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SILENZIO - TEMPO  -  MISURA

In mio futuro. Mille cose da fare e da raccontare.

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min




Pensare alla mia vita è come mettere a confronto ogni mio respiro con tutte le sensazioni e le emozioni che ho vissuto negli ultimi quattro o cinque anni. Se considero questo arco di tempo, circa 48 mesi, insieme a tutto ciò che è stato prima, mi viene da dire che il passato, per quanto importante, oggi appare quasi irrilevante. La mia vita, quella vera, ridimensionata secondo un criterio più autentico di esistenza, sembra iniziare proprio dopo quel periodo in cui i vari lockdown hanno cambiato, per molti e per me in primis, non solo il modo di vedere la vita, ma soprattutto quello di viverla.


Serviva davvero una pandemia per farmi aprire gli occhi su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?Forse sì. Ma ciò che conta, nel mio caso, è essere riuscito a guardare il mondo che mi circonda da prospettive nuove e particolari.


Tralasciando il mio passato, giusto o sbagliato che sia resta comunque passato, ciò che oggi conta davvero si riassume in due semplici parole: ora e domani.

E su questo non ci piove. Perché guardando al mio domani, ogni pensiero e ogni valutazione personale si proiettano su un’infinità di cose che devo ancora fare. Ora, arrivato alle mie prime sessanta primavere, tutto questo diventa quasi un impegno obbligato, necessario per sentirmi e vivere bene. Ma quanti di noi si pongono davvero quella domanda sul futuro? Su come organizzare il tempo che resta, prima che, da mortali come siamo, il buio eterno si impossessi del nostro corpo?


Un migliaio di cose da fare.


A partire da ora, da questo nuovo 2026, sento sempre più forte il bisogno di leggere, studiare e soprattutto scrivere. Non solo camminare lungo i miei sentieri e vivere, stagione dopo stagione, il benessere di questa Natura straordinaria. Non solo il piacere di staccare la spina da una quotidianità nociva, che accumula logorio nel tempo.


Non solo, non solo, non solo. Quanti “non solo” servirebbero per descrivere quel male invisibile che, prima o poi, ti assale?


Leggere, studiare e scrivere: essere testimone diretto di ciò che considero il mio ambiente ideale, dove trovare non solo la mia dimensione esistenziale, ma anche quell’aria pura e quel silenzio che osservano da lontano tutto ciò che ormai, nel mondo, non funziona più.

Scrivere per raccontare. Scrivere per testimoniare momenti e avvenimenti che, nero su bianco, rimarranno impressi nella mia memoria e in quella di chi leggerà. Scrivere per sentirmi più libero da vincoli e obblighi che, spesso consapevolmente, governano la nostra quotidianità. Le emozioni che in questi anni sono riuscito a portare nella mia vita si traducono in ogni parola che racconta questo immenso desiderio di libertà. Libertà, certo: quella che ognuno cerca e trova nelle forme più diverse. Per me scrivere significa essere ancora lassù, lungo quel sentiero innevato, oppure in quell’alpeggio estivo meraviglioso. Raccontare esperienze ed emozioni è come conservare per l’eternità ogni attimo in cui la natura si manifesta.


Arrivare alla soglia delle mie sessanta primavere con questo concetto di vita è la testimonianza che, per quanto lunga o corta sia l’esistenza, c’è sempre tempo per aprire gli occhi, trovare la propria dimensione e quella risposta capace, all’improvviso, di cambiarti la vita.

Cambiare, certo: è ciò che voglio e che continuo a chiedere all’Universo.

Ci credo, e ci crederò fino alla fine. È solo questione di tempo, e il tempo stesso mi darà ragione.

Ma questa… sarà un’altra storia. Una storia che, con fiducia, vi racconterò presto.




Stefano




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