Scrivere per raccontare.
- Stefano

- 15 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min

La passione per la scrittura è germogliata nei lunghi giorni sospesi della pandemia, quando il tempo sembrava dilatarsi e il mondo restava immobile.
Parlare oggi del Covid è come compiere un viaggio verso un passato che appare lontano, quasi irreale. Un passato che tutti abbiamo cercato di lasciarci alle spalle, e che, forse per sopravvivere, abbiamo anche imparato a dimenticare. Non fu soltanto un tempo di morte e sofferenza, ma anche di silenzi forzati, di porte chiuse, di regole rigide da seguire senza esitazione.
Eppure, proprio in quell’inferno quotidiano, qualcosa dentro di me ha trovato spazio per nascere. Nei giorni interminabili della solitudine, la lettura e la scrittura hanno preso lentamente il sopravvento, diventando rifugio, respiro, salvezza.
Salvezza. Non dalle conseguenze più temibili di quella pandemia, ma da qualcosa di più silenzioso e sottile: la salvezza dalla monotonia, da quella sensazione opprimente in cui la solitudine finiva per prevalere. In quelle giornate interminabili, mentre il mondo inesorabilmente era costretto a fermarsi, anche il tempo sembrava perdere il suo ritmo.
E così, tornare a leggere diventò un gesto quasi rivoluzionario. Aprire un libro con attenzione, con rispetto, come si fa con qualcosa che si era dimenticato di possedere. Aprirlo dopo anni in cui le mie letture si erano limitate a guide alpine, itinerari di cammino, edizioni cartacee in cui le parole non raccontavano storie, ma tracciavano sentieri. Testi che designavano il mio passo tra le mie Dolomiti, più che nutrire la mia immaginazione.
E oltre a tutto questo, il resto era rimasto lontano: l’avventura, i romanzi, la storia, quell’universo sconfinato che abita il mondo dell’editoria.
Un universo che, fino a quel momento, era stato per me quasi il nulla.
Dalla lettura al desiderio di imprimere i miei pensieri nero su bianco, il passo fu breve.
Il mio Blog, già online da qualche anno, divenne il primo segno concreto di quel cambiamento necessario. Tutto ciò che avevo raccontato per dieci anni di escursionismo, affidandolo con leggerezza ai tasti del computer, venne cancellato volontariamente, come si chiude una porta alle spalle per poter aprire finalmente un’altra, più grande.
Lasciai spazio a una scrittura nuova, a un nuovo metodo, a un bisogno diverso: quello di dare voce alle emozioni più intime, quelle che fino ad allora erano rimaste in silenzio.
Un intero archivio decennale svanì in pochi secondi. Un gesto semplice, quasi immediato, capace però di azzerare tutto ciò che, nella mia vita da escursionista, segnava un passato che avevo scelto di cancellare. Eppure, in quegli istanti precisi, quel passato aveva ancora un’importanza vitale dentro di me: nella mente, nella memoria, nel modo stesso in cui mi riconoscevo.
Ma quel passato, raccontato in maniera troppo esplicita dentro un sistema virtuale, poteva lasciare il posto a qualcosa di diverso.
A una scrittura nuova. La mia. Quella che, improvvisamente, sentivo di voler esprimere davvero.
Tornare a leggere fu l’inizio di una nuova lezione di vita, l’alba di uno stile che, lentamente, stava prendendo forma dentro di me. Non più soltanto libri d’avventura legati alle grandi conquiste e alle esplorazioni dell’uomo, ma anche storia, biografie, cronache di un mondo sempre più complesso, sempre più difficile da interpretare e raccontare.
Quella lettura, giorno dopo giorno, mi aprì uno sguardo più ampio: non solo sul mondo che mi circondava, sulla conoscenza in sé, ma soprattutto sul modo di scrivere. Sul modo di descrivere una situazione con chiarezza, con profondità, con una voce che potesse diventare davvero letteraria. Mettere a confronto la mia scrittura di un tempo con ciò che, pagina dopo pagina, riuscivo a percepire nei libri, mi costrinse a guardarmi dentro. Fu un dialogo silenzioso con me stesso, un confronto necessario che, passo dopo passo, iniziò a cambiare la mia visione della scrittura. E così nasce il nuovo Blog, quello che ora tutti state leggendo in queste pagine.
Un luogo diverso, capace di trasportarmi in un universo letterario in cui tutto viene espresso e descritto con occhi nuovi. Un luogo che rappresenta oggi il mio modo rinnovato di raccontare la mia montagna.
Scrivere per raccontare è una sensazione straordinaria.
Portare con me, nella mente, ogni singolo dettaglio, ogni emozione, ogni vibrazione che un sentiero riesce a trasmettermi, è forse la forma più bella di ritorno. È il modo più autentico per riportarmi ancora una volta in quel luogo, lungo quel mio cammino, come se bastasse una frase per riaprire il paesaggio. Ogni parola nasce da ciò che, ogni volta, mi porto a casa, dentro di me. Ogni parola scritta fa rinascere quel desiderio intenso di guardare avanti, di pensare a ciò che ancora potrei vedere e vivere lassù, tra le mie montagne.
E in ogni parola c’è anche un impegno: quello di riuscire a trasmettere le stesse emozioni a chi mi legge. Di accompagnarlo, passo dopo passo, lungo quel sentiero che è stato mio, fino a condurlo verso le stesse sensazioni, verso la stessa meraviglia.
Perché scrivere, in fondo, è anche questo: condividere un cammino, trasformare un’esperienza in voce, e permettere a qualcun altro di percorrerla con il cuore.
Ma descrivere le emozioni non è facile come potrebbe sembrare.
Io non sono nato con la scrittura nel mio DNA. Non è un talento scoperto da un editor o da qualche improvviso colpo di fortuna. La mia scrittura, a volte, è difficile da decifrare persino per me stesso. È un percorso lento, fatto di tentativi, di pazienza, di ore trascorse a cercare le parole giuste per rendere leggibile e davvero letterario anche un solo capitolo.
Ci sono prove, riletture, bozze che vengono modificate e poi lette ancora. Correzioni continue, dettate da una virgola fuori posto, da un punto che interrompe il ritmo, da un dettaglio che, in quel momento, non riesce a restituire l’essenza di ciò che per me è fondamentale.
Scrivere per raccontare non è cosa semplice, soprattutto per chi, come me, ha scoperto da poco questa dimensione. Eppure, parola dopo parola, quella scoperta diventa insegnamento. Diventa esperienza. Un cammino che, con il tempo, acquista forma e stile, anche attraverso tutte le difficoltà che inevitabilmente porta con sé.
Perché la scrittura, come ogni sentiero, si impara percorrendolo.
La fotografia e il video possiedono la straordinaria capacità di raccontare la montagna attraverso prospettive diverse rispetto alla scrittura. Un’immagine immobile, così come una sequenza in movimento, permette di osservare il panorama, di ascoltare i suoni naturali, di immergersi nella voce silenziosa di una Natura meravigliosa.
Ma nella scrittura, quella autentica, quella dettata dal cuore e dall’Anima, descrivere le emozioni diventa per me uno dei gesti più sinceri e intimi. Perché l’emozione, quella vissuta davvero, quella intensa, non può essere semplicemente mostrata: deve essere raccontata, espressa con il cuore.
Ogni dettaglio, ogni istante, ogni elemento vivo della Natura richiede passione e attenzione. La stessa passione e la stessa cura che un testo scritto deve portare con sé, per accompagnare il lettore dentro questo mio mondo, passo dopo passo.
La virtualità che prova a raccontare la realtà.
Due dimensioni diverse, lontane solo in apparenza, ma che, se intrecciate con sincerità, seguono lo stesso cammino, lo stesso sentiero. Permettono di osservare gli stessi panorami e di percepire i rumori della Natura, che in ogni stagione restano vivi, eterni, presenti.
Scrivere per raccontare. Un lungo cammino senza un punto fermo.
Stefano









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