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Il mondo invisibile della Val Casies

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 15 min

Le malghe e gli alpeggi della Val Casies



🥾 Tipo: escursione giornaliera ad anello tra ampi alpeggi in alta quota.

📏 Lunghezza: 14km

⛰️ Dislivello: +737m

⏱️ Tempo: 4h

⚠️ Difficoltà: media (ambiente in quota su ampi alpeggi)

🛖 Malghe e rifugi: Karbachalm - Schaferalm - Leacalm - Faltneralm - Kampfelalm - Laxidealm 

🗓 Stagione migliore: estate per i pascoli in quota e autunno per il foliage

🅿️ Parcheggio: in Karbachalm

🗺️ Mappa e traccia GPX



Val Casies



🥾 Un mondo invisibile che prende vita alle quote più alte, dove, oltre il limite dei boschi, le grandi distese prative si aprono dando forma a pascoli di rara bellezza.

Un cammino che scorre dolcemente ai piedi delle creste più imponenti, mentre piccole malghe, quasi del tutto sconosciute, diventano punti di riferimento lungo il percorso e, soprattutto, per quel mio profondo desiderio di libertà. È lassù che ritrovo l’alchimia perfetta: quella dimensione sospesa in cui il cammino non è soltanto movimento, ma diventa ricerca, ascolto e riconquista di una libertà profondamente personale. Questa è la Val Casies che mi aspetto, e che ancora una volta riesce a sorprendermi, passo dopo passo.




San Martino in Casies - 1200m


Centro abitato e cuore turistico di questa meravigliosa e solitaria valle, la Val Casies si è lasciata scoprire da me in un paio di occasioni, attraverso due stagioni profondamente diverse: l’inverno e la primavera. Due stagioni, due momenti distinti, nei quali la Natura, con i suoi ritmi e le sue trasformazioni, ha saputo restituirmi la sensazione di entrare in una parte del mondo dove, ancora oggi, la vita sembra appartenere a una dimensione diversa.

Una dimensione nella quale il tempo viene scandito dal lento movimento del sole, dal susseguirsi delle stagioni e da quel silenzio profondo che, di tanto in tanto, viene appena sfiorato dal respiro del vento. È proprio in questi luoghi che percepisco quanto sia ancora possibile rallentare, lasciandosi guidare da un tempo più antico, lontano dalla frenesia del mondo.


Arrivo in valle quando è ancora mattina presto. L’estate, tra queste piccole vallate, al sorgere del sole ha un sapore diverso. L’aria fresca del mattino mi avvolge e quel leggero bisogno di indossare qualche indumento più pesante diventa quasi un piacere, un primo contatto con la giornata che sta lentamente prendendo forma.

San Martino, per ora, rimane soltanto un punto di passaggio, un riferimento geografico necessario per individuare il luogo da cui inizierà questa mia lunga giornata.

Pochi istanti ancora, poi il cammino prenderà vita e la valle, con i suoi silenzi e le sue prime luci, diventerà la compagna discreta di questa nuova esperienza.




Karbachalm - 1400m


Una piccola stradina d’asfalto sale dolcemente verso una delle tante fattorie disseminate lungo la valle. Alle mie spalle lascio la piccola e storica chiesetta della Maria-Heimsuchungs-Kapelle, uno dei luoghi di culto più conosciuti e rappresentativi della valle.

La strada prosegue in leggera salita per un paio di chilometri, accompagnandomi lentamente verso la Karbachalm, a poco più di 1.400 metri di quota. Il paesaggio comincia a cambiare, mentre il silenzio della valle si fa sempre più presente.

È qui che trovo il parcheggio e, soprattutto, il punto da cui avrà inizio il mio cammino. Davanti a me si apre una nuova giornata da vivere passo dopo passo, lasciando che siano la montagna e i suoi silenzi a indicarmi la direzione.



Val Casies
La Val Casies dalla Karbachalm


La Karbach Tal è una lunga valle che, lasciati alle spalle i boschi, si inoltra dolcemente lungo una facile e comoda strada bianca. Attraverso questi primi tratti di bosco entro lentamente in contatto con una nuova dimensione, tutta da scoprire e osservare nei suoi minimi particolari.

Il Karbacher Bergbach, il lungo e vitale torrente che scende impetuoso dai versanti più alti, accompagna ogni mio passo con il suo fragore, un suono pieno di energia che sembra dare vita all’intera valle.

Intanto, le nuvole che fronteggiano il mio cammino iniziano lentamente ad aprirsi, lasciando spazio a un cielo sempre più azzurro. In lontananza compaiono i primi scorci verso i grandi versanti della valle e, poco alla volta, anche le prime distese prative.

È un’apertura graduale, quasi come se la montagna volesse mostrarsi senza fretta, regalandomi passo dopo passo una nuova parte del suo mondo.


Della Val Casies conosco molto bene i suoi grandi versanti settentrionali. Sentieri, alpeggi e malghe che, nelle stagioni precedenti, mi hanno accolto mostrandomi due volti profondamente diversi della montagna: quello più severo e impegnativo dell’inverno e quello luminoso e sorprendente della primavera, quando la fioritura trasforma ogni pendio.

Da questo versante, invece, che dalle sue creste più alte guarda verso l’Anterselva, mi trovo davanti a un mondo completamente nuovo, ancora tutto da scoprire. Un territorio che, proprio perché sconosciuto, accende in me quella curiosità che accompagna ogni nuovo cammino.

La lunga strada polverosa si innalza dolcemente attraverso il bosco, senza particolari difficoltà. Il passo trova presto il suo ritmo e la salita diventa naturale, quasi spontanea.

È un inizio di giornata piacevole, immerso nella quiete, dove ogni passo sembra avere il proprio spazio e ogni respiro si fonde con la pace profonda della valle.



Val Casies
In Karbach Tal




Schaferalm - Leacalm - 1600m


Un piccolo lago artificiale, destinato alla produzione di energia, anticipa di pochi minuti il mio primo vero incontro con il mondo delle malghe e degli alpeggi. Il leggero gorgoglio delle acque del torrente comincia lentamente a farsi più lontano, lasciando spazio ai primi pianori erbosi che si aprono tra i boschi.

Raggiungere queste prime due malghe, la Schäfer e la Leac, è come aprire finalmente quella porta che, con tanto desiderio, mi ha spinto fin quassù. Una porta verso una dimensione che da tempo desideravo ritrovare e che rappresenta la naturale prosecuzione del mio cammino attraverso le stagioni, alla scoperta di luoghi ancora capaci di sorprendere.

Qui i pascoli si aprono ampi e silenziosi, gli animali si muovono liberamente e l’assenza quasi totale del turismo di massa restituisce alla montagna il suo ritmo più autentico.

È proprio in questa semplicità che ritrovo ciò che cerco: lo spazio per respirare, per ascoltare e, soprattutto, per vivere quel profondo desiderio di pace e solitudine che mi ha condotto fin quassù.



Val Casies
In Karbach Tal


Val Casies
In Karbach Tal


Sono occasioni da non sprecare, momenti da non rimandare. L’estate ormai volge lentamente verso la fine e, quassù, la stagione degli alpeggi si conclude ancora prima che il calendario annunci l’arrivo dell’autunno.

Presto arriverà il momento del rientro a valle, quando gli animali lasceranno i pascoli per tornare nelle stalle dei paesi e la montagna entrerà, poco alla volta, nel lungo silenzio dell’inverno.

Per questo ogni passo, ogni incontro e ogni istante trascorso quassù assumono un valore diverso. Sono attimi da vivere fino in fondo, prima che la stagione cambi e questa dimensione torni a essere avvolta dalla neve e dal silenzio.


Due splendide malghe, quasi una accanto all’altra, sorgono su due verdi pascoli che si affacciano verso quel mondo invisibile che, ora, lentamente si apre davanti ai miei occhi.

Un mondo che prende forma a ogni sguardo, mentre alle mie spalle la fitta boscaglia sembra chiudere il passaggio verso ciò che ho appena attraversato. È proprio osservando questo contrasto che nasce in me un pensiero: la Natura, seguendo un istinto antico e primordiale, sembra voler custodire e accudire determinati luoghi, proteggendoli dalla frenesia e dalla presenza del mondo moderno.

Qui, dove il bosco lascia spazio ai pascoli e il silenzio torna a essere protagonista, ho la sensazione di trovarmi davanti a una dimensione ancora intatta, quasi gelosamente conservata nel tempo.






Nei miei pensieri mi piace immaginare tutto questo. Mi piace immedesimarmi nella Natura, cercando di cogliere quella parte di segreti che ancora oggi l’essere umano fatica a comprendere. Mi piace, soprattutto, pensare che alcuni luoghi possano vivere seguendo un principio quasi sacro: quello di preservare ogni loro elemento, mantenendolo il più possibile lontano dall’invadenza della presenza umana.

Ciò che fino a qualche decennio fa era abitato da piccoli nuclei di umili contadini, oggi rischia di essere profondamente trasformato. Quella semplicità, fatta di lavoro, silenzio e rispetto per la montagna, viene sempre più spesso sopraffatta dal turismo di massa.

Un turismo caotico, irresponsabile e indisciplinato, che tende a consumare i luoghi invece di viverli, lasciando dietro di sé tracce che nulla hanno a che vedere con l’autenticità di queste montagne. Ed è forse proprio per questo che, quando incontro luoghi ancora capaci di conservare la propria identità, sento il bisogno di fermarmi e ascoltare. Perché in quel silenzio, lontano dalla confusione, la Natura sembra riuscire ancora a raccontare la propria storia.



Val Casies
Leacalm


Un piccolo sentiero attraversa questi prati e sento il desiderio di abbandonare la strada bianca, cercando un contatto ancora più autentico con la montagna. Preferisco seguire quella traccia naturale che si insinua tra la roccia e i verdi pascoli, lasciando che sia il terreno a guidare i miei passi. A fianco della Leacalm, una traccia appena visibile si arrampica attraverso questo verde immacolato, illuminato dal caldo sole dell’estate.

È una salita diretta e ripida, che in breve mi conduce verso un dislivello maggiore e apre davanti a me una prospettiva completamente nuova.

Da quassù, poco prima di rientrare nuovamente nel bosco, posso ammirare i verdi prati del Lastattwild. Due piccole baite emergono discretamente dal paesaggio, mentre una decina di mucche, sparse sui pascoli più alti, si muovono lentamente nell’immensa quiete che le circonda.

Un’immagine semplice e autentica, quasi sospesa nel tempo, che per qualche istante mi fa sentire parte di questo luogo.



Val Casies
Gli alpeggi del Lastattwild


"Un particolare molto importante coglie la mia attenzione..."


La cura e l’ordine di queste ampie distese prative raccontano molto più di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Un ordine, una compostezza e un’attenzione che portano con sé il segno della mano dell’uomo, di chi conosce profondamente queste terre e sa che non basta lasciare libere le proprie creature.

Occorre anche creare e mantenere l’habitat nel quale possano vivere, rispettando i ritmi della montagna e preservando ciò che la Natura ha affidato all’uomo. L’erba curata, i pascoli ordinati e l’attenzione rivolta a quelle piccole baite diventano così l’espressione concreta di un rispetto profondo per queste terre.

Un rispetto ancora più prezioso proprio perché nasce a queste quote, lontano dalla civiltà e dal rumore del mondo moderno, dove ogni gesto dell’uomo sembra assumere un significato diverso.


Voglio rimanere a contatto con tutto questo. Desidero che il mio cammino segua il sentiero, lasciando la strada bianca alla sua funzione di semplice collegamento. Voglio sentire sulla pelle la freschezza del bosco mentre risalgo questi versanti, affrontando anche i tratti più impegnativi e lasciando che siano la montagna e il terreno a dettare il ritmo dei miei passi.

Non voglio seguire una lunga strada forestale, dove il cammino rischierebbe di trasformarsi in una sequenza monotona di passi, privandomi di quelle sensazioni che cerco ogni volta che mi inoltro in questi luoghi.

Voglio invece sentire il respiro della Natura, percepirne i profumi, ascoltare i rumori del bosco e avvertire sotto i piedi ogni irregolarità del terreno.

Perché è proprio questo il cammino che desidero: quello più autentico, più vicino alla montagna e alle sensazioni che soltanto un sentiero riesce a regalarmi.




Faltneralm - 2044m


Tralasciando la strada forestale, che si allunga seguendo un percorso più agevole e graduale, scelgo di seguire il sentiero 17. Accorcia le distanze, ma in cambio impone un maggiore impegno fisico. Non importa. È proprio questo che voglio.

Il caldo sole ormai domina il cielo e la sua naturale calura comincia a farsi sentire sulla pelle, fastidiosa e appiccicosa. Il sentiero, invece, continua a proteggermi all’interno del bosco, dove l’ombra degli alberi mantiene ancora quella piacevole freschezza che rende la salita spensierata, come piace a me.

Senza fretta, gestendo con attenzione il ritmo e il respiro, continuo a guadagnare quota. Passo dopo passo mi avvicino alla Faltneralm, meravigliosa terrazza naturale affacciata verso quei grandi versanti della Val Casies che ho già avuto modo di vivere e conoscere nelle stagioni precedenti. Una nuova prospettiva, la stessa montagna, ma emozioni ancora una volta diverse.



Val Casies
Faltneralm


Non la conosco. In realtà, non conosco nulla di ciò che ho incontrato finora, né tantomeno quello che mi attende fino alla fine del cammino.

So soltanto che lungo il percorso incontrerò diverse malghe, ma nessuna di esse rappresenta ancora un punto di riferimento preciso nella mia memoria. Gli alpeggi più alti, i pascoli e tutte quelle meraviglie nascoste agli occhi del mondo restano ancora da scoprire.

Ed è proprio questa incertezza a rendere il cammino ancora più affascinante. Non avere immagini già conosciute nella mente significa poter accogliere ogni nuovo paesaggio con lo stupore della prima volta.

Davanti a me c’è ancora un mondo intero da scoprire, nascosto tra questi versanti e pronto a mostrarsi poco alla volta, passo dopo passo.






La malga si adagia su un ampio pianoro, in una posizione che invita naturalmente a fermarsi. La trovo chiusa, anche se alcuni dettagli mi fanno intuire che, in altri periodi dell’anno, questa struttura possa essere destinata all’accoglienza degli escursionisti.

Diventa così il punto ideale per la mia pausa pranzo. Mi fermo per quel semplice panino e per concedermi qualche momento di riposo, assaporando la tranquillità che avvolge questo luogo.

All’esterno trovo un tavolo e un paio di panche, tutto rigorosamente in legno. I balconi sono aperti, mentre le finestre rimangono chiuse; quanto basta, comunque, per concedermi quella inevitabile e discreta “sbirciatina” verso l’interno.

Attraverso i vetri riesco a intravedere diversi tavoli e alcune sedie, disposti con cura e perfettamente ordinati. Più in là, un paio di stanze lasciano intuire una disposizione semplice e funzionale, pensata per accogliere gli escursionisti e offrire loro tutto ciò che serve per una pausa serena e senza pensieri.

Anche se oggi è silenziosa e vuota, la malga sembra conservare ancora il calore di tutte quelle giornate vissute da chi, prima di me, ha trovato qui un momento di riposo.





"Ma questo è solo un mio pensiero, potrei anche sbagliarmi..."


Potrei anche sbagliarmi, ma, considerando il periodo estivo, un sabato di metà agosto e quella sensazione di piena stagione che si respira in questi giorni, non posso fare a meno di chiedermi se qualcosa non torni nella chiusura di questa struttura.

È soltanto un pensiero marginale, che lascio scorrere senza dargli troppo peso. Tra un morso e l’altro del mio panino, apro la mappa e comincio a studiare ciò che mi attende.

La malga rappresenta, per oggi, il punto più alto del mio cammino. Da qui in avanti inizia la seconda parte della giornata, lungo un sentiero che si sviluppa in modo quasi perfettamente lineare, attraversando leggere ondulazioni e salite appena accennate.

Una parte di percorso apparentemente più semplice, nella quale potrò finalmente lasciare andare il ritmo della salita e tornare ad assaporare il piacere di camminare senza fretta.




Faltneralm e e la Kampfelalm


Sarà sicuramente la parte più bella dell’intera giornata, anche se, dalla Faltneralm, ancora non posso rendermene conto.

Non so cosa mi aspetti più avanti, né quali sorprese questa Natura abbia ancora in serbo per me. Posso soltanto affidarmi al sentiero e alla curiosità che mi accompagna, lasciando che siano i passi a svelarmi, poco alla volta, ciò che ancora non conosco.

So che, più avanti, il rientro verso la Laxidealm mi porterà nuovamente dentro i boschi. Ma di una cosa sono certo: da qui alla Kampfelalm si concentra quella parte di mondo invisibile della Val Casies che, senza ancora saperlo, diventerà il punto nevralgico del mio cammino.

È qui che la montagna sembra voler custodire le sue sorprese più autentiche, lasciandomele scoprire lentamente, senza mai concedermi tutto in una volta.



Val Casies
Gli alpeggi del Tatzenbach


Una scoperta che inizia risalendo ancora per un breve tratto il sentiero 32, che in pochi passi mi accompagna verso i pianori più alti.

Davanti a me si apre un paesaggio meraviglioso, fatto di ampi altipiani immersi in una quiete quasi assoluta. Diverse mandrie di mucche pascolano liberamente, dando vita a una scena semplice e autentica, dove la presenza degli animali sembra appartenere da sempre a questo ambiente.

Tatzenbach, Frisberg, Karbach Wiesen e Kampfe sono soltanto alcuni dei nomi che ricavo dalla mia carta Tabacco e che identificano queste distese, ognuna con la propria identità, ma tutte accomunate dalla stessa straordinaria bellezza.

Camminare attraverso questi luoghi significa entrare sempre più profondamente in quella dimensione che cercavo: un mondo silenzioso, aperto e incontaminato, dove la montagna sembra finalmente mostrarsi nella sua forma più autentica.






È un cammino piacevole, spensierato, accompagnato da leggeri saliscendi che si distendono attraverso queste ampie distese a cielo aperto. Il sentiero procede senza fretta, mentre più a monte prendono lentamente forma le creste superiori.

Million (2.438 m), Frisberg (2.538 m), Innerrield (2.372 m) non sono semplicemente vette sconosciute e apparentemente abbandonate al tempo. Sono punti di riferimento che, con la loro presenza silenziosa, danno forma e identità a questo paesaggio.

Montagne che sembrano vegliare dall’alto su queste distese, custodendo un silenzio che appare eterno e che, passo dopo passo, diventa parte integrante del mio cammino.

In questa dimensione aperta, dove lo sguardo può perdersi senza incontrare ostacoli, sento ancora una volta quanto la montagna sappia parlare anche senza pronunciare una sola parola.



Val Casies
Le distese prative del Kampfe verso l'Auserriedl


Montagne che sembrano invitarmi a salire verso i loro versanti, quasi volessero spingermi a seguirne le linee naturali. Qui non servono sentieri segnati né particolari riferimenti per trovare un passo sicuro. I prati, liberi da ogni ostacolo, disegnano davanti a me infinite possibilità di cammino. Ogni direzione sembra possibile, ogni traccia conduce verso un nuovo punto di vista e ogni passo trova spontaneamente il proprio equilibrio.

È una libertà che appartiene alla montagna e che, in questi luoghi, sembra finalmente diventare anche la mia. Qui tutto appare semplice, naturale, quasi inevitabile. Come se ogni cosa avesse trovato il proprio senso.



Val Casies
Kampfelalm


Per ora è soltanto un invito rimandato. Tutto ciò che sto vivendo quassù non si limita alla scoperta personale di un territorio nuovo, ma va oltre, molto oltre questa giornata e questa estate. Il mio pensiero corre già al prossimo autunno, a quando questi versanti cambieranno volto e i colori della stagione trasformeranno ogni cosa. Mi chiedo quali sfumature sapranno regalarmi questi luoghi, quali prospettive emergeranno tra i boschi e quali nuove emozioni riusciranno a suscitare. Più che una scoperta, sarà una sorpresa. Una di quelle che, per ora, preferisco custodire dentro di me, lasciando che il tempo faccia il suo corso.

So soltanto che tornerò. E forse sarà proprio allora che questo mondo invisibile saprà mostrarmi un altro dei suoi volti.







Laxidealm - 1876m


Saluto così, per il momento, gli alpeggi che si distendono tra la Faltneralm e la Kampfelalm. Li lascio alle mie spalle con la sensazione di aver attraversato una dimensione autentica, ancora lontana dalla frenesia del mondo.

A salutarmi, però, è soprattutto lo sguardo incuriosito di un piccolo gruppo di mucche. Mi osservano con attenzione, quasi volessero avvicinarsi e cercare un contatto che, alla fine, si limita a pochi passi e a sguardi ravvicinati.

Il mio zaino, chissà per quale motivo, sembra attirare particolarmente la loro curiosità. Alcune si avvicinano lentamente, scrutandolo con insistenza, mentre io rimango fermo a osservarle.

Un incontro semplice, quasi insignificante all’apparenza, ma che riesce ancora una volta a

rendere questo cammino più vero e spontaneo.



Val Casies
Laxidealm


Ritrovo nuovamente la strada bianca e, con essa, i boschi che ora accompagnano la mia discesa verso valle. Il sentiero 32 si trasforma in una lunga serpentina tutta in discesa, mentre, passo dopo passo, comincio a percepire una sensazione che fino a poco prima sembrava lontana: quella di tornare verso la civiltà.

È un ritorno lento, quasi malinconico. Scendendo, i rumori del mondo ricominciano a farsi spazio, gli stessi che, lassù, non riuscivano a raggiungermi nemmeno come lontani echi trasportati dal vento. La Laxidealm è l’ultima malga di questo mio cammino invisibile. Mi fermo idealmente ancora per qualche istante, lasciando che i ricordi di ciò che ho appena vissuto riaffiorino nella mente. Immagini, silenzi, pascoli e incontri che, nonostante siano ancora così recenti, sembrano già appartenere a un tempo lontano.

Un rumore inconfondibile rompe la quiete del bosco: il frastuono di alcune motoseghe in funzione. È il suono che mi ricorda che la discesa è ormai iniziata davvero e che, poco alla volta, quel mondo invisibile che mi ha accompagnato per l’intera giornata sta nuovamente lasciando spazio alla realtà.






Sono suoni che non disturbano, perché appartengono alla vita e al lavoro della montagna. Non hanno nulla a che vedere con i rumori dettati dalla maleducazione o dall’arroganza di chi, magari provenendo dalle grandi città, pretende di imporre ovunque le proprie abitudini e ogni forma di libertà, dimenticando il rispetto per i luoghi che attraversa.

Questo è il suono di chi lavora. Delle persone che, durante l’estate, si prendono cura degli alpeggi, dei pascoli e delle piccole strutture che li punteggiano, mantenendo intatto quel delicato equilibrio che rende questi luoghi così autentici.

Dopo la metà di agosto, quassù, inizia il tempo del “fare legna”. È il momento di preparare le scorte necessarie per affrontare il nuovo inverno, che non tarderà ad arrivare.

Un lavoro semplice, antico e indispensabile, che appartiene al ritmo naturale di queste montagne. Un ritmo che non conosce fretta e che, stagione dopo stagione, continua a ripetersi seguendo le stesse regole di sempre.


La mia è una sensazione strana. Se il “fare legna” rappresenta il primo grande impegno in vista del freddo che arriverà, anch’io, osservando questo lavoro, mi ritrovo a vivere lo stesso pensiero: quello dell’imminente arrivo dell’inverno.

Non è soltanto l’osservazione del duro lavoro di questa gente, ma una sensazione che, anno dopo anno, soprattutto quando l’estate comincia lentamente a declinare, torna a farsi strada dentro di me. È la consapevolezza che una stagione sta per concludersi e che, ancora una volta, la montagna cambierà volto.

Un po’ di malinconia, certo. Forse perché, quasi senza accorgermene, comincio a tirare le somme di un’estate che lentamente si allontana. Le giornate si accorciano, la luce cambia e l’autunno è ormai vicino. Poi arriveranno i primi freddi e, poco dopo, anche quelle prime sporadiche nevicate che annunceranno il ritorno dell’inverno.

È un ciclo che si ripete ogni anno, ma che ogni volta riesce a suscitare in me la stessa sensazione: quella di dover salutare, almeno per un po’, una parte della montagna che amo, sapendo che presto tutto tornerà a essere avvolto dal silenzio della neve.



Val Casies
Rientro in valle...


Per ora mi accontento di salutare la Laxidealm e, con lei, l’intera Val Casies.

La strada bianca, nel giro di poco tempo, mi riaccompagna alla Karbachalm. È qui che, con quel leggero velo di malinconia che ormai mi accompagna, mi fermo a guardare indietro, consapevole di non riuscire più a vedere nulla di ciò che ho appena vissuto.

I boschi tornano a chiudersi davanti al mio sguardo, rendendo nuovamente invisibile tutto ciò che, fino a poco prima, si apriva lassù nella luce.

Eppure so che oltre quegli alberi, oltre quella fitta vegetazione, quei pascoli continuano a brillare sotto il sole dell’estate. Un mondo che lentamente si allontana dai miei occhi, ma che rimane vivo nella memoria, custodito da quella stessa montagna che, ancora una volta, mi ha concesso di entrare per qualche ora nella sua dimensione più autentica.



Stefano





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