TransCivetta (Val di Zoldo)


La Civetta, un mondo pieno di ricordi e di eventi unici dove tutto ha avuto inizio, almeno per me. Si perchè ogni volta che mi muovo all’interno di questo territorio è come se azionassi una macchina del tempo, che mi riporta indietro almeno di….quarant’anni. Tanti, come il tempo stesso che ha permesso di formare questa mia grande passione per le Dolomiti, per questi suoi sentieri e per quei Rifugi che rimangono sempre la “casa” più bella dove poterci vivere. La Civetta assieme al Rifugio Coldai, a quel suo lago così esemplare che con il Rifugio Tissi competa questo mio viaggio a ritroso nel tempo. Si perchè da qui tutto è iniziato. La mia prima e vera escursione in alta montagna, il mio primo sentiero impegnativo e i miei primi due Rifugi (Coldai e Tissi) che all’età di dieci anni hanno aperto un mondo per me completamente sconosciuto. Da allora nulla fu più la stessa cosa, fortunatamente. Vuoi quella splendida ed indimenticabile giornata di sole di metà Settembre. Vuoi il poter vedere con i miei occhi angoli e vette da nuovi punti di vista. Vuoi quella sensazione in cui in modo completamente istintivo ti senti in perfetta simbiosi con un mondo naturale. Vuoi forse dato da un destino dove tutto era già scritto. Questi e altri motivi possono avere quel valore di verità, che mi porta ad essere quel divulgatore, quel videomaker con quella spontaneità di descrivere tutto questo non da scrittore, sebbene io non lo sia e nemmeno mi ritengo tale, ma da vero appassionato come tutt’oggi sono.

La Civetta dunque, dove ogni volta è come ricominciare da capo.


La Val di Zoldo è uno dei punti di riferimento più importanti per risalire quel versante che porta alle quote più alte, verso la Civetta stessa. Palafavera è il sentiero di riferimento principale per innalzarsi verso i verdi alpeggi de La Pioda. Un sentiero, il 564, che rientra all’interno della magnifica Alta Via n°1 che ora segue una delle principali piste da sci invernale dal versante Zoldano e che permette una prima parte di risalita molto semplice e pienamente coinvolti nella tranquillità. Sebbene questo sentiero sia così particolare, al di fuori del classico sentiero di montagna, non mancano mai spunti per guardarsi attorno, per venire pienamente conquistato dalla vista dell’intero versante della Civetta che guarda verso Sud, verso la Val di Zoldo stessa. E’ un vedere le cose in modo diverso, non quella classica figura della Civetta stessa con le enormi pareti che sovrastano la Val Civetta e che da Alleghe, come dall’intero versante delle vallate Agordine più a Nord, ne danno quella classica fisionomia più abituale. Il versante opposto, quello che guarda verso la Zoldana, è composto da una serie di raggruppamenti che danno vita ai principali torrioni e cime che si allungano fino a formare l’intero massiccio della Moiazza. Sembra quasi un unico collegamento roccioso, ma la suddivisione territoriale rimane comunque ben evidente.

Arrivo in Casera Pioda


L’intero territorio di questa prima parte è ben conosciuto sia dall’escursionismo estivo che da chi durante l’Inverno si diletta in lunghe e panoramiche discese all’interno di questo comprensorio sciistico, lo Ski Civetta. Amato da tanti quindi, dove in ogni stagione raccoglie consensi e voglia di libertà assoluta. Casera di Pioda 1816m è uno dei punti principali e che con questo mio concetto si abbina perfettamente. Vecchia Casera ancora oggi utilizzata durante i pascoli estivi, dove non manca mai la cortesia dei malgari che non perdono occasione per quella degustazione di prodotti a km zero, e magari per poter portare a casa qualcosa di unico. E’ la Casera che da inizio alla giornata nel vero senso della parola. Da qui tutto cambia, perchè quel sentiero abbinato alla pista invernale diventa quel sentiero, il 556, che tutti ricerchiamo e che con il suo dislivello proietta nel vero mondo naturale della Civetta.

Casera Pioda 1816m

Inizia la salita, una lunga serpentina che si snoda ai piedi de le Crepe de Sotto Pioda e de Sora Pioda. Cielo aperto e panorami che iniziano a dare spettacolo man mano che ci si innalza in direzione del la Busa del Toro. Il Pelmo, el caregon, per eccellenza. Lui sarà uno dei compagni immancabili durante la salita, che con essa sarà un continuo cambiamento di vista verso la sua imponente mole. Ma non solo il Pelmo, questo facile sentiero porta lo sguardo che si apre sempre più maggiormente verso la Val di Zoldo, a Sud, e alla Val Fiorentina, a Nord che con il lontanissimo Mondeval ne completa questo straordinario punto di vista. Ed è proprio verso il Mondeval che l’attenzione cade in modo ripetitivo. Si, perchè se le distanze in alta montagna sono a volte difficili da decifrare, questo punto di vista porta così lontano in modo impensabile. Giunto ad una piccola forcella che precede il transito ai piedi della Busa del Toro a circa 2100m, guardando sempre verso Nord il Beco di Mezzodì, lo Spiz de Mondeval e l’intero versante roccioso che arriva fino a Ponta de Lastoi de Formin, sembra quasi di averli a portata di mano. Ai piedi di tutte loro l’intero versante boschivo del Mondeval che con grande eleganza scende a valle verso la Val Fiorentina.

Se sentiero 556 in direzione de la Busa del Toro

Verdi prati ai piedi delle Crepe di Sotto Pioda e Sora Pioda

Primi punti di vista verso il Mondeval

Più che una forcella una magia, l’ultimo punti visivo da me descritto e l’ultimo straordinario punto di vista verso il Pelmo prima di inziare quella risalita tra la roccia che dai piedi de la Busa del Toro arriva in una piccola forcella adiacente al Rifugio Coldai.
Serpentina leggermente impegnativa, un susseguirsi di roccia franosa che innalza almeno di una cinquantina di metri il dislivello, in circa 15 minuti di cammino. Un piccolo sforzo di questa lunga giornata ed ecco raggiunto così il Rifugio A. Sonino al Coldai 2132m. Posizionato al limite estremo della Val de le Ziolere è la terrazza perfetta che guarda verso la bella Val di Zoldo con gli abitati di Pecol Vecchio e Pecol Nuovo in prima fila di questo nuovo punto di vista. Ma non solo località nella valle. Guardando più in alto, con gli occhi che si protraggono verso il cielo, vette di diversa origine che stanno nel cuore delle Dolomiti Bellunesi. Non solo Moiazza ma anche le varie vette del raggruppamento di San Sebastiano, dello Spiz de Mezodì, del Sasso di Bosconero e così via via, come un lungo ed interminabile abbraccio verso il Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi. Spettacolo?, si ma vero e non dettato dalla fantasia.

Il Mondeval sopra la Val Fiorentina. Dal Cernera (sx) al Sorapis (estrema dx)

Il sentiero sale ai piedi de la Busa del Toro

Vita tra la roccia

Rifugio A. Sonino al Coldai 2132m

Panoramica dal Rifugio Coldai verso il Pelmo (sx) e le vette delle Dolomiti Bellunesi

Se hai fame di sentiero roccioso e da quel colpo al cuore che lascia un segno indelebile (come il mio all’epoca) da Forcella Coldai 2191m inizia quel cambiamento progressivo che esaudisce il tuo desiderio . L’occhio azzurro del Lago Coldai 2143m è un momento che non dimenticherò mai, ora come allora. Acque limpide, calme. Quella sua piccola spiaggia che lo circonda solo per metà del suo quasi perfetto disegno circolare. I gracchi che nella loro classica espressione di libertà sorvolano seguendo le correnti d’aria di queste prime dorsali rocciose che formano il versante più ad Est di ciò che io da sempre definisco la “Grande Muraglia”. Le rocchette che danno vita alla Torre Coldai 2600m, alla Torre di Alleghe 2649m, alla Torre di Valgrande che dai suoi 2723m è un susseguirsi di Torri che danno inizio ad una serie di forme geologiche che si innalzano sempre più verso il cielo.

Lago del Coldai 2143m da Forcella Coldai

Ai piedi del Lago Coldai, sullo sfondo la grande muraglia della Civetta

Vista sul Lago Coldai, in centro Forcella Coldai e alla sue spalle il Pelmo

Ora è tutto più chiaro, tutto raggiunge la sua completezza dettato da quella panoramica che si scaglia lungo l’intera Val Civetta dove, da questa nuova forcella ai piedi del Col Negro di Coldai, è visibile addirittura la sagoma del Rifugio Tissi. Ed è nuovamente come dicevo prima, quando parlavo del Mondeval, dove le distanze sono impossibili da calcolare in alta montagna. La Cima del Col Rean che accoglie il Tissi sembra quasi a portata di mano. Vedi per intero il sentiero che attraversa l’intera base del gruppo e tutto sembra rinchiuso in poco tempo di cammino. Ma così non è, come sempre. Il sentiero 560, quello più basso rispetto ad altri più a monte e più sicuro da un punto di vista personale, diviene una lunga e rilassante passeggiata. Un continuo sali e scendi dove si è completamente abbracciati da due panoramiche di diverso tipo. Man mano che si cammina lungo la parte alta del verde Ronch Brusà, il sentiero rimane caratterizzato da quella sua caratteristica di basse rocce e prati verdi che in determinate estati sono popolati da mandrie al pascolo.

Al centro punta Civetta 3220m

Panoramica sulla Val Civetta, a destra Col Rean e la sagoma del Rifugio A. Tissi

Mi lascio alle spalle il Col Negro e la sua Forcella

Punti panoramici verso l’Alto Agordino

Parlavo di panoramiche giusto?. Bene, guardando a sinistra vivo con grande emozione questa grande parete. La Civetta è composta da diverse vette, da Punta Civetta che si innalza a 2920m a la Civetta stessa che va oltre i 3000m (3220m) con Punta Civetta e Cima De Gasperi che rimangono leggermente più al di sotto, ma mai sotto i 2900m. Tutto questo è ben visibile dal punto più vicino in assoluto. Tutto quello che è visibile da valle, dal paese di Alleghe come dai Piani di Pezzè, o dalla lontana Livinallongo o dal Col di Lana solo per citarne alcuni, in questo mio frangente diviene un privilegio, un toccare il tutto con un dito. Enormi, infinite, possenti, la migliore espressione della Natura sotto forma di roccia. Selvagge e con quella mole che sembrano quasi imprigionarti all’interno di un abbraccio che non lascia vie di scampo. E’ uno spettacolo che ti porta a distrarti, a guardare a volte senza la dovuta attenzione nel dove mettere i piedi. Sei costretto a fermarti per poter focalizzare al meglio tutta questa loro maestosità, che con il sole già a mezzogiorno che crea quel velo di indimenticabile lucentezza. A sinistra è così, ma a destra. Beh!!, da questo versante tutto cambia. La roccia lascia lo spazio al panorama che si estende in lontananza. La Marmolada e il Sella che sembrano partecipi di un nascondino dettato dai versanti più estremi di Cima di Col Rean che a tratti ne nascondono questa loro visuale. E questo è l’inizio della parte finale.

Ai piedi della Civetta

Punto di vista sull’Alto Agordino. In centro la verde vetta del Col di Lana

Punto di vista sull’Alto Agordino. In centro la verde vetta del Col di Lana

Vista lungo il sentiero 560 che attraversa l’intera Val Civetta


Si cammina da più di tre ore, sebbene in modo abbastanza agevole lungo la Val Civetta. Si deve deviare leggermente sulla destra, intraprendere il sentiero 563 per quell’ultimo dislivello che da Forcella Col Rean 2107 risale verso il Rifugio A. Tissi posizionato a 2250m. Ultimo sforzo, l’enorme parete di Cima De Gasperi che osserva questa progressione finale. E’ sì questione di poco, quindici o venti minuti per vedere da prima il pennone del Rifugio, il Rifugio stesso e leggermente alle sue spalle la croce che del Col Rean è adagiata sul punto più in alto a 2281m. La vetta, la nostra vetta è raggiunta. Da questa magica croce un panorama che non conosce confini. Con lo sguardo entri nel lontano Trentino dove il gruppo delle Pale di San Martino ne apre le danze. Come la Marmolada e il Sella già menzionati arrivi ad osservare il lontano Lagazuoi, la Tofana e, scendendo verso più a valle, i verdi raggruppamenti montuosi composti lungo l’Alto Agordino.

Rifugio A. Tissi 2250m

Rifugio A. Tissi 2250m con vista sulla Civetta

Da quella croce puoi pensare, osservare e ricercare vette che da quel punto di vista in diversi casi fai fatica a carpirne il nome. Con quella quota così alta e quella visibilità quasi impensabile la naturale fisionomia di alcune di loro inganna il nostro pensiero. Ma tutto poi si compone, tutto trova quella sua fisionomia a noi familiare e questo è uno dei più bei regali che si possa ricevere.

La croce di vetta, sullo sfondo in centro la Marmolada

Vista dalla croce di vetta. Dal raggruppamento montuoso del Mondeval al Pelmo (dx) coperto dalle nubi.

Panoramica della Civetta dalla croce di vetta

Panoramica della Civetta dalla croce di vetta

La Val Civetta, all’interno dell’Alta Via n°1

Tutto gira attorno alla memoria, a quei ricordi che sin da bambino rimangono indelebili e che in un modo quasi naturale portano a guardare con quei stessi occhi, di quel bambino che da quassù ha visto per la prima volta ciò che sarebbe stato il percorso di una vita intera.

Riferimenti di transito. Durante il transito lungo il sentiero 560 che attraversa la Val Civetta, consiglio di seguire la traccia del sentiero base. Percorrendo il sentiero che sta più a monte, lungo i ghiaioni delle varie torri e vette, si corre il forte rischio di caduta massi dalle cime sovrastanti.


Il TransCivetta – La Mappa


Il TransCivetta – Il Video


Location: Gruppo della Civetta (BL)

Area Geografica: Val di Zoldo – Agordino (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Dalla località di Palafavera 1550m (Val di Zoldo) su sentiero 564 Casera Pioda->Rifugio Coldai

Tempi di Percorrenza: Palafavera 1550m -> Casera Pioda 1816m 1h

Casera Pioda 1816m -> Rifugio Coldai 2132m 1h 30m

Rifugio Coldai 2132m -> Rifugio Tissi 2250m 2h

Dislivello Totale: Palafavera 1550m -> Casera Pioda +266m

Casera Pioda 1816m -> Rifugio Coldai 2132m +316m

Rifugio Coldai 2132m -> Rifugio Tissi 2250m +118m

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