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SILENZIO - TEMPO  -  MISURA

Prati di San Giovanni, il Primiero.

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 14 min

Trekking di primavera: Un Viaggio tra Crescita Personale e Natura: il Primiero



In questo periodo sento forte il desiderio di cambiamento e la necessità di ritrovare una direzione chiara. Il trekking nelle Dolomiti diventa così una metafora concreta della crescita personale: un sentiero che, passo dopo passo, conduce verso nuove destinazioni e panorami sempre più ampi.



Escursioni nel Primiero: Ritrovare se stessi in quota

Camminare tra le montagne del Primiero significa cercare una connessione autentica con la Natura. Le alte vette del Trentino alimentano un senso di libertà e scoperta, trasformando ogni escursione in montagna in un’esperienza unica tra silenzi e paesaggi alpini incontaminati.



Primavera in montagna: Benessere e Risveglio

La primavera nelle Dolomiti porta con sé sensazioni nuove. È il tempo del risveglio della Natura, il momento ideale per vivere il territorio in una veste più intima. Anche se la stagione è appena iniziata, l’aria è già carica di energia, perfetta per chi cerca:

  • Esperienze outdoor rigeneranti.

  • Percorsi di trekking consapevole.

  • Momenti di profondo benessere tra boschi e distese prative.



Vivere le Dolomiti con ogni condizione meteo

I paesaggi si trasformano e i versanti dolomitici si aprono a nuove prospettive. Anche quando il cielo è coperto e minaccioso, fare trekking resta un’occasione preziosa. Accogliere il cambiamento del meteo fa parte del viaggio: è un esercizio di consapevolezza che ci insegna a dare valore a ogni passo, indipendentemente dalla meta.





Melai – Mezzano 650m


La Valle di Primiero, ai piedi delle Pale di San Martino, racchiude un fascino autentico che, al cospetto di queste maestose, riporta alla luce ricordi e suggestioni senza tempo. Questo territorio rappresenta una delle vie naturali più affascinanti tra le Dolomiti Bellunesi e il versante orientale del Trentino, offrendo scenari ideali per il trekking nelle Dolomiti e per chi cerca esperienze immersive nella Natura.


Attraversando San Martino di Castrozza e salendo verso il suggestivo Passo Rolle, lo sguardo si apre su panorami dolomitici ampi e spettacolari, perfetti per escursioni, fotografia e attività outdoor. Le escursioni nel Primiero permettono di scoprire paesaggi unici, dove la montagna si esprime in tutta la sua imponenza.

Eppure, oggi non è la ricerca della maestosità a guidarmi. Non cerco la forza imponente dei grandi massicci, ma un contatto più intimo con la montagna, quello che solo le Dolomiti sanno offrire a chi le vive con lentezza e consapevolezza.



Mezzano tra i primi fiori di stagione
Mezzano tra i primi fiori di stagione


Un piccolo borgo si adagia sulla riva destra del torrente Cismon, che nasce dal Passo Rolle e attraversa l’intera valle, portando vita alle comunità locali. Melai, frazione del caratteristico borgo di Mezzano, nelle prime ore del giorno appare immerso in un silenzio profondo, ideale per chi cerca relax e autenticità durante un soggiorno in montagna.

La primavera si percepisce nell’aria: un risveglio lento, fatto di profumi e atmosfere delicate. Il cielo coperto e le condizioni meteo incerte non offrono il classico scenario di sole limpido sulle Dolomiti, ma regalano comunque un’esperienza diversa, più intima.


Anche senza condizioni perfette, vivere il trekking nelle Dolomiti del Trentino significa accogliere ogni sfumatura della Natura, trasformando ogni escursione in un momento autentico e personale.

Il sentiero 728 nel Primiero si inerpica deciso fin dai primi passi, subito dopo aver lasciato alle spalle un breve tratto di strada dove una falegnameria è già viva e operosa nelle prime ore del mattino.



Il sentiero boschivo 728
Il sentiero boschivo 728


Qui la vita segue ancora il ritmo autentico della montagna.

La gente di montagna lavora senza sosta, custodendo un sapere antico fatto di gesti ripetuti e stagioni che scandiscono il tempo più degli orologi. In questi luoghi, il trekking non è solo esperienza naturale, ma anche incontro con una cultura profonda, dove ogni attività si inserisce in un equilibrio silenzioso e necessario.


Lungo il percorso si incontrano alcune baite e case private che, nella loro essenziale semplicità, raccontano l’eleganza di una tradizione alpina ancora viva. Sono segni concreti di un’eredità che resiste nel tempo, tramandata di generazione in generazione tra i paesaggi del Primiero e le sue vallate. Camminare lungo il sentiero 728 significa immergersi non solo nella Natura, ma anche in una dimensione autentica, dove ogni passo si avvicina a un modo di vivere più vero.



E di tutto questo, come sempre, non posso che essere grato.




Lungo il sentiero un piccolo capitello per una grazia ricevuta
Lungo il sentiero un piccolo capitello per una grazia ricevuta


Il bosco, i verdi alpeggi e la Natura che mi accoglie...
Il bosco, i verdi alpeggi e la Natura che mi accoglie...




Bosco Tasè


Il contatto con la civiltà svanisce in fretta. Il sentiero si inerpica con decisione fin dai primi passi, guidandomi con naturalezza all’interno di una fitta dimensione boschiva. Qui, lungo uno dei più suggestivi percorsi di trekking nel Primiero, il silenzio si fa presenza viva, custodito dalla foresta come un bene prezioso. Non è soltanto l’ora del mattino a prolungare la quiete di una notte appena trascorsa: è la montagna stessa che detta il ritmo.

Ogni passo, tra terra e roccia, lungo questi sentieri, segna un progressivo distacco dal mondo quotidiano, avvicinandomi a una dimensione più essenziale e autentica.


Alti arbusti secolari...
Alti arbusti secolari...


In cammino lungo il mio sentiero
In cammino lungo il mio sentiero


Eppure, qualche legame con la valle rimane. Tra gli alberi si aprono scorci che permettono allo sguardo di scendere verso il fondovalle del Primiero, dove la presenza umana si manifesta discreta ma costante. La strada principale, che attraversa la valle, inizia già a popolarsi: i primi visitatori e appassionati di montagna si dirigono verso il Passo Rolle, attratti dalle ultime giornate della stagione invernale e dalle opportunità di escursioni sulla neve nelle quote maggiori.

Ma qui, lungo il sentiero, tutto torna a rallentare. Il bosco avvolge, il silenzio protegge, e la montagna riprende il suo spazio.


Il mio è un richiamo che, per oggi, desidera restare lontano dalla neve e da quelle esperienze che, per lunghi mesi invernali, hanno accompagnato il mio cammino tra questa Natura. Dopo una stagione intensa di trekking invernale, sento il bisogno di volgere lo sguardo verso una dimensione diversa, più intima, più silenziosa. Ciò che cerco oggi non rientra nella consueta idea di escursione in montagna o di semplice trekking. È piuttosto un cammino essenziale, che si sviluppa tra questi sentieri, capace di aprire uno spazio interiore dove le domande trovano il tempo di emergere e, forse, anche il coraggio di ricevere risposte sincere.





In questa primavera in montagna, lontano dal rumore e dalla frenesia, ogni passo diventa occasione di ascolto. I boschi e i prati, con la loro quiete autentica, offrono un rifugio naturale in cui ritrovare equilibrio e consapevolezza. È questo ciò che cerco oggi: un’esperienza semplice, ma profondamente significativa, dove la Natura non è solo paesaggio, ma presenza viva, capace di accompagnarmi verso una comprensione più profonda.



E so che questi luoghi sapranno rispondere.






Questi boschi, ora finalmente liberi dalla neve, riportano alla luce le tracce silenziose di ciò che l’autunno aveva lasciato in eredità. Lungo questo tratto di cammino, il paesaggio si svela nella sua essenza più autentica, mostrando i segni di una stagione passata e il preludio di una nuova rinascita. Un tempo, durante l’estate, questa stessa via di cammino era avvolta da una vegetazione rigogliosa, dove il verde intenso degli arbusti accompagnava ogni passo lungo questi sentieri. Poi, con l’arrivo dell’autunno, è iniziato quel lento e inevitabile ciclo di trasformazione, fatto di foglie che cadono e di vita che si ritira in attesa.


Ora, con la neve che si dissolve e lascia spazio alla primavera in montagna, il sentiero riemerge nascosto sotto un tappeto di foglie secche e rami. È un paesaggio sospeso, in equilibrio tra ciò che è stato e ciò che sta per tornare. Tra questi sentieri, la Natura si prepara a rinascere: lentamente, con discrezione, le nuove forme di vita torneranno a emergere, restituendo ombra e profondità a questa fitta vegetazione. Camminare qui significa assistere a un passaggio silenzioso ma potente, dove ogni dettaglio racconta il ciclo continuo della montagna.

Una fitta boscaglia accompagna il cammino, alternando tratti di salita impegnativa a brevi distese orizzontali, dove il respiro ritrova il suo ritmo e le gambe una nuova energia.





È un procedere fatto di equilibrio, di fatica e di quiete, in cui ogni pausa diventa parte essenziale del viaggio. Questi boschi si intrecciano con luoghi che, agli occhi di un turismo distratto e rumoroso, restano quasi invisibili: una lingua silenziosa, sconosciuta, apparentemente priva di significato. Eppure, proprio in questa discrezione si cela una verità più profonda.

Per me, tutto questo rappresenta una delle forme più pure di libertà. È una lingua che non solo riesco a comprendere, ma che sento capace di tradurmi, di restituirmi a me stesso con una chiarezza rara. Qui, tra boschi e radure, prende forma quella solitudine che non è assenza, ma presenza piena: uno spazio in cui i prati più ampi e i silenzi più profondi diventano sorgente di ispirazione, capaci di suggerire risposte là dove prima abitavano soltanto domande.





Ciò che ora condivido sono i miei passi sulla terra nuda, ormai libera dalla neve, dove soltanto il vento, tra gli arbusti più alti, e il torrente Noana, più in basso, intrecciano una delicata melodia, accompagnata dal canto degli uccelli, colmi di un fervore di vita.




I Prati di San Giovanni 1780m


Alcune baite riaffiorano tra i boschi e i primi spazi erbosi, come presenze discrete sospese nel tempo. Rimangono chiuse, in attesa che qualcuno, proprietari o semplici ospiti, torni a restituire loro voce e respiro. Alcune appaiono curate con dedizione, con l’erba rasata con una precisione quasi maniacale, segno evidente di una recente attenzione, di un ritorno dopo il lungo silenzio dell’inverno. Altre, invece, portano i segni del tempo: abbandonate, consumate lentamente dal susseguirsi delle stagioni, lasciano affiorare una bellezza fragile, segnata ma autentica.





Mi soffermo davanti a una di queste, dove incontro una presenza umana quieta e solitaria. Un vecchio montanaro, il suo fuoristrada vissuto, due cani fedeli e un piccolo pollaio, con galline immerse nella loro semplice quotidianità. Il suo saluto è essenziale, ma sincero: poche parole, quelle necessarie, capaci però di racchiudere tutta l’umiltà e la dignità delle persone semplici. Basta un attimo, uno sguardo condiviso, per cogliere la profondità di quel mondo.



Un mondo fatto di cose essenziali, dove ogni dettaglio parla di libertà.



Ciò che l’esperienza continua a insegnarmi è quanto sia facile illudersi che, con l’arrivo della primavera, tutto ritorni esattamente come lo si desidera. Il calendario segna l’inizio di una stagione di rinascita, ma la Natura, si sa, segue un ritmo più lento, incerto, talvolta imprevedibile.

Se i boschi più a valle lasciavano intuire un cambiamento tanto atteso quanto improvviso, i versanti più alti, quelli che si aprono all’altezza dei Prati di San Giovanni, mi riportano, con discreta fermezza, alla stagione bianca.





Qui, ampie distese prative condividono il silenzio e la quiete con ciò che l’inverno ancora trattiene per sé. Una presenza lieve, fatta di neve residua e di una pioggia sottile che inizia a cadere, posandosi con dolcezza su ogni cosa, come un sussurro che accompagna il paesaggio.

È in questo equilibrio sospeso tra stagioni che la montagna rivela la sua verità più autentica. Come i panorami che, ora, oltrepassata la soglia dei primi boschi, iniziano lentamente a schiudersi dinanzi al mio sguardo, rischiarando nuovi orizzonti. Eppure, non sempre ciò che la Natura offre si traduce in luce capace di illuminare l’animo: non ogni orizzonte restituisce serenità, né ogni apertura porta con sé chiarezza interiore.


La lunga cresta de Le Vette sembra volersi sottrarre al mio sguardo, come se cercasse rifugio dietro il velo incerto del cielo. Maestosa e silenziosa, si distende tra i suoi versanti segnando un confine antico, sospeso tra terre diverse eppure intimamente unite. Le nubi, dense e immobili, trattengono la luce e avvolgono la montagna in una quiete sospesa. Il sole, timido, prova a farsi strada, cercando un varco tra i grigi cumuli che lo imprigionano. E quando finalmente un sottile chiarore riesce a filtrare, la cresta sommitale appare appena, ancora stretta nell’abbraccio dell’inverno, come a concedersi allo sguardo con discrezione.


È un’apparizione breve, fragile, eppure sufficiente. In quel poco si raccoglie un senso pieno, un dono inatteso che accolgo con gratitudine, come ogni volta. Basta un attimo, infatti, perché tutto muti: dalla pioggia leggera ai primi, incerti fiocchi di neve. Ed è proprio in questo continuo mutare che la montagna trova la sua voce più autentica.


La strada ora si fa asfalto. Una linea sottile che scende verso San Giovanni, attraversando ampi spazi prativi e lembi di bosco, interrotta talvolta da deviazioni su sentiero naturale, capaci di restituire un’immediata sensazione di pienezza. Eppure, per quanto discreta e raccolta, questa via non si accorda del tutto con il mio bisogno profondo di rimanere in contatto diretto con Madre Terra. L’asfalto, come una superficie estranea, si interpone tra me e ciò che sento più autentico.









I Prati di San Giovanni
I Prati di San Giovanni


È una distanza sottile ma percepibile, simile a quella che anche la neve, pur nella sua Natura, talvolta crea: uno strato che separa, che attenua il legame immediato con il suolo. E così, in quel tratto, avverto una lieve discontinuità, come se tra me e le mie radici si insinuasse una frattura silenziosa. Come se al mio cammino venisse sottratto ciò che lo rende essenziale, quel contatto primordiale che, come per le piante, unisce alla terra e, attraverso essa, conduce fino all’anima.


Eppure, nella vita quotidiana, sono molte le cose alle quali ci si deve adattare, così tante da rendere questo quasi nulla, se posto a confronto. Ci si adegua, inevitabilmente, scegliendo di rivolgere lo sguardo a ciò che davvero merita attenzione. Come la piccola chiesa di San Giovanni ai Prati Lièndri, che da oltre cinquecento anni osserva silenziosa questo mondo e le montagne che la custodiscono. Adagiata su una lieve  e prativa altura, sembra vegliare su una distesa che accoglie, come in un abbraccio, una comunità sospesa nel tempo.



La chiesa di San Giovanni ai Prati Lièndri
La chiesa di San Giovanni ai Prati Lièndri


Un tempo in cui le estati erano animate da una convivenza semplice e profonda tra uomini e animali, un equilibrio essenziale che garantiva sostentamento e armonia. Oggi, di quel vivere rimangono tracce sottili, custodite nella memoria dei luoghi. E quella piccola chiesa continua a essere testimone discreta di una montagna antica, fatta di gesti, di culture e di tradizioni che lentamente si dissolvono, riaffiorando appena nei ricordi di ciò che è stato.


La chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, comunemente nota come chiesetta di San Giovanni ai Prati Lièndri, è un piccolo edificio sacro situato a Mezzano, nel Primiero.



Chiesa di San Giovanni ai Prati Lièndri - principali cenni storici:


  • Fondazione (1512): La costruzione fu voluta dal notaio Ugolino Scopoli, che nel 1512 chiese ufficialmente al vescovo di Feltre, Antonio Pizzamano, il permesso di erigere una chiesa nei suoi prati di Liendri.

  • Edificazione (1514): Ricevuta l'autorizzazione nell'agosto del 1512, la chiesa fu costruita tra il 1512 e il 1514.

  • Dedicazione: L'edificio è dedicato sia a San Giovanni Battista che a San Giovanni Evangelista.

  • Contesto paesaggistico: La chiesetta sorge in una posizione isolata e suggestiva a 1175 metri di quota, circondata dai prati e dai masi alpini che portano il suo nome, rappresentando un simbolo della devozione rurale della zona. 


Ancora oggi, la festa del patrono viene celebrata il 24 giugno, attirando visitatori e abitanti per la tradizionale ricorrenza religiosa e popolare.



È proprio in questa sacralità silenziosa, quasi sospesa, che mi concedo il tempo e lo spazio per il mio pranzo a sacco. Ogni suono si attenua, ogni presenza si fa discreta, come se il luogo stesso invitasse alla quiete. Poco distante, una baita attira il mio sguardo, mentre la neve, via via più fitta, inizia a cadere con dolce insistenza, posandosi con grazia su queste ampie distese. Un tavolo e una panca di legno, essenziali nella loro semplicità, diventano il mio punto di sosta: non solo per nutrire il corpo, ma per dare forma e ordine ai pensieri che ho portato fin quassù.

È qui che trovo una misura più autentica, un equilibrio sottile tra ciò che sono e ciò che cerco.

Il luogo è perfetto, oltre ogni attesa, come se mi stesse aspettando da sempre.


La quiete avvolge questi istanti, mentre il palato si abbandona a un semplice nutrimento che sa di Natura e di essenzialità. Una brezza lieve attraversa i prati e sfiora i masi alpini, silenziosi custodi di epoche lontane, così distanti da apparire ormai quasi inconcepibili. La neve, accompagnata da un freddo improvviso, mi costringe a cercare calore in abiti più pesanti. Ma non vi è sorpresa in questo: conosco bene il respiro incostante di questa stagione, e non vi è nulla che possa intimorirmi.


La sagoma della piccola chiesa si fa sempre più evanescente, come dissolta nel fitto cadere della neve, che fatica a posarsi su quei versanti d’erba già pronti ad accogliere il nuovo che avanza. Gli elementi si intrecciano: vento, neve, silenzio, ma non vi è inquietudine in tutto questo. Al contrario, avverto il bisogno di restare, immobile, al cospetto di queste lievi folate che, nel mio sentire, si trasformano in risposte: dirette, sincere, impossibili da ignorare.


L’anno 2026, nei miei pensieri più intimi, prende forma come l’anno della svolta. Un tempo da abitare con consapevolezza, in cui dare finalmente concretezza non solo a sogni e desideri, ma a progetti autentici, necessari. Progetti nei quali riversare ogni mia speranza, affinché la vita possa farsi più libera, più piena, più vicina a ciò che sento come essenziale. Non più attese o illusioni, ma direzioni chiare, sostenute da volontà e perseveranza. È in questo orizzonte che ogni cammino trova un nuovo significato: nella scrittura e nel racconto riconosco il fondamento di un’esistenza capace di restituirmi ciò che più cerco.



Una vita che, finalmente, possa coincidere con la mia

idea più profonda di libertà.




I Prati di San Giovanni
I Prati di San Giovanni


Ora mi sento pronto ad affrontare la vera Natura di ciò che cerco, di ciò che desidero per questa mia profonda urgenza di vivere. Avverto una stanchezza che non è soltanto del corpo, ma dell’anima: una stanchezza nata dal confronto continuo con una quotidianità che troppo spesso si impone con durezza, rivelando le ombre più cupe dell’essere umano.


Mi pesa il ritmo imposto delle abitudini, quel susseguirsi ininterrotto di regole, obblighi e doveri che scandiscono le giornate senza lasciare spazio al respiro. Un movimento costante che, invece di liberare, trattiene; che, invece di aprire, chiude. Sono stanco di questa ripetizione, di una superficialità diffusa che svuota di significato ciò che dovrebbe essere essenziale. Stanco di vedere la libertà, quella più autentica, quella che appartiene per diritto, sempre più compressa, limitata, quasi dimenticata all’interno di una realtà che appare, giorno dopo giorno, sempre più difficile da comprendere e governare.

E proprio da questa stanchezza nasce, ora, un bisogno nuovo:



Quello di tornare a ciò che è vero.



Ma, per ora, non desidero dilungarmi oltre. Il mio sarà un cammino in cui il cambiamento seguirà il proprio ritmo, fedele a un passo lento e limpido, senza forzature. Non cerco parole in eccesso, né risposte immediate. Preferisco sostare in questo istante sospeso, lasciandomi avvolgere da ciò che i prati e la piccola chiesa sanno offrire: non certezze, ma una quieta speranza, quella sottile sensazione di essere, forse, sul sentiero giusto.


Alla Natura affido ogni domanda, invocando risposte che, nel mio immaginare la libertà, sembrano scritte in ogni fiocco di neve. Scendono lievi, incessanti, e si posano in silenzio su questo mondo naturale che ora mi accoglie. Sono come petali di un fiore dispersi dal vento, frammenti di speranza che si allontanano e, al tempo stesso, si elevano. Petali che il vento affida all’Universo e a quelle presenze invisibili che, da lassù, vegliano ogni giorno sul mio cammino.





Mi piace pensare che in ognuno di noi, o almeno in chi, come me, sa ascoltare e accogliere questa Natura, dimori una presenza vigile, uno spirito silenzioso che accompagna ogni passo, ogni scelta, ogni esitazione lungo il cammino della vita. È una guida che non si mostra, ma che si avverte. Una presenza che il tempo e il destino rendono invisibile agli occhi, eppure profondamente viva, capace di legarsi a noi in una dimensione più sottile, spirituale. Invisibile, sì, ma attraversata da una forza interiore che si percepisce, che vibra, che risponde, sempre, ai richiami più profondi dell’anima.


Nel mio piccolo mondo, da più di un anno, sento di aver incontrato il mio spirito guida. È una presenza che non ha perduto nulla di ciò che era: lo stesso sorriso, la stessa fermezza, quella dolcezza capace di accogliere e proteggere, come solo una Mamma sa fare. E allora comprendo che esiste davvero un’altra dimensione, oltre ciò che chiamiamo vita. Una dimensione che, per abitudine, definiamo morte, ma che in realtà non è fine, piuttosto, un passaggio, una trasformazione silenziosa verso una forma diversa di presenza.





Questo pensiero, unito all’energia silenziosa che la Natura sa donare, mi offre la forza necessaria per credere, senza cadere nell’illusione. Il mio cammino prosegue lungo strette stradine, mentre una neve fitta e leggera sembra accompagnarmi con una dolcezza quasi premurosa, avvolgendo ogni passo in una quiete ovattata. Le nuvole basse chiudono l’orizzonte, rendendo il paesaggio più intimo, raccolto, come se tutto si restringesse attorno al mio procedere.  Avvicinandomi al Rifugio Caltena, il pensiero si fa semplice e umano: un caffè caldo, una fetta di torta, un piccolo conforto capace di rendere più lieve questo pomeriggio ormai inoltrato.


Ma, questa volta, la speranza non trova risposta. Il rifugio è chiuso, nell’attesa di una nuova stagione che arriverà tra qualche settimana.  

Eppure, non vi è delusione. Rimane, invece, la consapevolezza di aver raggiunto ciò che davvero speravo e ricercato nel cuore di questa giornata così straordinaria.



Fiori di primavera al Rifugio Caltena
Fiori di primavera al Rifugio Caltena


Il rientro a valle, verso Mezzano, segue il tracciato dell’asfalto, che ancora una volta si interpone tra me e il contatto diretto con la terra. Eppure, lo sguardo trova conforto nei prati e nei masi de Le Vale, del Fedai e di Fattana: visioni essenziali e armoniose, capaci di colmare quella distanza sotto i miei passi.

Piccole baite e fienili si disperdono nel paesaggio, come presenze silenziose che accompagnano il declinare del mio cammino verso altri orizzonti più bassi.


La neve, poco a poco, si dissolve, lasciando spazio a una pioggia lieve, quasi timida, che segue la discesa e ne segna il ritmo.

Ora non resta più spazio per i pensieri. Le riflessioni si dissolvono insieme al silenzio dell’altura, mentre il ritorno in valle riporta con sé i primi echi di una realtà diversa. Una realtà che, pur mantenendo un’anima montanara, si lascia attraversare da suoni e presenze di una civiltà viva, operosa, talvolta dissonante.

E in questo passaggio, sottile ma inevitabile, si chiude il cerchio di questa giornata...




Stefano





Info tecniche


📍 Zona: Prati di San Giovanni - Mezzano - Primiero - Trentino

🥾 Tipo: escursione

📏 Lunghezza: 15km (intero anello)

⛰️ Dislivello: +690m Mezzano -> Rifugio Caltena

⏱️ Tempo: 5h (intero anello, individuale, soste incluse)

⚠️ Difficoltà: media (ambiente tra boschi e ampi spazi prativi)










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