Wielental, in Val di Vila
- Stefano

- 21 ore fa
- Tempo di lettura: 16 min
In un cammino solitario, tra alberi e neve, si riscopre il valore delle cose semplici.
L’ultima neve indugia su una primavera appena nata accompagnandomi lungo la Val Pusteria, verso una valle nuova e ancora tutta da scoprire. I suoi versanti settentrionali si rivelano poco a poco, come pagine di un racconto che non sembra voler finire, custodendo un fascino discreto e profondo.
È una scoperta che prende voce dal silenzio, dal richiamo lieve di un piccolo paese arroccato in alta quota. Lassù, dove poche case si stringono tra loro come a proteggersi dal tempo, vive una comunità raccolta, essenziale, in perfetta armonia con la Natura che la accoglie e la custodisce.
In questo tempo sospeso, fatto di riflessione e ricerca, mi scopro sempre più attratto da questi versanti che dall’Alto Adige si innalzano impetuosi, attraversando vallate senza fine. Seguono le linee alte delle creste, là dove la montagna si fa confine naturale, sottile e potente, tra l’Italia e l’Austria. È da tempo che i miei passi si muovono quassù, guidati da un bisogno interiore che prende forma lungo la Val Casies, per condurmi ora più in là, fino alla quiete raccolta della Wielental, la Val di Vila. Un approdo che non è fine, ma nuova soglia, un altro inizio dentro questo lento e silenzioso cammino.
"Tutto questo per ora rimane un inizio silenzioso, continuativo..."
È un inizio in cui il silenzio e la pace di queste vallate si fanno respiro, alimentando dentro di me una continuità sottile, guidata da un desiderio profondo di salire sempre più in alto. Ora che la neve si ritrae lentamente, lasciando spazio al passo e allo sguardo, si apre la possibilità di raggiungere quei crinali ancora sconosciuti, sospesi tra attesa e scoperta.
In questo tempo è così che mi muovo: lo sguardo si posa sulla Wielental, seguendo il ritmo lento con cui la primavera conquista ogni dettaglio. E in questo mutare lieve, ogni mia attenzione si raccoglie verso i grandi versanti dell’Alto Adige, dove la stagione nuova disegna, passo dopo passo, il senso del mio andare.
Vila di Sopra - 1350m
È l’ultimo frammento di civiltà prima che la valle si apra al mio cammino.
Una piccola comunità, poco più di trecento anime raccolta tra case antiche e nuove dimore, vive qui in un equilibrio quieto, condividendo lo spazio e il tempo in un silenzio che non pesa, ma accoglie. È mattino presto quando giungo in questo luogo appartato, parte del territorio comunale di Perca. Così distante dai centri più animati che punteggiano la Val Pusteria, e lontano dalla strada che la attraversa collegandola al capoluogo, Bolzano.
Qui, ai margini del movimento, tutto sembra rallentare, come se il mondo avesse scelto di parlare a voce più bassa.

L'antica chiesa con l'immancabile campanile che dalle sue sembianze mantiene in vita una storia e una cultura lontana dalla mia, e quel piccolo cimitero adiacente a questo antico luogo di culto. Parto da qui, dal centro di questo angolo così particolare di questo piccolo paese.
"Il mio è un cammino tutto nuovo, tutto da scoprire e soprattutto da capire..."
L’immancabile mappa, custode silenziosa di direzioni e possibilità, mi offre i primi riferimenti, quelli essenziali per orientare il passo e il pensiero. Accanto, le tabelle dei sentieri, poste all’ingresso della piccola chiesa, segnano una soglia invisibile: da lì in avanti, il cammino si fa esperienza, e io entro senza esitazione, in un mondo nuovo che mi accoglie.
Sono gli alpeggi e gli spazi aperti ciò che cerco in questa luminosa giornata di primavera. Gli alpeggi, sì, ancora affidati al respiro incerto della stagione, sospesi tra il disgelo e l’attesa, mentre alle quote più alte la neve resiste, vestendo di bianco i profili della montagna.
E già da subito, quasi in silenzio, una meraviglia mi viene incontro: all’ombra discreta della piccola chiesa, su un prato ampio che accompagna l’inizio del sentiero, qualcosa si rivela, come un segno lieve lasciato lì per chi sa osservare.

Un gregge di pecore dalla bianca e candida lana.
Stanno raccolte, una accanto all’altra, indifferenti alla mia presenza, come se il mio passaggio non appartenesse al loro tempo. Mi avvicino con cautela, rispettando il confine tracciato dalla semplice recinzione in legno. Avanzo in silenzio, per non incrinare la quiete che avvolge questo loro spazio, questa valle remota, lontana da ogni eco di civiltà e dal disordine del mondo.
La loro presenza si offre a me come un dono, fragile e prezioso. Un dono che, ancora una volta, mi rivela il senso più autentico della libertà e la purezza essenziale di questo mondo a quattro zampe. Eppure, quella pace immobile si incrina all’improvviso, attraversata da qualcosa che non so nominare, né comprendere fino in fondo.
Basta un guizzo, il movimento improvviso di una di loro, perché l’intero gregge si ricomponga, istintivamente, in un angolo più distante, come guidato da una memoria antica, da una legge silenziosa che precede ogni pensiero.
"Esiste un perchè, ma la risposta non mi appartiene..."
Lungo la valle...
Ciò che più mi affascina di questo tratto iniziale è la possibilità di osservare, ogni volta con occhi nuovi, le diverse prospettive di Vila di Sopra, come se il paesaggio sapesse rinnovarsi ad ogni sguardo. Mi allontano da quella recinzione, che ai miei occhi continua a essere un paradossale simbolo di libertà, e mi affido a una piccola strada battuta.
È un tracciato semplice, quasi discreto, che all’altezza di un crocifisso raccoglie e offre quei segni essenziali, necessari a guidarmi verso il cuore della valle, là dove il cammino prende forma e significato.

Un paio di serpentine mi conducono dolcemente più in alto, lungo un salire appena accennato, prima di immettermi per qualche centinaio di metri su una strada asfaltata. Anche qui il silenzio sembra avere una sua tradizione, quasi fosse parte integrante di questo luogo che si apre verso la zona più nuova del paese.
Villette moderne si susseguono ordinate, nate per rispondere alle esigenze di chi ha scelto di vivere quassù il proprio tempo. Nuove, alcune persino eleganti, si distinguono nettamente dalle case del centro, che ai miei occhi custodiscono l’anima più antica del paese, come un piccolo angolo di memoria rimasto intatto.
È un contrasto che racconta due epoche, due modi diversi di abitare e vivere la montagna. Eppure, in entrambe le espressioni, permane intatto quel senso di equilibrio e serenità che continuo a respirare, passo dopo passo.
Così mi accoglie la valle, in un abbraccio quieto e sorprendentemente caldo.
Eppure, lasciarmi alle spalle la modernità di questo piccolo angolo di paese richiede solo pochi minuti. Il tempo necessario per raggiungere un ampio parcheggio, ultimo segno ordinato della presenza umana, prima che tutto si dissolva alle mie spalle.
Da qui in avanti, la civiltà si ritrae senza rumore. Il passo cambia ritmo, lo sguardo si apre, e ha inizio il mio cammino: là dove la Natura, nella sua composizione più autentica, si prepara a mostrarsi e a prendere vita, libera da ogni artificio.

Il cammino si rivela facile, quasi lieve, e procede con una naturale armonia. Lunghe staccionate in legno accompagnano il passo, delimitando spazi che presto torneranno a essere dimora degli alpeggi di stagione. A questa quota, la neve ha ormai ceduto il passo alla primavera, mentre il sole, già alto, diffonde una luce intensa che sembra voler svelare ogni dettaglio, senza lasciare nulla nell’ombra.
Nessun rumore disturba questa quiete. Solo, di tanto in tanto, il richiamo lontano di alcuni galli si diffonde nell’aria, rimbalzando da un versante all’altro in un dialogo antico, simile a una sinfonia che resta, per noi, misteriosa e indecifrabile.
Mi fermo per qualche istante. Ascolto e osservo.
Lo sguardo si perde verso i versanti boschivi che, più lontani, custodiscono piccole baite solitarie, come presenze discrete, sospese tra la terra e il silenzio.
Così, quasi senza accorgermene, vengo avvolto dai boschi che si distendono lungo il corso del Wielenbach, il torrente principale.
Il suo suono, naturale e continuo, accompagna ogni passo, fino a velare ogni altro rumore. Solo il vento, a tratti, riesce a farsi spazio, un respiro fresco che attraversa il cammino e sfiora la pelle, come un richiamo lieve che si insinua tra gli alberi e il silenzio.

È un suono meraviglioso, quello che mi accompagna, un’eco viva che raccoglie il respiro del disgelo primaverile. Sui versanti più alti la neve resiste ancora, custodendo a lungo la sua veste invernale, mentre più a valle l’acqua ne traduce lentamente la memoria in movimento.
Mi addentro così lungo questa strada, immerso nei boschi, mentre i primi fazzoletti di neve affiorano qua e là, trasformando poco a poco la mia percezione del cammino.
I boschi si alternano ad ampi spazi prativi, dove le immancabili staccionate in legno disegnano i confini dei pascoli estivi. Spazi aperti e foresta si rincorrono, e la neve, in alcuni tratti, torna a farsi più compatta, restituendo al paesaggio una suggestione intensa, fatta di contrasti e colori netti, vivi, quasi scolpiti.
E in tutto questo, ogni cosa appare sorprendentemente armoniosa, profondamente piacevole.
Come accade sovente, il cammino e il paesaggio che mi avvolge mi conducono a un confronto silenzioso, dove ogni pensiero e ogni riflessione si raccolgono e si distillano in una sorta di intima "confessione" con me stesso. È da sempre mia convinzione che ogni forma di cammino custodisca in sé una particolare disposizione alla riflessione, come se ogni passo aprisse una soglia interiore.
Il cammino, in sé, genera un equilibrio raro e prezioso: un punto d’incontro in cui i pensieri più segreti trovano una loro armonia, entrando in profonda simbiosi non soltanto con la Natura che ci accoglie e ci contiene, ma anche con quella parte nascosta di noi stessi che, troppo spesso, scegliamo di lasciare nell’ombra.
Lungo il sentiero, all’improvviso, il mio passo viene rapito dal dolce mormorio del Wielenbach, vena segreta e vitale che attraversa l’intera valle, come un respiro antico che non conosce sosta.
È una melodia lieve, che dapprima si insinua lontana e poi, quasi per volontà propria, si avvicina al mio cammino, accompagnandolo con discreta fedeltà.
Procediamo fianco a fianco per un tratto, eppure destinati a mete diverse:
"Io sul mio sentiero, lui nel suo eterno fluire..."
Le sue acque fresche, nate dai versanti più alti, scendono a valle portando con sé il ricordo di un inverno ormai dissolto, memorie liquide di gelo e silenzio.
Ora, liberate, si offrono come linfa generosa, divenendo nutrimento e promessa per il mondo naturale che si ridesta, che torna, finalmente, a respirare e a vivere.
Una flora e una fauna assetate di rinascita si abbandonano ora a questo dono silenzioso, come le ampie distese prative che, intrise di tale meraviglia, si preparano a trasformarsi. Tra poche settimane, ogni singolo filo d’erba si vestirà di vita, e la terra intera si accenderà di colori, in un lento e inesorabile risveglio.
Lercher Alm - 1661m
Dopo la pausa, intensa e vibrante di emozioni, riprendo il mio cammino, come se ogni passo nascesse da un respiro nuovo.
Lascio che quel mormorio colmo di vita si dissolva lentamente alle mie spalle, mentre esco dai boschi e mi apro, finalmente, alla visione di un cielo azzurro e limpido, quasi fosse una promessa.

Il sentiero si distende ora semplice e quieto, accogliendomi con dolcezza tra le ampie distese prative che disegnano l’alpeggio estivo della Lercher Alm.

È un piacere giungere fin qui. Non soltanto perché tutto ciò che mi circonda appartiene, ai miei occhi, a un mondo ancora intatto e tutto da scoprire, ma anche per l’emozione di trovarmi al cospetto di questa malga così bella, che sembra custodire il silenzio e la memoria di queste montagne.

Malga dal volto tipicamente turistico, eppure capace di posarsi con discrezione, quasi in silenzio, in quello che ora percepisco come il vero varco d’accesso all’intera valle.
Qui si apre una dimensione nuova della Natura, ampia e raccolta insieme, segnata da lunghe, quasi interminabili staccionate che disegnano e separano gli alpeggi, mentre lo sguardo viene guidato verso l’alto, lungo i versanti maggiori della Wielental.
Una malga turistica, dunque, viva nei mesi dell’estate e per buona parte dell’inverno, quando il paesaggio muta volto ma non perde la sua voce. Nel mio passaggio, però, la trovo chiusa da pochi giorni soltanto, sospesa in quel breve intervallo in cui tutto sembra trattenere ancora un’eco: le voci degli escursionisti, i passi sulla neve della stagione bianca, le soste fugaci di chi ha fatto di questo luogo una meta o un semplice passaggio, prima di proseguire verso i versanti settentrionali della valle.
A poco a poco tutto comincia a farsi chiaro, come se la valle stessa stesse svelando ciò che ora si attende da me.
La neve compare lungo il cammino, più di quanto mi sia mai accaduto all’inizio di una giornata. Dapprima lieve, quasi timida, poi sempre più presente. Le vaste distese prative si lasciano velare gradualmente, raccogliendo su di sé una coltre più generosa, l’ultimo respiro dell’inverno, che ancora oggi resiste e trattiene i primi, tiepidi abbracci del sole.
La strada forestale continua a guidarmi, paziente, mentre lo sguardo si solleva verso i versanti maggiori. Là, in un silenzio profondo, si raccolgono altre baite e fienili, che ora emergono con maggiore nitidezza, come presenze discrete che si lasciano finalmente riconoscere.
Mi fermo per pochi minuti, come richiamato all’improvviso da ciò che mi si dispiega davanti: un invito silenzioso, ma irresistibile. È tutto ciò che il cammino mi offre, ciò che lentamente si rivela e che sento il desiderio di vivere fino in fondo.
C’è un momento in cui conoscere e comprendere il luogo in cui mi trovo diventa necessario, quasi essenziale, non per orientarmi soltanto nello spazio, ma per dare voce a quella parte di me che cerca libertà pura, che ha bisogno di riconoscersi nel mondo per potersi davvero sentire viva.

La valle si distende lungo una strada bianca che, da qui in avanti, accoglie una sequenza discreta di piccole baite e fienili, custodi di una vita che appartiene soltanto alla stagione estiva. Sono luoghi nati per gli alpeggi, per quel tempo dell’anno in cui, con la primavera ormai matura, gli animali trovano quassù il loro spazio ideale, immersi in un equilibrio antico.
Sono solo in questa giornata, solo fin dal primo mattino, e l’unica compagnia che mi accompagna è il canto lontano dei galli, giù in paese, e il suono limpido e continuo delle acque del Wielembach, che scorre come un pensiero costante accanto al mio cammino.
È un dono questa solitudine. Mi permette di sentirmi parte viva di un ambiente che, per ora, lascia trapelare appena i suoi segnali di vita. I vasti pianori, ancora avvolti dalla neve, custodiscono in una quiete dolce e sospesa queste piccole strutture antiche, come se il tempo stesso si fosse fermato per proteggerle.

I colori che mi circondano si accendono, brillano sotto un sole che ora lascia sentire con più decisione il proprio calore. Il cammino mi accompagna in un gesto semplice e naturale: alleggerirmi di quei capi ancora un poco pesanti, che poco prima, nel cuore ombroso dei boschi, mi avevano avvolto in un tepore rassicurante.
Il vento soffia, con una forza misurata ma viva. Scende dai versanti più alti, acquistando vigore lungo il suo percorso, finché si apre nel respiro ampio della valle. Qui si fa presenza gentile, e risuona tra gli arbusti e le giovani piante che, da poco, hanno scelto di aprirsi alla vita, come un sussurro che accompagna ogni cosa nel suo lento risveglio.
Lunghe creste boschive abbracciano la Wielental, come braccia silenziose che ne custodiscono l’intimità e il respiro.
A occidente si innalzano il Bel Colle (Schönbichl 2452 metri) e lo Zinsnock, poco più alto, con i suoi 2528 metri. Cime che tracciano un confine naturale, separando la valle dalla vicina Val di Rio Molino. Verso oriente, invece, è il Montone (Rammelstein 2422 metri) a segnare il limite, aprendo lo sguardo verso la Valle di Anterselva.
E così, raccolta tra questi rilievi, la mia piccola valle si trova al centro di due territori altrettanto ricchi di alpeggi e di ampie, meravigliose distese prative, come un luogo sospeso, custodito tra mondi che si somigliano e si rispondono.

Mi allontano dalla facile strada che attraversa la valle. Un desiderio più profondo mi spinge a lasciare il cammino tranquillo per oltrepassare le staccionate che scandiscono questi spazi ampi, come soglie leggere tra un mondo e l’altro.
Ritrovo così il contatto con la neve. Il passo si fa semplice, quasi naturale, anche senza l’ausilio di un’attrezzatura invernale. È una neve fragile, sottile, pochi centimetri appena, che cede a ogni mio passo, restituendo quella sensazione di abbandono, come se si arrendesse al calore di un sole ormai troppo forte rispetto a poche settimane prima.
Ciò che mi lascio alle spalle sono tracce leggere, appena accennate, che segnano il mio passaggio sulla neve. Nei miei pensieri più intimi diventano segni di un passato già lontano, che non potrà più tornare, anche se sono trascorsi soltanto pochi minuti.
Le mie impronte sono le uniche a disegnarsi davanti ai miei occhi. L’ultima neve risale a circa una settimana prima, e questo mi dona la sensazione di appartenere a un cammino nuovo, come se ogni passo inaugurasse qualcosa di mai vissuto, di irripetibile.
"Nella realtà dei fatti so che non è così, ma a me piace pensarlo..."

Amitzalm - 1600m
Vorrei proseguire oltre, lasciare che questo viaggio appena nato continui a guidarmi lungo la valle, così colma di emozioni vive. Tornare sulla strada centrale, riprendere quel filo che sembrava semplice e invece scoprire, passo dopo passo, che qualcosa cambia. Se prima il cammino si offriva docile, nonostante la neve via via più presente, ora è il ghiaccio a insinuarsi, limitando lentamente quel senso di libertà che la strada stessa mi aveva donato.
E poi appare Amitzalm: un piccolo insediamento di baite e fienili, adagiato con naturalezza su un ampio pianoro ai piedi del Bel Colle. Un luogo raccolto, quasi silenzioso, che sembra attendere il ritorno della vita con la pazienza antica delle montagne.
Al centro si erge una grande malga, cuore pulsante di questo luogo: stalla e rifugio insieme, dimora per gli uomini e per gli animali. Attorno a essa, l’alpeggio si apre e si raccoglie entro un’ampia staccionata, quasi a proteggere un equilibrio antico, dove baite e fienili si dispongono con armonia, componendo l’anima stessa di questo pascolo.
"È qui che mi fermo..."
Ed è qui che trovo il mio spazio, un punto quieto e perfetto in cui abbandonarmi al piacere di questa valle, lasciando che ogni cosa trovi il proprio tempo dentro di me.
Mi piace così intraprendere un nuovo viaggio. Un cammino che nasce da un nucleo profondo e si espande nei molti spazi vitali che, in silenziosa armonia, abitano questa Natura lontana e solitaria.
Le sensazioni che ho colto fin da Vila di Sopra non hanno mai mutato il volto del percorso. Salendo lungo la valle, esse sono rimaste intatte anzi, si sono fatte più vive.
Allontanarmi lentamente da quel tenue segno di civiltà che Vila di Sopra, nel suo piccolo, riesce comunque a offrire, non ha fatto altro che accrescere il piacere del cammino: un sentiero trasformato dalla nuova stagione, eppure rimasto puro, fedele alla sua essenza più autentica.
In questi momenti le mie abitudini mi guidano a camminare leggero, dentro spazi sempre nuovi, ancora carichi di cose da scoprire. Posato lo zaino a terra, mi allontano dalla parte centrale dell’alpeggio per immergermi nel bianco candore della neve, fragile e silenziosa, che per ora avvolge questo ampio pianoro.
Le piccole baite e i fienili, così vicini, assumono un volto diverso quando li percorro da vicino: non più semplici presenze nel paesaggio, ma realtà vive, tangibili. Sfioro le loro pareti, e in quel gesto sento il peso lieve del tempo, muri che, forse da decenni, custodiscono storie, stagioni, vite trascorse tra questi silenzi.

Persino risalire il Wielenbach diventa emozione.
Non più le acque impetuose e vibranti incontrate più a valle, ma una dolce sinfonia che scorre con calma, fedele al proprio ritmo naturale.
Un suono lieve, quasi un sussurro, che accompagna quella lentezza capace di esprimersi, in luoghi come questi, come uno dei valori più autentici della vita.
Calma e lentezza: due parole che si fondono in un unico pensiero.
Due parole che, nella quotidianità di oggi, abbiamo finito per dimenticare, sottraendo valore e spazio al nostro tempo. Raramente la vita moderna riesce a offrirci il respiro necessario per fermarci, per ascoltarci, per prenderci cura di noi stessi.
Viviamo in una società sempre più veloce, sempre più esigente, affamata di risposte immediate, e proprio per questo, forse, sempre più distante da ciò che davvero conta.

Se volgo lo sguardo al mio passato, ai lunghi cammini che da oltre mezzo secolo intreccio con le Dolomiti, mi accorgo che rare sono state le occasioni in cui ho potuto sfiorare davvero l’essenza autentica di un luogo: quell’intima corrispondenza tra la vita quotidiana e la Natura che la accoglie e la plasma.
Talvolta i miei passi si smarriscono, o forse si ritrovano, lungo sentieri che si allontanano dalle mete più celebrate, fuggendo da quella costruzione artificiosa in cui il turismo di massa, rumoroso e spesso incurante, pretende di imporsi come inevitabile orizzonte, più per apparenza che per necessità.
Quando mi accade di imbattermi in una realtà diversa, una di quelle che per fortuna restano ancora al riparo dal turismo dilagante e disordinato, ritrovo il gusto pieno dell’esistere in un ambiente che mi accoglie con discrezione, fatto di cose semplici, umili, e soprattutto immerse nel silenzio.
"Ed è proprio in quel silenzio che questa umiltà si rivela e mi raggiunge..."
Da un piccolo paese d’alta montagna, quieto e raccolto nella sua essenza, che mi accompagna passo dopo passo lungo un cammino che smette di essere soltanto un percorso.
Diventa un viaggio intimo, capace di attraversarmi e di sedimentarsi nell’Anima, trasformandosi nelle emozioni più autentiche, più limpide e profonde.
Le parole, per raccontare tutto questo, si farebbero infinite, tanto è ciò che la Wielental ora mi sussurra in un linguaggio che le appartiene soltanto.
Un linguaggio che imparo a decifrare camminando, seguendo l’unico sentiero che inizia da questo piccolo paese adagiato sui versanti più ampi della Val Pusteria. E' lungo quel percorso, nella sobrietà delle cose come le malghe, i fienili e gli alpeggi che si offrono alla luce più intensa del sole, che trovo, quasi senza cercarla, la risposta a un intreccio di emozioni che non chiedono altro che essere vissute.
"La mia Wielental, per ora, è questo e tanto altro..."
Un arrivederci, il mio, che sa di promessa perché se in questa giornata d’inizio aprile la neve ha ancora trattenuto ogni mia prospettiva maggiore, chiudendo ogni possibile orizzonte, ciò che affido alla nuova stagione è un ritorno.
Ripartirò da dove ho lasciato le ultime tracce, là dove l’inverno, ormai dissolto e quasi dimenticato, tentava ancora di riconoscersi.
Stefano
Info tecniche
📍 Zona: Val di Vila - Wielental - Val Pusteria - Alto Adige
🥾 Tipo: escursione
📏 Lunghezza: 10km
⛰️ Dislivello: +486m
⏱️ Tempo: 4h (intero cammino, individuale, soste escluse)
⚠️ Difficoltà: facile (ambiente tra boschi e ampi spazi prativi)
🛖 Malghe e rifugi: Lercher Alm - Amitz Alm
Alla scoperta della Wielental: una valle autentica dell’Alto Adige
L’ultima neve accompagna l’inizio della primavera lungo la Val Pusteria, guidando il cammino verso una valle ancora poco conosciuta: la Wielental. Un luogo remoto e suggestivo, dove la Natura si rivela lentamente tra versanti boschivi, alpeggi e piccoli insediamenti di montagna.
Questa valle rappresenta una meta ideale per chi cerca un’esperienza autentica, lontana dal turismo di massa, immersa nel silenzio e nei ritmi naturali delle Alpi.
Un piccolo borgo alpino tra natura e silenzio
Il punto di partenza è Vila di Sopra, un piccolo paese di montagna, parte del territorio di Perca, dove vivono poco più di trecento abitanti. Qui il tempo sembra rallentare: le case, antiche e nuove, convivono in equilibrio con l’ambiente circostante.
È proprio da questo luogo che inizia il trekking nella Wielental, seguendo indicazioni chiare e sentieri ben segnalati nei pressi della chiesa del paese.
Il percorso: tra pascoli, boschi e neve primaverile
L’escursione si sviluppa lungo una strada forestale semplice e accessibile, ideale anche per camminatori meno esperti. Il paesaggio alterna:
boschi silenziosi
ampie distese prative
staccionate in legno tipiche degli alpeggi
tratti con neve residua (anche a primavera inoltrata)
La neve, presente soprattutto nelle zone più ombreggiate, crea un’atmosfera suggestiva senza rendere il percorso particolarmente impegnativo.
Durante il cammino si percepisce chiaramente il passaggio tra inverno e primavera: il disgelo alimenta piccoli corsi d’acqua, mentre il sole scalda progressivamente il terreno.
Incontro con la Natura: il gregge e il silenzio
Uno dei momenti più intensi dell’escursione è l’incontro con un gregge di pecore, raccolto nei pressi del sentiero a inizio cammino. La scena è semplice ma profondamente evocativa: gli animali, immersi nella quiete, ignorano la presenza umana, contribuendo a creare un senso di armonia totale con l’ambiente.
Questo tipo di esperienza rende il trekking nella Wielental unico: ogni elemento naturale diventa parte integrante del viaggio.
Lercher Alm: la porta d’accesso alla valle
Proseguendo lungo il percorso si raggiunge la Lercher Alm, un tipico alpeggio alpino che rappresenta una vera e propria porta d’ingresso alla valle.
Questa malga, aperta durante la stagione estiva e in parte anche in inverno, si trova in una posizione panoramica circondata da ampi pascoli. Anche quando è chiusa, conserva un fascino particolare, fatto di silenzi e tracce di vita recente.
Le montagne della Wielental
La valle è circondata da importanti cime alpine che ne definiscono il paesaggio:
Bel Colle
Zinsnock
Montone
Questi rilievi separano la valle da altre aree alpine come la Val di Rio Molino e la Valle di Anterselva, creando un ambiente naturale ricco e variegato.
Amitzalm e gli alpeggi: il cuore della vita alpina
Uno dei punti più suggestivi del percorso è Amitzalm, un piccolo gruppo di baite e fienili situato su un pianoro ai piedi delle montagne.
Qui si trova una grande malga centrale, utilizzata come stalla e rifugio, circondata da strutture tradizionali. Questo luogo rappresenta il cuore dell’alpeggio estivo, dove Natura e attività umana convivono in equilibrio.
Il valore della lentezza nella Natura
Uno degli aspetti più profondi di questa esperienza è il ritorno alla lentezza. Camminare nella Wielental significa riscoprire il valore del tempo, lontano dalla frenesia della vita quotidiana.
In un mondo sempre più veloce, questa valle offre qualcosa di raro: la possibilità di fermarsi, respirare e ritrovare sé stessi.




































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