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Val Casies

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 17 min

Tra verdi alpeggi in alta quota, nel cielo più bello della Val Pusteria.



📍 Zona: Val Casies - Val Pusteria - Alto Adige

🥾 Tipo: escursione ad anello

📏 Lunghezza: 12km 850m

⛰️ Dislivello: +830m

⏱️ Tempo: 4h (intero cammino, individuale, soste escluse)

⚠️ Difficoltà: media (ambiente in quota su ampi alpeggi)

🛖 Malghe e rifugi: Acherlealm - Weissbachalm - Oberbergalm - Kradorfer Hutte

🗓 Stagione migliore: Estate - durante la primavera ancora neve nelle quote maggiori

🅿️ Parcheggio: a pagamento a Santa Maddalena Obertal all'altezza della Moosalm



🥾 Quando una lunga giornata si spinge verso le quote più elevate della Val Pusteria, lo sguardo si apre a un mondo sospeso tra terra e cielo. Lassù, dove l’azzurro è limpido e profondo, privo di ogni nube, gli spazi si dilatano in un silenzio antico e gli alpeggi d’alta quota riflettono con perfetta armonia la semplice essenza di una Natura ancora autentica.

È un cammino lieve, intriso di serenità, che conduce verso i versanti più ampi della Val Casies, piccolo gioiello incastonato nel cuore dell’Alto Adige. Dal fondovalle si risale attraverso i boschi che avvolgono Malga Acherle, lasciandosi accompagnare dal profumo del legno e dal fruscio del vento tra gli alberi. Poi il sentiero prosegue dalla Weissbachalm, avvicinandosi lentamente a quelle lunghe creste che sembrano inseguire il cielo. Qui il confine tra la montagna e l’infinito si fa sottile, e ogni passo diventa un incontro con la bellezza più pura, tra panorami sconfinati e una quiete che parla direttamente all’anima.



Val Casies




Ed è una promessa mantenuta, una di quelle che si assaporano con la gioia silenziosa del ritorno in un luogo caro all’anima. Sono trascorsi tre mesi da quando, percorrendo la Val Casies, raggiunsi l’Acherlealm: allora l’alta quota custodiva ancora gli ultimi respiri dell’inverno, e la primavera, velata da un manto di neve, faticava a mostrarsi. Oltre la malga il cammino si interrompeva, inghiottito dal bianco che ancora dominava il paesaggio, impedendo ogni ulteriore passo verso le vette.


Fu una rinuncia imposta da una Natura ancora raccolta nel suo recente abito invernale, che ammantava completamente i versanti più alti di questo magnifico anello escursionistico.

Eppure, proprio allora rimasi profondamente incantato da quel territorio sconfinato, aperto al cielo in ogni sua direzione, tanto da promettermi di tornare. Con l’estate ormai prossima e i sentieri finalmente liberi dalla neve, avrei potuto spingermi oltre quelle creste, verso orizzonti ancora più vasti, inseguendo quei panorami immensi che già in quel primo incontro lasciavano intuire tutta la bellezza e la generosità della valle.




St. Maddalena Vallalta (ST. Maddalena Obertal) - 1400m


Oggi, come allora, una splendida giornata di sole illumina i versanti più alti della valle. Santa Maddalena è l’ultimo borgo abitato della valle, l’estremo presidio umano prima che la strada principale giunga al suo termine. Da qui, l’asfalto cede il passo alla strada forestale, soglia discreta tra il mondo abitato e la montagna selvaggia, da cui prendono avvio i lunghi cammini che risalgono i pendii maggiori e conducono verso gli spazi aperti dell’alta quota.


La particolarità di questa valle non risiede soltanto nei suoi boschi rigogliosi e nelle lunghe creste che si distendono verso i pascoli d’alta quota. A renderla speciale è anche la sua Natura appartata: non essendo un collegamento verso altre vallate, non è mai diventata una via di transito, preservando così un’atmosfera autentica e raccolta.

Qui il silenzio è un valore prezioso, una presenza discreta che accompagna ogni passo. Lo si percepisce a San Martino in Casies (St. Martin) e nei piccoli borghi disseminati lungo il fondovalle, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso, quasi sospeso. Le case e i masi si susseguono lungo la strada principale con una naturale armonia, custodendo ancora oggi quella quiete antica che altrove è ormai divenuta rara.


Al termine della valle, nei pressi della Moosalm, un ampio parcheggio a pagamento segna l’inizio di questa nuova avventura. È da qui che riprende il cammino, là dove mesi prima ero stato costretto a fermarmi. Un ritorno atteso e desiderato, nato da una promessa fatta a me stesso e alimentato dal richiamo di questi luoghi straordinari, che invitano a essere scoperti con lentezza, passo dopo passo, tra la quiete della montagna e l’ampiezza dei suoi orizzonti.




Acherlealm - 1900m


Il sentiero 53, conosciuto come il sentiero delle malghe d’alta quota, dà inizio a un cammino che si sviluppa con sorprendente naturalezza, guadagnando quota in modo graduale e piacevole. La salita si lascia percorrere senza fretta, accompagnata dal respiro del bosco e dalla quiete che avvolge questi versanti. Per il momento gli alberi custodiscono il paesaggio, impedendo allo sguardo di spingersi lontano e di abbracciare quelle creste maggiori che, nel corso della mattinata, diventeranno i veri punti di riferimento dell’escursione.

Sono le stesse montagne che, nella primavera precedente, avevano imposto con fermezza le loro regole, fermando il mio cammino davanti a una Natura ancora dominata dalla neve. Di tanto in tanto, però, il bosco si apre in piccoli balconi naturali. Sono scorci fugaci ma preziosi, che permettono di intuire ciò che presto si rivelerà in tutta la sua ampiezza. E mentre osservo quei profili lontani, cresce la consapevolezza che questa volta l’alta quota è finalmente accessibile, pronta a svelare ciò che allora aveva custodito gelosamente oltre il confine del mio sguardo.



Val Casies



Un paesaggio di malghe e pascoli si apre finalmente davanti allo sguardo, liberandosi in ampie distese di verde dove il bosco non trova più spazio e lascia il posto all’orizzonte. Qui la montagna si mostra nella sua dimensione più autentica: dolci ondulazioni erbose che si innalzano verso le creste e una luce limpida che accompagna ogni passo.

Le dorsali più elevate tracciano il confine naturale con la vicina Austria, delineando una linea sottile tra territori che condividono la stessa anima alpina. Da queste quote lo sguardo può spingersi lontano, oltre vallate e montagne, verso nuove regioni alpine che si susseguono all’infinito in una straordinaria successione di cime.

All’orizzonte emergono vette remote, dove la neve resiste alle stagioni e sembra custodire il senso stesso dell’eternità. Sono presenze silenziose e maestose, che dominano il panorama con la loro immutabile bellezza, ricordando quanto vasto e grandioso sia il mondo delle montagne che si apre oltre questi confini.


La Hinterbergkofel, posta a quota 1.800 metri, è la prima malga a comparire lungo il percorso. Una piccola costruzione in legno adagiata sulla sinistra del sentiero, leggermente più in alto rispetto alla mia direttrice di marcia. Discreta ed elegante nella sua semplicità, si inserisce con naturale armonia nel paesaggio alpino, quasi fosse sempre appartenuta a questi luoghi.

Attorno ad essa compaiono i primi segni della presenza degli animali al pascolo, indizi di una stagione che ha ormai restituito questi spazi alla vita.

Per oggi le mandrie sembrano aver trovato la loro dimora ideale negli ampi prati d’alta quota, dove l’erba cresce rigogliosa sotto il sole dell’estate.

L’aria che respiro è intrisa del senso profondo della rinascita. È l’aria delle nuove vite che hanno riconquistato il loro ambiente naturale dopo il lungo inverno, tornando a occupare questi vasti pascoli che per tutta la bella stagione diventeranno il loro spazio vitale. In questo equilibrio tra uomo, animali e montagna si percepisce l’essenza più autentica dell’alpeggio, un mondo antico che continua a rinnovarsi anno dopo anno nel ritmo immutabile delle stagioni.






Da qui bastano appena dieci minuti di cammino per raggiungere l’Acherlealm. Dieci minuti piacevoli, durante i quali il bosco si fa via via più rado, lasciando filtrare la luce e aprendo lo sguardo a prospettive sempre più ampie. A ogni passo il paesaggio si dilata, liberandosi da ogni ostacolo e concedendo visuali sempre più vaste e profonde.

Già lungo questo breve tratto si svelano i versanti maggiori della Val Casies: quelli orientali, che accompagnano lo sguardo lungo il corso della valle, e quelli più settentrionali, che si innalzano verso il confine alpino. Ne nasce una panoramica di rara armonia, dove le caratteristiche creste erbose si susseguono con eleganza, modellando il profilo delle montagne in una successione di linee morbide e luminose.

È uno di quei paesaggi che non colpiscono per l’asprezza delle loro forme, ma per l’equilibrio e la vastità che riescono a trasmettere. Le dorsali prative sembrano scorrere senza interruzione verso l’orizzonte, accompagnando lo sguardo in un viaggio continuo tra cielo e montagna, dove ogni nuovo panorama invita a proseguire ancora oltre.



Val Casies



Un paio di edifici alpini, rigorosamente di legno, emergono dal paesaggio, raccolti entro una modesta e bassa cornice rocciosa che ne accentua il carattere appartato. Un lungo steccato delimita gli ampi prati circostanti, dove l’erba, alta e rigogliosa, si accende dei toni vivaci di una fioritura gialla che illumina il versante. Al centro della radura, quasi custode silenzioso di questo scenario, si erge un piccolo fienile solitario, immerso in una quiete che sembra appartenere a un tempo lontano.

È così che si presenta l’Acherlealm: silenziosa, raccolta, quasi sospesa. A prima vista appare ancora abbandonata alla propria tranquillità, come se la stagione estiva non avesse ancora portato con sé il consueto fermento dell’alpeggio.

Le uniche presenze visibili sono un paio di mucche adagiate placidamente sull’erba, immobili sotto il sole del mattino, quasi a rappresentare l’essenza stessa di questa pace alpina. La scena mi sorprende. Mi aspettavo una maggiore vitalità, immaginando che distese prative così vaste e generose, baciate da una giornata tanto luminosa, fossero già animate da una presenza più numerosa. Invece è il silenzio a dominare ogni cosa, e proprio questa inattesa quiete finisce per conferire al luogo un fascino ancora più profondo e autentico.



Val Casies



Val Casies



Val Casies



Ma le aspettative, alla fine, mantengono le promesse che avevano lasciato intravedere. Basta un rumore inatteso, appena percettibile, a catturare la mia attenzione e a indirizzare il mio sguardo verso l’edificio principale dell’alpeggio.

Una piccola porta, lasciata aperta su un lato della struttura, invita inconsapevolmente alla curiosità. Mi avvicino con passo lento e discreto, fino a scoprire ciò che dall’esterno rimaneva nascosto. Nel fresco riparo del vecchio edificio in pietra e legno, protette dall’ombra e dal tepore del sole ormai alto, una quindicina di mucche riposano placidamente all’interno della rimessa.

La scena trasmette un senso di serenità assoluta. Gli animali, tranquilli e rilassati, sembrano aver scelto quel rifugio come luogo ideale dove trascorrere le ore più calde della giornata. Dopo l’apparente immobilità che avvolgeva l’Acherlealm, ecco rivelarsi la vita che cercavo: discreta, silenziosa, nascosta agli sguardi frettolosi. Una presenza che non si impone, ma che si lascia scoprire con la stessa delicatezza con cui la montagna custodisce i suoi dettagli più autentici.



"La mia curiosità per la loro curiosità..."



Val Casies



È quanto basta perché tra noi si instauri quasi immediatamente una silenziosa forma di contatto. Rimango all’esterno di quel loro rifugio, rispettando lo spazio d’ombra e di frescura che hanno scelto per ripararsi da una giornata che si preannuncia calda e luminosa.

Le osservo senza fretta, immerso nella quiete che sembra avvolgerle. Alcune alzano lo sguardo verso di me, altre si avvicinano con curiosità misurata, mantenendo comunque una naturale distanza. Non c’è timore né diffidenza, soltanto una pacata consapevolezza reciproca che rende quel momento sorprendentemente autentico.

È un incontro semplice, ma capace di trasmettere una profonda sensazione di serenità. La calma di queste creature sembra diffondersi nell’aria e contagiare anche il mio stato d’animo. Così, lasciandomi avvolgere da quella pace silenziosa e dall’armonia dell’alpeggio, decido di concedermi una breve pausa, assaporando il privilegio di essere lì, in perfetta sintonia con il ritmo lento della montagna.


L’acqua fresca sgorga da una piccola fontanella, accompagnando la mia sosta all’ombra di un piacevole refrigerio. Mi sistemo poco distante dagli animali, lasciandomi avvolgere dalla quiete del luogo e da quella frescura che rende ancora più gradevole il riposo.

È un fresco che nasce dalla stessa struttura della malga: dalle solide murature in pietra che ne costituiscono la base, capaci di conservare il respiro della montagna anche nelle giornate più calde. Sopra di esse si innalzano le pareti in legno, testimonianza di un sapere antico tramandato di generazione in generazione, dove la mano esperta degli artigiani di montagna ha saputo trasformare una materia viva in un’opera di grande armonia e funzionalità.

Osservando questa costruzione, si percepisce il profondo legame tra l’uomo e il territorio. Ogni trave, ogni incastro, ogni dettaglio racconta una storia fatta di esperienza, pazienza e rispetto per l’ambiente alpino. Così, tra il mormorio dell’acqua e il silenzio dell’alpeggio, la malga si rivela non soltanto come un rifugio, ma come un’autentica espressione della cultura e della tradizione di queste montagne.






Ogni minimo particolare mi riporta con la memoria a quella recente primavera ancora vestita di bianco. Oggi, come allora, la mia curiosità si sofferma su ogni dettaglio, osservando con attenzione le pareti della malga, i segni del tempo impressi nel legno e nella pietra, come se ciascuno di essi custodisse un frammento della storia di queste montagne antiche.

È una storia che non smette mai di sorprendermi e affascinarmi, fatta di stagioni che si rincorrono, di silenzi profondi e di una Natura capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Ogni ritorno sembra offrire una nuova prospettiva, una nuova sfumatura da scoprire.

Oggi, però, ci sono due differenze che trasformano profondamente il paesaggio e il mio stesso cammino. La prima è che la neve, che pochi mesi fa dominava ogni versante, ha lasciato il posto a prati verdi e fioriti, animati dai colori e dalla vitalità dell’estate. La seconda è che il sentiero verso la Weissbachalm è finalmente lì, aperto davanti a me, pronto ad accogliere ogni mio passo e a condurmi verso quell’orizzonte che la primavera aveva gelosamente custodito oltre il limite del cammino.








Weissbachalm - 2125m


Si apre così un mondo nuovo, un paesaggio ancora tutto da esplorare, che fino alla Weissbachalm accompagna il cammino lungo una piacevole strada forestale panoramica. È un percorso che invita a procedere con lentezza, lasciando che lo sguardo si perda tra i dettagli del paesaggio e l’ampiezza degli orizzonti.

Il sentiero 53 rientra solo brevemente all’interno del bosco, per poi restituire nuovamente spazio alle grandi distese erbose che si allungano ai piedi dell’Hinterbergkofel, cima che con i suoi 2.726 metri segna il naturale confine con la vicina Valle di Anterselva.



Val Casies



La sua lunga cresta rocciosa domina il paesaggio da quote più elevate rispetto al mio percorso, imponendo la propria presenza con una fisionomia severa e affascinante. Le rocce scure, di origine vulcanica, disegnano un profilo netto e deciso che contrasta magnificamente con il verde intenso dei pascoli superiori. È un incontro di colori e forme che racconta la complessa storia geologica di queste montagne, dove la durezza della pietra e la morbidezza dei prati convivono in un equilibrio sorprendente.

Mentre avanzo lungo il sentiero, questa montagna accompagna il cammino come una presenza costante, un punto di riferimento che guida lo sguardo e ricorda quanto la Natura alpina sappia esprimere, nello stesso istante, forza, eleganza e armonia.



Val Casies
Dal Kerlskopf - 2837m - al Deferegger Pfannhorn - 2819m



Da quassù ogni cosa sembra acquistare una nuova dimensione. Il paesaggio si apre con maggiore generosità e ogni sosta diventa un’occasione per lasciare correre lo sguardo verso orizzonti sempre più lontani. Mi concedo così un paio di brevi pause, attratto dalla vastità dei panorami che si distendono lungo i versanti settentrionali della valle.

In lontananza emerge la sagoma inconfondibile del Deferegger Pfannhorn, che con i suoi 2.819 metri domina una parte significativa dell’orizzonte alpino. È una vetta elegante e riconoscibile, un autentico punto di riferimento per chi percorre queste montagne e per coloro che desiderano raggiungere la sottostante Forcella di Casies (Gsieser Tor), posta a quota 2.205 metri.

Quella forcella rappresenta uno dei luoghi più simbolici dell’intera valle: il punto più estremo della Val Casies, una soglia naturale che collega mondi alpini differenti e che da sempre costituisce un passaggio tra versanti e culture di montagna. Osservandola da lontano, si percepisce tutta la forza evocativa di questi luoghi, dove i sentieri non sono soltanto linee tracciate sul terreno, ma percorsi che intrecciano geografia, storia e tradizione.

Mentre il mio sguardo segue il profilo delle creste fino a quelle lontane elevazioni, cresce la sensazione di trovarmi in un paesaggio senza confini apparenti, dove ogni cima sembra invitare a proseguire oltre, verso nuove prospettive e nuove scoperte.



"Entusiasta e pieno di voglia di vivere questa alchimia meravigliosa..."



Val Casies
L'Hinterbergkofel - 2726m


Val Casies
Il versante settentrionale della Val Casies, verso Forcella di Casies - 2205m


Sono solo alcune delle molte sensazioni che mi accompagnano passo dopo passo lungo questo cammino. È come se l’aumentare della quota e il procedere stesso del sentiero alimentassero una sintonia sempre più profonda con l’ambiente che mi circonda, rafforzando un legame sottile ma intenso con queste montagne.

A ogni metro guadagnato, il mondo sembra allontanarsi. Restano il silenzio, il respiro della Natura e quella sensazione di isolamento che non genera solitudine, ma al contrario un profondo senso di appartenenza. Qui tutto appare essenziale: le creste che si rincorrono all’orizzonte, il vento che attraversa i pascoli, il lento susseguirsi dei panorami.

È una simbiosi che nasce spontaneamente, quasi senza accorgersene. Il cammino non è più soltanto un avanzare nello spazio, ma diventa un modo per entrare in relazione con il paesaggio, per ascoltarne il ritmo e lasciarsi guidare dalla sua quieta armonia. In questo ambiente remoto e silenzioso, lontano dal rumore e dalla frenesia del mondo, ogni passo acquista un significato diverso, trasformandosi in un’esperienza capace di coinvolgere non solo lo sguardo, ma anche il pensiero e le emozioni.



Val Casies



La Weissbachalm riposa con naturale armonia su un piccolo pianoro, sospesa tra i ripidi alpeggi che risalgono il versante come un mosaico di prati verdi. Qui, accanto alla malga, la strada forestale incontra uno dei percorsi più celebri della Val Casies: il Weg2000, conosciuto come il Sentiero delle Malghe.

È un cammino che nasce dai pendii più dolci della valle, attraversando le prime malghe e gli alpeggi del fondovalle, per poi salire lentamente di quota. Tappa dopo tappa raggiunge la Weissbachalm e continua verso il confine con la vicina Austria, seguendo il respiro delle montagne. Oltre il valico, il Weg2000 si inoltra tra le Alpi austriache, dove il paesaggio muta con discrezione, senza perdere la sua continuità. È un sentiero che unisce due Paesi e due culture, dimostrando come la montagna non divida, ma accompagni il viandante lungo un unico percorso fatto di Natura, storia e tradizioni condivise.











L'Oberbergalm - 1975m


La sosta alla malga è quasi un rito, un momento necessario per lasciare che lo sguardo si perda nel paesaggio e il passo ritrovi il proprio ritmo. Mi trovo in un territorio ancora tutto da esplorare: se all'Acherlealm molti scorci richiamavano immagini già impresse nella memoria dalle escursioni primaverili, qui il Sentiero delle Malghe si svela con un volto completamente nuovo.

Ogni curva del percorso apre prospettive inedite, ogni tratto invita a scoprire una Natura che cambia lentamente, seguendo il respiro dell'altitudine. Mi affascinano soprattutto i panorami che si distendono con dolcezza lungo i versanti orientali della valle. Da queste pendici lo sguardo si spinge verso le vallate vicine, come la Valle di San Silvestro (Silvestertal), e raggiunge alcuni angoli della Val Pusteria, luoghi che conosco già ma che, osservati da questa prospettiva e in questa stagione, sembrano raccontare una storia diversa.

È uno di quei momenti in cui il cammino non è soltanto un modo per raggiungere una meta, ma diventa il privilegio di osservare il paesaggio trasformarsi passo dopo passo, rivelando dettagli che solo chi procede lentamente ha il tempo di cogliere.



Val Casies



Val Casies



Val Casies



Val Casies
I versanti maggiori dell'Hinterbergkofel


L'altitudine regala prospettive sempre nuove sulla Val Casies.

Il paesaggio si compone di una successione di alpeggi disseminati di baite e malghe, alcune sono ancora dedicate esclusivamente all'alpeggio e alla vita pastorale, altre hanno aperto le loro porte agli escursionisti, offrendo ristoro e accoglienza lungo il cammino.

L'Oberbergalm è una di queste. Sorge tra le ultime malghe dei versanti più settentrionali della valle, quasi a segnare il confine tra i pascoli e l'alta montagna. Da qui il paesaggio cambia ancora una volta: la strada forestale termina il suo corso e lascia il posto a un sentiero che, con un susseguirsi di dolci saliscendi, rimane sospeso alle quote più elevate.

Il Sentiero delle Malghe assume così un ritmo diverso, più lieve e naturale. Scorre tra prati d'altura e pascoli aperti, seguendo con discrezione il profilo della montagna, fino a raggiungere l'altezza degli alpeggi dell'Oberberg, dove una marcata deviazione invita il viandante a scegliere la direzione del proprio cammino.



Val Casies



Val Casies



Il sentiero 49B taglia deciso il versante, rompendo la continuità del Sentiero delle Malghe e conducendomi rapidamente verso il fondovalle. La discesa è ripida, ma mai eccessivamente impegnativa: richiede attenzione e accompagna il passo tra verdi prati, avvicinandomi poco alla volta all'Oberbergalm.






Con l'avvicinarsi della malga, l'incanto del silenzio che aveva accompagnato le ore precedenti si dissolve lentamente. Non è il frastuono del turismo di massa, quello distratto e spesso incapace di cogliere il valore della montagna. È piuttosto un'atmosfera diversa, fatta di voci, sorrisi e incontri, in cui la presenza delle persone non spezza l'equilibrio del luogo, ma vi si inserisce con naturalezza. Ognuno vive il proprio momento: chi si concede una pausa, chi contempla il panorama, chi riprende il cammino.

In questo piccolo spazio condiviso, la montagna continua a dettare il ritmo, ricordando che anche la convivialità può convivere con il rispetto per l'ambiente e con quella quiete che rende ogni malga un luogo di autentico incontro tra uomo e Natura.



Val Casies



Val Casies



Val Casies



Il luogo possiede una bellezza che conquista senza bisogno di ostentazione. Dalla Forcella di Casies un limpido torrente scende verso il fondovalle, attraversando prati punteggiati da una miriade di fiori che dipingono il paesaggio con i colori della tarda primavera. Ogni elemento sembra trovare il proprio equilibrio, componendo un quadro di straordinaria armonia.

Una brezza leggera risale dai versanti più bassi e rende ancora più piacevole la sosta. Seduto davanti alla malga, mi lascio avvolgere dal tepore di un sole generoso, mentre il tempo sembra rallentare fino quasi a fermarsi.



Val Casies



Val Casies



Val Casies



A completare questa parentesi di serenità contribuiscono la sincera ospitalità e la cortesia del personale, che accolgono ogni escursionista con la naturalezza tipica delle malghe di montagna. I sapori della cucina tradizionale della Val Casies raccontano la stessa autenticità del paesaggio: piatti semplici, genuini, preparati con ingredienti del territorio, capaci di trasformare il pranzo in un'esperienza che appartiene tanto al viaggio quanto al cammino stesso.


La cornice naturale che avvolge questo luogo è disegnata dalle alte creste erbose che, poche ore prima, avevano accompagnato il mio cammino. Osservate da qui, quelle stesse montagne rivelano un volto diverso: cambiano le prospettive, mutano le distanze, emergono dettagli che prima erano rimasti nascosti. È sorprendente come il paesaggio sappia reinventarsi a ogni passo, offrendo sempre una nuova chiave di lettura.

Lasciata alle spalle la malga, il sentiero riprende il suo corso con discrezione, custodendo il ricordo di una sosta che difficilmente si dimentica. La strada forestale scende con dolcezza, alternando tratti più decisi a passaggi rilassati, accompagnandomi attraverso un ambiente che conserva ancora tutta la sua autenticità.

Qua e là compaiono piccole baite e antichi fienili, alcuni dei quali sembrano abbandonati da molto tempo, silenziosi testimoni di una vita di montagna che un tempo scandiva il ritmo delle stagioni. Attorno si aprono ampi pascoli, dove mucche e cavalli si muovono liberi, pascolando senza fretta in un paesaggio che, durante l'estate, assume davvero i contorni di un piccolo paradiso alpino. È una valle che non colpisce con la grandiosità delle sue vette, ma con l'armonia dei suoi spazi, dove Natura e presenza dell'uomo convivono da secoli in un equilibrio semplice e prezioso.






Val Casies



Il contatto diretto con questi magnifici esseri viventi aggiunge un'emozione autentica al cammino. Osservarli muoversi liberi nei pascoli, perfettamente integrati nel paesaggio, ricorda quanto profondo possa essere il legame tra la Natura e chi la abita da sempre.

La bellezza della Val Casies, illuminata da una giornata di sole limpido e accompagnata da un cielo di un azzurro intenso che non mi ha mai abbandonato, si trasforma così in qualcosa di più di un semplice ricordo. È l'insieme di sensazioni, colori e silenzi che lasciano un segno profondo, restituendo serenità allo spirito.

Mentre il cammino volge al termine, porto con me la consapevolezza che luoghi come questo hanno il raro dono di rimettere ogni cosa nella giusta prospettiva. Basta una giornata trascorsa tra montagne, prati e pascoli per ritrovare uno sguardo più fiducioso sul futuro, più attento alle piccole meraviglie che troppo spesso sfuggono alla frenesia della quotidianità.




Kradorfer Hutte - 1713m.


L'ultima parte del cammino invita a rallentare ancora di più, concedendosi il lusso di una sosta senza fretta. È il momento giusto per quel caffè che, per scelta, avevo deciso di rimandare all'Oberbergalm, quasi a voler conservare un ultimo istante di quiete prima della conclusione della giornata.

La Kradorfer Hütte, o Malga Kradorfer, sorge lungo la strada forestale che accompagna dolcemente il ritorno verso St. Maddalena Obertal. È il luogo ideale per fermarsi un'ultima volta, lasciando che il tempo scorra con la stessa lentezza del cammino.

Il sole inizia a calare dietro le montagne, avvolgendo la valle in una luce sempre più morbida. I prati si tingono di sfumature dorate, le creste si accendono di riflessi caldi e il cielo si prepara ad accogliere i colori della sera. È uno di quei momenti in cui la montagna sembra trattenere il respiro, regalando un ultimo, silenzioso spettacolo prima che la notte si impossessi della valle.



Val Casies
Kradofer Hutte - 1713m


Da questo punto il paesaggio risveglia ricordi ancora vivi, riportandomi ai giorni della primavera, quando avevo percorso questi luoghi con la stessa curiosità e lo stesso desiderio di lasciarmi guidare dalla montagna. Ogni scorcio sembra custodire una memoria, ogni spasso racconta una storia che riaffiora con sorprendente naturalezza.



Val Casies


Per concludere questa giornata in piena sintonia con l'ambiente che mi ha accolto, scelgo di abbandonare la strada forestale e imboccare il sentiero 49A, laterale della strada stessa. È una decisione che si rivela subito quella giusta. Il percorso si mantiene leggermente discosto dai boschi dell'Ochsenweide e del Sandwehren, regalando ampie aperture sul paesaggio e una prospettiva privilegiata sulla valle.

Davanti ai miei occhi si compie uno degli spettacoli più affascinanti della montagna: il cielo si veste lentamente di quel blu profondo che precede l'arrivo della notte, mentre i prati, accarezzati dagli ultimi raggi del sole, si accendono di riflessi intensi, quasi a trattenere ancora per qualche istante la luce della nostra stella. È un gioco di colori delicato e fugace, il saluto più bello che questa giornata potesse regalarmi, prima che il silenzio della sera avvolga ogni cosa.






Dopo molte ore di cammino, St. Maddalena riappare davanti ai miei occhi con la stessa quiete con cui mi aveva salutato all'alba. È rimasta immutata, immersa in un silenzio discreto che sembra appartenere più al ritmo della montagna che a quello degli uomini.

Qualche escursionista rientra lentamente, alcune famiglie passeggiano senza fretta, lasciandosi accompagnare dalla pace di questo piccolo borgo. Non c'è alcuna frenesia, nessuna corsa contro il tempo: ogni passo sembra seguire il naturale scorrere della giornata, ormai vicina al tramonto.

È proprio questa atmosfera a rendere St. Maddalena un luogo speciale. Lontana dai grandi centri urbani e dal rumore della quotidianità, conserva un'autenticità rara, fatta di strade tranquille, prati ordinati e case che sembrano dialogare con il paesaggio circostante. Camminando tra queste vie si ha quasi la sensazione che il tempo rallenti, invitando chi arriva a fermarsi, osservare e assaporare fino in fondo quella serenità che solo la montagna sa custodire.



"A St. Maddalena mi fermo pure io, e non potrei fare scelta migliore..."




Stefano






Note Tecniche


🥾 Da un punto di vista tecnico, il dislivello maggiore si raggiunge lungo il sentiero che dalla Weissbachalm conduce in direzione di Forcella di Casies (Gseiser Tor). All'altezza del sentiero 49B, che scende in direzione della Oberbergalm, si raggiunge la quota maggiore di 2300m circa con un dislivello alla partenza di St.Maddalena Obertal di +830m

🛖 Oberbergalm aperta dal 22 giugno al 9 ottobre

🛖 Kradorfer Hutte aperto dal 9 giugno all'11 ottobre

🅿️ A pagamento in località Rotmoos - St. Maddalena all'altezza della Moosalm. Tariffa giornaliera di 10 euro.





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