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Dentro le mie Dolomiti

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  • Immagine del redattoreStefano Germano

Val Duron - Val di Fassa

Escursione invernale in una delle valli più belle della Val di Fassa.


 

Ritornare in Val di Fassa è come ritornare nuovamente a casa. Una casa dove ho lasciato gran parte del mio cuore e che ha visto per l’intera Estate scorsa (2k23) questa vallata come l’inizio di un nuovo e importante cammino, non solo da un punto di vista escursionistico ma soprattutto personale. La Val di Fassa certo, quella del Catinaccio, del Sassopiatto e del Sassolungo dove, all’interno di questi possenti bastioni rocciosi la Val Duron è stata una delle più belle scoperte di quel mio periodo così importante.





Tornare in Val di Fassa è come riprendere un cammino che mai vorrò portare a termine, un cammino che ora mi lega a questa lunga vallata del Trentino come una delle più belle esperienze Dolomitiche degli ultimi anni. Ricordo con grande “affetto” la Val Duron, che mi ha accompagnato lungo la sua strada forestale in quelle due occasioni che hanno visto il Rifugio e Lago Antermoia e i Denti di Terrarossa come due punti naturali che per sempre rimarranno nella mia memoria, e che con grande affetto porto dentro al mio cuore. 


Ma ora tutto ha un aspetto completamente diverso, un aspetto che rivoluziona completamente ciò che l’Estate mi riporta come fosse oggi. Un aspetto in cui l’Inverno porta con sé punti di vista completamente diversi, dove la neve mi pone di fronte a quella stessa Natura e a quell’interminabile silenzio che ora regna all’interno della valle, completamente lontana dal grande afflusso turistico estivo. La Val Duron certo, una valle che ora guardo con occhi nuovi e con quella curiosità di rivivere questa magia in un’atmosfera tutta da scoprire e tutta da vivere.


 


Pian, la porta della valle – 1539m


È un piccolo pugno di antiche case di alta montagna. Si raggiunge a piedi in pochi minuti dal centro abitato di Campitello di Fassa (1450m), seguendo un sentiero che diviene una piacevole scalinata e contornata da piccoli capitelli dedicati alla fede e santificare così il proprio credo. Un sentiero che s’innalza per quel centinaio di metri di dislivello ponendomi, un passo dopo l’altro, una panoramica che dell’abitato di Campitello si allunga verso l’intera Val di Fassa. Un punto di vista che al mattino presto mi permette già di assaporare quel piacevole tepore di un nuovo sole in arrivo, di una nuova giornata da dedicare solo a me stesso.







Pian rimane ancora dormente, quelle sue poche case e quei fienili che ben si posizionano lungo questi suoi versanti erbosi e completamente a cielo aperto. Non è il caso di badare troppo alla numerazione di sentiero, questo non serve visto le diverse tabelle indicative presenti e la facile conduzione su quella sua stradina centrale che lentamente lascia questa piccola realtà di una montagna antica. Le case, i fienili, quella piccola fontanella presente a dare vita all’unico rumore presente, un rumore dettato da una piacevole sinfonia antica come il tempo. Il paese è completamente privo di neve, la strada però la trovo fin da subito ghiacciata e su questo devo porre la giusta considerazione nell’utilizzo dei ramponi.



 

La strada forestale…


Quella che mi allontana dalla “civiltà”, che mi fa sentire un passo dopo l’altro l’anima libera che ho dentro. Quel suo dislivello che in certi frangenti impegna, ma che lentamente mi libera dalla quotidianità e da tutte quelle “tossine” che la frenesia del giorno d’oggi affligge la nostra vita. I boschi, quel silenzio interrotto dal Rui de Duron che con grande maestria scende verso valle attraverso la roccia e improvvisate cascate. La neve e il ghiaccio che mi accompagnano con quel suono inevitabile dettato dai miei ramponi, quel suono che identifica il mio cammino e la mia ennesima fuga dalla quotidianità. Tutto questo si abbraccia a delle leggere folate di vento, a quel primo frangente di vita umana che in Baita Fraines (1600m) vede uno degli importanti punti logistici lungo questa valle.  

 


Scorci del Rui de Duron

Ampia e ben battuta strada forestale

Baita Fraines a 1600m di altitudine

È ancora presto per una pausa, troppo presto per poter chiedere un caffè caldo e mangiare qualcosa. Sebbene sia aperta durante l’Inverno, la notte appena trascorsa è ancora ben visibile nello sguardo di chi gestisce la struttura, quasi a farmi capire che la stufa è accesa da poco e che tutto deve ancora essere messo in moto per la nuova giornata in arrivo. Un saluto cordiale, un paio d’informazioni e poi via nuovamente inghiottito dalla strada forestale e da questi meravigliosi boschi. Tutto procede allo stesso modo, seguendo un ritmo dettato da un tempo che non conosce ore e nemmeno minuti. Tutto scorre lentamente, con questi leggeri cambiamenti di dislivello e dal ghiaccio reso maggiormente forte da quei frangenti in cui il sole non può penetrarvi per diversi mesi.



 

Rifugio Micheluzzi e la Val Duron (1850m)


Mi ci vuole quell’oretta e trenta per trovare finalmente la valle, per trovarmi così di fronte al Rifugio Micheluzzi che nella mia immaginazione ora diviene il punto di partenza definitivo, quel confine che ora mi allontana definitivamente dal mondo reale per accompagnarmi all’interno di questa meravigliosa Natura. Qui il caffè ora è d’obbligo, qui non devo assolutamente perdermi quei minuti in cui il calore del Rifugio tempra il mio corpo e vivere il piacere di quel gusto così inconfondibile e rigenerante. Anche qui due chiacchiere con chi ci passa anche l’Inverno quassù, con la promessa di ritrovarci nel pomeriggio nella fase di ritorno. Tutto ora è perfetto, i tasselli del mio ennesimo puzzle combaciano perfettamente.


Ora la giornata è mia, solamente mia…


La valle mi dà così il suo buongiorno. Una leggera brezza scorre lungo la valle, quasi a voler attirare la mia attenzione verso il versante più a monte. La visibilità è perfetta, dettata da questa aria pura e per niente contaminata da permettermi di osservare con grande facilità i lontani Denti di Terrarossa. Lontani certo, quella giusta distanza che si può tranquillamente tradurre in due o forse tre ore di cammino per raggiungere un luogo idilliaco e indimenticabile. Gioco sempre di memoria in questi casi. In me si attiva quel processo straordinario in cui ritornare indietro nel tempo quantifica ciò che diversi mesi or sono ho vissuto e osservato con i miei occhi. Ricordo bene il tempo in quel giorno d’Estate. Ricordo bene le due ore e mezza per raggiungere un angolo delle Dolomiti mai visto prima.


Un tempo indimenticabile...







La valle non delude nessuna mia aspettativa. Una grande e ben battuta lingua bianca che con grande facilità segna traccia del mio cammino. Lasciato il Micheluzzi ora l’immersione è totale, in questo nuovo mondo segnato da una storia e una cultura che ancora oggi sembra ferma nel tempo. Ora si aprono le porte della mia fantasia, quelle porte che finalmente mi mettono in stretto contatto con questo ambiente naturale. Le baite e i fienili che incontro strada facendo, sono la testimonianza di quel mondo perduto e che io adoro vivere lungo i miei sentieri. Ora tutto si copre di bianco, solo il grande torrente centrale sembra non conoscere stagione. Di neve lungo la valle tanta, verso i suoi versanti più a Nord, quelli ben battuti dal sole, sembrano già dentro a una Primavera inoltrata, quella Primavera in cui la neve lascia spazio alla vegetazione che lentamente riprende vita.  

 


In lontananza i Denti di Terrarossa

Vista verso un frangente del Sassopiatto

Le prime baite lungo il mio cammino

Una valle completamente abbandonata dal turismo di massa, sebbene Baita Brach sia attiva anche in questa stagione. Un abbandono che porta quassù quel considerevole numero di persone che si possono tranquillamente contare su poche mani, a rendere così l’alchimia dell’assoluta solitudine perfetta. Di tanto in tanto una delle poche motoslitte che durante la stagione bianca funge da trasporto per quei pigri escursionisti della Domenica, che tutto pretendono senza prendere minimamente in considerazione il piacere di una bella e salutare camminata all’interno di questa Natura meravigliosa. Spesse volte mi chiedo quanto sia così difficile camminare, fare quattro passi e dedicare del tempo prezioso al proprio mantenimento fisico.

 






Ed è proprio all’altezza di Baita Brach che il flusso maggiore di questo “esercito” di pigri trovano il loro punto fermo. Oltre fortunatamente si addentra solo chi ha voglia di muoversi, di camminare e di respirare quest’aria fresca che ora si abbraccia perfettamente con questo piacevole tepore. Il sole brilla e scalda il mio cielo azzurro. Un piacevole proseguo che un passo dopo l’altro, una baita dopo l’altra, ora si apre verso uno scenario panoramico degno di questo luogo incantevole. Non solo una piccola parte del grande massiccio del Sassopiatto che come per magia spunta verso Nord e che anche in questo caso riaccende la mia memoria, ma anche ciò che la Natura ha saputo abilmente creare e rappresentare in ciò che è una delle bellezze incontrastate della Val di Fassa. 



Baita Lino Brach

Un mausoleo cristiano

 

Tal Pian – 2000m


Le Sorgenti Prà del Monech, Malga Miravalle, il Maso Stelin e un susseguirsi di piccole baite e fienili che costeggiano il mio cammino, per giungere al cospetto di quell’ultimo alpeggio più a monte e che vede nel Tal Pian uno dei punti di vista più belli del versante più a Nord del maestoso Catinaccio d’Antermoia. Un immenso spazio al cospetto di questa possente roccia. Un versante che vede nel Sas de Dona (2685m) la naturale apertura di uno spettacolo sublime. La Croda da Lago (2806m), la Torre del Lago e le varie torri del Molignon a chiudere questa perfetta rappresentazione di “immensità”. Irte pareti che svettano con grande forza verso il cielo, e che nei loro versanti maggiori danno poi vita a questo massiccio a custodire il selvaggio Lago d’Antermoia. Anche tutto questo rientra in quella mia Estate del 2k23 e delle infinite esperienze vissute lassù, quando ancora la neve doveva temporaneamente fermarne ogni possibile cammino.




Baite e fienili lungo la Val Duron...















Imponenza e maestosità. Il Catinaccio d'Antermoia

Il Tal Pian ora rimane fermo come Natura insegna. I suoi fienili e quelle baite adibite al suo alpeggio estivo rimangono chiuse e per buona parte sommerse dalla coltre di neve presente. Perfino le varie staccionate e i recinti raccogli bestiame sembrano non esistere più. La neve copre tutto ciò che riesce come per magia a nascondere alla mia vista. Un grande pianoro di neve soffice e vergine, che in modo del tutto inevitabile accende la voglia di ciaspole ai piedi per liberarmi così all’interno di un cammino spensierato e solitario. Tutto ora è perfetto, tutto completa ciò che avevo chiesto come i propositi di questa mia giornata. Ma la mia curiosità non si limita solo a tutto questo. Voglio vederci chiaro, voglio poter capire fino a dove arrivare in questa mia giornata che lentamente scorre ora dopo ora.




L'ambiente naturale di Tal Pian...














 


La strada verso i Denti…


La tentazione è forte, la voglia di proseguire il mio cammino si impossessa della mia mente. I Denti di Terrarossa distano circa un paio d’ore dal punto maggiore della valle, il punto in cui mi trovo ora. La facile e ben battuta strada interna diviene sempre meno facile e sempre meno battuta. Il dislivello maggiore che mi separa dai Denti inizia proprio da questo punto, lungo questa nuova serpentina che sale nell’immediato verso il Do Col d’Aura e il Passo Duron (Mahlknecht Joch – 2168m). La tentazione è forte ma sono coerente del fatto che lassù non avrò non solo approvvigionamenti (il Rifugio Alpe di Tires è chiuso d’Inverno), ma nemmeno delle tempistiche necessarie per tornare in direzione del Micheluzzi in tempi brevi, quei tempi che durante l’Estate sono più che sufficienti. Salgo ugualmente per un breve tratto quella serpentina. Quel breve tratto per giungere ai margini di Malga Docoldaura (2046m) per rendermi conto che il notevole dislivello diviene maggiormente impegnativo con la neve presente.    

 




Non è fattibile vista la tarda ora. Non è fattibile soprattutto dal fatto di non avere un appoggio logistico ai piedi dei Denti. Il Rifugio chiuso durante l’Inverno offre un locale invernale, ma lo stretto necessario che mi porto dietro è insufficiente per passarvi una notte in completa tranquillità. Devo desistere da questo forte desiderio, da questa incontrollabile voglia di andare oltre. Scendo nuovamente lungo i miei passi, ritrovo le mie orme lasciate qualche minuto prima senza abbassare minimamente lo sguardo verso la grande parete del Monte Spiz (2696m) e i vari Molignon a dare nuovamente vita a questo versante del Catinaccio. 


Il mio cielo ora inizia a coprirsi di una leggera velatura, ciò che basta per alleggerire quel tiepido tepore di questa meravigliosa giornata. Ora in direzione del Micheluzzi tutto si compone di una lunga e leggera discesa che non impegna minimamente. Il mio passo diviene così meno impegnativo e più vulnerabile alle basse temperature presenti. Guardo la Val Duron con occhi diversi, con quella curiosità dettata da un luogo già percorso nelle ore precedenti ma che poneva il mio sguardo verso un versante opposto. Ora questo guarda verso Est, dove ritrovo nuovamente i margini maggiori del Sassopiatto ma con il privilegio di guardare anche verso il Col Rodella e quei primi margini montuosi che ancora mi nascondono la Regina Marmolada. Sembra un rientro dettato da elementi naturali del tutto nuovi. Elementi che in pace con il mondo mi accompagnano al Rifugio Micheluzzi.







E ora spazio alla buona tavola...





Rientro a Campitello su di una deviazione che sulla destra sale costeggiando leggermente il Ponjin (2283m). Un cammino che porta il nome di “Sentiero Panoramico”, ben battuto e che offre delle perfette prospettive di alcuni versanti lungo la Val di Fassa.







Rientro così nuovamente all’interno dei boschi, dove il freddo si fa più consistente quasi a voler ripagare al meglio questa mia lunga giornata. Certo, perché anche nel freddo pungente e pulito di un sole volto al tramonto percepisco quell’energia e quella positività che mi ripaga notevolmente per tutto ciò che sono riuscito a raccogliere. Non solo per me stesso ma anche per la mia stessa vita.


La Val Duron, fuori dal mondo e in pace con la vita…    





 

Leggi anche i miei Trekking estivi in Val di Fassa




 

Invernale in Val Duron - Note Tecniche


Lunghezza sentiero: 16km 700m complessivi di andata/ritorno

Dislivello Totale: +600m

Tempi di Cammino: 5h complessivi di andata/ritorno

Tipologia di sentiero: E - Escursionistico



 

Invernale in Val Duron - La Mappa








VAL DURON - VAL DI FASSA
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Location: Val Duron nella Val di Fassa (TN)

Area Geografica: Campitello di Fassa (TN)

Regione: Trentino

Accesso: da Campitello di Fassa, loc. Pian, su strada forestale per la Val Duron

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