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La soglia dell'Autunno

Immagine del redattore: Stefano
Stefano
18 ore fa
Tempo di lettura: 12 min

In cammino dentro i primi colori della libertà



📍 Zona: Alpe di Pisorno - Lago di Calaita - Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino

🥾 Tipo: escursione giornaliera ad anello tra ampi alpeggi in alta quota.

📏 Lunghezza: 8km

⛰️ Dislivello: +700m

⏱️ Tempo: 4h soste escluse

⚠️ Difficoltà: media (ambiente in quota su ampi alpeggi)

🛖 Malghe e rifugi: Malga Grugola - Rifugio Miralago

🗓 Stagione migliore: estate per i pascoli in quota e autunno per il foliage

🅿️ Parcheggio: adiacente al Rifugio Miralago - Lago di Calaita




Alpe di Pisorno



🥾 Mi sembra ieri quando, lungo i sentieri della Val di Funes, respiravo ancora quell’aria d’estate che sembrava non voler abbandonare le montagne. Il sole conservava il suo calore e il vento portava con sé gli ultimi respiri di una lunga stagione, quasi a voler trattenere ciò che il tempo si preparava a portar via. Era ancora estate, in quei giorni di metà settembre.

Ora, improvvisamente, sono bastati pochi giorni, così pochi da poterli contare sulle dita di entrambe le mani, perché tutto cambiasse. Il tempo sembra aver accelerato il suo passo, lasciandosi alle spalle gli ultimi giorni d’estate e consegnando alla montagna i primi, inconfondibili segni dell’autunno.




Lago di Calaita - 1621m


L’inizio di ottobre porta con sé un piacevole tepore, che ancora riesce a invadere le mie giornate alle quote più alte. È un sole gentile, che percepisco sulla pelle nuda soltanto a mattina inoltrata e nelle ore del pomeriggio, quando riesce ancora a scaldare l’aria e a restituire per qualche istante la sensazione di una stagione che non vuole ancora arrendersi.

Al mattino presto, invece, così come nel tardo pomeriggio, il primo freddo comincia già a farsi sentire lungo le valli e alle quote più alte. È il primo vero segnale del cambiamento, quello che percepisco con grande piacere. Forse perché, dentro di me, cresce sempre più forte la voglia di lasciarmi alle spalle ciò che è stato e di dare inizio a un nuovo cammino.


Il piacere di iniziare una nuova giornata lungo le sponde del Lago Calaita, uno dei gioielli naturali del Primiero e dell’intero Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino.

È il Trentino orientale a custodire questo piccolo specchio d’acqua, incastonato tra i boschi e le montagne. Qui, il Rifugio Miralago si affaccia su uno degli scenari più suggestivi delle Pale di San Martino, offrendo un punto di osservazione da cui la bellezza della montagna sembra mostrarsi in tutta la sua grandezza.

È un luogo in cui il tempo pare rallentare e dove l’inizio di una nuova giornata assume un significato diverso: quello di fermarsi, osservare e lasciarsi attraversare dal silenzio della Natura.


Una Natura che sembra fare fatica a risvegliarsi dalla lunga notte serena appena trascorsa. Il lago e il rifugio rimangono ancora immersi nell’ombra, protetti dalla luce del sole dalle vette boschive che abbracciano e circondano questo piccolo Paradiso. Lo Spiz del Doch e il Col Santo formano una lunga cresta che, per alcune ore, trattiene la luce e mantiene questo luogo immerso in un silenzio placido e quasi irreale. Le acque del lago rimangono immobili, senza una minima increspatura, come se anche loro attendessero il primo calore del giorno.

Soltanto un timido segno di vita rompe quella quiete: il fumo che lentamente si solleva da uno dei camini del rifugio, disperdendosi nell’aria fredda del mattino.




In Val Pisorno - 2000m di media


Ma sono solo attimi. Momenti da dedicare a questo angolo del Primiero che, nel corso degli anni, ho avuto modo di vivere in diversi periodi dell’anno.

Eppure, ciò che oggi attira maggiormente la mia curiosità sono le quote più alte. È lassù che, a differenza dei versanti inferiori, la nuova stagione ha già iniziato a lasciare le sue tracce. I primi colori dell’autunno cominciano a comparire tra i boschi, discreti ma già riconoscibili, come un lento cambiamento che giorno dopo giorno si fa sempre più evidente.


Il sentiero 347 sale quasi subito attraverso il bosco. Mi lascio alle spalle il lago e il rifugio, adagiati all’interno di quello splendido pianoro aperto verso il cielo.

In questo primo tratto, la luce del sole riesce a filtrare tra gli alberi soltanto per brevi istanti. Una fitta boscaglia mi accompagna lungo la salita, rendendo il cammino tranquillo e silenzioso, mentre davanti a me si apre qualcosa di ancora sconosciuto.

In tutti questi anni, nelle diverse occasioni in cui il Lago Calaita è stato il punto di partenza dei miei cammini, è la prima volta che percorro questi versanti occidentali. Ogni passo diventa così una nuova scoperta, ogni angolo del sentiero qualcosa da osservare per la prima volta.


Una Natura placida e silenziosa. Sembra che l’intero bosco sia ancora immerso nel sonno della lunga notte appena trascorsa. Gli alberi, il sottobosco e ogni forma di vita sembrano attendere lentamente il risveglio del nuovo giorno.

Solo, di tanto in tanto, il gracchiare di qualche cornacchia, trasportato dal vento, sembra voler interrompere questa quiete.

Eppure, è proprio in questo silenzio che la Natura riesce a mostrarsi in tutta la sua bellezza. Bisogna soltanto fermarsi. Osservare. Imparare a guardare ciò che normalmente attraversiamo senza accorgercene.



Alpe di Pisorno


È così che questa nuova dimensione mi si presenta. Il rumore di un paio di torrenti mi accompagna lungo il cammino, mentre tengo lo sguardo rivolto verso i versanti più alti.

Tra i rami della fitta boscaglia, il cielo azzurro comincia lentamente a farsi strada, lasciando filtrare una luce sempre più ampia.

È un segnale evidente: il bosco, poco alla volta, comincia a diradarsi. Davanti a me, la montagna sta per aprirsi nuovamente.


È così che le prime distese prative si aprono lungo il mio cammino. Bastano pochi passi ancora e, una volta raggiunti i versanti superiori, il bosco decide di farsi da parte, lasciando spazio alla bellezza di questi alti pianori.

Una luce nuova cattura il mio sguardo. È quella del sole intenso dell’autunno, una luce diversa, più limpida e profonda, capace di accarezzare ogni cosa con una tonalità particolare.

Davanti a me si distendono i primi prati dorati, mentre il paesaggio sembra assumere lentamente i colori della nuova stagione.

È la mia prima vera impressione dell’autunno. Un cambiamento ancora discreto, ma già abbastanza evidente da farmi percepire nuove sensazioni.



Alpe di Pisorno


Piccoli pianori si estendono seguendo la naturale conformazione delle creste superiori. L’oro dell’autunno comincia a imporsi su queste distese che, fino a pochi giorni fa, offrivano ancora erba fresca ai pascoli, ormai abbandonati dagli animali e ridiscesi a valle.

Solo gli alberi sembrano ancora indifferenti a questo cambiamento: abeti, larici e piante di pino mugo rimangono verdi e rigogliosi, resistendo ancora al lento avanzare della nuova stagione.

È proprio questo contrasto a rendere il paesaggio così straordinario. Il verde intenso degli alberi incontra il dorato dei prati, componendo davanti ai miei occhi un quadro che sembra dipinto dalla Natura stessa.



Alpe di Pisorno


Questa nuova esperienza, quassù, mi fa stare bene. Mi sento motivato da questa giornata perfetta, immerso in un mondo che ancora non conosco e che, passo dopo passo, si lascia scoprire. Una naturale perfezione si apre davanti a me, conducendomi verso un punto panoramico dal quale la roccia selvaggia delle Pale di San Martino si mostra da una prospettiva che, almeno per me, è del tutto nuova. Il contrasto è di grande effetto.

Da una parte, i dorati alpeggi disegnano una sottile linea di confine; dall’altra, più lontano, il grande massiccio si innalza in tutta la sua imponenza, mostrando ancora una volta la forza e la bellezza della montagna.

Rimango fermo a osservare.

Sono attimi in cui tutto sembra rallentare, quasi a voler fermare il tempo.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Sulla mappa, da qualche parte, dovrebbe esserci un piccolo specchio d’acqua. Da questa posizione, però, non riesco ancora a scorgerlo e, allo stesso tempo, faccio fatica a capire con esattezza in quale punto del sentiero mi trovi.

Cerco allora un riferimento che possa aiutarmi a orientarmi. Lo sguardo si posa sulla vetta di Cima d’Arzon, a 2.293 metri, che riconosco in lontananza. Poco più avanti, riesco a distinguere anche il segno evidente del sentiero che, su di una serpentina, si innalza lentamente verso le sue creste superiori. È il punto di riferimento di cui ho bisogno per ritrovare la mia posizione e continuare a salire.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


È il piccolo laghetto di Pisorno, ma da qui non riesco ancora a vederlo. Mi trovo in questo punto geografico prima della lunga salita ai piedi di Cima d’Arzon, all’interno di uno spazio aperto e meraviglioso, dove la montagna sembra concedermi una pausa prima di riprendere il cammino.

Una leggera brezza interrompe, di tanto in tanto, il caldo tepore del sole, ormai alto nel cielo. Intorno a me regna un silenzio piacevole, di quelli che invitano a fermarsi, a chiudere gli occhi per qualche istante e a respirare profondamente. Respiro quell’aria di montagna e, insieme a essa, quel senso di libertà che sembra avere il profumo stesso della vita.

Sto bene con me stesso. E, in questo momento, è come se stessi bene con il mondo intero.


Ma il cammino deve proseguire.

Inizia l’ultima e più impegnativa salita, quella che, passo dopo passo, mi porta verso le quote superiori. La lunga serpentina del sentiero mi accompagna attraverso nuovi versanti e nuove prospettive. A ogni tornante, l’immancabile sagoma rocciosa delle Pale di San Martino sembra prendere sempre più forma, diventando sempre più presente davanti al mio sguardo.

E non solo.

Mi basta voltarmi verso i pianori inferiori, gli stessi che ho lasciato alle mie spalle, per riuscire finalmente a individuare la sagoma del piccolo laghetto di Pisorno.

Provo un leggero dispiacere. Sarebbe stata una piccola soddisfazione in più raggiungerlo e fermarmi sulle sue sponde, anche solo per qualche istante. Ma la scarsa conoscenza di questi versanti ha tradito questa mia piccola aspettativa.

Forse, però, è proprio questo il senso di un luogo ancora da scoprire: lasciare qualcosa in sospeso, per avere un motivo in più per tornarci.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno




Forcella Folga - 2197m


Un circuito ad anello a dir poco meraviglioso. La mia quota ora si aggira intorno ai 2.100 metri di altitudine e il sentiero mi conduce lungo una lunga cresta rocciosa, dove la montagna assume un aspetto ancora più selvaggio.

Affiorano tratti di roccia scura, tipica del Lagorai, completamente circondati da queste ripide distese d’erba ormai dorata. È un contrasto che cattura lo sguardo e che rende il paesaggio ancora più intenso. Una piccola forcella si apre davanti a me, trasformandosi in un punto panoramico tanto improvvisato quanto strategico. Da qui posso osservare non soltanto ciò che mi sono lasciato alle spalle, laggiù, verso i versanti inferiori, ma soprattutto l’intero versante orientale di questo meraviglioso angolo del Trentino.

Rimango per qualche istante a osservare ciò che mi circonda. Quassù, ogni nuovo angolo sembra regalare una prospettiva diversa della stessa montagna.



Alpe di Pisorno


Tutto ha inizio dal grande massiccio roccioso delle Pale di San Martino, ora maggiormente definito e in tutta la sua naturale maestosità.

Da questo punto panoramico, lo sguardo rivolto verso oriente si perde lungo le vette boschive che circondano la valle del Primiero, fino a raggiungere i profili più lontani delle Vette Feltrine.

Più in là si apre la valle del Vanoi, dominata dalla presenza imponente e inconfondibile di Cima d’Asta. Un susseguirsi di montagne, creste e vallate che si allontanano progressivamente davanti ai miei occhi.

Poi lo sguardo cambia direzione e, lasciando alle spalle i versanti occidentali, sembra penetrare sempre più profondamente nella montagna, fino a entrare nel cuore stesso del Trentino. Un paesaggio immenso, dove ogni vetta sembra raccontare una parte diversa di questa terra.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Vengo così ripagato di quel piccolo sforzo necessario per arrivare quassù. Posato lo zaino a terra, non posso fare altro che concedermi tutto il tempo necessario per osservare ciò che ho davanti agli occhi. Vette lontane prendono lentamente forma all’orizzonte, alcune così distanti da risultare quasi impossibili da riconoscere da questo punto.

La mia conoscenza di questi territori cerca di dare un nome a ogni cresta, a ogni profilo roccioso, tentando di capire quale montagna si nasconda dietro quelle sagome.

È un esercizio difficile. Solo quando i rilievi si fanno più vicini riesco a riconoscerli con maggiore sicurezza, ad associarli ai loro gruppi montuosi e a dare un nome a ciò che, da quassù, appare ancora così lontano e misterioso.


Ma gli attimi, a volte, possono ingannare quel tempo che inesorabilmente continua a scorrere.

Il mio cammino deve ora proseguire e condurmi all’interno di un territorio che, nonostante la mia esperienza, continua a rimanere sempre nuovo. Ogni volta che lo attraverso, sembra esserci qualcosa di diverso da scoprire.

Laggiù, verso valle, sui versanti della Val di Grugola, un piccolo specchio d’acqua solitario cattura il mio sguardo. È il luogo perfetto per fermarmi e concedermi il pranzo di metà giornata, prima di riprendere il cammino. Il sentiero 347 comincia ora a scendere dolcemente lungo questo versante montuoso e, lasciata alle spalle Cima di Grugola, a 2.405 metri, mi accompagna lentamente verso una nuova dimensione del paesaggio.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Raggiunta Forcella Folga, a 2.197 metri di altitudine, il panorama cambia improvvisamente volto.

Tutto ciò che, verso occidente, rimaneva nascosto dietro queste alte creste ora si apre davanti ai miei occhi, assumendo una prospettiva completamente nuova. Una successione di vallate, pascoli e ampi pianori si distende verso le quote inferiori, in un paesaggio che sembra non avere fine. Laggiù, qualche centinaio di metri più in basso, riconosco la sagoma solitaria e ormai abbandonata di Malga Folga, a 1.984 metri.

La sua presenza mi riporta alla memoria i tanti alpeggi che, durante l’estate, hanno accompagnato i miei cammini e colorato queste montagne del Lagorai. Ora tutto sembra più silenzioso, quasi sospeso, come se la stagione avesse già iniziato a prepararsi al lungo riposo dell’inverno.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Ciò che ora, insieme alla mia Anima, cattura il mio sguardo è quella piccola e umile malga. Da poco abbandonata dagli uomini e dagli animali, rimane sola all’interno di quell’immenso spazio che, con l’arrivo dell’autunno, sembra isolarla definitivamente dal resto del mondo.

Come una solitaria eremita, porta ancora con sé i ricordi di una lunga stagione calda, animata dalla presenza delle mucche e, forse, anche di qualche pecora.

Tra quelle mura rimangono le tracce di una quotidianità semplice, scandita dai ritmi del pascolo e dal lento trascorrere delle giornate.

Ora, invece, tutto è avvolto dal silenzio. Un silenzio assoluto che sembra custodire gelosamente quella vita lontana, vissuta per mesi in armonia con la montagna, lontano da ogni contatto con il mondo esterno.


Da questo pensiero, così malinconico, nasce una riflessione che tocca qualcosa di profondo dentro di me. L’autunno non è soltanto la stagione in cui la Natura cambia lentamente tonalità. È anche il tempo in cui la malinconia riesce a insinuarsi nei pensieri, riportando alla superficie ricordi più intimi e sensazioni che sembravano dimenticate.

Sono emozioni che appartengono soltanto a chi sa fermarsi e osservare. A chi riesce a cogliere, nei piccoli cambiamenti della Natura, qualcosa che va oltre i colori, le forme e il paesaggio.

Perché ogni foglia che cambia colore, ogni prato che perde lentamente il suo verde, ogni alpeggio che rimane vuoto racconta, in qualche modo, anche una parte di noi.




Malga Grugola in Val di Grugola - 1782m


Quel piccolo specchio d’acqua ora prende finalmente un nome e, in qualche modo, anche una nuova vita davanti ai miei occhi: il Lago Giarine.

Acque placide adagiate su un fondo roccioso, immobili sotto la luce del giorno. Laggiù, verso oriente, un piccolo frammento delle Pale di San Martino riesce a riflettersi sulla superficie del lago, trasformandolo in un piccolo diamante incastonato nella montagna. È uno dei versanti più meridionali del grande massiccio, quello che scende lentamente verso la Val Pradidali.

Vengo accolto da questa vista superba, mentre tutto intorno la Natura continua a cambiare. Il verde dell’estate lascia sempre più spazio alle tonalità dorate dell’autunno, che diventano ogni giorno più intense e profonde.

Ma non sono solo le montagne ad accogliermi.

Un forte richiamo rompe improvvisamente il silenzio. È quello di una marmotta. Mi fermo e cerco con attenzione di capire da quale punto provenga quel piccolo saluto. Scruto tra le rocce, osservo i pendii, cerco un movimento. Ma niente.

La mia curiosità rimane insoddisfatta. Quel piccolo animale resta invisibile, nascosto al mio sguardo, lasciandomi soltanto il suo richiamo come unico segno della sua presenza.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Dentro di me penso che, forse, è meglio così. Meglio che quella dolce creatura rimanga invisibile e lontana dagli sguardi umani. Il mio, naturalmente, non potrebbe essere che uno sguardo rispettoso, ma la montagna appartiene anche a chi la abita e spesso la cosa più giusta è semplicemente lasciarla vivere.

Di tanto in tanto, in lontananza, riesco a scorgere qualche altro escursionista che percorre una parte del mio stesso cammino. Qualcuno si mantiene leggermente più in quota, mentre altri hanno scelto le creste superiori, quelle che da Cima d’Arzon si allungano verso Cima di Grugola.

Non sono solo.

Eppure, la distanza tra noi è sufficiente a mantenere intatto quel silenzio. È uno spazio indefinito che condivido con chi, come me, ha scelto di affrontare il proprio cammino in pace, lasciando che siano soltanto la montagna, il vento e i propri pensieri a fare compagnia.


Un vento leggero accompagna il mio cammino, mentre il sole, ormai avviato verso la parte del cielo che guarda al tramonto, comincia lentamente a perdere la sua forza. Il tempo passa e quel caldo tepore di qualche ora prima si attenua poco alla volta, lasciando spazio alla freschezza del pomeriggio. Il sentiero 358 scende lentamente lungo la valle, mentre i boschi tornano a stringersi intorno al mio cammino. Gli alberi ricoprono nuovamente il cielo e nascondono, poco alla volta, quei panorami immensi che fino a poco prima si aprivano davanti ai miei occhi.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Poi appare Malga Grugola.

È il finale che mi aspettavo dopo una giornata così lunga, un ultimo incontro prima di lasciare queste quote. Anche lei, come gli altri alpeggi incontrati lungo il cammino, è ormai abbandonata al destino della nuova stagione. Con l’arrivo dell’autunno e il lungo inverno che seguirà, rimarrà per molti mesi sola e silenziosa, a custodire il ricordo di ciò che è stato.



Alpe di Pisorno



Alpe di Pisorno


Ancora un paio d’ore di luce, prima che il sole si nasconda dietro quei versanti superiori che, per l’intera giornata, mi hanno accompagnato e pacificamente ospitato.

È il tempo giusto per concludere il cammino senza fretta. Mi fermo al Rifugio Miralago e mi concedo un caffè e una fetta di torta, mentre fuori la luce del pomeriggio comincia lentamente a cambiare. Da lontano, i versanti delle Pale di San Martino si accendono degli ultimi raggi del sole e si specchiano nelle placide acque del Lago Calaita.

La giornata volge al termine. E in quel riflesso, immobile sulla superficie del lago, ritrovo tutta la bellezza di ciò che ho appena vissuto.




Stefano





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