Spiz de Poure (Agordino Dolomiti)

Quel punto di vista che mi ha chiamato a se nella scorsa Estate. Un’esperienza di straordinario impatto, e che ora torna a sollecitare la mia curiosità. Lo Spiz de Poure, o naturalmente tradotto in Monte Pore (2405m), durante la stagione invernale assume un aspetto totalmente diverso dalle abitudini affrontate durante la stagione calda.

L’Inverno porta con se molti aspetti decisamente diversi, un mio approccio con la montagna completamente diverso. E non solo dato dalle varie particolarità di stagione, ma anche dato dal fatto che durante questo periodo il rapporto che instauro con questa Natura lo vivo in maniera molto personale.

Prime luci di un nuovo giorno al Rifugio Fedare (2000m)

Il mio giorno è uno di quelli deciso per quel mio desiderio di rimanere al di fuori da un possibile fine settimana, ricordando questa montagna immersa nella sua infinita solitudine durante l’Estate. Viverla ora, durante un giorno di metà settimana, alimenta quel mio desiderio di affrontarla in questo contesto di stagione.

Al Rifugio Fedare (2000m) è l’alba. Ad un paio di chilometri di distanza il Passo Giau (2236m) inizia lentamente ad accogliere i primi escursionisti, ognuno con una propria meta finale. Al Fedare invece è tutto tranquillo, come se la notte fosse ancora presente. Una tranquillità che percepisco in me, come l’unica figura umana pronta nel suo intento.


Il Fedare

Baite private

In lontananza la Civetta

Il sentiero 463 praticamente non esiste. Una lunga battitura sulla neve segue le prime tabelle indicative, il necessario per avere così un punto di riferimento direzionale. Questo è già una buona cosa, e ciò che spero è di poter fare affidamento di questa battitura fino alla croce di vetta.

Il Fedare è un territorio geografico che segna nel suo versante più a Nord il confine territoriale con le vicine Dolomiti d’Ampezzo. Importante centro di collegamento invernale tra l’alto Agordino, l’area delle Cinque Torri e del Falzarego/Lagazuoi. Di prevalenza roccioso mi offre una bella panoramica del versante Sud del Nuvolau (2574m) e dell’Averau (2694m).

La Croda Negra (2507m sx) e l’Averau (2649 – centrale)

Piccole baite che si disperdono lungo il Fedare

La giornata è quella che speri che sia. Un sole splendido, temperature che con il passare delle ore diventano sempre più calde, e quel cielo azzurro che per l’ennesima volta fa la differenza. Non avendo un riferimento direzionale, godo a pieno della mia libertà di movimento. Il tratto che raggiunge il Jof de Melei diventa così occasione per risalire questo versante del Fedare, con l’opportunità di ammirare il panorama che si innalza attorno a me passo dopo passo.

Il Nuvolau (2574m) e la Ra Gusela (2595m sx), il Sorapis in lontananza e il Lastoi de Formin (2657m dx)

La Croda Negra (2502m sx), l’Averau (2648m centrale) e il Nuvolau (2574m dx)

Il Jof de Medei è una bellissima terrazza panoramica che si posiziona a circa 2200m di altitudine. Ciò che rientra all’interno del territorio che si divide con le Cinque Torri e il Passo Giau, diventa un’enorme anfiteatro che ad Ovest si allunga verso il Gruppo del Sella e la magnifica Marmolada. Da qui la vista lascia davvero senza parole.

Dal Jof de Medei: il Col di Lana (2452m) e il Sella alle sue spalle (centrale), le Pale de Gerda (2571m dx)

Lo Spiz de Poure (2405m sx) e il massiccio della Marmolada (centrale)

Da questo punto di osservazione inizia il mio confronto con la mia vetta, con quella sua croce che si staglia a 2405m. Per istinto percepisco che non sarà per nulla facile risalire quel suo versante ancora completamente nascosto al sole, dove il ghiaccio sarà sicuramente una piccola difficoltà da affrontare. La mia è una percezione che non si fa attendere molto per essere confermata, e in questo frangente consiglio di avere con se un paio di ramponcini per facilitare il proseguo.

Sebbene siano presenti delle tracce lasciate da chi con gli sci mi ha preceduto nei giorni precedenti, il vento e il gelo delle notti di luna piena hanno completamente racchiuso in una forte morsa di ghiaccio queste linee di riferimento. Devo dire che per un po la cosa è ben gestibile senza l’utilizzo dei ramponi. Arrivato in Forcella de Antersas (2193m) approfitto per il panorama che guarda verso la Val Fiorentina e l’Agordino, e per attrezzami a salire il ripido versante Nord dello Spiz, ancora in penombra e completamente ghiacciato.


Forcella de Antersas – 2193m

La Civetta che guarda verso l’Agordino

La grande piana del Melei

Le baite delle Masonadie

Il deserto bianco. La splendida visuale in penombra della vetta dello Spiz completamente ghiacciata

Pronti per la salita finale?. Bene allora. Ramponi ai piedi ora non resta che l’ultimo sforzo, quello che di tutta la giornata sarà il più decisivo. Il tratto finale che da Forcella de Antersas mi divide dalla cima si articola in un dislivello di circa 300m, e il ghiaccio presente non facilita questa ultima parte. Mi sento improvvisamente catapultato in una di quelle situazioni dove condividi quesi momenti con la Natura più selvaggia.

Non avendo più un riferimento come sentiero, devo salire seguendo il mio istinto. So benissimo che la croce di vetta è posizionata oltre un enorme cumulo di neve. Di norma, durante l’Estate, la croce è già ben visibile da Forcella de Antersas, ma il quantitativo di neve presente ne nasconde completamente la visuale. La mia linea di sentiero immaginaria segue una traiettoria in cui risalgo verso la vetta in posizione obliqua.

In ripida e ghiacciata salita. Sullo sfondo il Sella

E’ una serie di continui cambi di direzione. Devo trovare quello più agevole e che mi dia più sicurezza di appoggio. In questa situazione non è che il rischio sia così elevato, diciamo pure che scivolare per qualche metro lungo questa ripida e ghiacciata spalla è comunque un qualcosa da evitare. I ramponi fanno il loro dovere, la giusta scelta.


Spiz de Poure – 2405m

La sua vetta è una delle più belle panoramiche che si possa ammirare. Attorno a se raccoglie un punto di vista che abbraccia l’Agordino, la Val Fiorentina, la Croda da Lago, il Nuvolau e l’Averau, fino ad allungarsi verso il Sella e la Marmolada.

Un vero spettacolo, un momento di grande intensità che vivo riuscendo a guardare lungo questi versanti e a tutte le vette che ne compongono la loro caratteristica immagine. La croce di vetta in questo frangente mi sembra come l’ombelico del mio Mondo.

In vetta allo Spiz de Poure 2405m

Il Sella (3152m sx), il Col di Lana (2452m centrale) e le Pale de Gerda (2561m dx)

Le Pale di San Martino (3192m sx) e la Marmolada (3343m dx)

Il Pelmo (3168m sx) e la Civetta (3220m dx)

La Ra Gusela (2595m sx), il Lastoi de Formin (2657m centrale) e il Cernera (2664m dx)

Il Lagazuoi (2752m sx), la Tofana di Rozes (3225m centrale) e l’Averau (2649m dx)

Ora immaginate questa cima nel cuore di questo Inverno. Praticamente da solo nel ricevere l’onore di poter approfittare di questa naturale ospitalità. Il vento a questa quota soffia così forte che coinvolge tutti i miei pensieri. Guardando a Nord mi concentro su questo suo versante che scende verso le baite delle Masonadie e del Mont d’Andrac. Sono lontane, un lungo scivolo ghiacciato che scende ripido per circa 400m.

La salita ne testimonia questa sua particolarità così forte, degna della montagna più selvaggia che mi mette per l’ennesima volta a confronto con ciò che ad un minimo errore non può perdonare. Non fa freddo, le alternanti folate di vento che risalgono dalla Val Fiorentina fanno ben capire che non bisogna distrarsi. Questo suo versante infatti scende così violentemente che la sua croce sembra quasi in bilico su di un baratro interminabile.

Non è sicuro esporsi troppo ai pedi della croce. In un istante tutto potrebbe cedere…

Per chi è alla ricerca delle panoramiche più belle, lo Spiz sicuramente rientra all’interno di quel contesto in cui la fatica premia i più audaci. Durante questa stagione, e con una limpida giornata, la curiosità di ricercare tutte quelle vette che vengono offerte, non tiene conto del tempo che passa. Una delle particolarità che mi ha colpito in questa mia giornata, è l’emblema della croce posizionata in questo luogo. Sembra quasi che la sua presenza voglia darne una rappresentazione sacra di ciò che questa Natura esprime. Rimango in silenzio per molto tempo, quasi plagiato da questo simbolo cristiano che concilia la mia mente con tutto ciò che mi circonda. Ideale per chi è alla ricerca di un qualcosa di più profondo.


Note tecniche

Durante l’Inverno dal Rifugio Fedare il sentiero è ben battuto in direzione di Forcella de Antersas. Dalla Forcella è facile che non ci siano delle battiture idonee per avere così un riferimento più facile per raggiungere la vetta. In questo caso entra in gioco la conoscenza del territorio e il senso logico di seguire una traccia più agevole e sicura. Il versante Nord durante l’Inverno è in prevalenza all’ombra della montagna stessa. Questo impone, oltre alla ripidità, anche la presenza di fondo ghiacciato. L’utilizzo dei ramponi divengono in questo caso un utilizzo di grande importanza.


Link di riferimento dal Blog

Lo Spiz de Poure – l’escursione estiva alla croce di vetta


Lo Spiz de Poure – La Mappa


Lo Spiz de Poure – Il Video

Seguimi sul mio Canale YouTube


Location: Passo Giau (BL)

Area Geografica: Passo Giau – Agordino Dolomiti (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Su sentiero 463 dal Rifugio Fedare al Passo Giau (BL)

Link: Agordino DolomitiInfoDolomitiVal FiorentinaVisitVenetoVenetoMontagnaRifugio Fedare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.