dare inizio a nuovi punti di vista, nuovi panorami su ciò che la Val di Fassa, e anche oltre, custodisce all’interno del suo territorio.


Il Sas de Dona - 2665m

Il sentiero sale e con lui anche il dislivello. Se fino ad ora la Val de Dona e le alte e lunghe creste erbose creavano un muro impenetrabile, l’aumento di dislivello apre così l’orizzonte verso il Sasso Piatto, il Sassolungo, il massiccio del Sella e la Regina Madre della Marmolada. Massicci rocciosi di pura e bianca Dolomia che vanno in contrasto con gli immensi prati della Valle creando così un effetto visivo che mi porta a prendermi diverse pause “esplorative” anche se a dire il vero ne approfitto anche per prendere fiato… :)



Passo de Dona – 2516m


E il sentiero sale, e con esso il tempo passa ed ora il mio sole estivo batte proprio a picco su questa bianca roccia. Di tanto in tanto qualche spazio ancora verde dove alcune fioriture gialle creano così dei piccoli giardini naturali e piacevoli da osservare (e fotografare).

Guardo il versante più a monte del mio sentiero, si vedono bene altri escursionisti che bontà loro l’estremità maggiore l’hanno già raggiunta, mentre il mio senso di marcia mi avvicina sempre di più al Sas de Dona e render così maggiore la sua imponenza rocciosa. È un bel vedere, magnifica espressione di ambiente naturale ma selvaggio, sebbene il clou della giornata debba ancora arrivare.


Da sinsitra: il Sasso Piatto - il Sassolungo - il Sella - la Marmolada - al centro la Val de Dona





Arrivo al Passo de Dona a 2516m di quota. Questa sua posizione la posso ben definire il punto più alto dell’intera giornata, essendo il Rifugio Antermoia e il lago omonimo con un leggero e minore dislivello. La vista da questo punto cambia completamente la mia giornata. Se tutto ciò che mi lascio alle spalle è stata un’immersione tra boschi e verdi alpeggi, ora il Passo guarda direttamente verso il Rifugio e una serie di grandi vallate incastonate nella roccia e da possenti muri che danno vita a pinnacoli e campanili impressionanti.

Il Rifugio si avvicina un passo dopo l’altro. Ora il Sas de Dona da quassù assume un aspetto completamente diverso, forse perché si accompagna perfettamente con la Croda del Lago (2806m) e la Torre del Lago (2850m).


Passo de Dona - 2516m






Rifugio Antermoia – 2496m


Ora però mi devo fermare. Avvicinandomi sempre più al Rifugio la fame si fa sentire. Sarà per quel profumo che il vento porta a qualche centinaio di metri. Sarà per quella voglia di vivere il Rifugio seduto comodamente su quella sua terrazza estiva.

Sarà per una serie di cose, ma la priorità ora è mangiare, rilassarmi e godermi la tranquillità nel cuore di questo nuovo Paradiso roccioso. Personale cordiale e simpatico, quel piatto di tagliatelle al ragù di Cervo come Dio comanda e la fetta di Strudel finale che è l’apoteosi per il mio stomaco e per il mio benessere interiore.



Immagina: il sole, il vento, un cielo meravigliosamente azzurro, la cordialità di ragazze molto gentili e ospitali e un piatto di tagliatelle da fare invidia anche alla migliore delle Nonne. Tutto questo in quella che ora considero la terrazza alpina più bella del Mondo.



Posizione perfetta. Il Rifugio nel dopo pranzo permette quella piccola passeggiatina dove camminare in assoluta libertà all’interno del suo perimetro e osservare così il grande contrasto che questa struttura crea con le imponenti pareti che la circondano. Per avere più libertà di movimento lascio il mio zaino al Rifugio.

Alcuni spunti rocciosi che evidenziano alcuni tratti che cadono verso un volo da questa mia posizione impossibile da calcolare. Vado alla ricerca di diverse prospettive, per cercare di dare una forma sempre diversa a questo luogo che per l’ennesima volta diviene la mia “casa” in alta montagna.




Rimango soddisfatto e allo stesso tempo felice. Sto bene, mi sento sazio e rilassato da tutto ciò che ora mi circonda. Un bel movimento di escursionisti che salgono quassù seguendo il mio stesso sentiero come dal versante opposto, dal Passo de Antermoia (2770m), dopo aver lasciato il Rifugio Passo Principe (Grasleitenpass Hutte – 2599m) a circa 90 minuti di Trekking.



Lago Antermoia e Valon de Antermoia – 2495m


Tutto si ferma qui, come se al lago trovare mille risposte a mille domande. In questi istanti mi piace vivere tutto questo volando con la fantasia, alla ricerca di quel luogo che nella mia immaginazione mi accompagna attraverso un’esperienza unica ed indimenticabile. Ricordo bene tanti anni fa le sensazioni provate scendendo dal Passo Antermoia e camminare all’interno dell’ambiente lunare del Valon de Antermoia.

Questa volta però arrivo dal versante opposto, dal Rifugio Antermoia e quei cinque minuti di orologio che separano questi due punti così particolari.


Dopo una meritata pausa ed un pranzo da vero Signore, una piccola serpentina scorre tra dei massi rocciosi che nell’immediato risaltano il blu cobalto di queste sue meravigliose acque. Una meraviglia della Natura dove vorresti camminare piano per evitare rumori “molesti” quasi a non volere interrompere questa perfetta alchimia. Sebbene la presenza di altri escursionisti l’ambiente rimane silenzioso ed in pace, dove un’energia misteriosa ci rende tutti rispettosi ed in assoluto silenzio.

Anche qui prevale solo il vento che si confonde con un piccolo torrente che dalle Lastees de Antermoia alimenta questo lago di acqua fresca e pura.



Ma ciò che il Lago Antermoia (Lech de Antermoa) riserva è ciò che viene dopo. Mi muovo con molta calma lungo queste sue meravigliosi sponde. Non si riesce a farne il giro completo, il versante che guarda proprio verso il Lastee sde Antermoa è incredibilmente ricoperto da una massiccia coltre di neve e ghiaccio rendendo ovviamente inagibile il passaggio dal versante opposto.

Ma questo fattore passa immediatamente in secondo piano, il Valon de Antermoia apre ora verso dei suggestivi punti naturali che quel sentiero che lo attraversa completamente, il 584, non può che essere un comprensibile invito per muovermi nel cuore dell’intero Catenaccio d’Antermoia.







Un’immensa piana rocciosa che a Nord da vita alla Torre del Lago e alla Croda dei Cirmei (2900m). Una magnifica costituzione rocciosa che crea una continuità di bianca Dolomia da togliere il fiato. Sembra di essere al cospetto di un’entità dalla inevitabile forza maggiore, facendomi sentire veramente il nulla al cospetto di tanta meraviglia.

Proseguo il mio cammino, non mi fermo e nulla mi può distrarre da così tanta possanza. Il lato estremo del Valon si chiude con la presenza del Kessel Kogel, che nella nostra lingua italiana conosciamo come la vetta suprema del Catinaccio d’Antermoia, a 3002m di altitudine. È uno degli spettacoli più belli che si possano ammirare lungo questa via di cammino.



Il Catinaccio d'Antermoia - 3002m

Arrivo sino alla base del Catinaccio. Il sentiero 584 ora prosegue per un dislivello di +200m poco più per giungere il Pas de Antermoia (2770m) e dare così il via ad una nuova escursione, a nuovi territori geografici che guardano direttamente al Rifugio Passo Principe (Grasleitenpass Hutte 2599m) e la Val de Vajolet. Ma questa sarà un’altra storia, un nuovo cammino che guarderà verso questo versante opposto e di cui vi racconterò tutto più avanti. Per cui seguitemi… ;)



Un enorme masso si posiziona proprio al centro del Valon, ed è l’unico di quella dimensione quasi a fungere da riferimento sebbene la presenza di comode tabelle escursionistiche che danno indicazione precise sui vari sentieri da seguire e che si innalzano nel cuore di questo gruppo montuoso.

Quel masso diviene un punto fermo, un luogo che inquadra perfettamente l’intero vallone e tutte le cime che sovrastano l’intera area. Rimango li fermo ad osservare tutto ciò che mi circonda e cercare anche nei minimi particolari spunti e accorgimenti che arricchirebbero sicuramente la mia giornata.




Ora però un caffè, voglia di quel caffè per assimilare tutto ciò che questo angolo disperso tra le Dolomiti ha saputo regalarmi.


Zaino in spalla riprendo il cammino guardando nuovamente al Rifugio Antermoia. Attraverso il versante del lago che da vita alle alte vette della Croda del Lago (2806m) senza distogliere per un attimo lo sguardo da questo meraviglioso specchio d’acqua. È lo stesso visto pochi minuti prima dove nulla la Natura ha cambiato in quel lasso di tempo. Eppure, tutto sembra nuovo, come quando tanti anni fa lo raggiunsi proprio da quel versante opposto che vedeva nel Pas de Antermoa quel riferimento per il Valon finale.

Una piccola forcelletta mi divide dal Rifugio per quei stessi cinque minuti di cammino. Uno sguardo a ciò che mi lascio alle spalle con quel pensiero che guarda a quel lago con l’ennesima promessa di tornarci nuovamente, magari proprio risalendo quel suo versante opposto come feci tanti e tanti anni fa.



Val Duron – 1900m di media


Ora tutto si combina in una lunga e magnifica discesa. Per chiudere questa giornata il mio punto di arrivo finale è il centro turistico di Campitello di Fassa. Beh, da quassù è una lunga camminata da affrontare, ma la discesa a mio favore sicuramente renderà il tutto più agevole. Un abbraccio forte forte al Rifugio Antermoia con quel “GRAZIE” dettato dal cuore. Risalgo leggermente verso il Pas de Dona (2516m) per poi guardare nuovamente verso la Val de Dona e il Sasso Piatto, il Sassolungo, il Sella e la Marmolada che ora si presentano illuminate da quel sole che guarda già verso Occidente.

La serpentina scorre così veloce alla base del Sas de Dona per giungere in Forcella Ciaregole (2282m) che ostacola i versanti maggiori della Val de Dona per scendere su sentiero 578 in direzione della Val Duron e il Rifugio Micheluzzi (1850m).





Forcella Ciaregole - 2282m

Bellissima e facile discesa dove ammirare questa nuova vallata da versanti più in quota e carpire così una serie di particolari naturali che dalla valle stessa sono impossibili da osservare. Rimango attratto dal versante più Occidentale della Duron, quel versante che guarda verso il Rifugio Alpe di Tires (Tieser Alp Hutte – 2440m) e i magnifici Denti di Terra Rossa che sembrano un allettante invito per una possibile escursione futura che non tarderà certo ad arrivare.

Scendo tra bassi boschi ritrovando così i verdi alpeggi del Ciamp de Grevena e alcune baite che si nascondono perfettamente all’interno di questo meraviglioso silenzio naturale. Il sentiero 532 taglia di netto la Duron dove in circa 30 minuti raggiungo così il Rifugio Micheluzzi.



Panoramica verso i Denti di Terra Rossa
Panoramica verso il Sasso Piatto


In Val Duron
Baita Brach - 1856m
Rifugio Micheluzzi - 1850m

Mi fermo qui, non voglio allargarmi maggiormente su quella che è la Duron se non per darvi le indicazioni finali di sentiero. Della Val Duron e dei Denti di Terra Rossa vi racconterò a breve quella che è stata questa mia meravigliosa esperienza fino a raggiungere il Rifugio Alpe di Tires, per cui entreremo insieme all’interno della valle in modo più dettagliato senza tralasciare nulla di questa ennesima e meravigliosa esperienza.

Il sentiero de l’Antermoia termina dunque al Rifugio Micheluzzi. Rientro comodamente a Campitello di Fassa tramite una bella strada forestale che pende vita direttamente dal Rifugio. Stanco e con tutte le energie lasciate lungo questi 19km indimenticabili.


"Lascio lassù un piccolo pezzetto del mio cuore, con la promessa di tornare un giorno a riprenderlo..."


 

Il Catinaccio d'Antermoia - Note Tecniche


Lunghezza sentiero: 19km

Dislivello totale: +1229m

Tempi di cammino: 8h (individuale)

Tipologia di sentiero: EE per Escursionisti Esperti

 

Il Catinaccio d'Antermoia - La Mappa


 

Il Catinaccio d'Antermoia - Il Video



 

Location: Rifugio Antermoia - Vallone d'Antermoia 2496m

Area Geografica: Catinaccio d'Antermoia - Val di Fassa

Regione: Trentino

Accesso: da Fontanazzo di Sotto su sentiero 577 - Sentiero Italia

Alloggio in Val di Fassa: B&B Ingrid - Campitello di Fassa (TN)

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