E non sono solo pietre...
- Stefano

- 5 giorni fa
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L'anima di un passato.

Sono tracce di un passato, segni che nel tempo testimoniano l’eternità di chi ci ha preceduto. Ogni singolo pezzo, dal più piccolo al più grande, racchiude pensieri ed emozioni, e traccia la rotta di chi vuole indicarci la via. È impossibile sbagliare: se ami la montagna, se la vivi con passione e la prendi sul serio, ogni pietra che dà vita al classico ometto diventa il sentiero giusto da seguire.
In tempi lontani, quando le attuali tabelle escursionistiche ancora non esistevano, questi piccoli mausolei di pura roccia dolomitica erano un riferimento per i cacciatori e per quei primi “esploratori” delle montagne. A ogni passaggio, essi aggiungevano una pietra a quelle già presenti, come a voler valorizzare il proprio percorso e, allo stesso tempo, rendere più evidente un tracciato che in Natura poteva essere impervio, difficile, a volte pericoloso.
Oggi, l’ometto in pietra continua a rappresentare la via da seguire, ma nel tempo ha acquisito anche un valore nuovo: identifica l’entità di chi ha voluto lasciare la propria traccia. Mi piace pensare che in ogni pietra sia nascosto un pensiero, una richiesta, un frammento di personalità che sigilla per l’eternità un legame con la montagna.
Mi piace pensare questo perché rispecchia il mio modo di vivere questi luoghi: affido a ogni pietra la mia sicurezza, la mia incolumità, e ciò che in Natura potrebbe trasformarsi in un pericolo improvviso. Chiedo a ogni pietra di donarmi protezione e di estenderla anche a chi porto nel cuore e rimane lontano. Le chiedo di regalarmi giornate indimenticabili e di mostrarmi tutte le bellezze che il cammino mi riserva.
Nel corso dei decenni, in alcuni luoghi sono nati veri e propri mausolei naturali, dove decine di queste piccole torrette non rappresentano soltanto il riferimento del sentiero, ma diventano spazi “sacri”, in cui la montagna assume il ruolo di una dea protettrice e gli ometti diventano l’unico canale di comunicazione tra l’uomo e un’altra dimensione. Dalla Terra all’Universo: la nostra fragilità di fronte alla forza di entità più grandi.
Ognuno di noi è libero di interpretare, ma mi basta osservare: entro in questi luoghi e vedo altri escursionisti fermarsi con rispetto. La loro pace interiore sembra fondersi con il paesaggio, per trarne armonia e beneficio. Volti semplici, forse stanchi, ma rilassati, con quel leggero sorriso che parla d’amore verso ciò che li circonda.
Li vedo cercare una piccola pietra bianca, quella che nella loro dimensione personale li rappresenta. La raccolgono e la posano con delicatezza su torri che forse esistono da decenni. È un movimento semplice e attento: basterebbe poco per distruggere ciò che molti hanno costruito negli anni, pietra dopo pietra. Ogni ometto custodisce testimonianze e richieste, alcune delle quali rappresentano ancora persone che non sono più con noi e che hanno lasciato nella pietra la loro presenza simbolica.
Stagione dopo stagione, queste torrette resistono a tutte le insidie, ai venti, alla neve, alla forza travolgente delle valli. Pensate all’Inverno, alla violenza delle tempeste che potrebbero annientare qualsiasi struttura fragile. Eppure, eccoli lì, a sfidare la potenza della Natura, come se fossero magneticamente ancorati alla roccia stessa, fieri nel loro silenzio.
Io li considero testimoni orgogliosi di un passaggio, breve ma intenso: in ogni pietra si racchiudono pensieri intimi, che magari custodiamo per una vita intera, pensieri che non confidiamo nemmeno a chi amiamo di più. Pensieri condivisi solo con Madre Natura e con la forza della pietra, che rende eterno un luogo inespugnabile.
Stefano








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