Vallon di Lavaredo – Val di Cengia

Il lato più selvaggio delle Dolomiti di Auronzo e Misurina.


Un anello poco frequentato che racchiude a se uno dei lati più selvaggi che si trovano all’interno del territorio delle Dolomiti di Auronzo e Misurina. Un forte dislivello in salita, il Vallon di Lavaredo, una carezza alle Tre Cime di Lavaredo e un forte dislivello in discesa lungo la Val di Cengia, per rientrare così al punto di partenza. La montagna più selvaggia che guarda verso il versante ad Est dei Cadini a confronto con quella quasi sconosciuta ai piedi della Croda dei Toni.

Tutto ha inizio dalla Val Marzon, una delle vallate più conosciute e frequentate da parte di chi ama lunghe ed intense passeggiate immersi nella pace e tranquillità dei boschi. L’intera valle è percorribile in auto da una comoda e da poco ripristinata strada, che accompagna dolcemente fino ad arrivare all’altezza della base del Vallon di Lavaredo. Il nostro sentiero, quello che da inizio alla lunga salita per conquistare le Tre Cime da un punto di vista sicuramente molto particolare.


Vallon di Lavaredo – 1510m alla base

E di boschi si rimane a parlare. Dalla Val Marzon l’inizio del sentiero 1104 che si inerpica lungo il Vallon di cui la composizione naturale rimane la stessa. Boschi che si innalzano verso le alte pareti che da questo punto di vista sono la prima parte di quel grande anfiteatro riccioso, che dalla Val delle Cianpedele darà poi vita alle meravigliose guglie dei Cadini di Misurina.

Questa sua parte iniziale è da seguire con molta attenzione, con gli anni e i vari smottamenti dovuti ai torrenti che scendono verso la Marzon, in alcuni tratti il sentiero è scomposto e poco visibile. Ometti in pietra e alcune segnalazioni su pietra e alberi sono comunque ben visibili. Cosa importante è seguire sempre la segnaletica 1104, altrimenti si rischia di seguire il sentiero 119 che sale in Val delle Cianpedele.

Sebbene con segnavia non numerato, proseguite tranquillamente lungo i boschi

Al momento opportuno troverete il bivio di salita. A sx per la Valle di Cianpedele, a dx per il Vallon di Lavaredo

Il Vallon di Lavaredo inizia fin da subito a farsi sentire. Il suo dislivello per arrivare ai piedi delle Tre Cime è di circa +800m con la prima parte si allunga attraverso i boschi del Cason de la Pala per poi dare finalmente vita al panorama che mi circonda.

La situazione è delle più classiche per quanto concerne quei sentieri che iniziano dalle valli, rigogliosamente coperte da questa fresca e fitta vegetazione boschiva. E’ mattina presto, che consiglio vivamente per poter ottimizzare al meglio i tempi, e le vette che guardano ad Est tengono ancora nascosto quel tiepido sole di primo mattino.

I boschi si diradano, e il sole che finalmente inizia ad illuminare l’intero Vallone

La “magia” del bosco termina molto presto. Buona parte dell’80% di questo sentiero è una continua serpentina rocciosa che si allunga a monte completamente alla luce del sole e del cielo azzurro. La giornata tiene bene, le previsioni meteo danno un possibile e repentino cambiamento nella fase pomeridiana. Il sole è bello caldo, ma soffia quel vento fresco che di norma è premonitore di quei cumuli nuvolosi, che in maniera quasi pittoresca in breve tempo fanno capitolare velocemente la stabilità del mattino.

Il Vallon di Lavaredo. Per rendere l’idea…

Vista verso le prime colonne rocciose dei Cadini…

L’immensa Val Marzon…

Serve un bel po di calma e tenacia messe assieme, questo sentiero impegna. A circa metà del Vallone guardando a monte sono già ben visibili le sagome del versante Sud delle Tre Cime. E’ impossibile sbagliarsi, è come vederle da quella che io definisco la cartolina più fotografata di questo loro versante, quello scatto direttamente dal Lago di Antorno solo leggermente da un angolatura più bassa.

Conosco molto bene questo sentiero, e per esperienza so benissimo che non mi regalerà nulla finchè non avrò raggiunto la prima parte di questa mia lunga giornata. La parte più impegnativa arriva verso la seconda parte dell’intero Vallone, quando il 1104 prosegue questa sua continua serpentina ai piedi de Le Cianpedele 2346m che sembra non avere mai fine.

Bellissimo passaggio lungo i bassi boschi…

Le Tre Cime, e leggermente sulla sinistra il Rifugio Auronzo

Fiori di stagione lungo il sentiero…

Le Cianpedele sono un raggruppamento di guglie rocciose che unite tra di loro formano il blocco Dolomitico più a Nord dell’intero raggruppamento dei Cadini di Misurina. Racchiudono a se uno dei passaggi sicuramente più spettacolari del Sentiero attrezzato Bonacossa, che vede al suo interno una serie di passaggi su roccia facilitati da cordino e puntoni d’acciaio ben fissati sui passaggi più impegnativi.

Ciò che mi affascina dell’intero Vallone mi piace viverlo durante le mie varie pause che mi voglio concedere. Il fisico richiede dei momenti di recupero e questo è quel valido motivo per guardarmi attorno e cercare di completare la mia visuale sulle vette che abbracciano il mio sentiero. Quelle più blasonate e conosciute rimangono ancora nascoste da queste, che brulicano ad ogni angolo di cui alcune senza nome.

Il Rifugio Auronzo 2325m

E finalmente, dopo diverse ore in piena solitudine, riesco a scorgere il primo accenno di “civiltà”. Il Rifugio Auronzo 2325m svetta illuminato dal sole già da diverse ore, e per buona parte della salita è quel punto di riferimento che non ti concede assolutamente nulla. Calcolare la sua distanza con possibili tempi di salita in questo caso è completamente inutile. Il dislivello gestisce il mio tempo e l’Auronzo rimane unicamente quel simbolo di “civiltà” da me sopra menzionato.

Forcella Longeres (2056m dx) e l’intera parete rocciosa de Le Cianpedele

In vista del sentiero 101, che dal Rifugio Auronzo porta al Rifugio Lavaredo, inizio ad uscire dall’intero Vallone. Le immancabili figure in movimento di altri escursionisti ora danno l’idea più nitida che si tratti solamente dei miei ultimi passaggi. Inizio finalmente a guardarmi attorno, per bene e riconoscere così figure e forme rocciose che sono molto famigliari. Dalla Croda dei Toni 3011m alla vetta del Cengia 2559m, che da li a qualche ora saranno l’inizio della lunga discesa in fase di ritorno.

Gli occhi e l’attenzione rimangono ben fissi sul versante a Sud delle Tre Cime. Per quanto siano un punto di passaggio che si ripete di anno in anno almeno una decina di volte, sviluppano quell’alchimia di cui sento impossibile non esserne attratto. La loro cartolina più conosciuta, quella che si ammira dal Rifugio Locatelli, è sicuramente quell’immagine più blasonata e più spettacolare, con quella forza di onnipotenza che in modo del tutto naturale riescono esprimere. Ma anche da questo loro versante, che guarda verso il Vallone, la maestosità rimane tale.

Il Sasso di Landro (2536m sx) e Cima Ovest (2973m centrale). Ai loro piedi il sentiero 101

Cima Grande di Lavaredo (2999m centrale)

Ora si può ben dire che la parte più impegnativa dell’intera giornata sia stata affrontata. So benissimo che la Val di cengia, sebbene in discesa non è che sia una vera e propria passeggiata, ma sicuramente si tratterà di una fatica leggermente diversa. Il sentiero 101 rimane quella parte di itinerario dove poter finalmente riprendere il giusto passo e recuperare in assoluta tranquillità le energie utilizzate per buona parte della mattinata.

Il cammino alla base di queste immense rocce entra in quella fase che io definisco di vero romanticismo nei confronti della montagna. La piccola Cappella degli Alpini mi porta a dedicare qualche minuto importante, personale, dove esprimere alcuni miei pensieri che l’ambiente stesso in maniera spontanea fa crescere in me. Quello che sono questi punti particolari hanno un affinità con la montagna senza eguali. E’ quasi impossibile guardare avanti senza soffermarsi per qualche minuto. Fa stare molto bene….

La Cappella degli Alpini. In memoria di chi non c’è più…

Cima Grande di Lavaredo (2999m centrale), Cima Piccola di Lavaredo (2857m dx)

Prati fioriti che emergono dalla roccia ai piedi delle Tre Cime


Rifugio Lavaredo 2344m – Forcella Lavaredo 2464m

Il passaggio sicuramente più cruciale dell’intero itinerario. Le Tre Cime di Lavaredo rimangono senza dubbio uno degli emblemi più straordinari dell’intero arco alpino delle Dolomiti. Qualsiasi sentiero e qualsiasi riferimento geografico che avvicini alla loro mole diventano quel punto di passaggio di grande emozione. Passano gli anni ma non cambiano le sensazioni. Per arrivare al loro cospetto il Rifugio Lavaredo diventa quel valido motivo per una perfetta pausa di metà giornata. Quel caffè sorseggiato comodamente dalla sua terrazza esterna ammirando la Cima Piccola 2857m, palestra naturale per chi dell’alpinismo ne fa un vero e proprio status di vita.

Dal sentiero 101 verso la Croda di Passaporto 2681m e il Paterno 2649m

Il Rifugio Lavaredo 2344m ai Piani di Lavaredo

Dal Lavaredo verso la Cima Piccola di Lavaredo 2857m

Il Rifugio è uno dei tre presenti lungo il famoso anello che in poco più di 3h di cammino abbraccia a 360° le Tre Cime di Lavaredo. L’unione dei sentieri 101, che inizia dal Rifugio Auronzo, raggiunge il Rifugio Lavaredo per proseguire per Forcella Lavaredo 2484m. Dalla Forcella scendendo per il Langealm ci si collega con il 105 in direzione di Forcella de Col de Medo 2305m, per chiudere così in bellezza nuovamente al Rifugio Auronzo. L’Anello delle Tre Cime, occasione unica per un’entusiasmante Trekking attorno alle Lavaredo.

Il Rifugio Lavaredo verso i lontani Cadini di Misurina

Dal Rifugio Lavaredo a Forcella Lavaredo è questione di pochi minuti. Un valido motivo in più per questa deviazione prima di intraprendere il cammino in direzione dei Piani di Cengia, e dare vita ad una nuova pagina di questa mia lunga giornata.

Il tempo sta leggermente cambiando. Grandi ammassi nuvolosi iniziano a formarsi ad Est, e questo impone di vestire qualcosa di più pesante per cercare di arginare i venti che scendono dalla Forcella spinti con forza dalla grande valle, chiamata Langealm, posta verso il versante a Nord delle Tre Cime.

In Forcella Lavaredo 2484m verso la parete del Paterno 2694m

Le abbondanti nevicate di un Inverno sicuramente straordinario lasciano ancora qualche traccia lungo questa serpentina rocciosa che sale nuovamente di livello. Giungo in Forcella camminando all’interno di uno stretto corridoio aperto tra due pareti di neve. Poca roba ovviamente, ma che rispecchia una stagione invernale sicuramente lunga e difficile. Ma tutto questo passa immediatamente in secondo piano. Forcella Lavaredo ti porta direttamente alla base delle Tre Cime, punto di vista straordinario per ammirarne la possente mole che per l’ennesima volta plagia i miei pensieri.

Spettacolare vista verso il Langealm (sx) e da Forcella Lavaredo verso le Tre Cime (dx)

Da questo suo punto di vista, vengo così accolto da forti raffiche di vento che salgono direttamente dalla valle posta più a Nord. Le poche persone presenti non rinunciano minimamente a questo momento di intensa Natura. Sembra quasi che la grande montagna voglia far sentire la propria voce in maniera diretta, quasi ad imporne una superiorità sicuramente indiscutibile. Questo crea quell’alchimia del tutto particolare. Vengo completamente contagiato da questa forma di misticità, e quelle nuvole nel cielo spinte a tutta forza a crearne una perfetta coreografia, sono quell’elemento mancante per l’unicità del momento.


Piani di Cengia 2248m – Val di Cengia

Ritorno nei miei passi. L’Estate è ancora lunga e sicuramente arriverà l’occasione per ripassare nuovamente lungo questo sentiero, ai piedi delle Tre Cime. Si scende nuovamente in direzione del Rifugio Lavaredo, al bivio che porta ai Piani di Lavaredo seguo il sentiero 104 che da come indicazioni il Rifugio Piani di Cengia 2528m, che dista a circa 2h di cammino. Anche in questo caso alcuni passaggi portano con se quell’Inverno che a queste quote ha tenuto a bada una buona parte di Primavera. Ritrovo nuovamente la neve ai bordi del sentiero, questa situazione mi piace e da come sembra il sole inizia a riscaldare nuovamente la mia giornata.

Cambio di direzione, tenendo la destra per il Rifugio Pian di Cengia

Cornice nevosa al piccolo Lago di Lavaredo 2405m

Il piccolo Lago di Lavaredo 2405m

Si scende seguendo un forte dislivello. Questa lunga serpentina che si snoda ai piedi delle Croda di Passaporto 2719m apre lentamente un panorama che si disperde lungo la verde e rigogliosa Val di Cengia. La naturale scenografia cambia così questa mia seconda parte di giornata. Il cielo sembra aprirsi al meglio rimanendo sempre a forte contrasto con i venti che in questo caso salgono velocemente dalla Cengia.

A queste quote la loro formazione cambia direzione forcella dopo forcella. In certi momenti ti trovi all’interno di questo “crocevia” che convoglia e gestisce le varie correnti, venendo quasi invaso da rocambolesche ed incontrollabili forze che la Natura stessa ti si scaglia contro. Un paio di serpentine, la base della Croda di Passaporto che sembra quasi di toccare con mano. Vista dai suoi piedi è un muro di roccia granitica di grande effetto.

La vetta del Cengia 2559m in primo piano, tra due muri di neve….

Le Crode dei Piani (2602m sx) e i verdi Piani di Cengia

I Piani di Cengia e la Croda dei Toni (3023m dx) coperta dalle nubi

Scendo lungo questo sentiero con tanta energia. Tutto ciò che mi circonda, e la facilità del sentiero stesso, mi mettono in perfetta armonia con questo ambiente. Passaggi che conosco da così tanti anni che non serve l’uso della mappa per focalizzare tutto ciò che mi circonda.

I Piani di Cengia guardano verso Sud in direzione delle lontane Marmarole, che da questo punto di osservazione permettono di distinguere con facilità i vari raggruppamenti montuosi. Lo spettacolo vero e proprio rimane l’intero versante a Nord dei Piani. Oltre la Passaporto la lunga spinale rocciosa del Paterno.

In lontananza le Marmarole

Delicata fioritura lungo i Piani…

La Croda di Passaporto 2719m

Il Paterno con Forcella del Camoscio (2535m sx) e Forcella dei Laghi (2668m dx)

I Piani di Cengia rimangono, da un mio punto di vista, quell’alpeggio mancato. In tanti anni di passaggi lungo il sentiero 104 che lo attraversa, non ho mai avuto l’occasione di notare la presenza dei miei amatissimi pascoli estivi. Una grande distesa di erba fresca e lussureggiante, su di una piana naturale che ne creerebbe un habitat d’alta montagna di straordinario impatto visivo. Ma la mancanza di Malghe o Casere dedicate non danno ragione alla possibile presenza di questi animali liberi d’alta quota. Ciò mi dispiace, molto probabilmente così deve essere…

Le Tre Cime (versante ad Est sulla sx), la Croda di Passaporto (2719m centrale) il Paterno (2649m dx)

La lunga spinale rocciosa delle Crode dei Piani, dai verdi prati dei Piani di Cengia

Pronti per la parte finale?, per quella lunga e selvaggia discesa lungo la Val di Cengia?. L’unica cosa certa è che la prima regola, dell’attenzione, è quella da rispettare in questi frangenti. E certo, dai Piani su deviazione per sentiero 1107 è d’obbligo porre, almeno per la prima parte, quella giusta dose di prudenza che non è mai abbastanza.

Dal sentiero 104 deviazione sulla destra per il sentiero 1107

La Val di Cengia è come essere improvvisamente ingoiati da una ripida e rocciosa gola. Il suo sentiero iniziale è un forte dislivello che se affrontato all’inverso darebbe un diavolo per capello a qualsiasi escursionista. Un stretta e continua serpentina che scende vertiginosamente ai piedi del Cengia, con quel suo fondo roccioso e franoso sempre pronto a tradirti ad ogni minimo errore. Nessuna sporgenza o pericolo particolare, ma quel fascino dettato da questa sua forma così selvaggia, a toccare con mano le grandi pareti che in questa prima parte ne svelano al loro vera identità.

L’inizio del sentiero 1107, è come un imminente salto nel vuoto…

Pareti di roccia a portata di mano…

Il sentiero, si innalza leggermente per poi ricadere nuovamente verso la Valle…

Un continuo ed interminabile zig-zag. Devo stare molto attento, questo suo coinvolgimento così attivo porta ad esagerare con il passo, con quel suo fondo così franoso che mi porterebbe con il culo per terra in maniera improvvisa. Che spettacolo caro lettore, selvaggia ed entusiasmante allo stesso momento.

Un paio di passaggi su fazzoletti di neve ancora presenti che coprono il sentiero, ancora integri dove nessuna traccia ne identifica un recente passato. Questo mi fa capire che sono il primo che si addentra all’interno della valle da chissà quanti mesi oramai.

Effettivamente percepisco questa sensazione di assoluta solitudine. Sia al mattino, lungo il Vallon di Lavaredo, che in questo frangente finale della valle, non ho incrociato anima viva. Questo testimonia il fatto di essere un anello sicuramente poco frequentato, sebbene la linea dei sentieri è ben marcata.

Fresco e abbondante torrente, l’ideale per rifornirmi di acqua fresca…

Da un punto di vista geografico la valle è composta per la maggior parte dai fitti boschi della Cengia. Una volta terminato quel primo passaggio roccioso il sentiero inizia a proseguire in maniera più dolce. Da prima attraverso i basso boschi che si congiungono con la Val del Salto, per poi addentrarsi sulla più classica vegetazione di alti fusti.

Diventa meno impegnativo e permette di avere così ampie visuali verso le pareti che costeggiano la lunga discesa. Si inizia così ad ammirare in lontananza quei primi raggruppamenti che fanno da base naturale alla Croda dei Toni, più in quota rispetto alla Valle, ma che regalano spunti di osservazione molto interessante.

In lontananza la Punta dell’Agnel (2724m dx)

La Croda dei Toni (3090m sx), il Campanile di Val dei Toni (2558m centrale) e Punta dell’Agnel (2724m dx)

Anche da questo angolo delle Dolomiti la prova di un lungo ed interminabile Inverno. Diverse diramazioni di torrenti che scendono dalle quote più alte che si congiungono con un’unica naturale vena che mi accompagna lungo il sentiero. Man mano che scendo il volume di acqua aumenta, non crea problemi durante il cammino se non in qualche situazione dove devo trovare i giusti appoggi rocciosi per oltrepassarlo in tutta sicurezza.


Cason di Cengia Bassa – 1599m

Quel riferimento che indica la parte finale di questa mia straordinaria giornata. Il Cason di Cengia Bassa è una struttura molto famigliare per chi ama addentrarsi all’interno di questo vasto territorio. Un comodo tavolino esterno, delle comode panche in legno ed ecco che questo diviene quella naturale occasione per l’ultima pausa di giornata.

Acqua fresca, qualche pezzo di cioccolato (quasi sfuso dopo una giornata intera all’interno del mio zaino) e quel silenzio quasi assoluto smorzato unicamente dal piacevole fragore dei torrenti che, ben nascosti attraverso il bosco, scendono a valle seguendo la mia linea di cammino.

Scende ancora il sentiero, ora devo confrontarmi con alcuni passaggi rocciosi lungo il letto del torrente in piena attività. Nulla di particolare, ma devo seguire le indicazioni di alcuni ometti in pietra e di qualche sporadico segnale colorato sulla bianca roccia. E’ ben evidente che di anno in anno le continue frane dirottate dalla forza dell’acqua cambino la naturale formazione del sentiero. Alcuni momenti in cui è ben visibile e in altri in cui bisogna trovare con occhio attento quel punto di riferimento che ti guidi nuovamente sulla retta via.

Segnalazione su bianca roccia…

Seguire l’istinto alla ricerca del sentiero che in lontananza emerge dal tratto franoso…

Mi accoglie così nuovamente la Val Marzon. Lascio definitivamente la Val di Cengia non senza guardarmi indietro alla ricerca di quei riferimenti che dal Vallon di Lavaredo, in parte visibile da questo punto, fino alla Cengia stessa possano farmi tornare in mente dei passaggi, dei momenti che fanno parte di questa mia lunga giornata e che rimarranno sempre nel mio bagaglio di esperienza personale.


Vallon Lavaredo – Val di Cengia – Note Tecniche

Lunga ed impegnativa escursione, e non nascondo di tornare in Val Marzon abbastanza stanco. L’impegno richiesto inizia subito con la lunga salita del Vallon di Lavaredo, in cui dalla sua base il dislivello per raggiungere il Rifugio Lavaredo è di +834m. Un po di tregua nella fase in cui si raggiunge Forcella Lavaredo per poi scendere nuovamente in direzione dei Piani di Cengia. Le ore già trascorse con un certo impegno fisico si fanno comunque sentire durante la discesa lungo la Val di Cengia. Ripida e franosa nella sua prima parte che accumula altro impegno fisico, ma che si alleggerisce in maniera positiva poco prima di raggiungere il Cason di Cengia Bassa a 1599m attraverso i suoi freschi boschi. Il peso della neve dopo un lungo inverno e i residui di Vaia ancora presenti, portano a trovare in certi frangenti, soprattutto in Val di Cengia, alcuni grandi fusti di traverso. Quelli più ingombranti ben ripuliti da chi gestisce la manutenzione dei sentieri, mentre quelli meno ingombranti ancora presenti ma di facile proseguo.


Vallon Lavaredo – Val di Cengia – La Mappa


Vallon Lavaredo – Val di Cengia – Il Video

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Location: Cadini di Misurina – Tre Cime di Lavaredo – Dolomiti Bellunesi (BL)

Area Geografica: Auronzo – Misurina (BL)

Regione: Veneto

Accesso: Dalla Val Marzon su sentiero 1104 per il Vallon di Lavaredo/Tre Cime di Lavaredo

Link: Auronzo/MisurinaInfoDolomitiVisitVenetoVenetoMontagnaCadoreDolomiti

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