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SILENZIO - TEMPO  -  MISURA

Il Gherdenacia

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 13 set 2025
  • Tempo di lettura: 10 min

L'altipiano delle Puez-Odle.



E' la fine di una lunga stagione estiva un po complicata. Arrivo a Settembre con un certo peso sulle gambe, con quella sensazione in cui le forze iniziano lentamente a venire meno. E' stata un Estate lunga e carica di emozioni indescrivibili. E' stata un Estate in cui continui dislivelli e chilometri su chilometri di sentieri non mi hanno, fortunatamente, concesso una minima pausa ma un susseguirsi di nuove esperienze e di tutte quelle emozioni che descriverle ora per me diventa quasi impossibile.


Con l'inizio di Settembre mi prendo un piccolo periodo di riposo. Facili e poco impegnative camminate lungo i sentieri dell'Alta Badia ma con un paio di cammini leggermente più impegnativi e che per l'ennesima volta mi mettono a stretto contatto con la Dolomia vera, quella selvaggia e che fortunatamente si inerpica nuovamente tra le quote e i panorami più belli. Ritorno anche nuovamente sui miei passi, proponendomi nuovamente un paio di sentieri che durante questa Estate che lentamente mi saluta, hanno lasciato il loro permanente segno. Il Piasciadù come il Sas del Putia per esempio.


Sono solo due esempi che abbracciano a se tanti segni che rimarranno per sempre dentro il mio cuore, dentro la mia anima. Come il Gherdenacia per esempio, e quel suo immenso pianoro di roccia selvaggia che dal Rifugio Gardenacia si unisce al lontano Rifugio Puez dove all'interno di questi miei due punti cardinali prende vita l'immensità.




Rifugio Gardenacia - 2050m


E' il mio punto di partenza per una giornata che già si propone indimenticabile. Un meraviglioso alpeggio di cavalli dalla lunga e chiara criniera su delle ampie distese prative che rendono merito a questo rifugio per la pace e tranquillità che dolcemente si respira. Arrivo al rifugio dopo essere salito con la seggiovia de La Villa e aver risalito i primi versanti che sin da subito mi mettono a confronto con quelle prime avvisaglie fisiche. Una giornata in cui il cielo rimane leggermente velato, con quelle prospettive verso questi versanti dell'Alta Badia che inevitabilmente guardano verso il maestoso Sas dla Crusc (Kruzkofel 3026m) e che per buona parte sarà un punto di riferimento panoramico tra i più belli in assoluto.




In alpeggio...
In alpeggio...


Il Sas dla Crusc e l'Alta Badia
Il Sas dla Crusc e l'Alta Badia


Una stanchezza fisica che al cospetto di questo alpeggio sembra alleggerirsi. La presenza di queste adorabili e pacifiche creature diviene una carica di energia che sembra quasi incrementare maggiormente la mia curiosità e voglia di affrontare una nuova esperienza. Del Gherdenacia ti avevo raccontato la mia storia un paio di mesi fa, quando dall'abitato di Colfosco sono salito al Rifugio Puez. Allora era solo una piccola parte di tutto ciò che ora va a completare un cammino perfetto, per abbracciare così l'intero altipiano in un unica emozione, in un unico e interminabile respiro.




Il Gherdenacia - l'altipiano


Una carica di energia potente. Un ultimo sforzo su di un facile dislivello per uscire così in modo definitivo dai boschi che attorniano il rifugio. Il sentiero si divide nell'immediato tra due numerazioni: il sentiero 11 e il sentiero 15. Due punti di riferimento che saranno l'indicatore di cammino per l'intera giornata e che diventeranno inevitabilmente i segnavia a stretto contatto con il cielo. Il Cialdires è una delle prime apparizioni di tutto ciò che questo ambiente naturale e selvaggio mi riserva. Ampi spazi prativi dove l'ultima e verde erba di stagione sembra arrendersi a quelle prime avvisaglie di un Autunno che a queste quote si fa sentire prima del previsto.







Tracce di animali selvaggi sul terreno, escrementi che non identificano i classici alpeggi di stagione ma quei primi riferimenti di chi in queste quote ha così trovato la sua casa da sempre. Spazi lussureggianti dove la bellezza del Sas dla Crusc prende sempre più vigore, senza tralasciare nulla di ciò che la croce di vetta del Sassongher (2665m) e del Tor dl Sassongher (2501m) espongono a ogni mio passo. L'impatto emotivo è forte, come quella prima volta che da subito emana quelle forti sensazioni in cui trovarmi nuovamente, e fortunatamente, fuori da ogni possibile dimensione di quotidianità.




Verso il Sassongher e le Tor dl Sassongher
Verso il Sassongher e le Tor dl Sassongher


Fantastici passaggi su roccia
Fantastici passaggi su roccia


Natura selvaggia del Cialdires
Natura selvaggia del Cialdires


Un cammino che passo dopo passo mi accoglie all'interno di quel classico ambiente che non posso che definire "lunare". Leggeri sali e scendi che tra la bianca e frastagliata roccia presente definisce questo immenso territorio tra ampi spazi erbosi e rigogliosi di una vita quasi inesistente ma che osserva in assoluto silenzio. Sebbene le tracce nel terreno inducono la presenza anche di esseri viventi di media taglia, improvvisamente mi sento osservato da una piccola e pacifica creatura. La trovo a ridosso di una bellissima roccia bianca, in modo da essere ben visibile. Una Marmotta, o meglio un piccolo cucciolo che nel modo più "ingenuo" rimane li a pochi metri dal mio sentiero di cammino. Mi avvicino lentamente senza dover cercare un contatto (cosa che non si deve fare mai) ma per definire un rapporto di reciproco rispetto.


Non la voglio fotografare e fermare così un momento che desidero unicamente portare con me nella mia memoria. Desidero osservarla per quei pochi secondi in cui mi guarda con quello sguardo di chi deve ancora percepire in modo del tutto naturale il possibile pericolo che l'essere umano potrebbe scalfirne la sua umile e pacifica presenza. Rimane così nella mia mente, in quei ricordi in cui anche il suo lento allontanarsi da me identifica quel suo "ingenuo" pensiero o considerazione in quello che io per ora mi identifico come l'essere umano.




Forcella de Gherdenacia - 2542m


Il sentiero 15 scorre dolcemente attraverso questo mondo completamente abbandonato dall'intero "sistema umano". Tutto ora scompare alla mia vista, abbandonato anche dal possente Sas dla Crusc, dal Sassongher e da tutte quelle rinomate vette che per ora rimangono lontane lasciandomi unicamente solo con la mia anima al cospetto di un pianeta estremamente lontano. Tutto questo ora diviene un confronto con tutto ciò che la mia solitudine abitualmente si scontra con queste realtà del tutto naturali. Realtà in cui sentirsi per l'ennesima volta ospite di un mondo che non mi appartiene ma che mi rende responsabile della sua doverosa conservazione.




Verso Forcella de Gherdenacia
Verso Forcella de Gherdenacia


Ma come spesso capita anche la massima ispirazione, la più forte e intensa dimensione in cui sentirsi nuovamente liberi dalla frenesia e dal caos della quotidianità, sembra per qualche minuto scemare per la solita e "immancabile" presenza di quella tipologia di escursionisti che io deliberatamente definisco i Merenderos: il peggio che questa Natura possa inevitabilmente accogliere a se. Un gruppo di persone che già da un centinaio di metri si identifica con quei suoi fastidiosi modi, dettati da urla, fischi e risate senza senso a interrompere in modo del tutto volgare questa mia pace e questo mio silenzio che quassù sembra eterno.


Rallento il mio passo, inevitabilmente faccio in modo di essere raggiunto da questo sciame di api "innaturali" e che in Forcella Gherdenacia esprimono al meglio la loro arroganza e maleducazione. La forcella diviene quel punto dove attendere con pazienza che i Merenderos presenti finiscano le loro innumerevoli telefonate a parenti e amici, le loro "urlanti" dirette con altrettanti amici solo per pavoneggiare e avvalersi di chissà quali meriti o possibili invidie di chi sta in città. La mia pazienza viene così premiata. La mia pazienza trova nuovamente la mia pace eterna per ritornare nuovamente su quel mio silenzioso e solitario cammino.




In Forcella de Gherdenacia - 2542m
In Forcella de Gherdenacia - 2542m


Lo sciame si allontana senza farsi mancare nulla tra echi di urla e schiamazzi incivili, continui e completamente fuori luogo. Forcella de Gherdenacia ora diviene tutta mia, dove i punti di vista prendono così il volo da queste ampie radure erbose che mi innalzano verso il cielo. Torna così a brillare su questo mio mondo il Sassongher e la sua ben visibile croce di vetta. Il Sella in quel suo versante che guarda al Rifugio Pusciadù e ancora più lontano il Sassolungo. Dall'Alta Baida alla Val Gardena ora è solo questione di un attimo. Un attimo segnato da un panorama che mi lascia senza parole. Non ci riesco, rimango sopraffatto da così tanta bellezza che dimentico completamente che il mondo infestato dai Merenderos quassù ha vita corta.







Ora non posso più parlare di stanchezza. Non posso più sentire quel peso sulle gambe dovuto a un'interminabile e fantastica Estate che prima o poi presenta sempre il conto. Non posso più sentirmi parte di una quotidianità, la mia, completamente sbagliata e di cui rinnego ogni sua forma negativa. Ora posso solo sentirmi parte di un sogno che si apre alla mia vista, al mio cuore e alla mia amata Anima. La vista da quassù è interminabile, come quel leggero volo di uccelli che nella semplicità assoluta mi fa percepire per l'ennesima volta il valore della "libertà". Ora sono felice, non solo perchè non mi sento più solo da un po di tempo ma perchè ho per l'ennesima volta raggiunto l'alchimia perfetta per questo mio e unico mondo.




Rifugio Puez - 2457m


Il sentiero 15 ora raggiunge l'apice massimo di libertà. Lascio la forcella con la forte sensazione di lasciarmi alle spalle un luogo dove tornarci nuovamente in futuro. Un arrivederci il mio a un luogo che per sempre segnerà la mia esistenza, per la sua posizione e per tutto ciò che i miei occhi hanno assorbito come fonte di vita essenziale. Il sentiero ora scende su leggeri sali e scendi tra questi verdi e meravigliosi prati, al cospetto del Col dala Sone ( 2633m) e tutto ciò che ora mi torna un passo dopo l'altro famigliare. Torno così ad avvicinarmi a quel sentiero, il 2, che durante il mese di Giugno mi ha visto raggiungere da Colfosco il Rifugio Puez. Un contatto che mi riporta così indietro nel tempo che, sebbene di pochi mesi, porta nuovamente in vita piccole gocce di quell'entusiasmo che si coglie quando l'Estate entra finalmente parte della mia vita.



Un Estate che ora però guarda verso la sua ennesima e inevitabile fine...




Spunti di sentiero ai piedi del Col dala Sone




Giungo così al cospetto dei primi punti panoramici che dalla Vallunga (Langental Val) si estendono verso la Val Gardena. Ritornano così in vita ricordi di un giorno d'inizio Estate, dove tutto doveva ancora iniziare e dove programmi e progetti stavano lentamente prendendo forma. Il rifugio si pone su di una bellissima conca erbosa ai piedi del Col de Puez (Puezkofel - 2725m), ancora affollato di turisti (Merenderos chiassosi) e parte di quelle pacifiche presenze di escursionisti (veri) che in questo luogo vorrebbero trovare l'ennesima fonte di pace e tranquillità. Un delizioso pranzo per recuperare le forze e quel caffè di rigore per dare la giusta carica per il proseguo.







"Mi trovo a metà strada, quella perfetta e che definisce in modo altrettanto perfetto un cammino che fino a questo punto risulta indimenticabile".





Il Ciampani - 2668m


Ora devo solo seguire come riferimento il sentiero 1, un sentiero che lentamente mi allontana dal rifugio per addentrarmi nuovamente non solo nel nulla ma anche all'interno di quelle incognite che per me sono quella prima volta da affrontare a occhi e spirito aperti a qualsiasi emozione. Una leggera salita iniziale, il giusto riferimento per osservare il rifugio da una prospettiva sempre diversa e con quell'arrivederci che riservo solo a quei luoghi unici e iconici dal mio punto di vista. L'intero territorio delle Puez-Odle si esprime in tutto ciò che di più selvaggio si può cogliere da questa meravigliosa Natura, e il mio sentiero ora non smentisce minimamente questa sua naturale formazione geologica. Mi innalzo leggermente rispetto alla prima parte di cammino del mattino, raggiungo quella quota che tenendo una media di 2600m si snoda con dolcezza tra la bianca e pianeggiate roccia e i verdi prati di un mondo senza fine.




Vista verso il Col de Puez (Puezkofel - 2725m)
Vista verso il Col de Puez (Puezkofel - 2725m)


In cammino su sentiero n°1 - La Muntejela (2666m)
In cammino su sentiero n°1 - La Muntejela (2666m)


La spensieratezza ora sopravvive su tutto. Ciò che ne segue diviene quella naturale selezione di persone in cui solo il vero spirito escursionistico rende merito a tutto ciò che ora mi abbraccia a se. Allontanandomi dal rifugio mi allontano definitivamente, e nuovamente, da ogni forma di civiltà e di quel caos che dell'escursionismo nulla centra. Mi innalzo verso il cielo dove gli ampi e infiniti spazi mi permettono di guardare verso le Dolomiti Ampezzane (il Lagazuoi, la Croda da Lago e il Lastoi de Formin), le Dolomiti Agordine (il Monte Civetta, lo Spiz de Pore, il Col de Lana e la Regina Marmolada), un evidente accenno del Monte Pelmo e di quei lontani versanti che dal Sella guardano verso il Sassolungo e la Val Gardena.


Ma non voglio, e pretendo, farmi mancare nulla. Se i miei occhi ora si alimentano di vita verso i versanti delle Dolomiti più a Sud, se guardo a Nord l'Alta Badia si apre verso frangenti che da Marebbe si estendono alla quasi vicina Val di Funes. Il Sas de Putia (Peitlerkofler Putia - 2875m) come il Ring Spitz (2625m) a rappresentare queste due regioni e l'immensità che si apre perfettamente da questo mio versante roccioso del Gherdenacia, con i verdi alpeggi in quota delle vallate più a Nord. Punti di vista che dal Ciampani raggiungono la massima apoteosi, tra ripide gole di bianca roccia in quel contrasto naturale che solo quassù si può ammirare.




Di fronte a me solo l'immensità...
Di fronte a me solo l'immensità...



Dalle Dolomiti Ampezzane e Agordine...




... alle Dolomiti di Marebbe e della Val di Funes.





Il mio è un susseguirsi di lunghe pause a contemplare nei minimi particolari ogni singolo riferimento, ogni piccola emozione che ora sto cercando con tutte le mie forze di raccontarti. E' difficile credimi. E' difficile soprattutto per quei momenti in cui raccontare le proprie emozioni è quasi impossibile al cospetto di quelle più forti e intense. Quelle che esprimono al meglio la forza e la possanza di questa Natura che con difficoltà non puoi raccontare più di tanto, ma che cerco ugualmente di farti percepire. Bisogna salire lassù, con le proprie gambe e con la consapevolezza in cui dove posi il tuo piede e dove porgi il tuo sguardo fortunatamente rimane ancora lontano da ogni possibile esempio di (in)civiltà e di modernità.


Trecentosessanta gradi di purezza e di sguardi che si perdono unicamente verso l'infinito. L'ennesimo volo di quell'uccello in cui solo il cielo più bello viene riservato. Mi siedo così su di una panchina di roccia naturale. In silenzio e rispettando quei pochi essere umani che possono con me vivere questa serenità interiore. Ultimi istanti per quell'avvicinamento alla realtà che nel sentiero 11 ora si presenta come una piacevole lunga discesa verso il Rifugio Gardenacia. Roccia e ancora roccia. Una discesa quasi interminabile e allo stesso tempo indimenticabile. Un contatto con questo elemento che sembra limare con dolcezza ogni singolo pensiero, dove il confronto personale sembra non avere fine.







Con il calare del sole cambiano anche quelle prospettive che al mattino rimanevano ancora leggermente nascoste. Il Sas dla Crusc ora viene illuminato dalla nostra stella primaria in modo perfetto. Quel suo intero versante a Ovest (a Est guardando dall'Alta Badia) ora si colora di quei suoi aspetti naturali dove quella leggera velatura nel cielo di poco non permette al sole di rendere omaggio a questa possente montagna con quei colori che ne delineerebbero l'Enrosadira in modo perfetto. Ma l'Enorsadira si riflette ugualmente nella mia mente, dove al mia memoria mi riporta a situazioni vissute nel passato e che colorano nuovamente queste pareti di quel rosso fuoco che solo le Dolomiti al crepuscolo riescono a regalarmi.








"Il rientro è piacevole, non sento più da ore la stanchezza ma solo l'emozione di questa mia prima volta quassù al cospetto di così tanta meraviglia...".






Stefano




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