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SILENZIO - TEMPO  -  MISURA

Steinberg Alm - il respiro della Val di San Silvestro.

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

La Val di San Silvestro (Silvestertal) giace nel grembo della Natura, avvolto da un'energia che sembra proteggere il silenzio. Qui il tempo pare rallentare fino quasi a fermarsi, e lo stress, con la sua frenesia, resta lontano, come un’eco dimenticata. È un luogo che invita al passo lento e allo sguardo attento. Salire lungo i sentieri del Cornetto di Confine, del Corno di Fana o incamminarsi verso Malga di San Silvestro (Silvester Alm) e Malga Steinberg (Steinberg Alm) diventa un’esperienza intima, fatta di respiro e contemplazione.


Il respiro si fa profondo e deciso, in questa mia mattina che si accende di azzurro nel cielo, mentre la valle, per gran parte, resta celata dall’imponente ombra boschiva dell’Innere Teilwalder. È come una mano oscura che si stende sul paesaggio, abbassando le temperature ben oltre i -10°, un’ombra gelida in cui il ghiaccio prende corpo lungo la strada forestale che attraversa l’intera valle. Eppure, proprio da questa oscurità nasce un effetto naturale inatteso: nei miei primi passi si manifesta come un miraggio, colmo del calore di un sole che sembra essersi dimenticato della valle, ma che continua a vivere, segreto e luminoso, nella promessa della luce.



Un respiro profondo. L'Alta Via Dobbiaco - la Toblacher Hohenweg - prende vita.





Schnegga Soge - 1600m


Il mio cammino prende avvio là dove la strada, ancora risparmiata dall’abbraccio severo del ghiaccio, si arresta davanti a una piccola malga, poco prima che una sottile velatura bianca imponga il passo lento e silenzioso di chi procede solo a piedi. La Schnegga Soge, un tempo antico maso, è divenuta in pochi anni una struttura raccolta e affascinante, votata all’ospitalità e al riparo dei viandanti. È la soglia dell’intera valle di San Silvestro, il punto in cui l’ampio parcheggio segna un confine invisibile ma netto: da un lato la civiltà, dall’altro la Natura, pronta ad accogliere chiunque giunga fin quassù in pace, con quella serenità interiore che questi luoghi, più che chiedere, esigono.



Schnegga Soge
Schnegga Soge


Il lieve mormorio del Rio San Silvestro si insinua con grazia in questo silenzio che rigenera l’anima, come un sussurro antico capace di placare ogni pensiero. È un miraggio quello che nasce da questa particolare morfologia naturale: da un lato i versanti in ombra dell’Innere Teilwalder, severi e raccolti nel gelo, e dall’altro, a nord, i boschi del Tscharnosl e dello Stadlawald che già si accendono alla luce del sole del primo mattino. È una presenza luminosa che accompagna quei pendii per l’intera giornata, dove la neve e il gelo incontrati lungo la valle sembrano, lassù, soltanto un ricordo lontano di un inverno ormai passato.






Una linea perfetta divide il paesaggio in due stagioni opposte: l’Autunno e l’Inverno. I versanti maggiori con i boschi rossastri e aridi, i minori invece il candore assoluto della neve. Su questo versante già consegnato all’Inverno, il passo non basta a scaldare il corpo, che resta esposto a un gelo reso più vivo da una brezza fredda, scesa naturalmente dai pendii più alti della valle, alla ricerca della sua via. Il mio corpo, per ora, si mostra inerme di fronte a questa forza primordiale. Ma lo sguardo, premonitore, continua a volgersi verso quei versanti maggiori che ancora emanano un tepore lieve, quasi un richiamo silenzioso di una stagione che, solo in apparenza, sembra fuori luogo.









Silvester Alm - 1800m


Nulla di straordinario sembra avvolgere questa prima parte del mio cammino: la strada forestale coperta di ghiaccio, i boschi immobili sotto la fredda ombra della valle, e quella brezza ostinata che non accenna a perdere la propria forza. Eppure qualcosa, impercettibilmente, inizia a scaldarmi. Affrontando il lieve dislivello, cresce in me la sensazione di avvicinarmi a quella linea sottile che separa due stagioni diverse. Passo dopo passo, curva dopo curva, i boschi secchi e rossastri si fanno sempre più prossimi al mio andare. In lontananza, verso oriente, emerge nitida la sagoma della Cappella di San Silvestro, baciata dal sole: un punto fermo, un richiamo silenzioso che segna il luogo della mia prima pausa della giornata.


È la mia prima volta quassù. Non avevo mai posato il piede su questo versante più settentrionale della Val Pusteria, oltre l’abitato di Dobbiaco. Un mondo naturale del tutto nuovo mi avvolge e mi accoglie, regalandomi emozioni inattese, sensazioni capaci di allontanarmi all’improvviso dal freddo e dal gelo del versante in ombra della valle.

Qui tutto sembra brillare sotto un sole tiepido che, come per una magia silenziosa dettata dalla Natura, riesce persino a placare la forza del vento. Così mi accoglie la Silvester Alm, Malga Silvester. In questo abbraccio luminoso il mio corpo ritrova finalmente il suo equilibrio, come se avesse riconosciuto il calore che stava cercando.



Silvester Alm - 1800m
Silvester Alm - 1800m


La sua posizione è perfetta, sospesa su un panorama che si dissolve lungo i versanti boscosi. Quelli più cupi restano alle mie spalle, così come quelli che ora risalgono verso il Silvesterberg e la Lankental. La malga, per il momento, indugia ancora in una lieve penombra, mentre le placide acque del Blankenbach ritrovano vigore grazie a un tepore gentile che, oltre a illuminare ciò che più in alto mi attende, scioglie il torrente dalla sua sottile morsa di gelo.

È una pausa che scelgo di vivere con lentezza. La mia è un’attesa silenziosa, guidata unicamente dal desiderio di vedere la malga finalmente avvolta da una luce piena e intensa.






È questione di pochi minuti, il tempo necessario per muovermi in questo luogo con un intento preciso. Posato lo zaino a terra, inizio una breve esplorazione, un percorso che segue le sponde del torrente e attraversa ampie distese prative ancora libere dalla neve. L’ambiente è placido e silenzioso, intriso di una pace autentica che, in questa mia attesa serena, mi accoglie con lo stupore di chi cammina per la prima volta in questi alpeggi.

La malga è chiusa, ma ovunque affiorano i segni della vita estiva. Tracce di pascoli animati e di una ristorazione che, durante l'Estate, celebra e custodisce la gastronomia tradizionale dell’intera regione. La sensazione che provo è meravigliosa.










Steinberg Alm - 1940m


Ciò che più mi rincuora è la chiara percezione di ciò che mi attende sui versanti più alti: la neve, certo, ma non così abbondante da imporsi con la durezza di un Inverno ormai avviato. La strada forestale sale in quel breve tratto che, nell’arco dell’intera giornata, rappresenta il dislivello più marcato. Nulla di realmente impegnativo, se non per l’eventuale necessità, in alcuni passaggi, di ricorrere ai ramponcini, che farebbero senz’altro la differenza.

Eppure proseguo ugualmente senza, troppo assorto da tutto ciò che questa natura nuova, questa valle ancora sconosciuta, continua a donarmi a ogni passo.






Più a monte, i miei occhi scoprono continuamente nuovi punti di riferimento. Dalla Silvester alla Steinberg è questione di una ventina di minuti, in uno spazio-tempo che si apre verso quei versanti maggiori ai quali lo sguardo sembra attrarsi di propria volontà. Mi sento quasi plagiato da tanta bellezza, irresistibilmente attratto da quei pendii che, lungo le loro creste secche e le leggere velature di neve, tracciano il confine tra Italia e Austria.

La Steinberg, sebbene sembri a portata di mano, appare avvolta da un velo di mistero. Dovrebbe essere vicina, eppure sembra sfuggire, eppure non dovrebbe mancare molto. Ma la Natura, si sa, ama riservare sorprese anche a chi crede di conoscerne ogni piega.






Mi basta una breve salita verso un promontorio improvvisato. La distesa boschiva che mi aveva accompagnato dalla Silvester si ritira all’improvviso, lasciando spazio a un ampio terrazzo naturale completamente immerso nella neve. Più su, i segni emergono chiari, rivelando ciò che per oggi sarà il mio piccolo Paradiso terrestre.

La sagoma prende forma lentamente: dal tetto principale, passo dopo passo, nasce una recinzione, una struttura ben definita, i cui spazi parlano inevitabilmente di alpeggi estivi, di vite e di tradizioni che, sotto la neve, sembrano riposare in attesa della prossima stagione.


L’ultimo pianoro si stende davanti a me, l’ultimo spazio prima che la strada ceda il passo al sentiero e ai versanti maggiori, pronti a elevarsi verso il cielo. Qui si racchiudono ancora i pascoli che dalla Silvesterberg salgono in direzione della Silvesteralm che, a differenza della sua omonima malga più a valle, si apre in ampie distese prative e creste imponenti.

Lassù, lungo quella linea naturale ad alta quota, si snoda un cammino che unisce il Cornetto di Confine (Marchginggele – 2545 m) al Corno di Fana (Toblacher Pfannhorn – 2600 m), tracciando una linea perfetta, un confine naturale tra Italia e Austria, dove la montagna sembra parlare di geografie antiche e di silenzi senza tempo.






La neve resta ancora tenue su questi versanti. La presenza totale di quello che io considero un sole anomalo per la stagione impedisce al manto bianco di trovare la sua giusta dimora. Solo le creste maggiori riescono a custodirlo, forse grazie alla complicità del vento freddo che, ora, sembra accogliermi nuovamente in questo luogo sospeso, lontano dal resto del mondo.

Solo, quasi completamente solo, di fronte a ciò che nel mio pensiero più profondo appare come l’ombelico del mio mondo: un’isola felice, isolata dal caos, dove ogni respiro sembra scandire il tempo in armonia con la Natura.


Malga tipicamente estiva, la Steinberg, oltre ai suoi pascoli, offre un’accoglienza turistica che, come quella della vicina Silvester Alm, delizia il palato con i piatti tradizionali di questo angolo della Val Pusteria. Ma per me, ora, è tutta un’altra storia. Il mio viaggio quassù, in quello che ormai considero il mio “nuovo mondo”, si concentra su tutto ciò che posso raccogliere in pace e tranquillità, lontano dal frastuono della vita quotidiana.

La visione che la malga mi regala non si limita ai versanti a Nord, quelli di confine. C’è dell’altro, una sorpresa inattesa che prende forma dai pendii meridionali, rivelando scenari che la mente non avrebbe nemmeno osato immaginare.



Steinberg Alm - 1940m
Steinberg Alm - 1940m



Ciò che nemmeno avrei osato immaginare prende vita davanti ai miei occhi: la grande sagoma rocciosa della Rocca dei Baranci (2966 m) brilla al centro della mia visione, catturando l’attenzione con la sua imponenza. Ma non è tutto: alla mia destra emergono anche i versanti maggiori delle Tre Cime di Lavaredo, spuntando come sentinelle tra le Dolomiti di Sesto.

La scena è sublime e silenziosa, resa ancora più magnetica da un cielo che il vento sembra aver spazzato fino a un azzurro intenso. Delle Tre Cime si intravede appena, ma è quanto basta per riconoscere la loro bellezza selvaggia e pura, simbolo immortale delle Dolomiti nel mondo.



Vista verso la Rocca dei Baranci - Dolomiti di Sesto
Vista verso la Rocca dei Baranci - Dolomiti di Sesto



La Steinberg Alm si erge immobile, composta, di fronte a queste gelide avvisaglie della Natura. Ampia e splendida struttura in legno, conserva ancora, come in altri luoghi simili, i ricordi di una stagione estiva ormai lontana. Nel silenzio, interrotto soltanto da folate di vento scandite da un ritmo indecifrabile, riaffiora la presenza dell’uomo, discreta e lontana.

La neve ghiacciata mi consente di muovermi liberamente tra i piccoli avvallamenti della malga, in una continua scoperta, dove ogni dettaglio accende l’anima e alimenta il desiderio irresistibile di restare quassù, sospeso in questo mondo, per sempre.






Il Blankenbach scorre placido, sereno nella sua continuità. Un ponte di legno mi permette di scavalcare questa vena d’acqua, che profuma di vita pura e silenziosa. In brevi tratti, il torrente si lascia accarezzare dalla luce e dal sole, mentre altrove rimane nascosto sotto la neve o celato da lastre di ghiaccio che non ne ostacolano minimamente il fluire, testimone di un ritmo naturale che segue leggi antiche e imperturbabili.

Dopo una pausa doverosa, accompagnata dall’immancabile panino che rinnova lo spirito e il vigore, riprendo il cammino, lasciando in malga tutto ciò che per ora risulta superfluo, pronto a immergermi nuovamente in questo mondo sospeso tra quiete e meraviglia.






Salendo leggermente lungo i versanti maggiori, la strada forestale cede definitivamente il passo al sentiero. Il numero 1 prende vita su un dislivello che ora si fa più deciso e impegnativo. La neve, nel frattempo, sembra diradarsi, fino a scomparire quasi del tutto.

Il sentiero, lasciati alle spalle i pianori della malga, si innalza seguendo la via dell’Alta Via di Dobbiaco (Toblacher Höhenweg), conducendomi rapidamente in quota. Da qui lo sguardo può finalmente abbracciare il Cornetto di Confine (Marchginggele – 2545 m) e ogni cosa che, per ora, rimane celata sotto il manto nevoso della lunga cresta di confine.






Ma per oggi mi basta così. Raggiungere un punto che segna il limite imposto dalla mia solitudine, da cui si apre una visuale intensa e completa su tutto ciò che, in modo naturale, mi ha guidato quassù, e che tra poco diventerà il mio riferimento per un ritorno facile e spensierato.

Oltre a mettere in risalto i lontani massicci delle Dolomiti di Sesto, l’intera Val di San Silvestro e questi suoi pendii maggiori si raccolgono in un unico, armonioso punto di vista. Un abbraccio visivo, caldo nella luce tiepida di un sole che, con grande fatica, tenta di contrastare la forza di un vento sempre più gelido. Una freddezza annunciata da un tardo pomeriggio in arrivo, e dalle temperature che, per legge di Natura, iniziano lentamente a scendere.


Giungere al cospetto di queste vette e di questa naturale linea di confine racchiude un’esperienza invernale nuova, intensa, ricca di elementi che parlano della montagna in tutta la sua autenticità. Elementi che si concentrano nel gelido mattino dei settori più bassi della valle, per poi risvegliarsi e prendere vigore lungo i versanti maggiori.

Lo sguardo si posa sulla Cappella di San Silvestro, dove la luce del sole inizia a farsi annuncio, per poi raggiungere la Silvester Alm e concedersi una sosta prolungata, assaporando il piacere di una libertà incondizionata. Ritrovare la neve lungo il breve tratto che mi separa dalla Steinberg Alm significa lasciarsi nuovamente avvolgere da quel senso di libertà che, pur dettato da un vento freddo, è carico di vita e di energia pura.






In tutto questo ritrovo la giusta dimensione della mia “prima volta” quassù. Una dimensione sospesa, dove il tempo sembra scorrere senza lasciare traccia, fino a quando l’improvvisa ombra che avvolge il Silvesterberg mi ricorda con chiarezza che è giunto il momento di riprendere il cammino verso valle. E' il momento di scendere, di tornare lentamente verso tutto quello che con grande grazia e semplicità mi ha accompagnato quassù.


Un rientro facile e spensierato mi avvolge, mentre il freddo crepuscolo cala lentamente su tutta la valle. Una lunga discesa, dove il peso di ogni mio passo si frange sul ghiaccio mentre le acque lente del Rio San Silvestro mi seguono, tracciando lungo le sponde vere e proprie opere d’arte, plasmate dalla freddezza invernale.

L’abitato di Dobbiaco mi accoglie con elegante discrezione. Il centro, chiuso al traffico, è illuminato dalle luci natalizie che sfidano la fredda notte in arrivo, tra questi edifici dall'architettura tipicamente tirolese. Nel centro cittadino in un caffè mi concedo una cioccolata calda, accompagnata da una sublime fetta di sacher che sembra elogiare la giornata appena terminata, completando con dolcezza un unico momento che resterà per sempre nel cuore.




Stefano




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